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L’Anpi aderisce alla Marcia Popolare dell’educazione con partenza da piazza Garibaldi alle ore 10.30  
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            Dalla paura al coraggio Come la scuola può diventare un luogo sicuro di Maria Rosa Lanza   Tutto cominciò quando G., nel mezzo di un...
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Fiorentina e Sampdoria A rischio retrocessione di Luigi Rezzuti   A pochi giorni dalla fine del girone di andata della Serie A, due squadre storiche...
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Emilio Notte: difficoltà di rinnovare la pittura   di Antonio La Gala   Emilio Notte è forse l'esempio più rappresentativo della difficoltà che la...
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LA SCACCHIERA DI AUSCHWITZ, di John Donoghue   di Luigi Alviggi   Al centro della narrazione c’è il Campo di Sterminio di Auschwitz, cittadina...
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In ricordo di Giulio Mendozza   di Marisa Pumpo Pica   E’ venuto a mancare all’affetto dei suoi cari il professor Giulio Mendozza, uomo di grande...
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Un romanzo tragico. Filippo Cifariello   di Antonio La Gala   La vicenda artistica e umana dello scultore Filippo Cifariello sembra uscire da un...
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La rivoluzione nella televisione pubblica   di Luigi Rezzuti   Nel corso degli anni, nella televisione pubblica, sono avvenuti tanti cambiamenti  di...
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  Libri da Leggere di Luigi Alviggi   Il giardiniere e la morte di Georgi Gospodinov traduzione: Giuseppe Dell’Agata Voland, 2025 – pp. 195 - €...
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La Befana

di Luigi Rezzuti

 

Era un po' che sedevo davanti al computer cercando di farmi venire un’idea originale per un racconto, ma al momento la mia mente era completamente vuota. Cominciavo a sentirmi demoralizzato e il desiderio di mollare tutto si faceva sempre più presente. É vero che i racconti sono spesso frutto di fantasia o di vita vissuta, ma niente, non mi veniva nulla nella testa. Ero immerso in questi pensieri quando il trillo del campanello mi riportò alla realtà. Non aspettavo nessuno, eppure il campanello trillò di nuovo e, se volevo sapere chi era, mi toccava schiodarmi dalla sedia e andare alla porta. Quando aprii non potei fare a meno di restare un attimo a bocca aperta. Una ragazza, (ragazza... si fa per dire … poteva avere trenta/trentacinque anni). “In che cosa posso esserle utile?” - chiesi stupidamente - La ragazza, non solo era bella come una dea, ma indossava dei jeans che qualcuno doveva averle cucito direttamente addossi, non si spiegava altrimenti come potessero essere così aderenti. “Salve - disse lei con la sua voce morbida - mi chiamo Stefania”. Aggrottai le sopracciglia e lei sorrise, esibendo una dentatura smagliante. Madre natura si era veramente data da fare per lei! Avrei dovuto chiederle come mai aveva bussato alla mia porta ma ero completamente ammaliato dalla sua presenza, che esercitava un particolare fascino su di me, e dalla luce che il suo viso emanava, per cui non chiesi nulla. “Permette?” - disse lei - indicando l’interno dell’appartamento. “Oh, mi scusi – feci - prego, si accomodi”. Aprii del tutto la porta, facendomi da parte per lasciarla entrare. Mi passò davanti e si diresse verso il soggiorno, che gli indicavo col braccio, lasciandosi dietro un fresco profumo, che mi ritrovai a inspirare profondamente. “Gradisce un drink?” - le chiesi - mentre faceva per sedersi su una poltroncina. “No, la ringrazio”. Si tolse il giubbino che andai ad appendere sull’attaccapanni. “Posso offrirle almeno un caffè?” - dissi - tornando da lei. “Un buon caffè? Molto volentieri!” - rispose lei, con un sorriso che mi fece tremare le vene ai polsi - Mi sembrava di vivere una situazione surreale. Accesi la macchinetta, inserii la capsula e feci appena in tempo a mettere la tazzina, prima che l’aroma del caffè si spandesse dappertutto. E valse a ridarmi un po' della perduta lucidità. Quindi tornai in soggiorno reggendo con mano ferma il vassoietto con le tazzine e la zuccheriera. Mi sedetti sul divano davanti a lei, perdendomi nella contemplazione, mentre zuccherava il caffè. “Fantastico” - esclamò - dopo il primo sorso. Sorrisi, poi chiesi: “Cosa la porta da queste parti?” “Da queste parti? In pratica a casa mia” - rispose Stefania - poi appoggiò sul tavolinetto la tazzina vuota, si lasciò andare contro il sedile della poltrona e: “So che, negli anni scorsi, la Befana si è fermata spesso qui da lei” – cominciò. - “Si, è vero - risposi - la Befana si ferma qui, dopo il suo giro: prende un caffè, fa la doccia, insomma si rilassa un po' dopo una notte faticosa. A volte si ferma anche a pranzo” “Il fatto è - disse Stefania - che da quest’anno sarò io la Befana”. “Lei?” - risposi meravigliato. - “Purtroppo la Befana si è infortunata.” “Accidenti” - esclamai con vero rammarico. - “Attualmente - disse lei - sta facendo fisioterapia e avrebbe potuto anche farcela per l’Epifania, ma, dopo tanti anni di servizio, ha deciso di godere del meritato riposo… non quello eterno, ovviamente – ridacchiò - e così sono stata scelta io per fare la Befana ed eccomi qua. Sto cercando di farmi un’idea della situazione”. “Capisco. Quindi quest’anno sarà lei che avrò il piacere di ospitare?” - chiesi, mentre la gola mi si prosciugava progressivamente dalle labbra alla bocca dello stomaco. - “Se non le arreca troppo disturbo…” “Disturbo? Ma no, figuriamoci, anzi” - balbettai - “Dopo avere scorrazzato per il mondo, tutta la notte, sarà un sollievo fermarsi a prendere un caffè a casa sua” - disse Stefania. - “Beh, anche una brioche e poi la Befana apprezzava molto fare un riposino”. “Immagini” - fece lei - con un sorriso sulle labbra. E, alzandosi, aggiunse - “Allora, occorre darci un’occhiata alla camera da letto. Che ne dice?” “Direi proprio di sì!” - risposi emozionato. - Poi mi salutò dicendomi: - “Ci rivediamo, non preoccuparti.” - “Per l’epifania manca ancora qualche mese” - sbuffai. “Passeranno – mormorò Stefania – e vedrai che bel regalo avrà per te la Befana!” Restammo ancora qualche oretta a chiacchierare. Sarei rimasto così per il resto della vita, ma Stefania guardò l’orologio: “Mi dispiace, ma ci sono delle persone che mi aspettano, non sono venuta mica da sola, ho l’elicottero parcheggiato qui vicino”. “Ma io non ho sentito nessun elicottero”. “Opera di magia - disse - sono o non sono la Befana?”. A quel punto, ci salutammo e iniziò la lunga attesa. I giorni, le settimane, i mesi passarono e giunse finalmente il giorno dell’epifania. Da un pezzo mi ero preparato ad accoglierla. Inutile dire la fibrillazione con cui trascorsi la giornata e, soprattutto, la notte. Cercai di dormire un po', ma inutilmente. Finalmente, giunse l’alba e stavo giusto preparando la moka, perché ormai la Befana sarebbe arrivata da un momento all’altro, quando sentii che qualcuno si avvicinava… Corsi alla porta, giusto nel momento in cui lei posava la scopa fuori alla porta. La feci entrare in casa, dove avevo predisposto il necessario per il ristoro e il riposo. Stefania mi ringraziò sorridendo e si accomodò in cucina. “Ho pensato anche a te” - esclamai - porgendole la tazzina fumante del caffè. La bevve con piacere. “Bene - disse - poggiandola su tavolo, poi si slacciò l’abito togliendoselo con fatica e: “Forse è meglio se mi lasci fare una doccia.” Purtroppo, all’improvviso mi svegliai., era stato tutto un bellissimo sogno. Corsi subito a scrivere quanto aveva appena sognato. Finalmente! Il racconto era salvo...

6 gennaio 2026

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