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Convegno a Sala Consilina sugli usi civici
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Pensieri ad alta voce

di Marisa Pumpo Pica

 

La Preside

Una fiction che fa discutere

 

Eugenia Carfora, preside da Caivano: “La bellezza può combattere  l'illegalità” - ilSole24ORE

 

La fiction, La Preside, trasmessa su Rai 1, ha fatto registrare grandi ascolti, ma anche molte polemiche, tra riserve e commenti positivi, che hanno visto il pubblico schierarsi in squadre opposte, come per un campionato calcistico… Tanto per semplificare ...

Al di là di tutto questo, un giudizio vogliamo pur darlo e diciamo subito, con tutta franchezza, che a noi non è piaciuta, per mille e più ragioni, che non sarebbe nemmeno possibile sintetizzare qui. Aggiungiamo che chi ha vissuto nella scuola e per la scuola, per lunghissimi anni, come la sottoscritta, è rimasto, senza dubbio sbigottito ed attonito. Perplesso, soprattutto, dinanzi ad una così evidente manipolazione di una storia reale che, probabilmente, la stessa protagonista, Eugenia Carfora, preside di un Istituto superiore di Caivano, non avrebbe raccontato così. Non ci sentiamo di condividere l’impostazione data allo sceneggiato né l’interpretazione assegnata a Luisa Ranieri, che pure è un’attrice che stimiamo ed apprezziamo. Ci chiediamo, con imbarazzo: “Ma quando mai una Preside fa questo e dove è scritto che dovrebbe farlo? Solo una pazza, come il giovane Nicola della fiction la definisce.”

E c’è da dire che non siamo soli nell’esprimere un giudizio negativo.

Il giornalista e scrittore, Francesco de Rosa, commenta così, su una pagina di Facebook: Immagini girate a San Giovanni a Teduccio, un posto, Caivano, dipinto come Beirut, con decine di falsità. L’immagine di una preside che tutto decide, tutto cambia per il bene e il rispetto della scuola, degli alunni, dei docenti e del personale non docente. Una vera e totale bufala per chi l’ha conosciuta da vicino. ci ha lavorato o anche solo si è interfacciato (me compreso) con lei. Con uno stile da esaltata che tutto capisce, conosce, decide. Che è sopra ogni più bella e concreta volontà.

Sono parole e concetti da condividere in pieno, come è da condividere quanto scrive il sindacalista della Sam Gilda, Mario Brasile, che parla (e il sospetto è venuto anche a noi, fin dalle prime battute) di una fiction celebrativa (...) Un racconto costruito ad arte, che nulla ha a che fare con la complessità reale della scuola e che serve, piuttosto, a legittimare politicamente il cosiddetto Decreto Caivano (di cui tanto il governo Meloni sembra gloriarsi). Intorno a questa figura - prosegue il sindacalista - si è creato un clamore spropositato, un’aura eroica, funzionale a un messaggio molto chiaro: esistono “uomini e donne forti” che, insieme a decreti repressivi, possono risolvere magicamente i problemi delle cosiddette scuole di frontiera. Una narrazione rassicurante, romantica, ma profondamente falsa. Parlo con cognizione di causa. Sono docente da 32 anni, e metà della mia carriera l’ho trascorsa proprio nelle scuole di frontiera. Da 25 anni sono dirigente sindacale: ho conosciuto decine e decine di dirigenti scolastici, anche in contesti difficilissimi. So bene cosa significhi dirigere una scuola complessa e so distinguere tra autorevolezza e autoritarismo. L’alone eroico costruito intorno alla preside di Caivano è solo fumo negli occhi. Serve a far passare l’idea che il Decreto Caivano, insieme a presunti “eroi”, sia la ricetta vincente per creare una scuola amata e rispettata. Ma la realtà è un’altra. Nella vita reale, quella dirigente è spesso in aperto contrasto con docenti e personale ATA. Un modo di agire basato sull’imposizione, non sulla condivisione; sul comando, non sulla direzione; sull’ordine, non sul rispetto della dignità dei lavoratori. Una gestione che nulla ha a che vedere con una comunità educante. La scuola raccontata dalla fiction non è la scuola reale: decine di docenti e lavoratori ATA che scappano chiedendo il trasferimento, numerosi contenziosi aperti per presunti abusi, un clima lavorativo tutt’altro che sereno. Tutto questo, ovviamente, non trova spazio nel racconto televisivo. Il messaggio finale è chiarissimo: la preside di Caivano è il simbolo di questo governo. L’eroe da esibire, la figura da ostentare per giustificare politiche securitarie e autoritarie anche dentro la scuola. Ma la scuola vera non ha bisogno di eroi solitari né di decreti propaganda. Ha bisogno di investimenti, rispetto, partecipazione e democrazia. Tutto ciò che una fiction di Stato, ancora una volta, sceglie di non raccontare.

Pur senza pronunziarci nel merito, ovvero se queste siano le reali intenzioni di chi ha “costruito” la fiction, e non conoscendo da vicino i fatti, dobbiamo dire, tuttavia, che la nostra impressione non è stata molto diversa. Anche noi, dinanzi a queste due prime puntate, siamo rimasti sconcertati, nel notare come si sia voluto calcare la mano. Tutto troppo sopra le righe. Appiccicato ed incollato ad arte.

Un presupposto ed un pericolo

A voler essere estremamente sintetici, sulle mille ragioni per le quali la fiction non ci è piaciuta, occorre sottolineare che, a nostro avviso, l’impostazione parte da un presupposto e nasconde un pericolo, entrambi da non sottovalutare.

Il presupposto è nell’assunto, piuttosto ricorrente, che un capo d’Istituto possa e debba farsi carico, in prima persona, di quelle responsabilità che appartengono, invece, agli organismi istituzionali, che presiedono la scuola (Comune, Regione, Stato). E che se ne debba far carico fino all’assurdo di provvedere, personalmente, a pulire, tinteggiare e far bella la scuola, rimanervi anche la notte, per dormire e sorvegliare e, infine, andare, di buon mattino, con un megafono in mano, a chiamare e rincorrere gli alunni per le strade o nelle case... per evitare la dispersione scolastica… L’assunto, dunque, è che tutto, oggi più che mai, si pretende dalla scuola, dirigenti o docenti che siano, laddove la scuola, come suggerisce il sindacalista, di cui sopra, e come anche noi riteniamo, è una comunitàe, in quanto tale, richiede partecipazione e democrazia.

Il pericolo, poi, è che altripossano seguire questo modello di dirigente scolastica e, con analoga overdose di esaltazione, fare anche dipeggio, piuttosto che migliorare le sorti della nostra scuola...

Un’ultima annotazione. I ruoli sono una cosa seria. Hanno un valore ed un significato. Vanno ricoperti con stile, signorilità ed eleganza. Il carisma di un dirigente, della scuola, come di qualunque altra istituzione o struttura, non nasce da un malinteso autoritarismo. É frutto di autorevolezza. E l’autorevolezza, a sua volta, ci può essere riconosciuta se sappiamo meritarla. Non deriva dal ruolo che in quel momento ricopriamo. Fa “parte” del nostro modo di essere, del nostro stile di vita e, dunque, ci “appartiene” non per il ruolo in sé, ma per come sappiamo ricoprirlo. E non può prescindere dal rispetto che dobbiamo a noi stessi ed agli altri. Infine, possiamo sentirci autorevoli se e quando anche gli altri ce lo riconoscono.

Ruolo, autoritarismo, autorevolezza rientrano in un discorso complesso, che lo è è ancor più nel mondo difficile della scuola e, in particolare, di una scuola di frontiera. Ma di tutto questo non vi è traccia nella fiction

In conclusione, crediamo che quanti appartengono, in vario modo, al mondo della scuola possano sentirsi sviliti da certe immagini ed anche preoccupati dinanzi a manipolazioni che, come abbiamo innanzi chiarito, nascondono il presupposto, abbastanza ricorrente, che tutto discenda dalla scuola, alla scuola debba risalire e dalla scuola, infine, essere risolto e che gli operatori scolastici, dal dirigente ai docenti, debbano accollarsi le responsabilità di tutto quanto accade nel mondo giovanile, nelle famiglie e nell’intera società. Ci sentiamo di contestare con forza anche la convinzione diffusa che una scuola funzioni solo se c’è un potere forte che la governa. Queste sono formule ricorrenti che si fondano su una retorica trita e ritrita che, al pari della fiction di Rai 1, potrebbe alimentare, come qualcuno ha paventato, il mito del potere che salva.Ma non è così. Comandante, nocchiero, timoniere, equipaggio, come su di una nave, concorrono ad evitare naufragi, che riguardano quella nave, e non tutto ciò che accade nel mare.

Oggi, meno che mai, abbiamo bisogno di eroi o di eroine in salsa da farsa.

 

Gennaio 2026

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