Un seme di memoria
Insegnare a ricordare, anche ai più piccoli
di Maria Rosa Lanza
Spiegare la Shoah ai bambini della primaria sembra un’impresa impossibile. Come si fa a raccontare l'orrore, ad inserirlo tra i loro disegni colorati? Eppure, parlare di memoria è necessario. Non con i numeri dei libri di storia, che per loro sono solo cifre astratte; serve un linguaggio che possa far toccare con mano gli eventi tragici del passato.
Martedì 27 gennaio, il giorno in cui si ricorda, abbiamo iniziato la giornata in modo diverso.... Ho spento le luci. Nel silenzio dell’aula abbiamo fatto finta di entrare in un bosco. All'inizio era un luogo bellissimo, dove tutti gli animali giocavano insieme. Poi, nel video che abbiamo guardato ("Il Bosco della Memoria"), l'atmosfera è cambiata...
Arrivano i lupi. Portano regole ingiuste: via i topolini perché hanno le code troppo lunghe, via gli uccellini perché il loro canto "disturba" e via i ricci che con i loro aculei sono "pericolosi", non c'è più posto per chi “punge”.
Poco alla volta, il bosco si svuota e scende un silenzio che mette i brividi. I bambini lo hanno capito subito, senza bisogno che aggiungessi altro. Uno di loro mi ha guardata e ha chiesto: "Ma perché li mandano via solo perché sono diversi?".
La cosa bella, però, è stata vedere che anche nel buio c'era chi aiutava, chi divideva la tana, chi non si girava dall'altra parte.
Quello che i bambini hanno portato a casa è stato il finale. Ogni anno gli animali rimasti si riuniscono per ricordare chi non è più tornato. Scrivono i loro nomi su delle pietre. Perché dare un nome a qualcuno significa dire: "Tu sei esistito, noi non ti dimentichiamo".
Quando poi abbiamo parlato di cosa fosse per loro la memoria, sono uscite frasi incredibili: "Serve a non fare gli stessi errori", o ancora più bella, "Per me significa aiutare un compagno quando è triste". E a quel punto ho capito che un seme era stato gettato.
Abbiamo finito la giornata costruendo il nostro "Albero della Memoria". Al posto dei frutti abbiamo messo foglie con scritte in cui si leggevano parole come rispetto e accoglienza.
Insegnare è soprattutto seminare un po' di umanità.
Per dirla con Liliana Segre, "Coltivare la Memoria è ancora oggi l'unico vaccino contro l'indifferenza".
Oggi e sempre.
Febbraio 2026

