Incendio al Teatro Sannazaro
di Luigi Rezzuti
Il tempio della commedia napoletana è stato divorato dalle fiamme. Alla luce dei primi rilievi, i danni sono ingenti e a questi si potrebbero aggiungere anche i mancati contributi ministeriali che il Sannazaro rischia di perdere per questa stagione teatrale. Per tale motivo è stato rivolto un appello ai teatri soci dell’Agis perché si rendano disponibili ad ospitare gli spettacoli che sono in cartellone. Salvare la stagione del Sannazaro, rispettando la programmazione del teatro, è il requisito richiesto per non perdere i fondi ministeriali previsti. “Non ci abbandonate” è stato l’appello di Lara Sansone, proprietaria del teatro Sannazzaro.
Ricca e varia la storia di questo teatro, come riportata dalle pagine di Wikipedia, a cui rimandiamo per gli eventuali approfondimenti. In sintesi, qui ci limitiamo a ricordare che fu inaugurato nel 1874 ed è il luogo simbolo della tradizione teatrale napoletana, strettamente legato alla storia culturale e sociale della città tra l’Ottocento e il Novecento. Per la ricchezza degli ori e degli stucchi e per le decorazioni che lo adornavano, il Sannazaro fu definito, all’epoca, un Joli bouquet semplice ed elegante. Nel 1889 la prima di “Na santarella”, commedia di Eduardo Scarpetta, che rimase in scena con più di cento repliche. Scarpetta, nel 1908, scelse questo teatro anche per la chiusura della sua lunga carriera artistica, presentandosi, per l’ultima volta al pubblico, nella commedia “O miedeco d’ ’e pazze”. Hanno calcato il palcoscenico, fra le tante attrici famose, Eleonora Duse ed Emma Grammatica. Nell’ambito degli spettacoli del cinema-varietà si esibirono, tra gli altri, anche Nicola Maldacea. A partire dal 1932, al Sannazaro arrivò la Compagnia “I De Filippo” di Eduardo, Peppino e Titina, che qui presentò commedie, come “Uomo e galantuomo”, “Natale in casa Cupiello” e qui avvenne anche il famoso incontro tra Eduardo De Filippo e Luigi Pirandello. A seguito della grave crisi del dopoguerra, che investì molte altre strutturo, il Sannazaro venne trasformato in un cinema. Nel 1969, Nino Veglia e Luisa Conte diedero il via ai lavori di ristrutturazione. Alla riapertura fu soprannominato “la bomboniera di via Chiaia”, “il salotto di Napoli”. La Compagnia Stabile Napoletana di Nino Veglia mise in scena “Annella di Porta Capuana”, commedia di Gennaro D’Avino, nella riduzione dello scrittore Michele Prisco, una prima per la regia di Gennaro Magliulo, scenografia di Armando De Stefano e musiche di Eduardo Alfieri. Dopo la morte di Nino Veglia, la gestione del teatro resta a Luisa Conte, affiancata dalla figlia Brigida e dal genero Mario Sansone. Alla scomparsa di Luisa Conte, saranno loro, con la nipote, Lara Sansone e il suo compagno, ad occuparsi della storica sala di via Chiaia, portando in scena spettacoli della tradizione popolare partenopea e riportando in auge anche un genere ormai dimenticato, il café chantant. Dalla stagione 1994-1995 le rappresentazioni proseguirono con la Compagnia Stabile Napoletana, nella quale hanno militato Ugo D’Alessio, Enzo Turco, Pietro De Vico, Nino e Carlo Taranto, Giacomo Rizzo, Enzo Cannavale e, ancora, Leopoldo Mastelloni, Gino Rivieccio, Benedetto Casillo, Beppe Barra, Biagio Izzo, Lina Sastri e Lucia Cassini. Nel 2018 diviene centro di produzione teatrale, riconosciuto dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.
Febbraio 2026

