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Perché si chiama così?

 

di Antonio La Gala

 

 

Può capitare di domandarci, magari dopo anni che ci passiamo, perché quella strada si chiama così.

Qui non ci proponiamo di “spiegare” i nomi a cui sono intitolate strade di Napoli, di illustrarne l’origine, il significato, oppure di ricordare “i giorni e le opere” dei vari personaggi.

Esistono opere specifiche, fra cui ricordiamo quella fondamentale di Gino Doria.

Ci proponiamo, invece, di dare qualche informazione di carattere generale sul processo di formazione di alcuni toponimi della città nei tempi meno vicini ai nostri.

Caduto l’Impero Romano e venuta meno la pax romana, Napoli, nella prima parte del Medio Evo, fino alla unificazione del Sud d’Italia, operata dai Normanni dopo il Mille, per difendersi prima dagli attacchi dei barbari, poi da quelli dei nemici durante la guerra fra Goti e Bizantini per il possesso della città (536-553), e infine dagli assalti dei bellicosi vicini (ducato di Benevento, principato di Capua e contea di Aversa), fu portata a rinchiudersi nella sua cinta muraria, che sostanzialmente continuava ad essere ancora quella greco–romana.

La vita all’interno delle mura richiedeva l’esercizio di mestieri artigianali.

É ragionevole pensare che, fin dall’epoca del Ducato, gli esercenti un medesimo mestiere formassero una corporazione e che abitassero, per la maggior parte, in una stessa strada della città, dando così origine alle denominazioni prese in seguito da alcune di quelle strade.

Esempi: Vico degli Azzimatori; Sellaria; vico dei Tintori; strada de’ Giubbonari; Speziaria Vecchia; Via de’Calderari al Pendino; strada de’ Zappari; via de’Candelai; via de’Chiavettieri; vico Scassacocchi; vico ‘mpaglia fiaschetti.

Le corporazioni dei mestieri, le “Arti”, si affidavano ai loro Santi protettori, lasciando tracce nella toponomastica.

Esempi: Santa Rosa dell’Arte della Lana; San Biagio dei Taffettanari; S. Vito dei Bottonari; S. Agata degli Orefici; S. Arcangelo degli Armieri; S. Andrea de’Calzettari; S. Crispino de’ Calzolai; S. Ciriaco dei Macellai; S. Eligio dei Pellettieri.

Anche dopo l’unificazione del Sud in una sola entità statale, sia in epoca angioina che nel successivo periodo aragonese, e poi vicereale spagnolo, Napoli ebbe bisogno di cingersi di mura, a causa delle ricorrenti guerre che gli eserciti stranieri portavano alla città per conquistarla.

Don Pedro de Toledo, nei primi decenni del Cinquecento, nel ridisegnare l’assetto urbanistico della città e allargare le mura, vi tracciò l'’asse stradale portante che da lui prese il nome di Via Toledo, e nelle mura incluse la zona compresa fra questa nuova via e l’altura di San Martino.

Lo sviluppo edilizio del corrispondente fianco della collina vide il sorgere di palazzi nobiliari sul fronte della strada Toledo e una quantità di altre costruzioni (case, chiese, conventi), alle spalle della cortina dei palazzi di detta strada, in salita verso la Certosa.

Fu il momento urbanistico che diede origine ai toponimi di questa nuova parte di Napoli.

Sorvoliamo, perché troppo nota, sulla spiegazione del nome con cui è universalmente conosciuta gran parte di questa zona: “I Quartieri”.

Accenniamo invece ai nuovi toponimi sorti in conseguenza dello sviluppo avviato da Don Pedro. Molti toponimi assecondavano gli eventi della urbanizzazione.

Ad esempio, il sorgere e la crescita d’importanza della Chiesa di Monte Calvario determinò l’estensione della sua denominazione alla zona circostante, diventando la denominazione del quartiere.

Per secoli il luogo fra Toledo e la collina apparteneva ai monaci della Certosa di San Martino ed era costituito da uno scoscendimento dove prosperavano frutteti, giardini, agrumeti. In particolare, vi cresceva abbondante il mirto, che in dialetto veniva chiamato mortella, da cui il toponimo alle Mortelle molto diffuso in quella parte del quartiere.

Alla fine del Cinquecento il Principe di Cariati prese in fitto dai frati della Cerosa tutto lo spazio che va dal convento di Suor Orsola Benincasa sino al Vico della Carità. Il Principe trasformò quel luogo incolto in una lieta coltura di gelso. É immediato stabilire un nesso fra questi eventi e i toponimi che contengono il nome Cariati e la denominazione Vico Lungo Gelso.

Fino a quasi tutto il Settecento a Napoli, quando si cercò di creare una toponomastica “ufficiale”, le strade venivano indicate, sia dai cittadini che dagli uffici pubblici, notai e autorità ecclesiastiche, con i nomi abitualmente usati dalla gente, che spesso chiamavano una stessa strada in modi diversi, con quei nomi che si erano andati sedimentando nei secoli e derivavano dalle ragioni più disparate, come quelle qui sopra illustrate.

L’immagine a corredo di questo articolo mostra la zona della chiesa di S. Lorenzo che ha indicato e indica un quartiere.

Febbraio 2026

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