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LA CANZONE NAPOLETANA     (Luglio 2023)
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Un paese di anziani   di Gilda Rezzuti   Il passaggio dalla società tradizionale alla società moderna, tra le tante cose, ha segnato anche l’inizio...
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Un pittore randagio: Luigi Brancaccio.   di Antonio La Gala   Luigi Brancaccio(1861-1920) non va confuso con i noti artisti suoi omonimi, Carlo...
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Weekend a Montecarlo di Luigi Rezzuti   Potevamo raggiunge Montecarlo facilmente in auto, ma, per un arrivo in grande stile, abbiamo pensato ad uno...
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GRETA THUNBERG, l’Eroina del 2019   di Mariacarla Rubinacci       Irriverente, sfidante dei leader del mondo, inermi nella loro incapacità di...
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ELOGIO DI “SE’ STESSO”   di Sergio Zazzera   Non tema il lettore: non si tratta di un episodio di narcisismo. Non è di me stesso che intendo parlare,...
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Spigolature   di Luciano Scateni   Voglia di tregua Scoppia la pace. L’Italia, il mondo intero, nelle piazze dei cinque continenti, si veste di...
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Libri da leggere di Luigi Alviggi   UN AMORE SENZA FINE                                                                                    di Scott...
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E’MORTA GINA LOLLOBRIGIDA   di Luigi Rezzuti   Era nata a Subiaco il 4 luglio del 1927, ci ha lasciato il 16 gennaio 2023, aveva 95 anni...
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INDRO MONTANELLI, TRA “MONUMENTI” E “FACCETTE NERE”   di Sergio Zazzera   Premetto che con Indro Montanelli ho avuto, da una cinquantina d’anni a...
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Falò sulla spiaggia

 di Luigi Rezzuti

 

 

 

Era un Ferragosto di tanti anni fa. Organizzammo un falò sulla spiaggia, Ernesto portò la chitarra, Alfonso un giradischi a pile, Roberto della legna da ardere, Chiara e Filippa della carne da cuocere sul fuoco del falò, Ernesto delle birre ghiacciate. Eravamo un gruppo di una ventina di amici e la festa ebbe inizio. Il rumore del mare quella sera sembrava più forte del solito, o forse ero io ad avere il cuore che batteva troppo in fretta. Chiara era lì, era arrivata, l’avevo abbracciata, sì, ma molto in fretta, ero troppo emozionato. Poi mi rifugiai in un angolo, con una birra in mano perchè non sapevo quale atteggiamento prendere. La osservavo senza farmi notare. Chiara non era una che passava inosservata, aveva un meraviglioso sorriso, i capelli sciolti sulle spalle, la pelle dorata dal sole di agosto. E quando si accorse che restavo impacciato, qualcosa nel suo sguardo cambiò. Iniziò a giocare, si avvicinò, mi sfiorò un braccio, mi sussurrò qualcosa all’orecchio facendomi arrossire. Il suo sorriso ogni tanto incrociava i miei occhi, c’era dolcezza in quello sguardo, cercava di farmi uscire dal mio silenzio emozionale. La festa in spiaggia si accese col buio. Tanta musica, la sabbia vibrava sotto i piedi, le luci delle torce disegnavano ombre lunghe sui corpi che ballavano. L’aria sapeva di mare e di brezza marina. Chiara ballava a pochi metri da me, si muoveva lenta, ogni gesto sembrava studiato per farmi impazzire. E funzionava, ma restavo sempre più impacciato. Quando uno dei miei amici le appoggiò le mani sui fianchi per ballare, sentii qualcosa spezzarsi dentro. Non era rabbia, non era gelosia, ma paura. Paura di perderla prima ancora di averla davvero. Non ho pensato, ho agito. Mi sono avvicinato, ho preso la sua mano calda e, senza dire una parola, l’ho portata in riva al mare. Lei è rimasta sorpresa, poi ha lasciato che la guidassi via dalla musica, lontano dalle luci e dagli amici. La sabbia era più fredda lì, umida sotto i piedi, il mare scuro davanti a noi, la luna riflessa sull’acqua creava una strada d’argento. “Adesso ti sei ricordato che esisto?” disse Chiara. Le ho preso il viso tra le mani, il primo bacio è stato lento, profondo, carico di sentimento. Le sue dita nei miei capelli, le mie mani che finalmente l’accarezzavano senza più imbarazzo. L’ho guardata negli occhi, poi, con un gesto che non ammetteva esitazioni, l’ho stretta forte a me. Sentivo il suo sguardo su di me, la mia mano è salita lungo le sue spalle lentamente. É rimasta davanti a me, illuminata dalla luna, bellissima, in modo quasi disarmante. Non abbiamo detto nulla, l’ho presa per mano e l’ho portata in mare fino alle ginocchia. Le onde leggere ci hanno avvolti, il mare era fresco, ma il mio corpo era in fiamme. L’ho appoggiata vicino ad uno scoglio, le onde arrivavano morbide e si ritiravano lente. Avevo le man ai lati del suo corpo sfiorandola appena. Lei mi ha guardato con quel sorriso tra la provocazione e la resa. “Come mai durante la festa non mi degnavi di uno sguardo e ora sei così audace?” Quella frase mi ha attraversato come una scossa. Non c’era fretta, volevo sentire il suo respiro che cambiava ritmo, ogni brivido che le attraversava la pelle. Ogni volta che le mie labbra sfioravano le sue sentivo le sue mani stringermi più forte. Lei non era più la ragazza che cercava di farmi ingelosire, era lì con gli occhi scuri che mi guardavano. L’acqua ci cullava, le onde arrivavano leggere, si infrangevano contro le nostre gambe e si ritiravano lasciando sulla pelle una scia salata e luminosa. Il mio respiro era irregolare, il cuore martellava, ogni contatto era amplificato, ogni sfiorarci diventava elettricità. “Allora?” sussurrò Chiara. Non ho risposto con parole, l’ho guardata intensamente negli occhi, l’ho baciata di nuovo, più profondamente, lasciando che la gelosia, la paura, l’attesa si trasformassero in qualcosa di diverso. In qualcosa di finalmente nostro. Non c’era più la festa, non c’erano più gli amici. Solo io e lei. E il mare, custode del nostro amore.

 Marzo 2026

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