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INVECCHIARE   di Luigi Rezzuti   Il bello di invecchiare … Hai voglia a dire “la maturità raggiunta, una certa serenità, e poi le rughe sono segno di...
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Pensieri ad alta voce di Marisa Pumpo Pica   Le “Lettere al Direttore”   Un recente articolo dell’amico Sergio Zazzera ha come tema “Lettere al...
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Osimhen un calciatore capriccioso di Luigi Rezzuti Era un bravo ragazzo, ma ormai è un piantagrane, tra bronci e inquietudini di un bambino viziato e...
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IL CARNEVALE IN ITALIA   di Luigi Rezzuti   Il Carnevale è una festa molto antica, risale al periodo Paleolitico, quando durante i riti magici gli...
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Sanremo è Sanremo

di Maria Rosa Lanza

 

Quando comincia il Festival Sanremo, tutto si ferma.

La programmazione Rai cambia, molti programmi slittano a “dopo”, e già settimane prima parte il rito: gli spoiler sui cantanti, sui presentatori, e poi il countdown — meno 25, meno 24, meno 23.

Insomma, per un po’ sembra che tutto giri intorno a Sanremo.

Sì, perché Sanremo rispecchia come siamo in quel momento: racconta storie, storie di guerre, storie di fragilità, paure, ansie, storie d'amore, di relazioni difficili, dipendenze emotive, ma anche ironia e sarcasmo. I testi sono storie che cercano di mostrare le emozioni e le difficoltà della gente comune, utilizzando linguaggi diversi per raggiungere un pubblico diverso. Insomma, lo specchio di un’Italia emotivamente complessa.

Ma partiamo dalla conduzione: il presentatore: impeccabile per non scontentare nessuno. Perfetto. Educato. Misurato.

Sembrava essere lì con un compito preciso: non urtare, non esporsi troppo, tenere tutto insieme. Una conduzione molto levigata, forse fin troppo, che non lascia impronte spiacevoli.

Poi c’è lo spettacolo.

Luci, coreografie, ballerini. Tutto ben curato, molto bello da vedere.

A volte, però, viene da chiedersi: perché concentrare, valorizzare troppo luci e coreografie di balletti? Forse proprio per coprire le crepe delle melodie e dei testiche dovevano essere i veri protagonisti.

E poi i brani.

Ascoltandoli con attenzione, a volte si ha la sensazione di averli già sentiti. Ritmi forti, basi elettroniche molto presenti, ritornelli pensati per restare in testa.

E l’orchestra? Simbolo storico del Festival, talora sembra restare un po’ in secondo piano, quasi coperta dai suoni metallici.

Ma Sanremo, come sempre, ha regalato anche momenti veri.

Uno dei più emozionanti è stato quando, nella prima serata, è arrivata la signora Gianna Pratesi, 105 anni e una forza incredibile.

In pochi minuti ha parlato di memorie e di storia con una semplicità disarmante.

 “In casa eravamo tutti comunisti e ai fascisti abbiamo detto ciao”, una delle sue frasi...

Parole dirette di chi la storia l’ha vissuta davvero.

E poi piccoli gesti e cose che non passano inosservati.

Come lo spillino con la bandiera della Palestina che Fiorella Mannoia portava sul petto: un dettaglio, ma anche un messaggio.

Infine, il vincitore.

Sal da Vinci.

Il messaggio che torna è quello: “sarà per sempre sì”.

Peccato che la vita vera sia più complicata.

Peccato che esistano anche i “no” e che non tutte le promesse resistano al tempo.

Forse il successo di questa canzone racconta qualcosa di noi.

Racconta il nostro bisogno di certezze, di parole che rassicurano.

Il bisogno di credere, almeno per una sera, che l’amore possa davvero salvare tutto.

Una canzone bella struggente… e perfettamente fuori tempo.

 

Marzo 2026

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