Napoli - Castel Capuano
Studenti lasciano un incontro sul referendum
di Maria Rosa Lanza
L’11 marzo 2026, a Napoli, nella biblioteca storica di Castel Capuano, circa 150 studenti delle superiori hanno partecipato a un incontro per il referendum sulla giustizia. Un incontro “formativo” era stato detto loro; potevano prendersi una pausa o restare a casa a studiare. Invece hanno scelto di esserci.
Ad un certo punto, però, qualcosa non ha funzionato. L’idea era quella di un confronto, ma diversi ragazzi hanno avuto la sensazione che non fosse proprio così: si sono ritrovati davanti ad un intervento a senso unico, una propaganda a favore del Sì.
Poche domande, quasi nessun dialogo. Così, dopo essersi guardati un po’ tra loro, si sono alzati e se ne sono andati, insieme a qualche professore e al dirigente scolastico.
Non è stata una protesta organizzata, più che altro una reazione, forse anche istintiva, di fronte a un confronto percepito come squilibrato.
È un episodio piccolo, ma significativo. Spesso si parla dei ragazzi come disinteressati o poco coinvolti, ma in casi come questo l’impressione è un’altra: sembra che, quando hanno la possibilità, cercano davvero di capire da che parte stare.
Qualche giorno dopo, il 22 e il 23 marzo, si è votato. Il referendum non è passato e, almeno secondo le rilevazioni di Opinio per la Rai, nella fascia di età, che va dai 18 ai 34 anni, il No ha raggiunto il 61%. Una maggioranza netta. Per tanti giovani è stata una scelta consapevole: difendere e proteggere l’equilibrio della Costituzione, quel patto pensato con cura tanti anni fa. Inoltre, i cambiamenti previsti dal referendum, se avesse vinto il SI, non avrebbero portato nessun miglioramento alle leggi vigenti sulla giustizia. La risposta dei giovani è stata un modo per dire che certe regole fondamentali non si cambiano con leggerezza.
Forse non c’è nessun legame diretto tra l’episodio di Castel Capuano e il risultato del referendum, però qualcosa in comune c’è: l’attenzione verso gli equilibri della giustizia e il saper cogliere situazioni non pienamente aperte al confronto.
In questo senso, la scuola - pur con tutti i suoi limiti - sembra aver trasmesso almeno un elemento essenziale: l’importanza del confronto e dell’attenzione quando si tratta di questioni che toccano principi fondamentali.
L’abbandono dell’incontro a Castel Capuano e l’orientamento emerso nel voto tra i più giovani raccontano come i giovani cercano di capire da che parte stare soprattutto quando ci sono in gioco le regole fondamentali del sistema democratico.
Aprile 2026

