La parrocchia di San Gennaro al Vomero in via Bernini
di Antonio La Gala
A fine 1884 il cardinale di Napoli Guglielmo Sanfelice istituì “canonicamente” la “parrocchia di San Gennaro al Vomero”, ancora prima della costruzione della chiesa in cui la parrocchia doveva aver sede. In attesa del nuovo tempio, le attività parrocchiali si svolgevano nella chiesa di San Gennariello (la Piccola Pompei).
Passerà ancora qualche anno prima dell’inizio dei lavori di costruzione del tempio, che cominciò a sorgere nei primi anni ’90. La prima pietra fu benedetta da Sanfelice il 27 luglio 1892, alla presenza anche del Sindaco, coinvolto nell'edificazione della chiesa perché il Municipio aveva concesso gratuitamente alla Curia il suolo su cui stava sorgendo la chiesa.
Una lapide nella controfacciata della chiesa ci informa che “fu edificata nel 1890” (ma in effetti l’edificazione avvenne più tardi), restaurata nel 1930, parroco Giuseppe Balbi, e riconsacrata l’11 aprile 1931 dal cardinale Alessio Ascalesi.
Nella relazione “sullo stato della parrocchia” del 1885, il primo parroco, Giovanni Varriale, contò in 4.790 le anime curate dalla nuova parrocchia, la quale disponeva di undici sacerdoti, che si occupavano anche di tre chiese del Vomero, non ancora erette a parrocchie, e di cinque cappelle.
Nella relazione del 1892 Varriale evidenziava qualche sofferenza nella disponibilità di risorse nella fase di avvio della parrocchia, informando che “dal maggio 1890 al presente questa chiesa parrocchiale non ha acquistato alcun legato per cappellania (cioè soldi per la celebrazione di Messe), o per altri riti pii”, cioè lasciti o donazioni destinati al culto. Tuttavia “con cappellanie provvisorie passate da altre parrocchie ed entrate varie si celebrano nei giorni feriali e festivi cinque Messe al giorno”.
Nella relazione il parroco elencava le “Opere” esistenti nella chiesa parrocchiale:
- una scuola di Religione per i giovani dell’uno e dell’altro sesso, alunni delle scuole Ginnasiali, Liceali e Normali [cioè magistrali n.d.r.]. Qui va ricordato che nel 1910 ancora non c’era il Concordato con la Santa Sede e che quindi nelle scuole non c’era ancora l’insegnamento della religione.
- Opera della Conferenza di S. Francesco dei Paoli [un’opera a carattere assistenziale per i poveri];
- Opera per gli infermi a domicilio.
L’edificio parrocchiale di via Bernini fu progettato dall’architetto Luigi Bottino e costruito dall’ing. Andrea Tagliatatela. Probabilmente fu fondato su base non idonea, (pare materiale di riporto), perché l’edificio a più riprese ha sofferto problemi statici. Presentava dissesti già ai primi del Novecento, poi aggravati dal terremoto verificatosi nel luglio 1930, per cui la chiesa fu chiusa al culto per lungo tempo e riconsacrata l’11 aprile 1931e poi ancora per il terremoto del 23 novembre 1980.
La facciata riecheggia forme neoclassiche, con un doppio ordine: ionico quello inferiore e corinzio quello superiore, sormontati da un coronamento a timpano, con quattro lesene verticali per ogni ordine. Nell’ordine superiore le quattro lesene fiancheggiano un finestrone centrale; nell’ordine inferiore incorniciano l'ingresso.
La chiesa, priva di sagrato, si allinea lungo il fronte stradale nella sequenza di edifici.
L’interno, in forme architettoniche tendenti verso il tardo rinascimentale, presenta una pianta a croce latina, con un’unica navata che sbocca in un breve transetto. All'incrocio della navata con l'abside, s’alza la cupola.
Lungo la navata, scandita da cornici, sei arcate (tre per lato), con paraste corinzie binate, reggono la volta a botte e aprono altrettante cappelle. La prima cappella di sinistra contiene il fonte battesimale, e oggi ospita un busto di San Giuseppe Moscati. Le altre due cappelle di sinistra e le tre di destra presentano altari sovrastati da grosse nicchie con cornici marmoree intarsiate policrome di stile settecentesco, in cui sono custodite statue devozionali, in prevalenza opere in cartapesta di artigianato locale realizzate tra fine Ottocento e inizio Novecento.
La controfacciata interna accoglie il palco della cantoria d'inizio del Novecento, in legno intagliato, e un organo inaugurato il 15 gennaio 1933, come ricorda la lapide marmorea collocata a sinistra dell’ingresso.
Nel 1969, per rispettare i cambiamenti liturgici stabiliti dal Concilio Vaticano II, nel rivolgere l’altare maggiore verso i fedeli furono rimossi gli altari dei transetti e la balaustra del presbiterio, accrescendo così lo spazio riservato ai fedeli.
L’altare maggiore presenta intarsi del Settecento: la nicchia sulla parete di fondo contiene un busto policromo ligneo di San Gennaro che risale agli inizi dell’Ottocento.
I transetti custodiscono due grandi dipinti di buon rilievo storico-artistico, realizzati a cavallo fra Quattro e Cinquecento, che appartenevano all'antichissimo monastero di Santa Patrizia all'Anticaglia, soppresso nel 1864.
Originariamente i dipinti trasferiti dalla chiesa di Santa Patrizia erano quattro, ma alcuni anni fa due sono stati rimossi.
Dei due rimasti, uno si trova nel transetto di destra: privo di firma e data, raffigura nel pannello centrale la SS. Trinità e, attorno, vari Santi.
Il secondo dipinto, nel transetto di sinistra, è un polittico del 1508. Nel pannello centrale raffigura la Dormitio Virginis o Transito della Vergine; nel pannello a sinistra un San Giovanni Battista, molto ridipinto, e in quello di destra, una santa, presumibilmente Santa Patrizia, avvolta in un abito nobiliare del XV sec. La predella, divisa in 6 quadretti, illustra episodi del Vangelo.
L’immagine che accompagna questo articolo mostra la chiesa nei suoi primi anni di vita. Nel frattempo, sul lato sinistro l’edificio è cresciuto di un piano.
Aprile 2026

