Pensieri ad alta voce
di Marisa Pumpo Pica
In ricordo di Luigi Rezzuti
Domenica, 26 aprile, alle ore 12, è venuto a mancare all’affetto dei suoi cari Luigi Rezzuti, che lascia nei nostri cuori un vuoto indescrivibile. Alla moglie, la cara Livia, ai figli, Roberto, Valentina e Ilaria, ai nipoti tutti, fra cui, la piccola Simona, oggi donna, che, bambina, fra i nove e i dieci anni, componeva favolette per Il Vomerese, il cordoglio della redazione.
Quando, nel lontano 2005, Luigi ed io pensammo di dar vita a questo giornale, ci assegnammo, reciprocamente, i ruoli: lui sarebbe stato il direttore editoriale e si sarebbe occupato degli aspetti pratici e formali della gestione del giornale, mentre io avrei ricoperto il ruolo di direttore responsabile. E tali furono le qualifiche che, d’intesa, comunicammo agli uffici del Tribunale di Napoli, per la relativa autorizzazione.
Il nostro è stato un lungo cammino, pezzi di vita sempre condivisi, con foga ed entusiasmo, mai venuti meno, nemmeno quando dovemmo rinunciare ad andare in stampa, per la difficoltà di trovare sostegno dagli inserti pubblicitari, unica fonte per il nostro giornale. E questo perché mai abbiamo voluto legarci ad alcun “carro politico”. Abbiamo sempre ritenuto di doverci sentire liberi nel rispetto di noi stessi e dei nostri lettori. Ne è larga prova il fatto che, fin dagli inizi, non è mai stata contemplata la voce “Politica” tra le varie rubriche de Il Vomerese. Tale è rimasto il nostro organigramma anche quando, nel 2012, lo abbiamo messo in rete.
Caro Luigi, che dire ora? Come due combattenti instancabili, abbiamo portato avanti nel tempo questo giornale e già facevamo progetti per “celebrarne” i lunghi vent’anni di vita. Fra alcuni mesi, anzi, con i suoi ventun anni sarà “maggiorenne” ed io, come da comune impegno, non abbandonerò questa nostra creatura, che, insieme, abbiamo visto nascere e crescere, al pari di un essere umano… E lo è stato quasi, per noi, un essere umano… Un compagno di vita e di avventure, questo giornale che, insieme, abbiamo voluto con tutte le nostre forze, senza mai risparmiarci. Lo abbiamo portato, col favore del pubblico, nei negozi, presso gli esercizi commerciali più diversi, le tabaccherie, i chioschetti dei giornalai, fra cui, quello storico, oggi scomparso, di Piazza Vanvitelli, così come nelle scuole, nelle librerie, nelle biblioteche, offrendolo sempre, rigorosamente in omaggio a tutti. Tale era stata la premessa e così abbiamo continuato fino a quando ha indossato l’abito “on line “.
Ma queste brevi note di memoria non vogliono essere un’elegìa funebre de Il Vomerese. Proseguiremo, con tenacia, sulla stessa strada di sempre, continuando, anche per te, nella nostra battaglia. E tu veglierai su di noi per diffonderlo e farlo apprezzare, come accadeva nei lontani anni in cui andavamo in stampa.
Caro, indimenticabile Amico, avevamo un modo diverso di intendere il giornalismo e, nello specifico, il giornale. Io lo volevo ai più alti livelli, con articoli culturali che spingessero il lettore alla riflessione e all’approfondimento critico di quanto raccontavamo... Tu lo volevi, invece, “agile, semplice, svelto, leggero” e, su questo, non sono mancate discussioni e piccole schermaglie... E tuttavia, nelle 16 pagine del giornale, i due opposti punti di vista, le due diverse istanze si sono fuse, stemperandosi sempre in un giusto equilibrio, che amalgamava gusti e predilezioni in cui ci potessimo rispecchiare noi, i redattori e i lettori. In questo lungo percorso siamo riusciti ad andare anche al di là dei nostri temperamenti. Non è stato facile, lo ammetto, superare qualche momento di dissenso, ma il confronto serviva a ritrovare l’intesa, talvolta smarrita, a comporre temperamenti e punti di vista e ci si ritrovava, di nuovo e ogni volta, come funamboli sulle corde, alla ricerca del giusto equilibrio. Ci si ritrovava sempre a mezza strada, io, con la mia calma apparente, e tu, con la tua lieve ironia. In entrambi la capacità di sciogliere tutto in un sorriso. Questo era Il Vomerese: due facce diverse della stessa medaglia...
Caro Luigi, caro grande Amico, in questo momento in cui mi sento più sola e più triste che mai, accanto ai ricordi, mi restano pezzi di vita condivisi che se ne vanno e che, tuttavia, non possono cadere nel vuoto dell’indifferenza. Pezzi di vita, non del tutto perduti, però, perché anche ora, mentre scrivo, ho dinanzi a me, nella mente e nel cuore, l’impegno per questo nostro giornale di cui allungare ancora la vita. Finché sarà possibile...
Aprile 2026

