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Libri da leggere

di Luigi Alviggi

 

GIOCONDA

di Nikos Kokantzis

 

 

La prima cosa che Nikos tiene a dirci è: “Questa è una storia vera”! Il libro è del 1975 riproposto quest’anno in Italia dall’editrice e/o con una nuova traduzione. La fiamma ardente di una passione travolgente in un primo amore giovanile incendia ogni pagina di questo breve ma fin troppo incisivo racconto, e ne è conferma il tocco magico avvertito da ciascuno nell’intimo, provocato forse da antichi ricordi, il più delle volte però solo sognati!

È l’effetto delle precise parole che seducono il lettore con quanto narrato, facendone un soggetto coinvolto in prima persona nella pagina stampata.

Chi non ha avuto la fortuna di vivere una prima passione amorosa di profondità tale da segnare ogni giorno a seguire della propria esistenza di certo, nell’andare avanti, dovrebbe sentirsi defraudato di qualcosa di stupendo che, come tante travolgenti esperienze di vita, resta per sempre ignoto alla maggioranza.

Leggere gli sviluppi narrati induce a immedesimarsi con il protagonista dello stesso sesso e a ripercorrere col pensiero la vicenda vissuta dai due giovani che, a questo punto, diventa – perlomeno nei desideri - di risonanza quasi personale. La gran parte di noi, non avendo avuto questo enorme dono nella prima gioventù, è indotto a convenire che un simile prologo di vita - quando il “miracolo” realmente accade - è il miglior viatico per improntare di entusiasmo e gioia tutto quanto verrà dopo! Ma poi, come per tutte le cose umane, in nulla mai il reale raggiunge l’agognata perfezione totale…

“Per molto tempo ci bastò stare l'uno accanto all'altra, passeggiare, chiacchierare, darci un bacio quando era possibile, sempre con una certa goffaggine. I nostri corpi non si erano ancora svegliati dal torpore dell'infanzia, non avevano alcuna pretesa.”    

Nikos parla in prima persona - come perfetto che sia - diventando il perno del gruppo di giovani, non più bambini ma non ancora adulti, riuniti dal caso nei difficili anni del transito infanzia-adolescenza e oltre… Il primo problema che si porrà, a confrontarlo con se stesso prima ancora che con l’altro, è proprio Rudi, il compagno prediletto nel piccolo gruppo che si mostra fin troppo amico e lo fa rimuginare sempre più, ingolfandolo in misure annientatrici immaginate per farlo sparire. In questo modo pensa di “liberare” tutta e solo per sé la sospirata Gioconda. Forse Rudi è solo un avversario immaginario nelle grazie della ragazza ambita, o meglio già prondamente amata, ma il fatto è che la giovinezza di Nikos non gli fa ben comprendere l’effettivo nucleo della realtà che neanche gli stessi “baciati dalla sorte” sembrano realizzare!

Arriva dunque a vaneggiamenti, a figurarsi discussioni, a immaginare zuffe nelle quali percuote il “rivale” riducendolo a mal partito. Poiché nella realtà i rapporti tra i presunti avversari continuano ad essere buoni, ecco che Nikos perde persino la stima di sé, quale vittima dei personali deliri a occhi aperti. L’unica cosa che riconosce ancora con obiettività sono i rapporti immutati con Gioconda, ottimi, con lei non sfiorata in alcun modo da alcun pensiero avverso contro di lui… A seguire, però, sarà solo un’assurda perdita di controllo verso lo stesso Rudi che gli farà sfuggire dalle labbra il massimo insulto possibile, specie in quel periodo di tempo: “lurido ebreo”!

“Tutto si era semplicemente rappreso tranne il dolore negli occhi di Gioconda – in quel momento da incubo in cui mi riebbi e mi sorpresi a dire «...lurido ebreo», cosa che mi lasciò senza fiato, poi la testa cominciò a girarmi, mi voltai e corsi a casa, nella mia stanza. Mi sdraiai sul divano e rimasi lì, annichilito, con il corpo paralizzato e il cuore che batteva come un tamburo, finché a un certo punto cedetti, e la mia angoscia, il mio rimorso e la mia vergogna esplosero in un pianto irrefrenabile inconsolabile. Adesso lo sapevo: non solo avevo perso la battaglia e la mia Gioconda, ma anche la dignità, il rispetto di me stesso e persino il diritto di rivederla e, a maggior ragione, di amarla. Quel «lurido ebreo» da me pronunciato mi risuonava nelle orecchie proclamando il torto che avevo commesso e la mia vigliaccheria, perché oltre ad aver ferito Rudi, un ragazzo a cui in fin dei conti volevo bene, ma certo, Dio mio, volevo molto bene anche a lui, di questo ero sicuro, volevo che fosse mio amico più di chiunque altro... ma oltre a lui avevo oltraggiato anche lei e la sua famiglia e tutti gli ebrei del mondo, per i quali provavo amore e ammirazione, visto che fino a quel momento alcune delle ore più felici della mia vita le avevo trascorse proprio in compagnia di bambini ebrei.”   

Quando, grazie anche alla crescita, la situazione si va rasserenando, il primo fugace bacio scambiato tra Nikos e Gioconda diventa un incidente. La velocità dell’approccio maschile finisce, nell’impatto, col farle sanguinare il labbro, e certo non è raro che cose umane pensate al meglio finiscano con uno sgradevole danno imprevisto. Ma a quell’età, si sa, le cose mutano nello spazio d’un attimo e le fantasticherie possono non aver mai fine:

“Lei era mia, io ero il suo amante, eravamo sposati, non eravamo sposati, avevamo dei figli, eravamo soltanto noi due, i tedeschi se n'erano andati, la guerra era finita, eravamo in India, eravamo in Africa, in Spagna, in Tibet, avevamo una bella casetta, eravamo vecchi ed eravamo diventati nonni, navigavamo su yacht bianchi, avevamo un aeroplano e volavamo a pelo d'acqua sul mare, ero in guerra, mi avevano decorato, ero tornato in licenza e lei mi aspettava, ero una spia paracadutata in Germania per una missione suicida, stavo per mettere fine alla guerra da solo, non c'era più nessuna guerra, attraversavamo il deserto a dorso di cammello sotto un sole implacabile, scendevamo il Nilo Bianco tra i profumi della sera, scoprivamo Samarcanda, Kabul, Varanasi...”

La vicenda si svolge nell’ultimo periodo di guerra, con i tedeschi ancora presenti in Italia, ed ecco che Nikos vuol vivere anche l’esperienza di entrare attivamente nella Resistenza con volantini, scrittura di slogan su muri e cose affini:

“Soltanto il fatto di vivere in quell'epoca era già qualcosa di eroico; parteciparvi in prima persona gli conferiva dimensioni sovrumane.”        

Tempi in cui l’unica informazione disponibile era diffusa dai comunicati di Radio Londra, ascoltati di nascosto e con le massime precauzioni, e anche i giovani dovevano adeguarsi per poter apprendere qualcosa sull’immediato futuro - celato quasi interamente rispetto alle cento possibilità dell’oggi! - e certo queste brevi e succinte notizie (spesso in codice) non erano affatto soddisfacenti…

L’elemento nuovo in quella che i due ragazzi ancora non si rappresentano come qualcosa di diverso da una semplice amicizia, era l’essere felici solo quando vicini, non avvertendo più il bisogno di scambiare parole con gli altri: essere divenuti, senza aver fatto nulla per ottenerlo, i preferiti e migliori compagni reciproci. Una semplice coppia affiatata che non “comprendeva” ancora il gigantesco nucleo interno, vitale come non mai e in veloce crescita, del tutto ignorato…

“Del resto non trascorrevamo più tutto il nostro tempo con loro; spesso e volentieri ce la svignavamo e facevamo lunghe passeggiate, oppure stavamo un po' da soli a chiacchierare o a non dire nulla: stare insieme era già più di qualsiasi conversazione.” 

Con il crescere Nikos scopre, tra le tante cose, anche il piacere solitario delle fantasie nel suo letto d’infanzia, e non potrebbe essere altrimenti. Ma l’equilibrio è in costante mutazione! Passo successivo, profittando della complicità della sera incombente e della vicinanza di lei, la gioia di abbracciarla senza occhi estranei a molestarli. L’occasione maestra si presenterà poi un pomeriggio in cui i genitori decidono di andare a far visita a parenti abitanti lontano. Nikos coglie la palla al balzo e, correndo a casa di lei, la prega di spostarsi nella sua. Lei acconsente senza timore, e si muove subito…

Il teatro delle azioni quindi diventa proprio la stanza di Nikos! 

I passi e i gesti accelerano, spinti anche dalla fugacità e dai pericoli nel primo imprevisto incontro di loro due soli, e quindi è come se, d’un balzo, essi debbano attraversare le tappe di un reale convegno amoroso, senza freni inibitori, come adulti già incatenati nelle vivide fiamme di una passione che solo ora ha la libertà di mostrarsi ed esplodere incontrollata. E, senza alcuna esperienza precedente, si incamminano verso i massimi livelli, quasi fossero amanti di vecchia data già esperti! I passi sono giganti, senza alcun turbamento a farli esitare, facendoli volare nel volgere di attimi al settimo cielo…  

“A poco росо, senza accorgercene, ci eccitammo di nuovo. Un lieve movimento delle dita, le nostre gambe che si toccavano, che si sfioravano, una carezza passeggera, tutta una serie di segnali discreti che recavano un messaggio inequivocabile. Lei si voltò verso di me e io le presi il viso tra le mani, le baciai la bocca con anelante ingordigia e le nostre lingue presero a rincorrersi. Poi, dopo averle ricoperto il volto di baci, con gesti febbrili le sbottonai il vestito, cercai di sfilarglielo sollevandole le braccia, e la mia bocca scese nell'incavo dell'ascella umida di sudore e la baciai anche lì, inebriato da quell'afrore eccitante.” 

Così, via via tutto accade... In breve lasso di tempo i due, felici e decisi come mai prima, abbandonano con gioia l’infanzia per entrare con decisione, ardenti e trionfanti, nell’età adulta. Massima la felicità di ciascuno, seducenti e dettagliate le descrizioni di Nikos…

Dopo non molto tempo, appagati gli impulsi pressanti, si avvicinano alla finestra con le persiame socchiuse per guardare il mondo esterno, per loro adesso molto mutato, ed ecco che subito sentono gli scoppi di un bombardamento vicino. Questo, con forza dirompente, squarcia l’aria e sconvolge gli animi, scuotendoli a reagire nel miglior modo appena appreso. Di sicuro il mezzo perfetto per poterli proiettare su un pianeta lontano, privo di esaltati contendenti infuriati, e in grado di accogliere nella propria magia i fortunati puri di cuore e innamorati al massimo grado…

Una speciale grazia li conquista celandoli in una nube remota e, dove gli altri - schiavi del terrore - sentono solo cadere bombe temendo di veder distrutta la propria casa, agli amanti viene concesso di scorazzare al di sopra di nubi salvatrici che li proteggono da ogni qualsiasi offesa. La potenza dell’amore vero - e questo lo sappiamo tutti, magari anche senza un’esperienza diretta… - può preservare da qualsiasi possibile male terreno!!!

“In quell'istante compresi che lei era mia, che nella mia vita avevo il dovere e la responsabilità indefettibile di renderla il più felice possibile, e che nessuno avrebbe potuto farle del male se non uccidendo me prima.”

Ma il peggio per il popolo ebreo doveva ancora toccare il massimo livello! Mettere la stella di Davide sulle case, sui negozi, sui vestiti indossati… il marchio indelebile in piena luce che sanciva una dannata differenza esistente solo nella testa degli inumani invasori! Poi vennero i divieti di muoversi, di viaggiare, di trasferirsi, quasi di respirare, e infine i campi di sterminio, fino a quando la falce della distruzione si abbattè finalmente, con enorme potenza purificatrice, sulle innumerevoli infamie naziste!

“Quando le voci in merito all’imminente rastrellamento e invio degli ebrei nei campi di concentramento divennero una certezza, mio padre propose a Jacques di nascondere Gioconda in casa nostra per tutto il tempo necessario, se loro fossero mai stati costretti a partire, poiché avevamo buone probabilità di non essere scoperti. Ma suo padre e sua madre, sebbene profondamente commossi dalla nostra generosità, rifiutarono categoricamente di separarsi dalla figlia. E quando le chiesi di non obbedire ai genitori e di restare con noi, anche contro la loro volontà, quando la pregai e la supplicai, quando le dissi che non aveva il diritto di sacrificare la sua vita, il nostro amore e i nostri sogni, lei mi rispose con serenità, con lugubre seraficità che sì, la sua vita lontano da me non avrebbe avuto alcun senso, se non per i ricordi che avrebbe portato con sé e per l'amore che avrebbe serbato, ma per lei era inconcepibile lasciare che la sua famiglia andasse incontro alla sorte mentre lei rimaneva indietro per salvarsi la pelle.     

Jacques è il padre di Gioconda. Nel 1943 la comunità ebraica di Salonicco (Grecia) verrà infatti deportata nei campi di sterminio e né Gioconda né la famiglia ne faranno mai ritorno…

Va reso pieno onore al nostro eccelso Kokantsis per la precisione e il tocco segnante delle sue magistrali parole che lasciano il lettore commosso al massimo grado nel profondo, ma anche appagato per l’aver appreso di un amore eccelso, magistrale e fiabesco, che, pur ricambiato all’eccelso, riesce a ricordare nella tempesta anche gli altri affetti, anch’essi fondamentali in ogni vita umana! L’infame chiusura purtroppo porrà un sigillo definitivo su una vicenda che avrebbe meritato ben altro dalla vita a seguire...

Sono convinto che la narrazione nasca da una esperienza vera e diretta dell’Autore, che la confida integrale - dall’inizio alla fine - come in una aperta confessione e, anche se molti non saranno in grado di apprezzarla appieno, il riconoscimento dei lettori più attenti lo compenserà sicuramente dell’immenso dolore sofferto con la perdita del breve dono celeste toccatogli in sorte…

"Fu la mia migliore amica dal giorno in cui imparammo a parlare fino a quello in cui, all'età di quindici anni, fu deportata dai tedeschi con tutta la sua famiglia.” 

“Le persone muoiono soltanto quando le dimentichiamo. Gioconda deve restare viva finché io avrò vita, e oltre. Viva come quando l'ho conosciuta e come l'ho vista sbocciare, con le mie carezze, con i miei baci.”

CHE GIOCONDA VIVA IN ETERNO !!!

 

Nikos Kokantzis: GIOCONDA

traduzione di Maurizio De Rosa

e/o 2026 – pp.128 - € 16,00

 

 

GIUGNO 2026

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