Pensieri ad alta voce
di Marisa Pumpo Pica
Ci hanno lasciato
Ci hanno lasciato... per rimanere… Sempre vivi... nel ricordo e nei nostri cuori. Quanti? Tanti. Troppi. E negli ultimi tempi, in modo particolare. Sembra una folla. Una lunga fila di persone che ancora ci salutano con la mano, da lontano. E il Tempo corre e fa il Giustiziere...
Anche gli affetti e le amicizie risentono delle alterne vicende della vita.
Per quanto concerne le amicizie, poi, alcune resistono, salde ed inossidabili, per tutta una vita, altre sono spazzate via e sembrano sciogliersi come neve al vento, per altre, ancora, un’altalena instabile, tra saluti, incontri fugaci e strette di mani in circostanze occasionali o particolari Nulla di più.
Chi, come me, ha avuto modo di conoscere molte persone e di intrecciare nella vita, ogni giorno, rapporti professionali e scambi culturali, non riesce più a contarli quelli che ci hanno lasciato e continuano a lasciarci, giorno dopo giorno Certo, gli anni che passano, le fragilità, l’accavallarsi delle cose e degli avvenimenti, che toccano ognuno di noi, tutto ciò fa sì che molte di queste persone, oggi dichiarate morte, forse lo erano già... per qualcuno? per pochi? per molti? non so... Non lo volevamo, non lo abbiamo voluto. Eppure capita. E su questo non ci resta che fare tutti mea culpa.
Napoli, ma forse non solo Napoli, è una città che dimentica. Napoli porosa la definì in anni ormai lontani, 1924, l’intellettuale tedesco Walter Benjamin in quel noto libro, scritto con la drammaturga Asja Lacis, di cui tanto si parlò e si parla ancora. In questa sede non è il caso di scivolare su quel terreno tanto complesso, di ricchi ed articolati contributi critici che hanno fatto di tale definizione una metafora, divenuta oggi una metafora della metafora…
Napoli, una città ricca di contraddizioni, una terra fra il pietroso e l’umano, che assorbe e lascia correre quanto ha assorbito, che dimentica e pure, come in questi giorni, vuole ricordare alcune sue perle, per non lasciarle soltanto nello scrigno dei ricordi. Ed ecco, allora, in ordine sparso e solo per citarle, con brevi note e per grandi linee, le ultime persone care che, quasi l’una dopo l’altra, ci hanno lasciato in questi giorni: Pietro Gargano, Padre Luigi Dini, Peppino di Capri, Luciano Somma, Nora Puntillo.
Ognuno di essi meriterebbe ben altro rispetto ad un breve commento, ma voglio ricordarli qui tutti insieme e non solo per motivi di spazio. La tristezza non ha la sua unità di misura nello spazio, ma nel tempo e nell’intensità delle emozioni. E noi nel tempo e con grande rimpianto li ricorderemo sempre. Chi ha dato deve essere ricordato, in ogni luogo, in vita e in morte. E non per un semplice debito di riconoscenza, ma per un moto irrefrenabile del cuore.
Pietro Gargano, una firma eccellente del giornalismo napoletano, e non solo, autore di varie opere, tra cui quella Nuova Enciclopedia Illustrata della Canzone Napoletana, Magmata Edizione.
Mi pregio di poterlo considerare grande Amico, personale. Con lui ho avuto il piacere di presentare moltissimi libri nelle varie librerie napoletane, in occasione degli incontri culturali organizzati dal Centro Cosmopolis, di cui è stato sempre un ospite particolarmente apprezzato.
Padre Luigi Dini, un sacerdote della mia Parrocchia, Santa Maria della Rotonda, e qui la parola sacerdote contiene tante sfaccettature che vanno dal docente di lettere all’educatore in senso lato, dall’uomo di eccezionale cultura al conferenziere dalla parola tanto accattivante che riempiva la Chiesa in quella famosa celebrazione della Messa domenicale delle 12,45. Vi accorrevano fedeli da ogni dove, anche da giù Napoli, come siamo soliti dire noi Vomeresi. Le sue omelie non erano soltanto prediche religiose corali, erano lezioni di vita, indicazioni di strade da percorrere, percorsi da intraprendere, progetti e scelte di vita da effettuare. Più generazioni di nonni, figli e nipoti lo hanno amato e seguito nel suo oratorio. Ma anche qui la parola oratorio è estremamente riduttiva, era un cenacolo culturale, una fucina di talenti, alcuni dei quali si sono, poi, affermati come attori di teatro e registi cinematografici. Su quest’ultimo aspetto del suo alto magistero rinviamo al commovente articolo di Antonio Fiore. (I ragazzi di Padre Dini, Il Mattino).
Peppino di Capri, ovvero Giuseppe Faiella. Molti autorevoli giornalisti ne hanno a lungo parlato e rimando, anche qui in particolare, al pregevole articolo di Antonio Fiore su Il critico maccheronico.it. Qui mi limito solo a sottolineare come questo nostro grande artista, grazie al suo orecchio assoluto, abbia cominciato a suonare e a cantare fin dalla tenera età di quattro, per le truppe americane, continuando, poi, dopo fervidi studi in Conservatorio, a coltivare e ad amare la musica e la canzone napoletana, per tutta la vita. Fra tradizione classica e contaminazioni rock. Egli, per molte generazioni di padri, figli, nonni e nipoti ha rappresentato la colonna sonora di incontri, amori, avventure e legami che hanno attraversato le loro vite.
Luciano Somma, persona colta ed apprezzabile. Scrittore, giornalista. poeta. Un’anima bella, nobile nel cuore e dai tratti sempre garbati e gentili. Ho avuto modo di conoscerlo perchè siamo stati insieme, in passato, nella giuria di alcuni Premi letterari, tra cui uno organizzato dal compianto Salvatore Tolino, altro grande Amico e poeta. Vecchi tempi. Antichi ricordi ! Gli uni e gli altri, però, sempre vivi nel cuore.
Eleonora Puntillo, ma per molti di noi semplicemente Nora, figura indimenticabile del nostro giornalismo. Ha collaborato con moltissime testate napoletane, e non solo. Colta, sensibile, determinata. E, soprattutto, una combattente, che non ha mai deposto le armi per l’affermazione dei diritti di ciascuno e per la realizzazione una società più giusta. Sono memorabili i suoi scritti sulla difesa dell’ambiente e le giuste rivendicazioni della donna Maestra di molte generazioni di giornalisti e scrittori., che, in questi giorni l’hanno ricordata con affetto, stima e riconoscenza infinita, come Marco De Marco. E anche qui rinvio ai tanti altri nomi di spessore, come quelli appena citati, che l’hanno ricordata, in questi giorni, sulla stampa quotidiana e sui Social.
Luglio 2026

