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CANI ALLO STADIO

CANI ALLO STADIO

 

di Peppe Iannicelli

 

Adesso che i cani possono entrare anche in ospedali e ristoranti perchè lasciare a casa il miglior amico quando si va allo stadio ? Perché non ululare insieme per la vittoria della squadra del cuore? Perché non leccarsi le ferite in caso di malaugurata sconfitta?

Ed allora via libera anche ai cani negli stadi. Chi è più fedele, più comprensivo, più sincero?

Purtroppo, però, gli impianti sportivi italiani sono pessimi per gli uomini, figuriamoci per i quadrupedi. Non ci sono aree attrezzate per poter condividere con il proprio cagnolino la passione calcistica; non c'è la sabbietta per i bisogni..... ma invero al San Paolo non ci sono neanche i gabinetti per le donne.

Come risolvere, poi, il problema della card ? Basta quella del padrone, oppure anche il cane deve avere la sua personale? Certo una differenza c'è se fuffy è un pit-bull oppure un chihuahua. E la museruola, se neanche i caschi possono essere introdotti allo stadio? Insomma, la vedo complicata nonostante che il dog-pride sia ormai dilagato ovunque, persino alla Città della Scienza di Bagnoli, a Napoli, dove è stata organizzata una giornata open per fido ed i loro padroni.

Alberghi, spiagge, piscine, musei, discoteche, vettori, centri commerciali assecondano l'affetto tra il cane ed il suo padrone che mai e poi mai vorrebbe separarsi da lui.

Solo il calcio è in drammatico ritardo e non si decide ad adeguarsi. Sarebbe bello che uno spicchio di tribuna fosse riservato ai quattro zampe.

Non solo i cani, naturalmente. Anche gatti, canarini, pitoni, pesci rossi hanno diritto a vedere la partita. A volte si vedono in campo certi somari, con tutto il rispetto, al cui cospetto quelli veri sono modelli d'eleganza e capacità.

Per non dire degli spalti abitati – talvolta – da bestie bipedi ben più feroci di una tigre del bengala.

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