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NAPOLI PRIMA DI NAPOLI

 

di Antonio La Gala

 

La presenza dell’uomo in Campania è documentata in quasi tutta la regione dall’età della pietra, ma in maniera disordinata. Sostanzialmente si sa che ad una popolazione primitiva indigena, denominata tirrenica, si sovrapposero, non oltre il sec. XI a. C., gli Opici, di lingua indoeuropea, che abitarono la pianura fra i fiumi Garigliano e Sele.

Per quanto riguarda poi i più antichi insediamenti umani nel Golfo di Napoli e nel suo immediato entroterra, non è possibile tracciarne un quadro d’insieme perché i frammenti archeologici rinvenuti un po’ qua e un po’ là non sono fra loro correlabili in definiti sistemi culturali, idonei a tracciare detto quadro.

Inoltre sono incerte, lacunose e spesso discordi le fonti storico-letterarie.

Si presume che fra il IX e VI sec. sulle coste napoletane affluissero Greci alla ricerca di nuove basi nel Tirreno, permeando della loro civiltà tutta la costa, ma senza tentare mai una penetrazione verso l’interno.

Praticamente niente di sicuro si sa fino all’VIII sec. a. C. quando (qui non ne parleremo perché è materia nota), troviamo a Pithecusa (Lacco Ameno) un avamposto commerciale stabile di Greci.

Il profilo delle coste e delle colline napoletane doveva essere familiare ai primi marinai greci che si addentrarono nel golfo, superando Ischia e Capri. Partendo da Ischia, intorno al 725 a. C. fondarono Cuma, per meglio spingersi con i loro commerci verso il Lazio e l’Etruria meridionale; Pozzuoli e sulla collina di Pizzofalcone l’abitato denominato Partenope (VIII-VII sec. a. C.), dove finora, tranne la necropoli di via Nicotera, non è stato trovato nessun reperto archeologico per la sua scarsa densità abitativa e la sua breve durata; e infine  Neapolis (470 a. C.).

Ma prima di Pithecusa, Cuma, Partenope e Neapolis, a Napoli e dintorni che cosa e chi c’era?

Il Golfo, al centro delle rotte del Mediterraneo, con clima mite e con una  costa che offriva a chi proveniva dal mare  ripari e ormeggi protetti da colline e da monti, sicuramente era costellato di insediamenti fin dai tempi remotissimi, soprattutto in prossimità delle grotte sul mare.

Reperti preistorici sono stati trovati nelle grotte di Capri e di Sorrento.

Si può quindi presumere che, già prima della guerra di Troia, sulla costa del Golfo ci siano stati, a ondate, sbarchi di rozzi avventurieri del mare, come i Pelasgi, che Tucidide riteneva progenitori dei Greci.

Nell’entroterra campano vivevano popoli definiti “italici”, come i Sanniti, i Caudini, gli Irpini, questi ultimi chiamati “uomini-lupo” dalle pur rozze popolazioni confinanti.

Correlando le cose si può supporre che nell’area napoletana convivessero, in piccoli nuclei separati, vicino al mare, in grotte o lungo la spiaggia, popoli provenienti dal mare, pescatori, gente che commerciava con altra gente insediata sulla costa, mentre nell’entroterra, e perciò culturalmente meno aperti, vivevano gruppi di popolazioni italiche autoctone. 

Per quanto riguarda la città di Napoli, in mancanza di certezze storiche ci si affida a leggende, come quella che favoleggia di Partenope, la sirena sconfitta da Ulisse, che le onde del mare depositarono su una spiaggia napoletana.

Sarà Partenope, l’insediamento di Pizzofalcone che prese il nome della sirena, a introdurre la città nel racconto della Storia e sarà la leggenda della sirena a rendere Napoli una città ancora oggi immersa nel mito. Qualcuno ad esempio osserva che mentre gli abitanti di altre città vengono indicati anche con aggettivi derivati dai loro santi protettori - i bolognesi sono anche petroniani da San Petronio, i milanesi ambrosiani, da Sant’Ambrogio – i napoletani sono eternamente partenopei.

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