SUL MOVIMENTO DEI “FORCONI”
QUALCHE RIFLESSIONE
di Luciano Scateni
Chi c’è nel movimento dei “forconi” che occupa sedi stradali, snodi ferroviari, vie cittadine? L’esercito della contestazione comprende autotrasportatori, contadini, disoccupati, cassintegrati, giovani in cerca di futuro, massaie disperate, studenti, piccoli e medi imprenditori strozzati dalle tasse. E’ il nucleo di un esercito che marcia in ordine sparso, senza una guida certa e con l’obiettivo di ghigliottinare il governo. Questo tipo di rabbia è poco comprensibile: caduto questo governo cosa? Un altro esecutivo, elezioni anticipate? Cambierebbe poco o nulla nella prima e nella seconda ipotesi se è vero che i contestatori ritengono la classe politica nel suo insieme inadeguata ad affrontare il gravissimo tema della crisi che ha ridotto in povertà larga parte del Paese. Caduto un governo se ne dovrebbe eleggere un altro e probabilmente con gli stessi politici che guidano in questo momento l’Italia.
Il magma dei “forconi” non ha un progetto e neppure rivendicazioni particolari, richieste concrete. Se si possono condividere rabbia ed esasperazione, è però difficile confrontarsi con un movimento senza obiettivi concreti. Detto questo, farebbe bene il governo ad ascoltare le anime della contestazione e farebbe anche meglio a discernere, a individuare tra chi protesta con sacrosanta ragione e chi si infiltra nelle manifestazioni per provocare incidenti. L’Italia non può sopportare a lungo blocchi stradali e violenze.
Il problema di fondo rimane la capacità del governo di uscire dalla fase di un’austerità rigida, servita a risanare finanziariamente il Paese, per dar vita alla ripresa economica che vuol dire lavoro, rilancio del potenziale produttivo, provvedimenti per i disoccupati e i giovani, risorse per ricerca e innovazione. Su questi temi dovrebbero battersi i “forconi” e per farlo è indispensabile organizzare la protesta in movimento omogeneo, individuare i leader, emarginare chi tenta di trasformare la protesta in atti di terrorismo urbano.

