LETTA, NAPOLITANO E I PROPOSITI PER IL NUOVO
ANNO
di Annamaria Riccio
A Natale siamo tutti più buoni ed anche i massimi esponenti di governo hanno cercato di dare il meglio di sé nelle performances televisive di queste feste.
Lunedì 23 dicembre, ore 11, portone di accesso all’auletta dei gruppi parlamentari di Montecitorio: sono in attesa di entrare insieme ai miei colleghi, nel luogo dove si è poi tenuta, secondo consuetudine, la conferenza di fine anno del Presidente del Governo Enrico Letta, con i giornalisti. Sono accreditata come consigliere dell’Ordine dei Giornalisti e, mentre attendo che si aprano le porte, passa la solita vecchietta inviperita, che ci scarica una miriade d’insulti, scambiandoci per politici. Ce li teniamo dignitosamente, anche perché non ci sentiamo direttamente coinvolti (diceva il grande Totò ”Che so’ Pasquale io?”). Dopo i controlli del caso, entriamo in sala e, con leggero ritardo, si vede avanzare il Premier, insieme al Presidente dell’Ordine, Enzo Iacopino. Molto controllato e tranquillo in apparenza, di sicuro ha cercato di nascondere dietro quel viso che porta ancora i segni di un’acne giovanile, la tensione per il faccia a faccia che gli si presenta per la prima volta con tutti i giornalisti delle maggiori testate e reti nazionali. Dopo l’introduzione di Iacopino sulla crisi di lavoro nel settore giornalistico, il precariato e la diffamazione, Letta ha esordito con un pensiero a Giuseppe Giangrande, il carabiniere ferito durante il giuramento dei ministri, il 4 aprile scorso. Ha continuato evidenziando la svolta generazionale che si è avuta con la presenza di quarantenni alla guida del Governo, auspicando che la stessa si possa verificare per i giovani tutti del Paese.
Martedì 31 dicembre: mentre siamo tutti a tavola in attesa di addentare il tradizionale cotechino, vediamo in tv uno scarno e canuto Napolitano che, dietro un tavolo del suo studio, che la dice tutta sulla sua buona volontà di non porsi in maniera cattedratica alla sua scrivania, cerca di impostare un discorso confidenziale del tipo ”Ditelo a Giorgio”, rispondendo direttamente ad alcune delle lettere che gli sono pervenute. Personalmente, provo molta tenerezza per quest’uomo che sta mettendocela tutta per mantenere un’Italia con gli spilli, in attesa che venga un buon sarto a cucire il vestito con il quale sta cercando di coprire il Paese. ”E’ stato un anno difficile il 2013, forse il più difficile. Ma è proprio per questo che il 2014 sarà un anno importante, l’anno della svolta”, queste all’incirca le parole del nostro Presidente.
Credo che “Svolta generazionale” e “Anno della svolta” rappresentino le tematiche fondamentali per il futuro del nostro Paese. La prima definisce un cambiamento nei ruoli istituzionali a favore di una classe più giovane, ruoli che si proiettano nel ricambio generazionale nei vari settori lavorativi, consentendo un maggiore livello occupazionale. La seconda, è l’attuazione della prima in un futuro molto prossimo, che presto venga a lenire le sofferenze di un’Italia portata sull’orlo di un baratro. Non so se trattasi delle solite e scontate promesse che non trovano riscontro, ma io voglio crederci e penso che, come me, vogliano crederci tutti.

