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Miti napoletani di oggi.17

LA TANGENZIALE

 

di Sergio Zazzera

 


Correva l’anno 1853, quando Ferdinando II commissionò all’architetto Errico Alvino il progetto per la realizzazione di un collegamento viario veloce tra la zona orientale di Napoli e quella occidentale, che corresse alle pendici della collina di San Martino, proprio dove le fonti iconografiche attestano che fosse posto l’originario confine superiore della città, segnato dalla cinta muraria. Anzi, con un rescritto del 31 maggio 1853 il monarca dettò anche una serie di prescrizioni in materia di tutela paesistica, vietando, fra l’altro, l’edificazione lungo il lato a valle di quella strada; prescrizioni poi puntualmente disattese nei fatti. Fu così che la capitale del Regno del Sud ebbe, quale sua prima “tangenziale”, il “corso Maria Teresa”, così denominato in onore di Maria Teresa d’Asburgo Lorena, seconda moglie del re. E, mutato il nome in “corso Vittorio Emanuele” dopo l’Unità d’Italia, quella strada assolse il proprio compito con dignità per lungo tempo, poiché il volume di traffico della città si mantenne sostanzialmente invariato per decenni, anche dopo l’urbanizzazione della collina del Vomero.

Col trascorrere del tempo, però, e soprattutto dopo il secondo dopoguerra, l’incremento di quel traffico si manifestò in maniera sempre più incalzante, al punto che nel 1968 fu decisa la realizzazione della Tangenziale est-ovest di Napoli, il cui primo tratto fu inaugurato quattro anni dopo, mentre il completamento si ebbe soltanto nel 1992. Ma questa volta il progetto non fu ispirato da una lungimiranza analoga a quella dell’opera precedente, poiché non fu tenuto in alcuna considerazione il carattere esponenziale della crescita del traffico, reso già evidente dai fatti, mentre alcuni svincoli (e particolarmente quelli di Vomero, Camaldoli e Arenella) furono aperti in pieno centro abitato, così che la confluenza dei veicoli in uscita nel flusso di circolazione urbana è venuta a determinare l’intasamento di quelle uscite. Per non dire dell’estrema pericolosità dello svincolo della Zona ospedaliera, posto immediatamente a ridosso dell’ingresso dell’Arenella, con conseguente taglio reciproco delle due correnti di traffico.

Dov’è, dunque, il “mito” della Tangenziale, ovvero il suo falso linguaggio? Senz’alcun dubbio, nell’averne sbandierato la potenzialità liberatoria della rete viaria urbana dalla morsa della circolazione veicolare – peraltro, realizzatasi realmente soltanto in parte –, senza considerare che l’eccessiva “tangenzialità” dell’arteria a centri di elevata densità abitativa avrebbe respinto – com’è in realtà accaduto – verso la stessa, a mo’ di tappo, il volume di veicoli in uscita, provocando anche il rallentamento del flusso di quelli che continuavano a percorrerla.

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