QUANTE MEMORIE DA RICORDARE
di Annamaria Riccio
Il 27 gennaio è la giornata che ci riporta a tutti gli orrori del nazismo. E’ il momento durante il quale si ripercorre, attraverso un pensiero condiviso dall’Europa e dal mondo intero, la crudeltà, il fluire della ferocia su innocenti e indifese vittime della mattanza. E’ il genocidio più efferato che la storia ricordi. Ma quante altre “memorie” da celebrare, quanti altri crimini da ricordare, quante lacrime ancora da versare, per attestare il diritto alla vita? Queste sono stragi documentate. Ogni giorno, in ogni parte del mondo, migliaia di bambini senza una casa, una famiglia, né cibo, né altro, sono preda della ferocia degli adulti, che approfittano di una condizione di povertà ormai radicata nei paesi sottosviluppati e che neanche viene riportata. E che dire delle donne stuprate, torturate, di creaturine massacrate da folli lasciati in libertà. In ogni momento, chiunque, potrebbe essere (sic!) protagonista di una tragedia. La memoria, quella vera, è il proponimento e, più di tutto, la determinazione a prendere posizione concreta nel contrastare e prevenire ogni forma di violenza. Capisco che non è facile intuire ciò che potrebbe accadere, ma leggi destabilizzanti e una forma di intervento, che sia coercitivo ai fini di qualunque forma di violenza, potrebbe almeno essere un deterrente per limitare il dilagare delle atrocità che ci apprestiamo a ricordare. Siamo in una società dove i potenti mezzi tecnologici possono in questo, aiutare a scoraggiare tante azioni folli: la storia mette le basi per costruire il futuro.
Che l’olocausto non sia nella nostra mente solo un giorno all’anno, ma un martirio che ci porti ad evitare che altri sacrifici umani siano tristemente commemorati.

