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Miti napoletani di oggi.21

Il CENTRO DIREZIONALE

 

di Sergio Zazzera

 


Il Centro direzionale di Napoli, comprensorio di grattacieli unico in Italia e nell’Europa meridionale, nasce come cittadella degli uffici pubblici attigua al quartiere di Poggioreale, su progetto sviluppato dall’architetto giapponese Kenzo Tange nel 1985 e realizzato nel volgere di un decennio. Le piazze multiformi, le fontane e l’avveniristica chiesa, disegnata da Pier Luigi Spadolini, tutte dislocate lungo l’ampio asse viario centrale e le strade laterali, riservati, l’uno e le altre, esclusivamente al traffico pedonale, avrebbero dovuto caratterizzare in positivo il complesso, in uno con i parcheggi, le scale mobili e le strade sottostanti, destinate ad accogliere il traffico veicolare.

Il mito, viceversa – o, se si preferisce, il fumo negli occhi – del Centro direzionale napoletano consta di una componente visibile e di una invisibile. La prima è costituita dal degrado della rete stradale sottostante, connotata da scarsa illuminazione, da cattiva manutenzione, dalle scale mobili per lo più fuori uso e da segnaletica talvolta contraddittoria, oltre che dalla presenza di soggetti senza fissa dimora, contenti di trascorrervi la notte al coperto, benché tra i rifiuti che vi si accumulano.

A sua volta, la componente invisibile consta, oltre che delle interferenze televisive provocate negli edifici circostanti dall’altezza dei “grattacieli”, soprattutto del lento e impercettibile sprofondamento dell’intera area, costruita su falde acquifere, che qualcuno, con particolare benevolenza, asserisce non essere destinato a compromettere la stabilità delle strutture, il che potrebbe non rispondere a verità sulla lunga distanza temporale, ma tanto, chi vivrà, vedrà.

Eppure, si pensi che già nel 1930 Manfredi Franco, architetto e pittore leccese (1883-1968) trasferitosi a Napoli nel 1907, aveva immaginato e disegnato una Città futura, che si sviluppava su più piani paralleli, funzionali rispettivamente al traffico veicolare, a quello ferroviario, a quello pedonale e perfino all’atterraggio di aerei, che anticipava in qualche modo il progetto di Tange, ma con elevate probabilità d’inesistenza dei problemi che quest’ultimo ha manifestato.

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