IL PIAZZALE DI S. MARTINO
di Antonio La Gala

I due monumenti più rappresentativi del Vomero, la Certosa di S.Martino e Castel Santelmo, si affacciano su uno spazio panoramico, il Piazzale di S.Martino, definito da Ernesto Murolo ”loggia ca ‘nciel fravecata sta”.
Il piazzale e il suo collegamento con Via Tito Angelini hanno assunto l’attuale assetto nel 1930, al termine di interventi che si succedevano dalla fine dell’Ottocento.
In precedenza, per accedere al complesso monumentale, si passava per un portale ricco di lapidi, stemmi, dopo il quale si trovavano muretti con feritoie per i cannoni che dominavano la città, garitte per sentinelle, viottoli per raggiungere la fortezza, davanti alla quale l’attuale zona del piazzale era circondata da una possente murazione. La via d’accesso era un ripido sentiero stretto e tortuoso che correva fra gli spalti tufacei del castello e le costruzioni sorte sul margine opposto della via, sentiero ulteriormente ridotto nella sua parte inferiore.
Il modesto piazzale che si apriva davanti all’ingresso della Certosa, era in gran parte occupato dalla rampa d’accesso al castello, costruita in prossimità della facciata della Certosa, ed era luogo di stazionamento e manovra dei carri militari in servizio al carcere militare, funzione a cui era adibito il castello.
Con l’abbattimento delle vecchie casupole, muraglioni, bastioni, ecc. si ricavò una nuova strada lunga 215 metri e larga 15, ed il nuovo Piazzale di 66 metri per 28. La facciata della Certosa, liberata da rampe d’accesso al forte e da altre costruzioni, fu prolungata per mantenere intatta la linea originaria, e vi si ricavò una fila di botteghe.
Fino ad alcuni decenni fa a S.Martino si fermavano per l’intera giornata folle di turisti, come attesta il sorgervi di ristoranti e di numerosi negozi di souvenirs, in particolare di oggetti di corallo lavorato. Il degrado della città nel dopoguerra ha allontanato i turisti e messo in crisi le connesse attività.
Sul fondo del piazzale si trova una Chiesa costruita nel 1590 e poi ammodernata nel 1623 da Cosimo Fanzago, l’ultimo artefice della ristrutturazione della Certosa.
La chiesa viene comunemente chiamata “ la Chiesa delle donne” perché fu costruita “per dar comodità alle donne di ascoltare la Messa nel giorno festivo del Santo (S.Martino), essendo stato proibito dalla Santa memoria di Giulio secondo (il Papa) e S. Pio V, che non potessero, in virtù di licenze apostoliche, entrare nella chiesa di dentro per guadagnare l’Indulgenze; ma che quelle guadagnassero con mandar alla detta chiesa le limosine”.
All’inizio della balaustra che si affaccia sul panorama della città, comincia la scalinata della Pedamentina, una discesa che collega S.Martino con il Corso Vittorio Emanuele, dalle parti dell’ex Ospedale militare.

