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Miti napoletani di oggi.23

ARTURO COLLANA E IL “SUO” STADIO

 

di Sergio Zazzera

 


Credo che nessuna persona di buon senso intitolerebbe a Beppe Grillo il palazzo di Montecitorio; eppure, c’è stato chi ha intitolato lo stadio del Vomero ad Arturo Collana, il che, con un briciolo di conoscenza della storia, si sarebbe potuto – direi, anzi, dovuto – evitare. Ma mi spiego.

Nel 1927 presero il via i lavori di costruzione dello stadio collinare, cui, dati i tempi, toccò la denominazione di “Littorio”. Nel frattempo, gl’ingegneri napoletani Amedeo d’Albora e Camillo Guerra, che avevano progettato, quale soluzione alternativa, la realizzazione di un complesso polisportivo alla “Litoranea” (oggi via Acton), previa demolizione delle strutture – borboniche, si badi – dell’Arsenale di Marina, pubblicarono l’opuscolo: Lo stadio in Napoli alla Litoranea, nel quale alla loro breve relazione sul progetto fa seguito il testo integrale di due articoli di Arturo Collana, apparsi sulla Gazzetta dello sport, rispettivamente, il 3 giugno e il 2 luglio di quel medesimo anno. Nel primo di essi, dal titolo: Napoli reclama uno stadio. Il progetto attualmente in esame, l’autore, dopo avere definito «geniale e magnifico» il progetto di d’Albora e Guerra, e dopo avere intravisto nella realizzazione della struttura vomerese un «ostacolo» allo stesso, osserva come «spendere una somma enorme per quel campo, non certo ideale per la sua posizione fuori mano, costituirebbe un grosso errore e troncherebbe ogni possibilità… di dare a Napoli il suo Stadio, di cui ha diritto e bisogno».

Peraltro, a fare compagnia a Collana provvede l’articolista che si trincera dietro lo pseudonimo di “Partenope”, il quale, dalle colonne del numero del 18 luglio 1927 della testata milanese Sport, scrive che «il Campo al Vomero, che è già costato un centinaio di biglietti da mille per la sola livellazione del suolo, per essere completato secondo il progetto, richiede una spesa di quattro milioni… ma sarebbe sempre una mezza misura, perché… il Vomero, data la sua posizione in collina, è di difficoltosissimo accesso». Sulla medesima lunghezza d’onda, poi, si collocano anche il Corriere di Napoli del 30 maggio 1927, il fascicolo n. 6-7 degli Annali del Sindacato Fascista Ingegneri e Il Mattino del 13-14 luglio dello stesso anno, che titola: Per lo Stadio sportivo cittadino. E addirittura, nel numero del 20 giugno 1949 di quel medesimo quotidiano, mentre ci si appresta a mettere mano alla costruzione dello stadio San Paolo, il progetto di d’Albora e Guerra viene riesumato, sotto il chilometrico titolo: Tanto per cambiare, anche per lo stadio partenopeo, come per tanti altri problemi napoletani, siamo in alto mare.

Ma veniamo, infine, al mito: il nome di Arturo Collana campeggia oggi sulla targa posta all’ingresso di quello stadio «non certo ideale per la sua posizione fuori mano», che costituiva, a suo avviso, un «ostacolo» alla realizzazione di un complesso polisportivo in mezzo al mare, che oggi si troverebbe a un passo dalle strutture portuali, in pieno e trafficato centro cittadino.

(Maggio 2014)

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