PIETRE AI GABBIANI
di Sergio Zazzera

Il lancio degli oggetti di cui al titolo costituisce, in un modo di dire popolare napoletano (menà’ prèt’ê ggavine), il termine di paragone delle attività improduttive e, dunque, anche quella di chi si affanna, nel corso delle campagne elettorali, a cominciare da quella in atto, a promettere all’elettorato la promozione di un referendum popolare per deliberare l’“uscita dall’euro”.
In proposito, sarà utile ricordare che il regime monetario unico europeo fu deliberato dagli Stati contraenti col trattato stipulato a Maastricht il 7 febbraio 1992 e con i suoi trentatré allegati; trattato, la cui ratifica fu autorizzata dal Parlamento italiano con la legge 3 novembre 1992, n. 454.
Ebbene, l’articolo 75, comma 2, della Costituzione italiana esclude espressamente dalle materie che possono costituire oggetto di referendum abrogativo le leggi di ratifica di trattati internazionali, qual è, per l’appunto, quella poco più sopra menzionata. E tale esclusione è determinata dalla necessità che la volontà di abrogazione di tali leggi sia supportata da cognizioni tecniche, che solitamente mancano nell’uomo comune.
Non v’è dubbio che l’inammissibilità di un referendum non osti alla raccolta delle firme, necessaria per avanzarne la richiesta; è evidente, però, che la Corte costituzionale non potrà che dichiarare tale inammissibilità, il che vanificherà quell’attività preparatoria, che oltre tutto ha anche un costo economico non indifferente.
Dunque, la promessa di promuovere il “referendum abrogativo dell’euro” ha tutto l’aspetto di quella che i napoletani definiscono sparata ed è assimilabile, in tutto e per tutto, all’attività di quei furfanti, che in alcuni quartieri popolari di Napoli tentano di vendere ai malcapitati la confezione della telecamera che, in realtà, contiene un mattone.
(Maggio 2014)

