FOTOGRAFARE L’ARTE
di Sergio Zazzera
Sono stato di recente in Francia e in Spagna, dove ho visitato musei e monumenti, e soprattutto li ho abbondantemente fotografati, senza che nessuno si sia opposto; tutt’al più mi è stato chiesto di non usare il lampo e, addirittura, nella Sinagoga parigina di rue Pavée mi è stato suggerito di recarmi sul ballatoio superiore, dal quale avrei potuto scattare foto migliori (inutile dire che ho accolto il suggerimento).
Sempre in tempi recenti, sono stato anche a Firenze, a Pisa, a Palermo, ad Assisi, tutte località nelle quali di foto d’interni di chiese e monumenti neanche a parlarne: ricordo sempre, anche dopo anni, un parroco di Ferrara, il quale mi consentì di fotografare la sua chiesa, aggiungendo: «Tanto, non me ne porta via un pezzo»; un’eccezione che conferma la regola.
Oggi, però, il Governo ha finalmente posto riparo a questa assurda “sindrome della fotografia”, almeno per la parte di sua competenza, vale a dire per i beni delle istituzioni civili: il 1° giugno, infatti, è entrato in vigore il decreto legge 31 maggio 2014, n. 83, rubricato: «Disposizioni urgenti per la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo», il cui articolo 12, che titola: “Misure urgenti per la semplificazione in materia di beni culturali e paesaggistici”, contiene un comma 3 assolutamente innovativo. In esso, infatti, si legge: «Al fine di semplificare e razionalizzare le norme sulla riproduzione di beni culturali, al Codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004 e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modifiche (omissis): b) all’articolo 108, dopo il comma 3, è aggiunto il seguente: 3-bis. Sono in ogni caso libere, al fine dell’esecuzione dei dovuti controlli, le seguenti attività, purché attuate senza scopo di lucro, neanche indiretto, per finalità di studio, ricerca, libera manifestazione del pensiero o espressione creativa, promozione della conoscenza del patrimonio culturale: 1) la riproduzione di beni culturali attuata con modalità che non comportino alcun contatto fisico con il bene, né l’esposizione dello stesso a sorgenti luminose, né l’uso di stativi o treppiedi; 2) la divulgazione con qualsiasi mezzo delle immagini di beni culturali, legittimamente acquisite, in modo da non poter essere ulteriormente riprodotte dall’utente se non, eventualmente, a bassa risoluzione digitale».
Da oggi, dunque, tutti potranno fotografare liberamente all’interno di musei e monumenti di proprietà dello Stato e di altri enti pubblici – inclusi quelli amministrati dal Fondo per gli edifici di culto –, purché senza l’impiego di flash e treppiedi. L’unico rischio è quello che il decreto possa decadere, se non sarà convertito in legge dal Parlamento entro il 30 luglio prossimo; credo, però, che l’ipotesi sia assolutamente remota.
(Giugno 2014)

