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RICORDANDO CARLA FRACCI

 

di Mariacarla Rubinacci

 

 

Per il mese di gennaio il Teatro San Carlo ha in cartellone “Lo Schiaccianoci”, il balletto di Cajkovskij. Senza togliere pregio al ballerino Picone e a tutto il corpo di ballo del teatro, mi accompagna sempre il ricordo di aver visto ballare in questa pièce l’indimenticabile Nureiev con la grande Carla Fracci.

Il 20 agosto 2014 la danzatrice ha spento le candeline dei suoi 78 anni. La “milanesina”, come la chiamano ancora oggi,  una delle più grandi ballerine dei nostri tempi, ha varcato la soglia della vecchiaia pur avendo un fisico che non lo rivela, sappiamo infatti che le danzatrici mantengono più a lungo i caratteri della giovinezza, ma soprattutto Carla Fracci non ne ha i tratti per quello che sente e che fa.

Ho letto il suo libro “Passo dopo passo. La mia storia” e ho scoperto la donna Fracci dopo aver ammirato e amato l’etoile.

In lei è totale l’assenza di malinconia, che diventa il motore per dare vita alle sue  innumerevoli iniziative rivolte a credere nel futuro dei talenti nascosti di cui si avvale il nuovo nella danza. La stessa ballerina Anbeta Toromani, oggi etoile del San Carlo, la annovera fra le sue maestre.

Carla Fracci ha sempre asserito che la sua arte doveva essere per tutti e non  per i soli competenti, pur avendo danzato nei più stimati teatri del mondo senza disdegnare partecipazioni in piccoli centri di provincia. Ella ricorda con affetto il percorso che l’ha vista accanto al maestro Nureiev, sottolineandone l’aggressività amalgamata all’angoscia per la mancanza di affetti e di calore domestico: “Io ho il teatro, ma tu hai la famiglia”. La rara umiltà è stata e lo è ancora la veste che ha sempre ricoperto l’esile corpo della Fracci, la leggerezza delle sue Giselle, la drammaticità delle Giuliette hanno riempito i miei e gli occhi di tanti nel mondo, i suoi volteggi hanno  sparso profumo nei teatri più prestigiosi e i suoi ricordi riportati nel libro sono la ricchezza di un passato che si fa presente.

Ho anche avuto il privilegio di averla ammirata proprio in scena al teatro San Carlo in “Filumena Marturano ballet”, dove una poltrona in centro scena accoglieva la leggerezza delle sue movenze in mezza punta che risaltavano le sue doti notevoli di mimica e di drammaticità

Ricordarla oggi per me significa dare smalto alla costanza rigorosa, alla serietà nel lavoro, all’umiltà, tutte qualità che l’hanno contraddistinta e che posso essere di spinta per una crescita leale a coloro che la vorranno conoscere per la prima volta leggendo le pagine del suo libro. Auguri Carla Fracci.

(Ottobre 2014)

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