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IL MONDO CAMMINA

IL MONDO CAMMINA

 

di Mariacarla Rubinacci

 

Il mondo è sempre stato in cammino: popoli migranti, famiglie emigranti, esodi di masse in fuga, stranieri in cerca di patria per non sentirsi più tali, carovane forzate, fughe dalle guerre, clandestini.

Queste le tessere che compongono il mosaico del cammino, delle radici strappate, del futuro da ricostruire, della ricerca di vita dove la morte falcia le speranze.

Si ode la voce che arriva con il vento che si solleva: “vado…andiamo…parto..”…

E allora ecco apparire i diritti violati, ecco la ricerca di riconoscimento umano, ecco la pelle che si mescola ad altra pelle. E’ una schiera di burattini manovrati da fili criminali, che recita una storia che nessuno vorrebbe mai vedere, ma che è lì, sulla scena del mondo in movimento.

All’orizzonte di un mare senza colpe le carrette del mare traboccano di disperati, le onde inghiottono corpi stanchi, aggrappati a gommoni sgonfi, containers bui e soffocanti nascondono occhi impauriti, doppi fondi di pesanti tir, che arrancano verso un confine, trasportano clandestini con il solo documento dove è scritto: “speranza”.

Il mondo cammina e ogni passo è marcato dalla sua orma, dove affondano i corpi di molti disgraziati, morti prima di vedere la meta della nuova vita.

L’occidente inghiotte l’oriente, il più prossimo, il più lontano che siano. È la miscela di razze che ha scritto le pagine bibliche, che approda sulle coste di Lampedusa, che valica frontiere, alte come muri di cemento.

Il mondo cammina, instancabilmente, come eterno è il movimento cosmico del pianeta. Il suo colore azzurro si macchia del rosso del sangue, versato per la speranza di chi non arriva, si stria del nero della pelle di giovani, bramosi di vita, si tinge del giallo di frotte, trasportate come schiavi dello sfruttamento criminale, risuona di vagiti innocenti di chi nasce dagli stupri di massa, si riscalda con la fiamma di falò, accesi lungo i cigli delle strade, che illuminano gambe velate di calze a rete.

E con il suo procedere travolge anche noi che non soffriamo, che abbiamo davanti una strada pulita, che crediamo di essere immuni dal pericolo del dolore, che guardiamo in tv le immagini della povertà e diciamo: “poverini”, che ci indigniamo di sentirci implorare: “ mama, una moneta…” , che crediamo sia lontano quel mondo che non ci appartiene.

Ma il mondo cammina e con lui camminiamo tutti.

(Marzo 2015)

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