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I FURTI ALLA SCUOLA “MAIURI”

I FURTI ALLA SCUOLA “MAIURI”

 

di Sergio Zazzera

 

 

Durante il mese di febbraio scorso, i “soliti ignoti” hanno messo a segno due incursioni notturne nella sede della scuola media “Maiuri”, distanziate fra loro di pochi giorni e finalizzate al furto di strumentazione digitale; in uno degli episodi, inoltre, qualcuno dei ladri dev’essersi anche ferito, poiché sul pavimento sono state rinvenute tracce di sangue, che hanno reso ancor più necessaria la disinfezione dei locali. E, durante l’esecuzione delle operazioni di disinfezione, i giovani studenti della scuola hanno manifestato pubblicamente, in piazza Medaglie d’Oro (v. foto), per sollecitare l’attenzione dell’opinione pubblica. Ebbene, non so chi abbia ideato tale manifestazione, ma, chiunque egli sia, credo che abbia sbagliato obiettivo, come proverò a spiegare.

L’ingresso della scuola Maiuri, in via Vincenzo Mosca, 43, è stato ingabbiato, già da diversi anni, mediante un’inferriata di protezione, coperta da una soletta posta, all’incirca, all’altezza dei balconi del primo piano, le cui vetrate sono protette, a loro volta, da semplici serrande avvolgibili, in maniera tale, che, dopo avere impedito l’accesso dalla porta, lo si è facilitato dalla finestra. All’interno dell’edificio contrassegnato dal civico n. 39 di quella stessa strada, poi, vi è un’uscita di sicurezza della scuola, chiusa da una porta di alluminio anodizzato e vetro, che, oltre ad agevolare il deflusso dall’interno, in caso di pericolo, facilita anche l’accesso dall’esterno, a chi sia munito di un semplice cacciavite e di cattive intenzioni. Dunque, finché i ladri – il cui mestiere, come si sa, benché malauguratamente, è quello di rubare – saranno agevolati nell’esercizio della loro attività da uno stato dei luoghi del tipo di quello qui descritto, privo di una seria blindatura e di ogni altra valida difesa, il destinatario di qualsiasi forma di protesta non potrà essere individuato in altro soggetto, se non nel Comune di Napoli, proprietario di quella sede, che, in tale sua qualità, dovrebbe apprestare tutte le necessarie forme di protezione dei relativi locali e dei beni ivi custoditi. Mi rendo conto che il mondo ideale sarebbe quello nel quale non esistessero problemi siffatti (ovvero: non esistessero ladri), ma credo anche che, da un’ottica di puro e semplice pragmatismo, alla loro esistenza debba anche farsi fronte; e, in particolare, che debba farvi fronte chi ne ha l’obbligo, sia giuridico, sia soprattutto morale.

(Marzo 2015)

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