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Quanto siamo antichi?

 

di Antonio La Gala

 

E' acclarato che il Vomero non è un luogo “senza storia”. Ma quando vi comparve qualcuno? Quanto sono antichi i vomeresi?

Per alcuni luoghi (Antignano, Via Belvedere) riusciamo a risalire documentatamente al tempo dei Romani, ma è ragionevole pensare che vi fosse qualcuno ancora prima. 

Il quartiere ha, quindi, più di duemila anni, ma si può ben dire che "non li dimostra", nessuno li vede, anche perché le testimonianze che il periodo greco-romano vi ha depositato, necessariamente poche per la scarsissima entità dell'insediamento, sono andate disperse e, inoltre, perché si presta poca attenzione alle labili tracce della classicità, che pure affiorano.

L’estensione del territorio di influenza della Neapolis precedente la conquista romana, comprendeva, da un lato, la parte orientale dei Campi Flegrei, Ischia e Capri, e dall’altro lato la città si fermava al limite naturale, costituito dagli acquitrini attorno alla zona Poggioreale. A Nord, con ogni probabilità, il confine coincideva con il ciglio dei Camaldoli. Ma nulla risulta di documentato, almeno a noi, su eventuali insediamenti collinari.

Supposizioni  logiche, non suffragate da fonti documentali, tuttavia, le possiamo fare sul sistema viario. Infatti i percorsi di quel periodo dovevano usufruire dell’area collinare a nord e ad ovest della città, ma passando attraverso punti imposti dalla conformazione orografica.

Uno di questi percorsi, con caratteristiche di una certa rilevanza, doveva essere il collegamento fra Pozzuoli e il centro di Neapolis che scavalcava la collina vomerese, quella che i Romani in seguito, dopo la sua sistemazione, chiameranno “Via per colles”.

Il profilo delle colline vomeresi doveva  essere familiare ai primi marinai mediterranei, e poi specificamente greci, che si addentravano nel golfo di Napoli. Il Vomero appariva loro un’alternanza di tufo giallo e di verde brullo, da cui  scendevano irruenti acque piovane.

La vegetazione si presentava come un bosco simile a quello che, in maniera sempre più residuale, copre la zona dei Camaldoli. Lo sfruttamento agricolo della collina sembra essere cominciato solo in epoca romana.

I Greci indicavano tutta la catena collinare che circonda Napoli, con il nome di Pausilypon  e dedicarono a Zeus l’altura di S. Martino e ad Hera, la dea dei boschi, la boscosa altura dei Camaldoli.

Nel mix delle genti italico-campane, più o meno aborigene che occupavano l’entroterra campano, e i Greci, chi furono i primi a salire in collina? Neapolis, pur espandendosi per la sua funzione di centro commerciale e di smistamento dei prodotti dell’entroterra, rimase entro la ristretta cerchia delle mura. Quali rapporti ebbero i Greci di Neapolis con i collinari “fuori le mura”? I primi vomeresi parlavano l’osco, il sannita, oppure la lingua dei loro contemporanei Socrate e Aristotele?

(Marzo 2015)

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