di Peppe Iannicelli
Esiste una crisi di vocazioni. Non parlo di quelle religiose e/o di sacerdoti, che purtroppo abbiamo ben presenti e per le quali anche Papa Francesco incita a pregare conformandoci all’esortazione evangelica di Cristo. La crisi delle vocazioni, delle quali voglio parlare, è quella arbitrale. Si, proprio gli arbitri: quelli con il fischietto, incaricati di far rispettare le regole del gioco e dello sport.
L’allarme arriva dal CONI ed è particolarmente diffuso nel Meridione d’Italia, dove sono sempre più rari i ragazzi over sedici che preferiscono usare il fischietto piuttosto che i piedi e le mani sul campo di calcio.
Il fenomeno non è da sottovalutare e non soltanto nei risvolti, connessi alla pratica agonistica. Senza arbitro, non è possibile disputare nessuna competizione regolamentare a tutti i livelli della piramide calcistica. Paradossalmente questo drastico crollo dt adesioni ai corsi di base, organizzati dalle sezioni arbitrali locali, avviene proprio mentre si è consolidato il professionismo arbitrale con lauti guadagni per i fischietti di vertice e ricadute d’immagine straordinarie, che si traducono in contratti televisivi e/o pubblicitari.
Cosa allontana i giovani dall’arbitraggio ? La spiegazione presenta molteplici aspetti.
In primo luogo le tensioni ambientali, purtroppo particolarmente eclatanti in Campania. In ogni stagione si registrano decine di episodi violenti ai danni di arbitri giovani e giovanissimi e questo non incentiva di certo la scelta d’indossare la giacchetta di colore nero o giallo catarifrangente.
Da mettere in conto anche la durezza della selezione e di una carriera che, soltanto dopo molti anni, apre per pochissimi il paradiso dei campionati professionistici, senza trascurare l’ arbitrofobia dilagante nell’incultura calcistica nazionale per la quale l’arbitro diventa per presidenti, tifosi, calciatori il massimo responsabile dei problemi della squadra del cuore.
La sfida per aumentare le vocazioni arbitrali non è pertanto soltanto tecnico-sport iva ma anche culturale e democratica. L’arbitro può diventare, sui campi di periferia, un valido testimonial della legalità, un monito vivente al rispetto delle regole condivise, sul terreno di gioco, come nella vita quotidiana.
Credo che ci siano tutte le condizioni per mettere i giovani arbitri sotto la protezione del WWF. Sono una razza in via d’estinzione in una società nella quale le regole, i custodi e il rispetto delle stesse sono considerati con fastidio da tanti, anzi tantissimi. Proprio per questo è necessario varare misure urgenti a livello organizzativo e strutturale per impedire che presto non vi sia più nessuno a dar vita alle partite con il fischio d’inizio.
(Giugno 2015)

