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Miti napoletani di oggi.43

“’O surdato ‘nnammurato”

 

di Sergio Zazzera

 


I conflitti bellici sono stati sempre occasione di nascita di canti, dei quali alcuni destinati all’incitamento dei militari alla battaglia, altri, viceversa, ad alleviare la loro più che comprensibile tristezza. Ed è proprio in quest’ultima ottica che, nel 1915, all’ingresso dell’Italia nella “Grande guerra”, Aniello Califano compose i versi di ‘O surdato ‘nnammurato, che Enrico Cannio provvide a rivestire di note: del resto, entrambi, liberi da impegni militari, perché riformati, ebbero a disposizione tutto il tempo che poteva essere loro necessario per portare a compimento la canzone, il cui successo si è perpetuato fino ai giorni nostri.

Col tempo, però, e con la presa di sopravvento dello sport sulla memoria della guerra, la canzone medesima ha subìto un processo di mitizzazione. Scrive Carlo Zazzera (Una voce fuori dal coro, in R. Bianco - D. Iervolino, Un giorno all’improvviso, Napoli 2016, p. 112 s.), pur mostrando di condividere sostanzialmente la spontanea scelta della tifoseria napoletana: «‘O surdato ‘nnammurato, canzone tutto sommato triste, che parla di guerra e di amore, è da decenni il vero inno del Napoli». Ed è proprio qui il mito contemporaneo: una canzone che ricorda un momento triste per l’Italia intera si è trasformata nell’inno di gioia di un pubblico di tifosi per i successi della squadra del cuore. Mito, dunque, duplice: per l’allegria che prende il posto della mestizia e per il sentimento di orgoglio campanilistico che soppianta quello di affratellamento di un intero popolo sconvolto dal conflitto.

(Aprile 2016)

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