Miti napoletani di oggi.47
LE PISTE CICLABILI
di Sergio Zazzera

Se dovessi azzardarmi ad affermare che il balcone di casa mia è un palcoscenico teatrale, sicuramente mi si riterrebbe pazzo. Viceversa, a Napoli esistono, da qualche tempo, marciapiedi e sedi stradali pedonalizzate, che un semplice disegno di bicicletta stilizzata, dipinto a vernice bianca, ha trasformato in piste ciclabili, senza che nessuno abbia sollevato questioni d’identità (almeno, a quanto sembra). Cito, per tutti, il viale Kennedy e via Chiaja, ma l’elenco completo è notevolmente più consistente.
E qui il falso linguaggio (leggi: falsa denominazione di un ambito spaziale) balza evidente, se soltanto si pensa alle piste ciclabili di altri luoghi, che sono realizzate in maniera tale, che risultano nettamente separate, sia dalla parte pedonale della strada, che da quella carrozzabile. In realtà, ricordo di averne viste a Valencia, in Spagna, alcune simili a quelle napoletane, tracciate a vernice sui marciapiedi: questi ultimi, però, sono larghi all’incirca il triplo di quelli napoletani, il che consente la pacifica convivenza di ciclisti e pedoni. Tanto più, se, poi, si pensa che, in quella città, i primi di costoro hanno acquisito un’educazione all’uso della strada, che impone loro di procedere a velocità moderata, stando attenti a evitare d’investire i secondi e annunciando la loro presenza col segnalatore acustico. Da noi, viceversa, il pedone diviene una sorta di bersaglio per il tiro a segno, che sembra costituire lo sport preferito dai ciclisti, i quali mostrano di non porsi neppure il problema della moderazione della velocità. Per non dire del rispetto delle norme sulla circolazione stradale, dal momento che anche la bicicletta è un veicolo.
(Novembre 2016)

