Gli studenti ignoranti
di Annamaria Riccio
Una lettera, firmata da 600 docenti universitari e indirizzata al governo, ha suscitato non poco clamore, portando alla ribalta un problema, evidenziato da tempo, al quale però pochi hanno dato importanza.
E’ noto che la qualità degli elaborati degli studenti tende via via a presentarsi sempre più scadente sul piano dei contenuti, grammaticalmente discutibile e graficamente non gradevole. La causa si cerca negli insegnanti della scuola primaria o della secondaria di primo o secondo grado, questo a discrezione di chi pone la critica, che è rivolta di sicuro ai colleghi che lo hanno preceduto. Proprio come hanno fatto i docenti firmatari degli atenei. I genitori si lamentano degli insegnanti, gli insegnanti si lamentano dei genitori, tutti si lamentano dei ragazzi. Cosa succede? Perché gli elaborati degli studenti di oggi si presentano così diversi da quelli di ieri? La diversità, purtroppo, non è solo nelle tematiche, che potrebbero risultare da un cambiamento naturale, è proprio nella strutturazione dei contenuti, nelle regole basilari della scrittura. L’unica spiegazione potrebbe essere quella di un progresso che, da un lato migliora, mediante le tecnologie, la qualità della vita, dall’altro pone l’individuo in una forma di stasi, che certamente non stimola il lavoro fisico e intellettivo. Questo emerge ancor di più in una fascia d’età ancora in via di definizione, quale può essere quella degli adolescenti. Un’abitudine che si radica nel tempo, al punto tale da sfociare nella dipendenza e creare un effetto limitante nella produzione linguistica. Tutti hanno ragione e tutti hanno torto: siamo nella metafora del cane che si morde la coda. La società, per usare un temine da gioco, si sta incartando e chi ne paga le conseguenze sono le nuove generazioni.
(Febbraio 2016)

