NEWS

  Le donne spagnole che hanno lasciato un segno nella storia di Napoli   Incontro con Yvonne Carbonaro per la Giornata Mondiale del Libro   Martedì...
continua...
La violenza sulle donne   di Luigi Rezzuti   Il 25 novembre scorso, come ogni anno, si è celebrata la Giornata Internazionale per l’eliminazione...
continua...
TEMPO DI ESAMI   di Annamaria Riccio   Quelli scolastici ovviamente, perché gli altri…non finiscono mai. E’ l’anno del rientro, quello che profuma di...
continua...
CASO SCOMMESSE   di Luigi Rezzuti   Calciopoli non è mai finita e guarda caso ogni volta che viene fuori un illecito sportivo c’è sempre,...
continua...
Juve - Napoli non viene giocata ed è caos e scontro totale   di Luigi Rezzuti   Doveva essere il big match della terza giornata della serie A ed...
continua...
PAPA FRANCESCO L’UOMO DELLA PACE   di Luciana Alboreto     Papa Francesco. Padre dei popoli, Padre degli ultimi, Padre di ciascuno. Misericordia,...
continua...
“La mappa non è il territorio”   di Gilda Rezzuti   L’essere umano, per sua natura, non può vivere in solitudine, ma deve, lungo il corso della sua...
continua...
Perché si chiama così?   di Antonio La Gala     Può capitare di domandarci, magari dopo anni che ci passiamo, perché quella strada si chiama...
continua...
Le utilitarie del Primo Novecento   di Antonio La Gala   Nel periodo fra le due guerre l’automobile ebbe un forte sviluppo sia come diffusione che...
continua...
CONVEGNO A CASTELCAPUANO (Aprile 2024)
continua...

AUSTERITA’

AUSTERITA’

 

di Luigi Rezzuti

 

Non ho vergogna ad ammettere che di politica non capisco niente e di conseguenza non sono simpatizzante di nessuna corrente politica. Se sento in TV Salvini, mi sembra che abbia ragione,  altrettanto se sento Berlusconi, D’Alema e qualcun altro, come Gentiloni, che ripete quello che a quattr’occhi gli ha detto Renzi.

Insomma penso, come dice l’attore Paolo Caiazzo, in arte Tonino Cardamone : “ ‘a capa... ‘a capa mia nun è bona… ‘a capa… ‘a capa… io nun capisco…”. Certo è che da un po’ di tempo siamo tutti più infelici, abbiamo scoperto che son finiti i tempi belli per tutti, i grandi sogni degli anni Settanta e Ottanta. Nell’89 Raf cantava: “Cosa resterà/ di questi anni Ottanta?”. Non è rimasto niente o, almeno, molto poco. Anzi, a dirla tutta, sono convinto che l’unica cosa positiva di quegli anni stia nel fatto che, sebbene la Nazione abbia al suo attivo minori speranze, in compenso ha un popolo che sa di più, che è più scolarizzato, più globalizzato e più capace di guardare alla realtà in modo critico e disincantato.

Abbiamo vissuto anni in cui abbiamo creduto che tutto sarebbe stato vicino e possibile, la luna, la pace, la fratellanza, la libertà, il benessere.

Poi ci sono state le Torri Gemelle … la Cina … la crisi finanziaria strisciante, profonda, mondiale e il conseguente crollo di miti e prospettive. Ci troviamo a vivere una nuova “austerità” e riparliamo di risparmio, di necessità, di nuova povertà, di insicurezza.

Non siamo alla vera indigenza, ma la percezione collettiva è di profondo cambiamento e di incertezza per il futuro e per le prospettive che si offrono alle nostre giovani generazioni.

Anche il vaso di Pandora delle virtù civili si è aperto e abbiamo verificato con i nostri occhi che la politica è “la più sporchissima di tutte le cose”, rendendoci conto che Machiavelli non parlava per caso e che la frase non era una delle tante banalità mandate a memoria per compiacere insegnanti barbosi e pignoli.

Abbiamo imparato sul campo la differenza tra la predica e il modo di razzolare, abbiamo maturato una sfiducia nelle istituzioni, rappresentate da individui che difendono i diritti acquisiti con unghie e denti acuminati.

Adesso noi li chiamiamo “la casta” e quelli di casto non hanno niente. Imperterriti avanzano sul viale della convinzione che tanto ce ne dimenticheremo,  perché la folla ha memoria corta ed è incapace, anzi, non ha gli strumenti per annullare una macchina di privilegi, così ben consolidata e articolata.

Nel frattempo, tra i malumori ormai espressi apertamente e ovunque dalle persone comuni e persino da coloro che appartengono alla classe che una volta era borghese e ormai non è quasi più nulla, tutti ci andiamo adattando al nuovo senso di “mancanza” di sostanze, di lavoro, di futuro.

Qualche stupido vuol far passare la cosa come lamento sulla gravità del fatto che anche i poveri saranno più tassati, ma in breve tutti comprendiamo che i poveri sono tanti, i ricchi meno … meglio tassare i poveri e costringerli al piccolo contributo che tassare i ricchi che sostengono la partita.

In televisione, “Bibbia” del sapere collettivo, impazzano i programmi di alimentazione al risparmio, si recuperano ricette della tradizionale cucina povera a base di fagioli, pasta e pane raffermo. L’orticello sul balcone è un must. Non ho, però, ancora visto rubriche di taglio e cucito casalingo, perché la concorrenza dei magliari cinesi è pur sempre imbattibile.

Si moltiplicano, invece, i consigli spiccioli su come risparmiare la benzina: camminare fa bene, migliora il tono muscolare, abbatte il colesterolo e rallenta l’osteoporosi; andare in bicicletta dà un nuovo sapore alla vita.

Intanto, però, chi è obbligato a servirsi dell’auto fa tesoro dei consigli degli esperti e nel Paese della Ferrari, tutti sono meno Nuvolari e meno amanti dello scatto al semaforo.

Le strade provinciali e comunali vedono colonne ordinate di autisti che non superano 50 o 70 Km. orari, in fila paziente e nel rispetto dei limiti, con tanto di autovelox assassini che non ammettono sgarri e così tutti vanno max a 70 all’ora.

(Luglio 2017)

BilerChildrenLeg og SpilAutobranchen