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Miti napoletani di oggi.56

IL BUGNATO DEL GESU' NUOVO

 

di Sergio Zazzera

 

La storia della trasformazione del Palazzo Sanseverino nella chiesa del Gesù Nuovo dovrebb’essere, ormai, pressoché universalmente nota; viceversa, continuano tuttora a far discutere i simboli incisi sulle bugne della facciata, che costituiscono appetitoso pane per i denti di chi si diverte a creare – e ricreare – miti contemporanei.

Che debba trattarsi di una complessa simbologia massonica, facente parte del patrimonio di cognizioni iniziatiche, proprio dei maestri pipernieri dell’epoca in cui i lavori furono eseguiti, lo scriveva l’artista-esoterista Mario Buonoconto (Napoli esoterica, Roma 1996, p. 50 ss.). Più di recente, poi, Pier Tulip (Rum Molh, Lecce 2015, p. 117 s.), nel delineare una biografia fantastica di Raimondo de’ Sangro, ha ritenuto d’individuarvi delle «note musicali scritte in aramaico», che «trascritte da destra a sinistra e dal basso in alto, generano… una, seppur discussa, composizione musicale rinascimentale con canoni gregoriani».

A nessuno, però, è venuto in mente ciò che ci dicevamo col caro, compianto Augusto Crocco: vale a dire, che la chiammàta – cioè il segno che il mastro muratore traccia sugli elementi di una muratura smontata e da rimontare, per conservare a ciascuno di essi la sua posizione originaria – non sarà stata, certamente, un invenzione dell’imprenditoria – o della manodopera – edilizia di tempi più o meno recenti. Ma, allora, aveva proprio ragione Jacopone da Todi (Laude, 2.32.15): «Dov’è piana la lettera / non fare oscura glosa».

(Novembre 2017)

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