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Un rinnovato equilibrio   di Gilda Rezzuti   Sulla terra il cielo era terso, in una tiepida mattina dell’anno 3789. I mandorli iniziavano a fiorire,...
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Un paese di anziani   di Gilda Rezzuti   Il passaggio dalla società tradizionale alla società moderna, tra le tante cose, ha segnato anche l’inizio...
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E’ UN SABATO POMERIGGIO

E’ un sabato pomeriggio

 

di Mariacarla Rubinacci

 

“Avrei voglia di prendere la bicicletta per andare in centro a fare delle commissioni”. Quante volte ho espresso questa piacevole intenzione quando abitavo a… Ma qui, in questa disastrata città, dove sembra che l’anarchia civica sia la legge vigente, è quasi impossibile metterla in atto, malgrado le…piste ciclabili! Dove? Sotto la galleria che immette nel rione Fuorigrotta, ma ne uscirei pericolosamente asfissiata dai gas di scarico delle auto.

Forse potrei pedalare in via Caracciolo, ma solo per andare avanti e indietro e fare le commissioni, magari dai venditori ambulanti, (con tutto il rispetto, sarebbe un po’ triste).

C’è la pista in via Kennedy, ma inciamperei in qualche bivacco di un qualsiasi senzatetto che lì ha trovato la sua dimora, e poi non avrei altro che la visuale del desolato muro di cinta dell’Edenlandia, ormai chiusa da tempo e dove manca l’allegro cicalare dei bambini.

In città dovrei subire il rumoroso strombazzare delle macchine che, senza troppi complimenti, suonerebbero il clacson a ripetizione, per dirmi “fatti più in là”.

Eppure il bello qui c’è, e anche tanto, e mi riempirebbe gli occhi e la mente, perché, secondo me, il bello fa bene!

Ricordo, infatti, quando le commissioni le facevo a cavallo del semplice e sportivo mezzo di trasporto. Mi fermavo dinanzi al gelataio, per esempio: egli aveva il cioccolato fondente, che mi piace tanto, la nocciola e il pistacchio, tutti gusti invitanti per sapore e per colore. Magari davanti a una vetrina di moda, per poi entrare nel negozio a provare quella giacca che sembrava fatta proprio per me. E ancora, pedalavo con il naso all’insù per ammirare le case ottocentesche con i loro giardini pensili, profumati di primavera. Da non dimenticare le frotte di turisti che affollavano il centro, tutti in fila, come bambini in gita, con le braccia cariche di pacchetti.

Cara città, eppure ti amo perché bella lo sei da togliere il fiato, ti adoro perché mi hai accolta con la tua calda cordialità. Qui mi hai dato e continui a darmi giorni in cui l’amicizia mi riempie il cuore.

E allora mi armo di comode scarpe, metto le chiavi in tasca (non si sa mai…), la borsa a tracolla, nascosta sotto il giubbino, ed esco per camminare a piedi. Il buon clima mi avvolge, la gente cicalante amichevolmente mi incrocia, i profumi del buon cibo mi stimolano. La dimensione di paese mi piace, fatta di cose buone, come se tutto fosse a misura d’uomo.

 “Avrei voglia di uscire per delle commissioni”. Troverò la camicetta interessante per rinnovare l’abbigliamento, mi farò inondare dalla scheggia di sole che fa capolino dal cornicione dell’antico palazzo, mi incanterò davanti alla spuma dell’onda che si infrange sugli scogli di Castel dell’Ovo, gusterò la fragranza di una “frolla” (io la preferisco “riccia”) e tornerò a casa  contenta e appagata.  

Questo è il mondo che altri ci invidiano.

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