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LA NUOVA SCUOLA

 

di Annamaria Riccio

 

O meglio, la scuola che vorremmo. Il titolo, che la dice tutta sulla surroga a quella attuale, cioè la Buona Scuola, è un auspicio al miglioramento dello stato attuale, alla luce di innovazioni che potrebbero subentrare, a seguito delle recenti elezioni politiche.

La prima reazione da parte degli insegnanti è stata la soddisfazione di una bella vendetta nei confronti del governo, che ha introdotto novità non proprio apprezzabili. Questo, in particolare da parte del personale della scuola e, soprattutto, dei meridionali che, anche se immessi in ruolo, sono stati soggetti a trasferimenti in altri posti d’Italia con grandi disagi familiari. A ciò aggiungiamo il malcontento del personale di ruolo, che ancora paga lo scotto del congelamento degli scatti di anzianità e comunque, di un contratto, rinnovato “a tempo a tempo”qualche settimana prima delle elezioni. Contratto che ha lasciato tutti con l’amaro in bocca. Se a questo aggiungiamo le continue comunicazioni e decreti che impongono cambiamenti continui nella didattica, verso i quali la maggior parte dei docenti si mostra contrariato, possiamo capire come può essere ben accolto un cambiamento radicale che ci riporti ad un metodo tradizionale, sia nella didattica che nel profilo degli insegnanti. Sembra un paradosso, ma al momento, in base a quelli che sono i dati emergenti, la ricaduta porta a considerare una platea scolastica sempre meno acculturata e non proprio pronta per l’inserimento nel mondo del lavoro o degli atenei. Tra gli studenti del centro sud e quelli del nord, inoltre, si allarga sempre più il divario sulle conoscenze, non certo per incapacità di alunni o insegnanti, ma di sicuro per carenza di strutture idonee, che risultano mancanti o addirittura non curate. Quale, dunque, il pensiero dei molti? Certamente quello che al ministero della Pubblica Istruzione vada una persona tecnicamente competente e sensibile ai problemi della categoria, quale che sia il colore politico. E non solo, che sia lungimirante nel  considerare  che la scuola prepara gli uomini del domani, che è giusto e doveroso dedicare un’attenzione particolare, individuando i criteri idonei perché questo possa attuarsi.

(Marzo 2018)

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