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Miti napoletani di oggi.60

ELENA FERRANTE

 

di Sergio Zazzera

 

Ora dico una banalità. La storia e il mito sono entrambi prodotti dell’uomo: la prima, della sua azione; il secondo, del suo pensiero.

Perché la dico, è presto spiegato: da alcune settimane, il periodico L’Espresso sta pubblicando una serie d’interventi di scrittori e critici letterari sul “fenomeno” Elena Ferrante; fenomeno, sul quale i pareri espressi sono i più disparati. Uno di essi, però, mi ha colpito, in maniera particolare, perché è quello col quale avverto maggiore sintonia.

Si tratta dell’intervento di Paolo Di Paolo, il quale, in estrema sintesi, stigmatizza il fatto che la scrittrice (o lo scrittore?) si celi dietro una sorta di muro – o di paratia –, che impedisce di conoscerne la reale identità.

Ecco, dunque, emergere il mito, che (absit iniuria verbis) è la trasposizione contemporanea di quello di Pulcinella, vale a dire, di un personaggio che si nasconde dietro a una maschera. Ora, non voglio dire che ad averne determinato il successo sia stata proprio questa sorta di mistero, ma non mi sentirei di escludere che il suo contributo essa lo abbia dato, se non altro, a quella parte di pubblico ch’è più disposta a subire il “fascino dell’ignoto”.

Ebbene, io non appartengo a quella parte di pubblico: non leggo la Ferrante, perché m’interessa la storia, non il mito, se non quando (e non è il nostro caso) esso spiana la strada alla storia. Né mi si obietti che sono tanti gli scrittori (e non soltanto essi) che ricorrono allo pseudonimo, ch’è cosa assolutamente diversa: si sa, infatti – e per citare uno degli esempi più conosciuti – che la reale identità di Aldo Palazzeschi è quella di Aldo Giurlani o che quella di Vincenzo Cardarelli è quella di Nazareno Caldarelli. Si tratta, però, in entrambi i casi – al pari di tanti altri –, di personalità che non hanno celato il loro volto dietro a una maschera. Eppure, il loro successo lo hanno ugualmente ottenuto.

(Marzo 2018)

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