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Fiorentina e Sampdoria A rischio retrocessione di Luigi Rezzuti   A pochi giorni dalla fine del girone di andata della Serie A, due squadre storiche...
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L’abbandono dei Vergini   di Antonio La Gala   I quartieri napoletani compresi fra via Foria e le alture di Capodimonte sono nati come borghi abusivi...
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Riceviamo e volentieri pubblichiamo   Alla “Saletta Rossa dello Spazio Guida”, Via Bisignano, 11 – Napoli, venerdì 6 marzo 2026, ore 17.30, per le...
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Giardini di antiche ville in Campania   di Antonio La Gala     Spesso, nel visitare qualche antica villa napoletana o campana, restiamo colpiti dalla...
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UN RICORDO INDIMENTICABILE   di Luigi Rezzuti   Questo non è un racconto d’amore, ma solo un ricordo che porterò per sempre nel mio cuore. Avevo 18...
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Miti napoletani di oggi.62

L’EXTRACOMUNITARIO

 

di Sergio Zazzera

 

Il fenomeno dell’immigrazione, soprattutto dai paesi africani, è divenuto sempre più incalzante, nel tempo, e un gran numero di costoro si è radicato proprio a Napoli, città la cui gran parte della popolazione non si può dire che nuoti nell’oro. Ciò ha determinato una vera e propria “guerra tra poveri”, alimentata da una ben precisa parte politica, che vi trova un proprio tornaconto altrettanto ben preciso, instillando nell’opinione comune l’idea/mito dell’“extracomunitario che ruba il lavoro”.

Eppure, per abbattere il mito, è sufficiente guardarsi intorno. Una parte di costoro, infatti, svolge attività lecite – dalla collaborazione domestica all’assistenza ad anziani e ammalati, giusto per citare gli esempi più consistenti ed evidenti –, spesso in condizioni di soggiorno legale e altrettanto spesso nell’approfittamento da parte dei datori di lavoro, i quali istituiscono il rapporto “in nero”, in violazione di quel diritto all’equa retribuzione, che, oltre a essere riconosciuto dalla Costituzione, costituisce anche un dovere imposto, quanto meno ai cristiani, dal Catechismo di Giovanni Paolo II, che ha sostituito tale formula a quella della «frode nella mercede agli operai», prevista dal Catechismo di Pio X. Senza dire che le attività che costoro svolgono sono, per lo più, respinte, come sgradite, dall’offerta di manodopera locale, dal che discende che nessun “furto di lavoro” si verifica.

Un’altra parte degl’immigrati extracomunitari, poi, è evidente oggetto d’“importazione” neoschiavistica, mediante accordi con gli “esportatori” d’oltremare, da parte della criminalità organizzata, che ne programma anche la destinazione: è evidente, infatti, che l’uomo di colore che esercita la vendita ambulante di fazzoletti o di accendini di qualità scadente, al pari di quello che chiede l’elemosina ai cantoni delle strade, devono rendere conto al “caporale” al termine della giornata. Del resto, il personaggio Jeremy Pitchum non è affatto un’invenzione della fantasia di Bertolt Brecht, così, come non è affatto vero che il fenomeno della schiavitù sia relegato oggi soltanto all’interno del Continente nero: ormai, è cosa di casa nostra.
(Maggio 2018)

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