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Miti napoletani di oggi.64

LA “CITTA' IMPERMEABILE”

 

di Sergio Zazzera

 

Walter Benjamin elaborò per Napoli la definizione di «città porosa», nel senso della porosità che si trasmette all’architettura dal tufo, materiale principe della sua realizzazione, almeno ai suoi tempi, e da quella alla società cittadina.


A sua volta, Zygmunt Bauman ha individuato le caratteristiche della modernità e della postmodernità nello stato solido e in quello liquido della società: tutto ciò che appariva ben definito, nitido, nella società moderna, viceversa, è sempre rimodellabile in quella postmoderna.

La domanda che, a questo punto, «sorge spontanea» – per dirla con Antonio Lubrano – è: ma la Napoli di oggi è città “liquida” o “porosa”?

A ben guardare, Napoli ha, innanzitutto, una buona capacità di assorbire sé stessa, il che costituisce un ottimo mezzo per assicurarle la sopravvivenza, il che farebbe pensare a una sua porosità. Per un altro verso, però, essa ha la capacità di adattarsi alle situazioni, di assumere «la forma dell’acqua» –  avrebbe detto Andrea Camilleri –, ovvero, come dicono i napoletani “veraci”, mette addó scenne. Il che, poi, mi fa pensare che oggi non potrebbe mai ripetersi una rivoluzione come quella di Masaniello, o come quella del 1799, e tanto meno una rivolta come quella delle Quattro giornate. Dunque, essa potrebbe anche essere liquida.

Tuttavia, per rendere più facilmente comprensibile la situazione, credo che per Napoli sia preferibile ricorrere alla definizione di “città impermeabile”, che si fa scivolare addosso qualsiasi avvenimento, senza preoccuparsene minimamente. In casi come questo, c’è chi dice che così si campa cento anni; ma io poco ci credo.

(Luglio 2018)

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