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CAMPIONATO DI CALCIO DI SERIE A   di Luigi Rezzuti   Ormai siamo all’ultimo giro di boa del campionato di calcio di serie A. La Juventus ha già vinto...
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GLI  SCAVI  DI  POMPEI   di Luigi Rezzuti La storia degli scavi archeologici di Pompei è iniziata nel 1748 per protrarsi fino ai giorni...
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NAPOLI CAMPIONE D’INVERNO   di Luigi Rezzuti   Solo per la squadra del Napoli  il 2017 non ha portato sfortuna, anzi ha dimostrato che la forza dei...
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Parlanno ’e poesia 12 – Varie   di Romano Rizzo   Ragionando di poeti e poesia, mi sono tornate in mente alcune semplici considerazioni, che spesso ho...
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Spigolature

 

di Luciano Scateni

 

Spetta a Greta il Nobel per l’ambiente


È noto soprattutto a chi teme per il futuro della Terra, messo in forse dai mutamenti climatici, dall’inquinamento: esiste il premio Nobel per l’ambiente e non dovrebbero esserci dubbi sulla prossima assegnazione alla rivoluzione che la sedicenne Greta ha innescato, fino a coinvolgere milioni di giovani e decine di governi, scossi dalla campagna ambientalista che imputa al cinismo della società del petrolio, della plastica, dello smog, il rischio estinzione per il nostro pianeta.

Greta non ha rivali per il prestigioso riconoscimento.

 

Nomine est Vincenzo Bianconi, habemus candidatum quia Umbria. Marcia spedita l’intesa Zingaretti-Di Maio e può partire la campagna elettorale per il governo dell’Umbria, che segna l’inedito di proposte estranee a uomini e donne di  partito. Presidente della Federalberghi regionale, Bianconi è l’esempio invocato da ogni parte politica dell’impegno produttivo per la ricostruzione delle zone terremotate.

Di Maio: “E’ un simbolo dell'Umbria intera, di una comunità che è stata tragicamente e ripetutamente ferita dai terremoti del 2016 ma che non si è lasciata prendere dallo sconforto e si è rimboccata subito le mani”. 

Zingaretti: “Elezioni regionali Emilia Romagna, le vedo molto bene”, ma non si sbilancia sull’ipotesi di esportare l’esperienza ad altre regioni. Tradotto vuol dire che in Umbria, dove il Pd ha toppato con lo scandalo dei favoritismi per le assunzioni della Asl, ok, va bene l’alleanza con il Movimento di Grillo. Altrove “si vedrà”.

Il Salvini del quotidiano comizio su Facebook,  non perde l’occasione per il consueto linguaggio da trivio. Commenta così  l'accordo tra M5s e Pd su Bianconi: “E' proprio una schifezza, non ci sono né dignità né buon gusto e prenderanno una mazzata”.

Gli fa eco la Meloni, socia ad honorem dell’Accademia italiana della Crusca per la sua forbita affabulazione: “Il governo "non durerà, nonostante il mastice, servono visione, onore, valori, e questa gente non ha nulla di tutto questo. Il mio pronostico è che presto crolleranno sotto il peso della loro miseria”.

 

Di inedito a inedito

Alle Giornate del Lavoro, Conte diventa protagonista in perfetta sintonia con Landini, segretario della Cgil, che, tra il sorpreso e il compiaciuto, condivide una serie di intenzioni del premier e in particolare sul carcere per le gravi evasioni fiscali e il cuneo fiscale che si propone di ridurre le tasse sul reddito.

Ma Di Maio s’infuria con  Conte e i due ministri 5Stelle, dell’istruzione e dell’ambiente, che per disporre delle risorse necessarie a interventi per la scuola e i mutamenti climatici vorrebbero ricorrere ad aumenti delle tasse su bibite e voli (asili nido, cari a Conte 200/300 milioni, 3 miliardi per scuola, università e ricerca, 2 miliardi per l’aumento dello stipendio agli insegnanti). Bloccato anche il decreto ambiente di Costa. La paura che Salvini ne possa fare argomento vincente dell’opposizione impone lo “stop” alle due proposte: “Fermi tutti, decido io” è il monito di Di Maio.

Il portavoce di Grillo

al secolo Di Maio, appunto, si spende con ardore per il taglio dei parlamentari, che, a suo dire, farebbe risparmiare alle casse dello Stato 100 milioni all’anno. Ma è una vera fissazione, una monomania che funziona solo dal punto di vista propagandistico per l’Italia dell’antipolitica. Nei fatti è un falso mito. Lo è  per il noto economista Cottarelli che contesta l’entità del risparmio. L'Osservatorio sui conti pubblici, che guida, riferisce stime molto più modeste: eliminare 230 deputati e 115 senatori farebbe risparmiare 57 milioni annui, ovvero lo 0,007 % della spesa pubblica. Cioè, ‘tanto rumore per nulla’.

 

Tortellineide

 

 Ah, ah. Ah, ah, ahahaha…Aha / Ih, ih, ih.Ihiiiiiii. Perdonate questo bislacco esordio. Nasce da un irrefrenabile stimolo a ridere e piangere, in rapida alternanza. Il ‘Ce l’aveva duro’ di Pontida, ridotto a elemosinare, qua e là, pretesti per un’interpretazione spendibile di oppositore del governo demostellato, si proietta  con piglio da falco predatore sulla diatriba ‘tortellini’, sfoggia patriottismo sovranista e scaglia anatemi sulla variante a imbottitura di pollo. Sogniamo o siam desti? Di fronte a così rilevante dilemma (carne o pollo?), detto tra noi appassiona molto di più il caso Fioramonti, massino esponente istituzionale del mondo scolastico e il suo pronunciamento laico sull’obbligo storico di adornare la parete alle spalle della cattedra con il crocifisso. Meglio un poster con il mappamondo o un cartello che riproduca i più importanti articoli della Costituzione,  propone il ministro. Come non dargli ragione se tanti concorrenti di quiz televisivi non distinguono il Veneto dalla Lombardia e restano muti se la domanda è sul fiume più lungo d’Italia? E, ci mettiamo del nostro, perché no, l’immagine delle immense isole di plastica che asfissiano gli  oceani.

Il Bel Paese, ma i cattivi lo hanno ribattezzato paese di Pulcinella, Repubblica delle Banane, è terra del grottesco, del paradosso, dell’involontaria comicità. La questione tortellini, carne o pollo?, esula dal rigore delle competenze culinarie e piomba nel calderone della pochezza che la politica nazionale esibisce quotidianamente. Bologna, patria del tortellino, è in festa per il patrono san Petronio (di qui petroniani, sinonimo di bolognesi) e nelle sagre cittadine, sui tavoli imbanditi, accanto all’offerta dei tortellini secondo tradizione, imbottiti di carne di maiale, affianca la variante pollo. Per un capriccio di chi li prepara? La ragione è altrove. La sopravvenuta multietnicità introduce nelle nostre città la presenza, seppure fortemente minoritaria, di immigrati islamici o ebrei che non mangiano carne ‘rossa’. Insomma, il tortellino al pollo nasce all’insegna dell’accoglienza, nella migliore tradizione di una città convintamente ospitale. Apriti cielo! In armi, contro l’eresia, due sponde politicamente opposte, disputano asincroniche sulla fattispecie del tortellino doc. Contro la variazione dell’imbottitura pollo scaglia strali velenosissimi - e di che meravigliarsi? - il truce Salvini: “Cancella la nostra storia, la nostra cultura (? Ndr) pur di cercare il consenso dell’Islam”. Gli va dietro, come un  cagnolino docile  e fedele, la Borgonzoni, candidata della Lega per le regionali e non  è da meno la forzista Bernini. Si associa perfino il regista Pupi Avati: “Tradimento dei nostri sapori”. La risposta del sindaco Merola: “Bologna è città di riconosciuta tradizione nell’innovare  e accogliere”. Nel ruolo di pompiere Romano Prodi: “Nella nostra tradizione ha un posto dominante la libertà” e dalla parte della tolleranza anche l’arcivescovo di Bologna Zuppi. Per continuare nell’altalena risate-guaiti di sofferenza, ci auguriamo che la cosa non finisca qui.  In attesa che Salvini trasferisca nelle aule di Montecitorio e di Palazzo Madama il cahier de doleances contro la carne bianca del tortellino, contiamo sull’adeguato dispiegamento di  uomini  e mezzi perché radio e televisioni non perdano di vista la disputa di interesse nazionale sull’evento del giorno. Ancora meglio se l’occhio dei media spaziasse oltre i confini italici, se  sovrastasse le questioni ‘secondarie’, dei dazi Usa che ghigliottinano l’esportazione  di prodotti d’eccellenza made in Italy, del futuro della Terra minacciato dai mutamenti climatici, degli spettri della recessione che vagano minacciosi nel Vecchio Continente.

(Ottobre 2019)

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