NEWS

Juan José Arreola, BESTIARIO   di Luigi Alviggi     Un prologo violento, mezza paginetta, pare voler mandare a gambe all’aria l’intero genere umano e...
continua...
Pensieri ad alta voce di Marisa Pumpo Pica Fra detti e dirette   Un giorno festivo, dopo pranzo, ore 15, accendo il televisore e su Rai 3 si trasmette...
continua...
MOSTRA  “PARADISO E RITORNO”  DI CLARA REZZUTI AL PAN DAL 4 AL 21 MAGGIO 2017   Giovedì 4 maggio nel Loft del Pan (Palazzo delle Arti di Napoli) alle...
continua...
CAMPIONATO DI CALCIO DI SERIE A   di Luigi Rezzuti   Ormai siamo all’ultimo giro di boa del campionato di calcio di serie A. La Juventus ha già vinto...
continua...
Miti napoletani di oggi.75 IL PRESEPE   di Sergio Zazzera   Se torno, ancora una volta, sul tema del Presepe, ciò è dovuto, essenzialmente, alla...
continua...
Andiamo a Teatro a cura di Marisa Pumpo Pica   DONNAMORE Uno spettacolo che parla di e alle donne, il cui ricavato sarà destinato ai figli delle...
continua...
Storia del Bambin Gesù di Gallinaro   di Luigi Rezzuti   Le sette sataniche sembrano avere, oggi più di ieri, una  rilevante forza di attrazione in...
continua...
AL SALOTTO CERINO   Salotto Cerino –  Piazzetta del Leone   Giovedì,  30 marzo, alle ore 18 “La Napoli letteraria di Francesco D’Episcopo" Con...
continua...
SEGNALIBRO a cura di Marisa Pumpo Pica   Monos di Antonio Di Nola - Oèdipus Edizioni   Spesso siamo portati a pensare che la poesia e la scienza...
continua...
LINO BANFI   di Luigi Rezzuti   Pasquale Zagaria, in arte Lino Banfi, nasce il 9 luglio del 1936 ad Andria, in provincia di Bari. A quindici anni...
continua...

BABBO NATALE

 

di Luigi Rezzuti

 


Era una notte fredda, una notte fredda e buia.

Gigetto era accoccolato sul davanzale della finestra ad osservare le strade vuote, colme di neve.

Era una notte, ma non una qualunque, era la notte della vigilia di  Natale.

I fiocchi di neve morbidi danzavano nell’aria e le luci delle vetrine dei negozi erano ormai spente.

La mamma, il papà e le sorelle più grandi si trattenevano in salotto a chiacchierare.

Gigetto era stato mandato a letto: “Vai a dormire, i regali di Babbo Natale li troverai domattina, sotto l’albero” aveva detto la mamma.

Gigetto, però, non aveva nessuna intenzione di dormire.

Amava questo giorno in modo particolare e rimase dinanzi al davanzale della finestra, per più di due ore, nonostante il freddo, a godere dell’atmosfera natalizia e a guardare le strade illuminate a festa.

Il cielo era scuro, punteggiato di stelline, che a Gigetto ricordavano le decorazioni luminose che  quell’anno aveva appeso all’albero.

Quando vide la sua famiglia andare a letto, si rese conto dell’ora tarda e si infilò sotto le coperte.

Non fece nulla per contrastare il sonno e si addormentò subito.

Erano le quattro e mezza della notte quando udì un rumore provenire dal salotto. “E se fosse un ladro?” Pensò, quindi, di correre dai suoi genitori e rannicchiarsi tra di loro.

A quel tiepido e piacevole calore si addormentò e sognò di essersi alzato piano, piano, di aver attraversato il corridoio ed essere entrato nel salotto decorato a festa.

Ciò che vide lo lasciò stupito, felice, sorpreso ed eccitato.

Un omone dai capelli e barba bianchi, con un vestito rosso, stava addobbando l’albero con tanti pacchi regali.

“Babbo Natale” esclamò Gigetto con un filo di voce. L’uomo rise, una risata profonda e  pastosa, e disse: “Gigetto, bambino mio, ti aspettavo.” Poi lo prese sulle ginocchia e continuò: “Devi sapere che ogni bambino incontra per davvero me, solo per una volta nella vita. E da quel giorno ha qualcosa in più: felicità, gioia, saggezza e tante altre belle cose, e quest’anno, Gigetto mio, tocca a te”.

Babbo Natale rise allo spalancarsi degli occhi azzurri di Gigetto.

“Purtroppo mi dimenticherai” aggiunse.

“Ma io non voglio dimenticarti” protestò Gigetto, guardando affascinato l’aria intorno a se, che si era intanto riempita di pagliuzze dorate.

“Lo farai, lo fanno tutti prima o poi” e gli accarezzò dolcemente i capelli morbidi e biondi.

Gigetto sorrise e disse: “Deve essere faticoso portare i doni a tutti i bambini del mondo!”.

“Questo è vero – rispose Babbo Natale – ma con un poco di buona volontà ce la posso fare e poi vedere un bambino sorridere, giocare, divertirsi felice è il più grande piacere che io possa ricevere. E adesso cosa dici? Vogliamo mangiare qualcosa? Mi è venuta una gran fame”.

“Gigetto sorrise: “Certo! Ho dei biscotti e del latte”.

E i due trascorsero la notte di Natale, il primo a raccontare storielle divertenti e il secondo ad ascoltare con curiosità.

L’alba aveva colorato il cielo di rosa “E’ ora di partire” disse Babbo Natale.

“Capisco - annuì tristemente Gigetto - non senza una lacrima.

Babbo Natale lo salutò, si sedette sulla sua slitta, dette un colpetto alla renna e partì, diventando un punto piccolo piccolo nel cielo.

Quella mattina il sole spuntò di dietro ad una nuvola, riscaldando dolcemente il viso di Gigetto, che si svegliò.

Una mano gli accarezzava i capelli. Era sua madre.

“E’ un bel giorno” esordì Gigetto, osservando il cielo.

La mamma e il papà se lo accoccolarono vicino riscaldandolo con il loro calore.

Davanti a loro, il cielo rosa si apriva immenso e Gigetto avrebbe giurato di aver visto qualcosa tra le nuvole.

Le nuvole si erano poste in modo da formare un viso barbuto e una testa con un cappuccio rosso.

(Dicembre 2019)

BilerChildrenLeg og SpilAutobranchen