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PAURA DEL DENTISTA

 

di Luigi Rezzuti

 


E’ una paura comune, immotivata, profonda e, per certi versi, freudiana. Vincerla si può, se è successo a me, potete farcela tutti. Non mi sono mai piaciute le persone “senza paura”. So bene che non esistono, lo dico con la presunzione di chi ha percorso un pezzo di strada sufficiente per poterlo affermare. Non condivido frasi come queste: “Io non mi spavento di nulla, tanto la vita, gira gira, ha un destino segnato”.

Da piccolo, per esempio, avevo paura dei cani o che mia zia partisse e non tornasse più. Per me era una tragedia, lei era la mia baby sitter a tempo pieno. Poi sono cresciuto e le mie paure si sono adeguate a tante cose e agli anni che passavano.

Una paura cardine della mia vita, resta il dentista. Ammettetelo, state pensando che siamo in tanti. Chi non teme questa persona infagottato di verde, con la mascherina perennemente in faccia al punto da non decifrare mai i reali lineamenti (di che colore sono gli occhi del vostro dentista?), per non parlare della  suo personale eau de toilette che sa di colluttorio, ammonio e anestetco. Bene, io sono certo che la mia paura del dentista sia la più grande paura che esiste. Sono fuggito a gambe levate, ho disertato non so quanti appuntamenti. Mi sono sottoposto a una serie di panoramiche, pensando: “Intanto inizio così, poi passeremo ai fatti concreti”. Mi sono fatto venire febbri, sincopi, bronchiti, virus intestinali e ogni foggia di “sticchi e stacchi” pur di non accomodarmi sulla fantomatica poltrona. Poi, però, la vecchiaia ha lasciato sulla mia bocca un marchio di fabbrica. Vi risparmio i dettagli. Occorreva intervenire perché, scherzi a parte, i denti non sono un complemento da arredo, non sono un segno estetico e uno scontato strumento di masticazione. Sono molto di più. Vi dico che, tra i tanti problemi odontoiatrici, vi era anche un’infezione cronica a una gengiva. Un dentino era risalito fin sulla gengiva, aveva fatto lì la sua casetta e vi lascio immaginare i dolori: mascella gonfia, infezioni frequenti e molto altro.

Mi decido: devo andare! Faccio un’indagine on line, leggo una serie di curricula, sguinzaglio i miei migliori informatori ed eccolo, lo scelgo. Ha pure lo stesso mio nome, non può essere un caso. Primo appuntamento: visita generale, esami diagnostici. La mia bocca è un mezzo disastro. Il dottore mi spiega subito che l’odontoiatria non esegue chirurgie facili sol perché pratica piccoli tagli. Mi parla in maniera molto franca, mi spiega l’iintervento, gli arnesi.

Mi illustra tutto e mi rassicura come se fossi un bambino. Fatto sta che, passo dopo passo, percorro un cammino lungo quasi un anno (e ancora non del tutto concluso). L’altro giorno il momento clou, il grande giorno, quello che :“dottore la prego, questo intervento la prossima volta e poi la prossima volta ancora”. Si deve scollare la gengiva e cacciare via sia il dentino innestato in profondità, sia quella diavoleria dal nome strano, che mi provoca un’infezione cronica alla radice del dente. Farmi aprire una gengiva alla ricerca di un maledetto dente e dell’infezione che ci sta dietro mi terrorizza. Poi, dulcis in fundo, un paio di punti di sutura, Noooo”. Mi dicevo questo ed altro a poche ore dall’appuntamento.

Il grande momento è arrivato: “Luigi, chiudi gli occhi, collabora e pensa ad altro” Già. Ad altro. Ho pensato e ho compreso che alcune paure vanno arginate. Ho riflettuto su timori superati col tempo, anche solo osservando i miei genitori. Dei cani aveva paura mia madre.

Mentre riflettevo il dentista aveva finito ed aveva fatto tutto in un tempo che non ho calcolato. Non ho provato dolore, panico, fastidio. Il dottore mi ha detto che quella piccola azione di coraggio mi arrecherà tanti e più benefici. Alla fine della seduta io e il dottore ci siamo stretti la mano e ci siamo fatti i complimenti a vicenda. Nella vita le grandi vittorie si celebrano anche se so bene che dal dentista non ho compiuto alcun gesto eroico, ma ho sicuramente superato un grande e non plausibile blocco, costruito dalla mia mente.

(Gennaio 2021)

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