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Luigi si comprò un nemico

 

di Alfredo Imperatore

 

La storia si svolge a Giugliano, in Campania, negli anni trenta del ventesimo secolo.

Il bullismo è stato ed è tuttora sempre presente tra gli operai, in un cantiere, tra i vari impiegati di un ufficio, ma specialmente a scuola fra gli alunni.

Sono generalmente i ripetenti, perché più grandi, a fare gli spavaldi e a “sfottere” i più gracili e i più sgobboni tra i compagni di classe.

La storia che andiamo a raccontare riguarda, però, un ufficio municipale, ove Luigi era impiegato. Tra essi vi era un dipendente grande e grosso che, come tutti i bulli, aveva preso di mira un impiegato di nome Giovanni, docile e mingherlino; il suo nome era Antonio, ma tutti lo chiamavano Totonno.

Non mancava occasione per prendere in giro il gracile collega, a volte dandogli anche qualche scappellotto sulla testa.

Al mattino, nella cosiddetta pausa caffè, se Giovanni si faceva portare, dal ragazzo del bar, un cornetto e un cappuccino, Totonno si divertiva, passandogli dietro le spalle, quatto quatto, a inzuppare la sua brioche nel caffellatte della sua vittima.

Protraendosi queste burle quasi quotidianamente, un mattino Luigi vide Giovanni rosso in volto e con gli occhi lucidi, in seguito all’ennesimo sopruso subìto; gli si avvicinò e gli disse: <Se mi dai mille lire, la prossima volta che Totonno ti sfotte, lo piglio a schiaffi>.

Quasi incredulo, Giovanni gli rispose: <Stamattina non ho le mille lire ma, se sei sincero, domani ti porto i soldi e poi vediamo>.

Il giorno seguente, manco a farla apposta, non successe niente. Ma Giovanni disse a Luigi: <Io porterò sempre con me le mille lire e, appena capiterà l’occasione e tu gli darai dei “paccheri”, io ti darò i soldi>.

Avvenne che un giorno Giovanni fosse molto raffreddato ed era venuto con una sciarpa che gli girava attorno al collo e alla bocca, lasciandogli scoperte le orecchie. Totonno furtivamente gli venne alle spalle e, piegando il dito medio sotto il pollice e lasciandolo velocemente, gli colpì un orecchio, facendogli molto male (in napoletano si chiama zàcchero).

Giovanni diede un grido di dolore, Luigi si avvicinò ai due e, rivolto a Totonno, gli disse: <Ma ‘a vuò fernì o no e turmentà a Giuvanno>. La risposta fu: <Fatti e cazzi tuoie>. Fu l’occasione propizia per Luigi di dargli due paccheri (ceffoni) molto sonori. Totonno, preso alla sprovvista, tra la meraviglia degli altri impiegati, non seppe dire altro: <Po’ ciò vedimmo a bascio> (Poi ce lo vediamo giù all’uscita> e se ne andò nella sua stanza.

Sta di fatto che Totonno, né quel giorno né gli altri, seppe affrontare Luigi e, come se non bastasse, la smise anche di tormentare Giovanni. Da allora Luigi e Totonno divennero nemci giurati e non si parlarono più.

Giovanni diede le mille lire a Luigi e questi gli disse: <Pe’ via toia, pe’ mille lire, me so’ accattato ‘nu nemico!> (Per colpa tua, per mille lire, mi sono comprato un nemico!).

 

Codicillo. Se ci ribellassimo ai prepotenti fin dall’inizio, con urla e qualche calcio negli stinchi, si taglierebbe dal principio la testa al toro, anche a rischio di buscarle, ma qoestp accadrebbe una volta per tutte!

(Luglio 2021)

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