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Positano in prosa

 

di Antonio La Gala

 

Le cronache estive si soffermano volentieri su località turistiche, evidenziandone il movimento turistico, le manifestazioni in calendario e altre situazioni d’attualità,

Spesso si tratta di luoghi che anche nel passato hanno richiamato l’attenzione di artisti e letterati di grande sensibilità, i quali ci hanno lasciato le loro impressioni, la loro interpretazione di quei posti, chi in forma di immagini pittoriche, chi in versi, chi in prosa.


Uno di questi luoghi è la costiera amalfitana, in particolare Positano, su cui ci è capitato di rileggere un libricino, edito da Guida nel 2004, sotto il titolo “Positano in prosa”, una raccolta curata da Francesco D’Episcopo.

D'Episcopo, nella prefazione, così anticipa e sintetizza il senso della pubblicazione: “Le pagine positanesi che si sono qui proposte, rispondono alla calcolata casualità di un percorso letterario comune, intrapreso dagli scrittori scelti. Una sorta di passaggio di consegne fra autori diversi, per estrazione e formazione culturale; ciascuno di essi chiamato a rincorrere una propria prospettiva. Eppure, nella diversità è possibile individuare una percezione di fondo comune”.

Fra i prosatori che ci hanno voluto raccontare le loro impressioni sono stati scelti Riccardo Bacchelli, Raffaele La Capria e Carlo Knight.

Riccardo Bacchelli ci racconta la Positano del 1926-27, quando vi mancava l’energia elettrica e l’acqua nelle case, ancora silenziosa, chiusa nella sua acrobatica architettura verticale, eretta a difesa, “per scampare dai barbari longobardi di terra e dai pirati saraceni di mare, con la sua gente che asseconda i silenzi della natura. E’ una città fatta a scale e si va per scale…. I cittadini la fondarono per conservarsi romani, così gli altinati fecero fra le paludi di Venezia, per salvarsi dagli Unni”.

Le impressioni di Bacchelli riportate nel libro, si soffermano, più fugacemente, su Napoli, il percorso lungo il Golfo per arrivare a Sorrento, da qui a Positano e poi oltre Positano, verso Amalfi.

Raffaele La Capria ci racconta i suoi ricordi, a cominciare dal suo primo approccio alla costiera amalfitana: “quel giorno mi apparve come un altro mondo, con caratteri e luci e colori di una sconvolgente e drammatica intensità. Ma quando dopo altre e altre curve e montagne scoscese dirupanti sul mare vidi finalmente le bianche case di Positano sparse come caprette sul verde di un poggio, quando vidi la spiaggia e la chiesa al centro con la cupola scintillante di maioliche a scaglie gialle e blu, mi sembrò tutto accogliente e ridente nel nitore di quel lontano mattino”.

Il terzo autore è Gilbert Clavel, uno dei tanti nordici attratti dalla luce mediterranea. Agli inizi del Novecento venne a Capri per curarsi dalla tubercolosi, ma poi passò a Positano, meno mondana e più tranquilla. Lì acquistò e restaurò, per farne la propria abitazione, quasi come metafora della sua trasformazione esistenziale ed artistica, una torre poggiata su uno scoglio di fronte a Positano, una di quelle torri costruite per avvistare l’arrivo delle navi saracene.

Le impressioni di Clavel, nel libro curato da D’Episcopo, vengono proposte attraverso un espediente letterario escogitato da Carlo Knight, il quale costruisce un racconto di Clavel recitato in prima persona, attraverso brani di lettere e di diari dello stesso Clavel.

A nostro avviso la lettura di questo libro riconcilia il lettore con una Positano più autentica, quella che sta nascosta prima e sotto la Positano che vediamo oggi, quella che oggi ci si presenta come uno dei tanti anelli della catena dei business turistici di massa, del boom di presenze post covid.

(Agosto 2023)

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