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LA CANZONE NAPOLETANA DALLE ORIGINI AI TEMPI

NOSTRI

 

a cura di Luigi Rezzuti

 

Lasciando agli esperti e agli addetti ai lavori ogni analisi e considerazione critica sull'argomento, ci preme sottolineare che qui vogliamo soltanto esprimere il nostro appassionato interesse per la canzone napoletana. Abbiamo avuto, nel tempo,  eccellenti musicisti ed autori di testi, che hanno dato vita a canzoni indimenticabili, divenute famose e cantate in tutto il mondo. Ad esse è legato il cuore di ogni napoletano perché sono i veri gioielli di casa nostra.

Un'ulteriore precisazione è d'obbligo per il lettore più scaltro ed avveduto. In questo nostro viaggio sulla canzone napoletana, andremo un po' alla spicciolata e alla rinfusa, fra testi ed autori, tra dubbi ed ipotesi, senza un preciso ordine cronologico, ma “come ci detta il cuore.”

Ciò detto, diamo inizio alla nostra carrellata.

Come tutti sanno, non c’è una data certa sulle origini della canzone napoletana, anche se i primi canti sono quelli attribuiti alle lavandaie del Vomero con la famosa “Jesce sole” ( alcuni critici la fanno risalire al '200, altri al '300).

Solo nel ‘600 videro la luce testi come “Michelemmà” (attribuita, non senza dubbi, a Salvator Rosa), “Lo guarracino”, di autori ignoti, nel ‘700, Cicerenella, famosa tarantella, di poco posteriore, rispetto a Lo guarracino, ma sempre nel '700.

Alla prima Piedigrotta del 7 settembre 1835, venne presentata la famosa canzone “Te voglio bene assaje” di Raffaele Sacco e Filippo Campanella.

Su questa canzone sono stati scritti, nel tempo, da molti studiosi, articoli, saggi ed interi libri. Sulla nascita del brano, poi, fiorirono diverse storielle: qualcuno raccontò che l’autore improvvisò questi versi, una sera, in un salotto, nel corso di una di quelle “periodiche”, che al tempo erano di moda (la fonte è Salvatore Di Giacomo); gli amanti di gossip (anche allora non mancavano) aggiunsero che l'aveva recitata per una signora con la quale aveva avuto una relazione e qualcun altro attribuì la musica al Donizetti (pare che tale attribuzione fosse nata da una voce messa in giro dallo stesso Sacco, per accrescere fama e prestigio al suo testo) .

Sempre per le Feste di Piedigrotta si esibirono, poi, autori di spessore, come Salvatore di Giacomo, Libero Bovio, E. A. Mario, Ferdinando Russo, Ernesto Murolo, tanto per citarne alcuni.

Questo periodo, tra Ottocento e Novecento, fu definito “epoca d’oro”, per i pezzi, come “Funiculì, Funiculà” (Peppino Turco – Luigi Denza, 1880), “ ‘E spingule frangese “ (Salvatore Di Giacomo - Enrico De Leva, 1888), “ ‘O sole mio” (Giovanni Capurro – Eduardo Di Capua, 1898) e tanti altri celebri successi.

Nel 1917 “Reginella” (Libero Bovio – Gaetano Lama); nel 1918 “ ‘A tazza ‘e cafè”,(Giuseppe Capaldo – Vittorio Fassone), interpretata da Elvira Donnarumma.

È il periodo d’oro, infatti, anche per le interpreti femminili, tra cui Ria Rosa, Lina Resal, Gilda Mignonette, con la sua “'A cartulina ‘e Napule” (Pasquale Buongiovanni – Giuseppe De Luca, 1927).

I rapporti tra queste cantanti furono spesso molto burrascosi, la Resal e la Donnarumma si disprezzavano.

La Mignonette nel 1931 ritornò dall’America per tenere alcuni concerti a Napoli ma, accorgendosi che sulla locandina del Teatro Bellini il suo nome appariva della stessa grandezza di quello della Resal, indispettita, rinunciò ad esibirsi e ripartì immediatamente.

Nell’anno 1931 Ernesto Murolo, insieme all’inseparabile Tagliaferri, decise di esportare a Sanremo un festival di canzoni, tutte napoletane e cantate da artisti napoletani.

La rassegna si concluse con “ Napule ca se ne va”, del binomio Murolo Tagliaferri, che era stata composta nel 1920. Ancora oggi, però, c’è un legame tra Napoli e Sanremo. Infatti non c’è edizione che non abbia almeno un autore o una voce partenopea in gara.

Degli stessi autori ci piace ricordare quelle perle della canzone napoletana che furono e sono “Mandulinata a Napule”, del 1921 e “Piscatore 'e Pusilleco”, del 1925.  Murolo è anche l'autore di “Pusilleco addiruso”, 1904, musicata da Salvatore Gambardella, e di “Tarantelluccia”, 1907, con musica di Rodolfo Falvo

Negli anni trenta videro la luce altri capolavori, tra cui “ Dicitencello vuje” , di Enzo Fusco e Rodolfo Falvo e “ Signorinella”, di Libero Bovio.

Nel 1918 aveva suscitato, l'entusiasmo degli Italiani la ben nota canzone “La leggenda del Piave”, con il famoso incitamento patriottico “...non passa lo straniero”. Ne  è autore E. A. Mario, che firma anche molti altri pezzi, veri e propri capolavori, di cui ha composto musica e versi: “Funtana all'ombra” (1912), “Maggio si' tu” (1913) Santa Lucia  luntana” (1919). Del 1928 sono altre due indimenticabili canzoni: “Balocchi e profumi” (in lingua), e “Dui paravise”  (versi di Ciro Parente).

Ma non si può dimenticare, in questo nostro stringato excursus, Raffaele Viviani con la sua insuperabile “Bammenella” (Sò Bammenella 'e copp' ‘e quartiere” (1918) , né la splendida “Na sera 'e maggio”, di Pisano Cioffi, edita da La Canzonetta, nel 1937, grande successo della Piedigrotta del 1938.

Intanto nel 1919, lo Stato aveva imposto sugli spettacoli musicali una forte tassa per favorire la prosa ma, “fatta la legge, trovato l’inganno”. Vennero realizzati spettacoli sulla canzone drammatica, con testi teatrali, all’interno dei quali convivevano, come nel varietà, canzoni, recitazione e balli.

Ne è un esempio la canzone di Libero Bovio, “Zappatore”. del 1929, che venne inserita in uno spettacolo teatrale. Nacque, così, la sceneggiata. Essa prosperò fino allo scoppio della  seconda guerra mondiale e costituì un vivaio di quei futuri attori di prosa, come Titina De Filippo, Nino Taranto, Ugo D'Alessio, destinati a far parte della grande famiglia teatrale napoletana.

Poi, con la guerra, la sceneggiata lentamente decadde, per avere una successiva ripresa negli anni Settanta e Ottanta.

Nel secondo dopoguerra nasce la “macchietta”, a mezza strada tra musica e teatro. Ebbero grande successo, per i contenuti esilaranti ed umoristici, “Ciccio formaggio” e “ Dove sta Zazà?” (una canzone che tutti i napoletani cantavano come un inno alla liberazione dalla guerra).

Sono ancora oggi presenti nel repertorio di molti artisti.

Nello stesso periodo, correva l’anno 1944, si afferma un’altra famosissima canzone, “Tammurriata nera”, di E. A. Mario ed Edoardo Nicolardi. Gli autori trassero spunto dall’occupazione americana, quando era sempre più frequente incrociare per la strada giovani donne, che portavano in braccio bambini dalla pelle scura, ma dai nomi tipicamente napoletani: “Io nun capisco 'e vvote che succede. / E chello  ca se vede / nun se crede, nun se crede!”

Di Nicolardi non si può certo ignorare, fra i tanti successi, l'incomparabile “Voce 'e notte”, del 1904,

Molto nota ed anche molto triste “Munasterio 'e Santa Chiara” del 1945, composta a Roma da Michele Galdieri (figlio di Rocco Galdieri) a  seguito dello spaventoso bombardamento del 4 agosto 1943 che, oltre al trecentesco Monastero, rase al suolo edifici millenari della storia partenopea.

Roberto Murolo, emulo dei successi del padre, dopo gli esordi del 1946, con la sua inseparabile chitarra, approda nei principali teatri e al Tragara club di Capri con un repertorio classico, ma anche portando al successo nuovi testi, come “Scalinatella”, “Anema e core”, , “Nu quarto 'e luna”, “La pansè”, “Luna caprese”, “Na voce na chitarra e ‘o ppoco  ‘e luna”. Robertino non fu solo interprete di successo, ma anche autore, tra l'altro di alcune belle canzoni, come “'O ciucciariello”, “Sarrà chi...sa!”, vincitrice di un Festival di Napoli.

In età avanzata, protagonista ancora di successo, ha duettato con Pino Daniele, Gragnaniello, Renzo Arbore e Mia Martini,

Altro grande interprete, Renato Carosone. Prima della guerra, aveva preferito esibirsi in ristoranti e night club ad Adis Abeba, in Etiopia. Torna a Napoli nel 1949 e forma il famoso trio con Gegè  di Giacomo e Peter Van Vood, trio che presto si trasforma in quartetto e infine in sestetto, ma il nucleo principale resta sempre lo stesso.

Il 1957 è l'anno più felice per la carriera di Carosone con “ Canta Napoli” , “ Caravan petrol “ , “ Maruzzella” , “ Tu vuò fa' l’americano” , “ ‘O Sarracino “ e “ Torero”. Il 7 settembre del 1959 Renato annuncia, durante una trasmissione televisiva : “ Ritengo che il mio genere sia ormai superato, è stato un piacere, addio amato pubblico”. Solo nel 1975, clamorosamente, tornerà sul palcoscenico della Bussola di Viareggio.

Intanto iniziano a vedersi sulla scena cantanti come Peppino di Capri che esordisce con uno stile innovativo, rifacendosi ai classici rocker americani dell’epoca.

Con lui e dopo di lui, man mano vengono alla ribalta vari cantanti e cantautori.

L’elenco è lungo ed è storia recente. Ricordiamo, fra i tanti, Mina, Bongusto, Celentano, Morandi, Vanoni, Ramazzotti, Baglioni e tanti altri ancora.

 

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