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PER   UNA  “ECONOMIA  ECOLOGICA”

AI  FINI  DELLA SALVAGUARDIA  DELL’ AMBIENTE

 

di Renato Sinno

 

E’ noto a tutti che lo stato di salute dell’economia viene considerato come l’elemento essenziale per definire lo stato di prosperità di un paese.  Per questo motivo grande attenzione viene riservata al costo della vita, allo sviluppo industriale, al potere di acquisto della moneta, al prezzo del  petrolio, all'affannosa  ricerca delle risorse naturali, peraltro non rinnovabili, e via discorrendo. Argomenti, questi, fondamentali  per  tutti  i mezzi di informazione, a partire dalla carta stampata fino alla radio e alle televisioni.

E ciò per la diffusione di un certo  tipo di  cultura, che appare indispensabile, al giorno d’oggi, per poter comprendere la portata di certe decisioni, pur tenendo presente che non tutte le metodologie che riguardano lo sviluppo dell’economia riescono a trovare tutti di accordo.

Vi è da notare, e non con grande meraviglia, che una attenzione altrettanto rilevante non è mai stata attribuita al progressivo ed incalzante mutamento delle condizioni fisiche della terra non solo in tema di cambiamenti climatici, ma soprattutto in tema dei più svariati interventi, non sempre incoraggianti, del fattore antropico che, ritenendosi  il  padrone assoluto della natura, con interventi  e con comportamenti molto spesso sconsiderati,  finisce per mettere in difficoltà quegli equilibri naturali, rendendo precarie le condizioni di vita, e non solo dell’uomo.

In altri termini ogni indicatore dello stato di salute del pianeta mostra, anno dopo anno, il preoccupante deterioramento dei vari ecosistemi.

Tale deterioramento va dalla riduzione del manto forestale alla espansione  dei  deserti, dalla riduzione dei  suoli fertili  alla siccità, dalla riduzione dello strato di ozono dell’atmosfera, fino all’accumulo di gas tossici, che incrementano l’effetto serra, dalla riduzione preoccupante di molte specie animali e vegetali, fino all’aumento indiscriminato di rifiuti solidi e liquidi urbani, cui vanno ad aggiungersi quelli tossici e nocivi, nonché quelli radioattivi, provenienti dai vari tipi di industrie, dallo sfruttamento, oltre ogni limite, delle fonti  di energia, fino al superamento, oltre ogni misura accettabile, delle leggi naturali.

Tutto questo, per molti aspetti sotto gli occhi di tutti, continua ad incontrare, tuttavia, le resistenze di opinionisti, economisti, uomini politici e di quanti amano fantasticare intorno all'idea che il progresso tecnologico possa superare ogni ostacolo naturale.

Sembra quanto mai opportuno osservare, per  quanti  non  appartengono alla categoria degli “ecocatastrofisti “, della quale sono convinto assertore,  che proprio  la relativa opinione opposta, che intanto si basa su principi alquanto  discussi ai fini della interpretazione di taluni  fenomeni  naturali  evidenziati ed accertati da studi scientifici, ha permesso, da parte delle istituzioni, la comoda scelta di  una tattica temporeggiatrice, non certamente rispondente alla richiesta di una rapida soluzione di alcune “tragiche realtà”, drammaticamente vissute (temporali, tifoni, tsunami, piogge acide, riscaldamento del mare, scioglimento dei ghiacciai, fiumi in piena, arretramento delle linee costiere, scomparsa di isole, tanto per citare eventi che si sono susseguiti in tempi molto brevi).

Non si può assolutamente negare che tali catastrofi non siano una  inevitabile

conseguenza  della scarsa valutazione  dei  numerosi  processi  inquinanti che sono andati moltiplicandosi in tempi  brevi,  anche per opera di associazioni malavitose che, incuranti delle ripercussioni  che potevano procurare, hanno generato disastri ambientali di  tali proporzioni da rendere difficili i processi di bonifica, apportando, quindi, notevoli danni alla salute pubblica .

Cerchiamo, per maggiore chiarezza, l’esatta interpretazione di taluni termini  scientifici che ricorrono molto spesso nella descrizione di alcuni fenomeni,  divenuti ormai comuni.

Il pianeta  Terra, sul quale viviamo deve la sua esistenza all’equilibrio tra i vari “ecosistemi” che lo costituiscono, intendendo per ecosistema l’insieme di una comunità biologica e la realtà fisica in cui vivono gli organismi, da cui nasce la “Ecologia”, che è lo studio dei rapporti esistenti tra gli esseri viventi  e l’ambiente nel quale vivono.

La vita di tutti gli esseri viventi dipende dagli equilibri raggiunti tra i vari ambienti per cui, se interviene  una qualunque causa dall’esterno, saltano tutte le leggi che hanno condotto a questo favoloso rapporto, che viene ad essere turbato e messo in discussione. Ad esempio, se nell’aria vengono aumentate le quantità di anidride carbonica, in equilibrio con le quantità di ossigeno, ne soffriranno i processi di respirazione di tutti gli  esseri  viventi. E ciò avrà come conseguenza la morte. Tale processo viene definito “inquinamento “, per cui soltanto quando saranno ripristinate nuove condizioni compatibili si potrà parlare di adattamento all’ambiente .

Come si potrà rilevare da queste brevi  nozioni,  la Ecologia è una Scienza molto complessa:  richiede una profonda preparazione in chimica, in fisica, in matematica, in biologia, con notevoli riferimenti ai vari rami della scienza medica, in quanto deve tenere conto dei problemi sanitari, dipendenti dalla valutazione dei processi inquinanti.

Da un punto di vista esclusivamente pratico,  visto lo stato attuale dei rapporti, non proprio idilliaci, tra l’uomo e l’ambiente, che lasciano prevedere ulteriori disastri ambientali, con conseguenze mortali dovute all’inquinamento dei mari, dei fiumi, della superficie coltivabile (non dice nulla la polemica sulla Terra dei fuochi?), dell’atmosfera, una volta constatati gli stretti  rapporti  e le correlazioni  tra economia, ambiente e variazioni climatiche, il primo obiettivo da raggiungere è quello di creare una perfetta convivenza tra l’economia e l’ambiente, nel reciproco rispetto dei relativi diritti, nel senso che, se l’economia rappresenta la ricchezza di un paese, il suo incremento non può assolutamente ignorare il rispetto dell’ambiente, dal quale dipende l’esistenza del mondo vegetale, animale ed umano. 

Occorre allora mettersi alla ricerca di regole precise, di leggi che devono tenere presenti   con le richieste dell’economia le problematiche inerenti lo smaltimento di tutti i tipi di rifiuti, in particolare di quelli derivati dall’industria, che rappresentano buona parte dei  milioni di tonnellate di rifiuti comuni, senza ignorare tutte le ricerche e i suggerimenti collegati ai numerosi studi di settore, che da qualche tempo vengono prodotti da una disciplina denominata “Economia ecologica”. Essa, pur valutando le sempre crescenti esigenze del fattore antropico, che a sua volta richiede valori sempre crescenti dell’economia, deve, tuttavia, considerare le esigenze di un ambiente che, solo quando vengano rispettate le sue leggi, assicura condizioni di vita compatibili.           

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