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COME AFFRONTARE AL MEGLIO UN COLLOQUIO DI LAVORO

Una nota società di recruiting americana ha individuato, attraverso un sondaggio che ha coinvolto oltre 650 manager, le domande chiave che deciderebbero l’esito di un colloquio di lavoro e le gaffe da evitare.

Non esistono regole auree che, se seguite rigidamente, garantiscono una buona performance ad un colloquio di lavoro e non è utile pensare ad un canovaccio di risposte ragionate e stereotipate da sciorinare al momento opportuno. Il selezionatore, in tali casi, facilmente potrebbe accorgersi dell’inganno. Tuttavia, il colloquio di lavoro non va improvvisato, ma preparato, riflettendo sulle 5 domande più utilizzate dai recruiter di tutto il mondo. 1) Mi parli brevemente di sé: in genere, è con questa domanda che molti selezionatori iniziano i colloqui di lavoro. Ci si aspetta un riassunto incisivo delle esperienze lavorative più significative e non il racconto della propria vita privata. In questa prima fase, è importantissimo sapersi adeguare all’approccio del nostro interlocutore: c’è chi preferisce arrivare subito al punto, c’è chi ama, invece, conversare, per cui dobbiamo riuscire a cogliere immediatamente queste differenze di stile!

2) Perché vorrebbe lavorare per la nostra società? E’ buona norma presentarsi ad un colloquio di lavoro con una conoscenza approfondita della società, della sua mission e della sua vision e del ruolo che si andrebbe a ricoprire. Una scarsa preparazione in tal senso farebbe apparire il candidato poco motivato. È preferibile evitare di mostrare, soprattutto nei primi dieci minuti, un interesse eccessivo per la retribuzione e i benefit offerti.

3) Qual è il suo principale punto debole? Nessuno di noi è perfetto per cui non ha senso fingere di non avere vizi, ma solo virtù. Il modo migliore per “conquistare” il selezionatore è mostraresincerità, capacità di autovalutazione e un buon rapporto con se stessi, convincendolo che siamo consapevoli dei nostri limiti e capaci di porvi in qualche modo rimedio. La risposta “ho questo limite, che in fondo potrebbe essere anche una virtù” è scontata e, come tale, poco apprezzata, o comunque va bene argomentata.

4) Dove si vede tra cinque anni? Evitare la classica risposta “alle Maldive!” che in genere non suscita simpatia nel selezionatore, al contrario può infastidirlo. Crescere professionalmente è sicuramente un obiettivo ambizioso, realistico e raggiungibile ma non bisogna mai esagerare mostrandosi presuntuosi e altezzosi e parlando di progetti eccessivamente elevati o realisticamente non raggiungibili in quei tempi.

5) Perché desidera lasciare la società per cui lavora? Focalizzarsi sull’opportunità di crescita professionale che si coglie nella nuova offerta di lavoro e non lamentarsi dell’esperienza ancora in corso: non si fa mai bella figura nel parlare male del datore di lavoro, dei colleghi, dei clienti, ecc. Inoltre, bisogna stare attenti a certi comportamenti che potrebbero offrire un’immagine di sé poco lusinghiera, come mentire, arrivare in ritardo e non chiedere scusa, farsi accompagnare da amici o parenti (nello specifico la mamma è da lasciare a casa!), vestirsi in modo non adeguato al contesto aziendale, masticare chewing gum e non spegnere il cellulare durante il colloquio, ecc. Se si ha un indirizzo e-mail che risale all’infanzia, del tipo “ Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ” o simili, meglio cambiarlo ed inserirne uno più professionale nel curriculum vitae (nome e cognome@ecc.). Un’ultima accortezza riguarda, infine, la nostra “immagine on-line”. Si parla di “e-impression” per indicare l’immagine che veicoliamo attraverso il web o, più specificamente, i social network. Sempre più frequentemente, le Società di Selezione del personale cercano informazioni aggiuntive a quelle del curriculum vitae attraverso questi canali, Facebook, Linkedin, Twitter. Pur sapendo che l’immagine virtuale non corrisponde a quello che si è in realtà, certe informazioni influenzano comunque il pensiero di chi osserva, con il rischio che compromettano seriamente la nostra carriera lavorativa. Occorre, dunque, fare attenzione all’uso sconsiderato che spesso si fa dei social network, alla tutela della privacy dei contenuti pubblicati e, soprattutto, alla scelta della foto del profilo.

Valentina Nappo Psicologa e Recruiter  

 

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