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PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA

 

di Laura Coluccio

 

 La fertilità e, in particolare, la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), sono temi di grande attualità nel nostro Paese, anche se si registrano scarsa conoscenza dell’argomento e l’esistenza tuttora di false credenze. Secondo un’inedita indagine SWG condotta su un campione di 1.000 cittadini italiani, la maggioranza degli Italiani ha sentito parlare di PMA ma il 72% si dichiara poco o per niente informato e c’è molta confusione riguardo alle tecniche disponibili.

Dati che non sorprendono poiché  proprio in questi ultimi mesi, è in atto nel nostro Paese un grande cambiamento rispetto al tema, con un crescente trend che segnala apertura sia in termini legislativi, sia culturali“In Italia nel 2013 sono nati 514.308 bambini, di questi, il2,4% è venuto alla luce grazie alla Procreazione Medicalmente Assistita – afferma il Dottor Rubens Fadini, Responsabile del Centro di Medicina della Riproduzione Biogenesi, Istituti Clinici Zucchi – Proprio il Ministero della Salute ha presentato a maggio il Piano Nazionale per la Fertilità e, di recente, il Ministro Beatrice Lorenzin ha firmato le nuove linee guida sulla PMA, dando seguito a quello che, ormai da più di 10 anni, è stato il percorso di modifica della Legge 40/2004,  unica normativa di riferimento in materia, nel nostro Paese”.

Oltre al cambiamento legislativo in corso, anche da un punto di vista culturale sono stati fatti molti passi avanti. Molti si dichiarano favorevoli, in generale, alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, pensiero diffuso soprattutto nella popolazione più giovane,  ritenedo  che sia un tema che riguarda un numero sempre maggiore di donne.

Sia in parte, per l'eredità culturale del nostro Paese, sia anche per la disinformazione spesso esistente sull'argomento, emergono, in alcuni segmenti dell'opinione pubblica, dubbi e interrogativi di carattere etico e sociale rispetto alla procreazione medicalmente assistita e alle tecniche che permettono di esaudire il desiderio di maternità. La metà del campione, infatti, ritiene che scegliere la PMA sia una decisione difficile da assumere, soprattutto rispetto alla famiglia e alla società in generale, percentuale che sale al 56% nel Sud Italia mentre incontra meno resistenze al centro (41%) e al Nord (48%). Inoltre, quasi la metà degli intervistati ha il timore che si tratti di tecniche che potrebbero portare ad una selezione degli embrioni contraria all’etica. Percentuale, anche quest’ultima, più alta al Sud (54%) rispetto al Centro (34%) e al Nord (47%), a conferma di una certa diffidenza verso il progresso scientifico, che – anche attraverso una maggiore informazione – potrà essere pian piano superata.

 Nel quadro generale appena delineato, l’estero rappresenta un punto di riferimento per chi voglia affidarsi a tecniche di procreazione medicalmente assistita nel percorso di ricerca della maternità. I limiti di legge previsti dalla normativa italiana hanno avuto senz’altro gran peso finora sulla scelta di rivolgersi a strutture oltre confine. Sul campione generale, infatti, tra le principali motivazioni a supporto di questa scelta, compaiono proprio gli aspetti di carattere legislativo accanto a quelli burocratici (il 49% ritiene che si vada all’estero per la presenza di procedure e formalità meno complicate, il 40% per minori limiti di legge). Mentre, il 36% degli intervistati ritiene che in Italia siano poche le strutture con un’esperienza già consolidata in tema di PMA e  prenderebbe in considerazione l’ipotesi di andare all’estero,  Il 26% degli interpellati afferma, invece, che preferirebbe rivolgersi a strutture presenti in Italia e che la fase di apertura legislativa e culturale in atto nel nostro Paese offre nuove prospettive in questa direzione.

“In oltre 15 anni di esperienza abbiamo trattato 7.000 pazienti italiane – afferma la Dott.ssa Valérie   Vernaeve, Direttrice Medica del Gruppo Eugin – Presso la clinica italiana saranno disponibili sia trattamenti di base, come l’inseminazione artificiale o la fecondazione in vitro, sia quelli più complessi, come la diagnosi genetica pre-impianto o la donazione di ovuli. Inoltre, siamo stati tra i primi a proporre un'analisi genetica completa di tutte le nostre donatrici, per rilevare possibili malattie rare ed ereditarie – precisa Vernaeve - una sicurezza in più per le coppie che decidono di ricorrere alla fecondazione assistita presso la nostra struttura”.

 (Ottobre 2015)

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