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Il pittore Gaetano Ricchizzi   di Antonio La Gala   Figura singolare di uomo e di artista, Gaetano Ricchizzi, (Napoli 1879 - Napoli 1950), è fra i...
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Buon Natale   di Mariacarla Rubinacci   Natale 1920. Natale 1921. sono ormai un ricordo lontano, archiviato, chiuso in uno sgabuzzino come una cosa...
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Miti napoletani di oggi.93 “L’ARMONIA PERDUTA”   di Sergio Zazzera   Sono sempre stato convinto che Raffaele La Capria abbia costituito, già di per...
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ELOGIO DI “SE’ STESSO”   di Sergio Zazzera   Non tema il lettore: non si tratta di un episodio di narcisismo. Non è di me stesso che intendo parlare,...
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La D’Ovidio Nicolardi fa il pieno all’open day   di Annamaria Riccio   Grande affluenza di genitori e studenti che, in una piovosa mattinata di...
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E' ARRIVATA L’ESTATE   di Luigi  Rezzuti   Finita la scuola, è arrivata l’estate ed anche il giorno in cui Elsa e Lina rivedono il mare. Finalmente,...
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15 MAGGIO 2022: NAPOLI ACCLAMA SANTO DON GIUSTINO MARIA RUSSOLILLO  Basterebbe poco per rendersi santi.   di Luciana Alboreto   Una voce...
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Filo diretto con i lettori   Ringrazio tutti coloro che hanno fatto pervenire un commento al mio recente articolo “Quale giornalismo oggi?” (marzo...
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OPERAZIONE SAN GENNARO

 

di Sergio Zazzera

 

 

Non è del film di Dino Risi che intendo occuparmi, bensì della recente vicenda del decreto del ministro degl’Interni, che, equiparando, di fatto, la Deputazione del Tesoro di San Gennaro alle fabbricerie, attribuisce all’Ordinario diocesano di Napoli (vale a dire, all’Arcivescovo metropolita) il potere di nomina di un terzo dei componenti della stessa. Chiarisco che l’equiparazione della Deputazione alle fabbricerie è soltanto di fatto, perché il provvedimento, pur mostrando di escluderlo, poi, in realtà, assoggetta questa istituzione alla medesima disciplina giuridica. E chiarisco pure che la fabbriceria è un ente preposto normalmente alla cura e alla manutenzione degli edifici di culto e costituito in forma di associazione o di fondazione, in ogni caso dotato di personalità giuridica. Dopo di che, invito anche il gentile lettore a riflettere sulla funzione della Deputazione, che va ben oltre la cura e la manutenzione della Cappella del Tesoro.

Devo ricordare, a questo punto, che il mio Maestro c’insegnava che il diritto non è una categoria logica, ma una categoria storica. Da tale affermazione ritengo che debba discendere necessariamente la conseguenza che, quando si decide di porre mano alla riforma di una istituzione giuridicamente rilevante, occorre sempre averne ben presente la storia. La quale, poi, nella specie è quella di un ente assolutamente laicale, nato dall’esigenza di assicurare alla città l’amministrazione di un patrimonio (non soltanto economico, ma anche antropologico) che le appartiene in maniera diretta: è questa la ragione per cui i suoi componenti sono i rappresentanti di quella che, un tempo, era la “nobiltà” cittadina, che esprimeva gli “eletti di sedile”, affiancati dal sindaco, che, a sua volta, è il discendente diretto dell’“eletto del popolo”. Non si dimentichi, infatti, che la Deputazione nasce in periodo vicereale, quando la Città partecipava alla vita pubblica attraverso i “sedili”, progenitori delle odierne Municipalità.

Peraltro, dal Ministero dell’Interno viene ora diffusa la notizia della natura «interlocutoria» del decreto, in attesa della emanazione del nuovo statuto dell’ente; e, al riguardo, mentre quella “natura interlocutoria” lascia pensare – e con preoccupazione – alla “definitività del provvisorio”, tutta italiana, d’altra parte, poi, la Deputazione fa sapere, a sua volta, che la bozza del nuovo statuto giace da tempo presso il Ministero, il che incrementa ulteriormente quella stessa preoccupazione.

Comprendo bene che un patrimonio, del quale il solo Tesoro ha un valore di gran lunga superiore a quello del Tesoro della Corona inglese, può far gola a molti. Ricordo anche che un illustre precedente di questa operazione è costituito da quello che, nel 1939, vide privare di autonomia il Pio Monte dei Marinari di Procida, nato anch’esso in periodo vicereale (1615-17), mediante l’emanazione del regio decreto 2 dicembre 1929, n. 2262. Quelli, però, erano altri tempi: soltanto dieci anni prima, il Concordato aveva riannodato i rapporti fra la Chiesa e uno Stato, in quel momento autoritario; oggi, invece… o no? 

(Marzo 2016)

 

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