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Parlanno ’e poesia 11

 

di Romano Rizzo

 

 E. A. Mario

 

E. A. Mario (al secolo Giovanni Gaeta) è stato un monumento nella storia della poesia e della canzone. Di lui si è scritto e detto tantissimo.

So di non poter aggiungere nulla di nuovo a quello che, con tanto amore, ha scritto di Lui la figlia Bruna, di recente scomparsa, e cercherò solo di tratteggiare, con significativi aneddoti, alcuni lati del Suo carattere.

A soli 10 anni, con un mandolino che un cliente aveva lasciato nella bottega di barbiere di suo padre, cominciò a strimpellare qualche motivetto, poi, imparando la musica da alcune dispense, divenne tanto bravo da adoperarlo per comporre le musiche delle sue canzoni.

A 16 anni, lavorando alle Poste, incontrò il maestro Emilio Segrè e, con la schiettezza ed impetuosità che mai lo ha abbandonato, gli disse:“ Maestro, complimenti per le musiche, peccato che i testi so’ tanti papucchielle!” Successe il finimondo, ma il Segrè propose alla fine a E. A. Mario di sottoporgli un suo testo, aggiungendo  che, se lo avesse convinto, lo avrebbe musicato. Nacque così la prima canzone di E. A. Mario “ Cara mammà” e fu un successo. Da allora iniziò a comporre canzoni e poesie e seppe dare alla sua poetica un carattere particolare, lontano dal lirismo imperante di di Giacomo e Russo, ma ricco di schiettezza e spontaneità, con toni pacati, discorsivi, privi di fronzoli e densi di significati, a volte didascalici. Alcuni, e forse lo stesso E. A. Mario, si sono chiesti se egli è da ritenersi più un canzoniere che un poeta. A mio parere il quesito, difficile, data l’immensa e validissima produzione in entrambi i campi, è forse mal posto, perché nessun altro poeta è stato anche un musicista, capace di impreziosire, con le sue note, i versi di un altro autore e credo si possa solo ritenere che, essendo poeta e musicista insieme, si sia sentito maggiormente realizzato componendo e musicando una canzone. Del resto, così come si evince dalle belle antologie poetiche di Consiglio e di Palomba, i versi di molte canzoni classiche, nulla hanno da invidiare alle poesie. Sono delle vere poesie, che si sono piegate alle regole formali (Strofa e ritornello) delle canzoni. Pertanto considerando l’opera di E. A. Mario, nel suo insieme, egli ci appare quel gigante  che il Costagliola definì il Signor Tutto, una vera pietra miliare della poesia e della canzone.

Quando molti autori napoletani furono attratti dalla Poliphon, egli si avvicinò alla Bideri e, come racconta il Pisani, suo allievo prediletto, con i proventi di “Comme se canta a Napule”, la salvò dal dissesto.

Dopo qualche anno, però, forse anche per malintesi e dissapori con la figlia di Bideri, Valentina, decise di fondare una propria casa editrice con la quale, tra l’altro, partecipò a diverse edizioni della Piedigrotta. Il carattere forte del nostro autore, che non la dava vinta a nessuno, (carattere, poi, ereditato dalla figlia Bruna, che trascriveva le melodie composte dal padre) emerge dall’aneddoto seguente : A quei tempi, se un cantante richiedeva che venisse rifatto uno spartito per adeguarlo alla sua tonalità, doveva versare all’editore 5 lire. Il grande Pasquariello non voleva versarle e, quando alla fine le versò, stracciò lo spartito rifatto ed andò via. E. A. Mario raccolse il danaro che Pasquariello aveva lasciato sul tavolo e lo diede ad un mendicante, dicendo: “Questa è l’elemosina che vi manda Pasquariello!”. Si racconta che un giovane musicista portò a Mario una sua composizione perché la valutasse, però esitava a mostrargli lo spartito. Alla fine gli confessò che lo aveva piegato ed inserito in una scarpa che gli faceva male. E. A. Mario lo guardò rabbuiato e poi disse a un suo collaboratore: “Tùrati il naso e famme sentì sta musica” Appena la sentì si ritirò in un’altra stanza con il mandolino e ne uscì, dopo un quarto d’ora, con “Mandulinata a Surriento”! Questo è l’uomo bonario, poliedrico ed estemporaneo. Quello..un po’ burbero e deciso vien fuori, invece, da un altro aneddoto. Si narra che, avendo  incontrata ad una serata  quella che diventerà la Sua Adelina, che indossava un vistoso cappellino di paglia, così la apostrofò “Siente, quanno jesce ’a sott’’a paglia, t’aggia parlà!” ed estremamente schiette, semplici e sincere furono le parole della dichiarazione (cfr. la poesia ‘O pparlà chiaro!) Grande nelle canzoni napoletane ed altrettanto grande nelle canzoni in lingua, la sua fama raggiunse i più alti vertici con la leggenda del Piave, con cui portò le nostre truppe alla vittoria  meritando le parole d’elogio del Generale Diaz che gli scrisse: “E. A. Mario, la Vostra Leggenda del Piave è valsa per le truppe al fronte più del miglior generale!” Poliedrico, onesto, esigente, spontaneo, combattivo e indipendente E. A. Mario dovrebbe essere preso ad esempio dai giovani che vogliono cimentarsi nel sempre più difficile campo della poesia e della canzone.

 

’O siggillo

(E. A. Mario)

 

Nu figlio.. Ma ched’è nu figlio? È ammore

ca se fa carne, carne e sango e astregne

cchiù forte assaje dduje core.

 

Ll’articulo d’’o Codice e ’a parola

d’’o prevete te cercano ’a prumessa

ca spisso passa e vola:

 

Chilli dduje «Sì» ca diceno ’e dduje spuse

nun so’ siggillo eterno: ‘o rumpe, ’e vvote

cu tanta e tanta scuse;

 

ma ’o siggillo cchiù forte è ’o figlio: è ammore

ca se fa carne, carne e sango e astregne

overamente ’o core !!

(Aprile 2017)

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