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Georges Bataille. Vita, personalità e formazione culturale   di Gabriella Pagnotta   Georges Bataille nasce a Billom nel Puy–de–Dôme il 10 settembre...
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LA CASA DI TOTO’ CADE A PEZZI

 

di Luigi Rezzuti

 


Scatta di nuovo l’allarme a Napoli: la casa in cui visse Totò sta cadendo a pezzi.

L’allarme sull’appartamento situato al civico 109, in via Santa Maria Antesaecula, era stato già lanciato nel 2017, a causa di finestre e imposte del balcone mancanti, pavimenti rotti, polvere, calcinacci e fili penzoloni della luce.

Ora, a distanza di anni, la situazione non appare migliorata.

La casa dove visse Totò, nel rione Sanità, è stata acquistata, anni fa, dalla signora Canoro e dal figlio Giuseppe De Chiara.

L’abitazione apre soltanto il 15 di febbraio e il 15 di Aprile di ogni anno, rispettivamente nell’anniversario della nascita e della morte del “Principe della risata”.

Il palazzo, nel quale si trova l’appartamento, però, resta sempre visibile durante tutto l’anno, mostrando gli evidenti segni del tempo e dell’incuria, tra cassonetti della spazzatura, facciate senza intonaco, pareti imbrattate e balconi fatiscenti.

Proprio in questo appartamento, collocato al primo piano, Totò ha mosso i suoi primi passi e ha iniziato ad imitare i passant, dopo averli osservati dal balcone, guadagnandosi il nomignolo di “’o spione”.

Una lapide ricorda che al civico 109 nacque Totò, ma si tratterebbe di un falso storico: l’artista è nato in una casa al civico 107, il palazzo accanto a quello della lapide e, quando aveva pochi mesi di vita, la madre si è trasferita nell’appartamento al primo piano che De Chiara e sua madre hanno, poi, acquistato all’asta giudiziaria.

L’acquisto all’asta per poco più di quindicimila euro, dopo 11 battute andate a vuoto, aveva scatenato diverse polemiche per il timore che gli acquirenti volessero ridurre l’appartamento a bed and breakfast, tanto che la Soprintendenza decise di mettere un vincolo demo-etno-antropologico alla casa di Totò.

De Chiara e sua madre hanno anche fondato l’Associazione “Il principe dei sogni”, con l’obbiettivo di fare della casa un ritrovo culturale.

Nel corso degli anni, però, si sono trovati a “combattere” con le conseguenze di un’occupazione abusiva e con la burocrazia.

Nel 2008, la casa di Totò è stata riaperta al pubblico per 106 giorni, proiettando nell’appartamento, ogni sera, un film del “Principe della risata” . Il film cambiava ogni settimana.

Nel 2010 è stato restaurato il portone di ingresso, sono stati acquistati i pavimenti ed è stata data un’intonacata.

Poi, però, si sono aperte delle fessure e da lì sono ricominciati i problemi.

Ora, è scattato nuovamente l’allarme: la casa di Totò sta cadendo a pezzi.

(Febbraio 2020)

La violenza sulle donne

 

di Luigi Rezzuti

 


Si sente, purtroppo, parlare molto spesso di violenza sulle donne.

Sui giornali, in TV, alla radio, sui social, tutti parlano di questo fenomeno che spesso vede coinvolte, come vittime, giovani donne che vengono uccise, perseguitate e sfigurate dai propri mariti, fidanzati o ex.

La violenza sulle donne solo da pochi anni è diventato tema e dibattito pubblico. Mancano politiche di contrasto alla violenza, ricerche, progetti di sensibilizzazione e di formazione.

Quelle poche ricerche, compiute negli ultimi anni, dimostrano che la violenza contro le donne è endemica, nei paesi industrializzati come in quelli in via di sviluppo.

Le vittime e i loro aggressori appartengono a tutte le classi sociali o culturali e a tutti i ceti economici.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, almeno una donna su cinque ha subito abusi fisici o sessuali da parte di un uomo, nel corso della sua vita.

E il rischio maggiore è rappresentato dai familiari, mariti e padri, seguiti dagli amici, vicini di casa, conoscenti e colleghi di lavoro o di studio.

La Camera dei deputati ha celebrato la giornata internazionale contro la violenza sulle donne,  per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema.

Una panchina rossa è stata installata nel cortile d’onore di Montecitorio.

I dati delle violenze hanno ormai raggiunto livelli di allarme: ogni 72 ore in Italia una donna viene uccisa da una persona di sua conoscenza, solitamente il suo partner.

La violenza non ha passaporto né classe sociale, ma spesso ha le chiavi di casa.

Dati confermati anche dalla Polizia: da essi emerge che vittime e carnefici sono per lo più italiani.

Tali dati, relativi alla violenza fisica e sessuale contro le donne, mettono a fuoco il numero rilevante di episodi registrati in Italia negli ultimi anni e mostrano come essi siano cresciuti di intensità.

I numerosi casi di stalking, di violenza psicologica o economica, di molestie sul luogo di lavoro lo dimostrano, suggerendo a tutti di non abbassare la guardia su un fenomeno che è ancora molto diffuso nel nostro Paese.

Il coordinamento Donne Acli, che in questi anni ha contribuito ad accendere i riflettori su questo tema, intende mantenere alta l’attenzione sulla violenza di genere, questione prioritaria, che espone le donne al rischio della propria incolumità.

Negli ultimi anni questo Coordinamento, come altre realtà simili. ha promosso momenti di  riflessione e iniziative specifiche di sensibilizzazione.

Per questo riteniamo sia giunto il momento di fare un bilancio per valutare il cammino compiuto e quanto resta da fare per interrompere la spirale di violenza, un problema che affonda le sue  radici nella mancanza di  una cultura di valorizzazione della donna,  cosa indegna per un Paese civile.

Purtroppo molte donne, che hanno subito violenza, per svariati motivi, come la timidezza, la vergogna, la paura, non denunciano queste aggressioni.

Ogg, invece, dovrebbero capire che, per combattere queste violenze, sempre più frequenti,  occorre denunciare, denunciare e denunciare sempre.

Solo così si possono reprimere, una volta per tutte, queste vili forme di aggressività, questi insani tentativi di subordinazione della donna.

(Gennaio 2020)

È tempo di vendemmia

 

di Luigi Rezzuti

 


Abbiamo conosciuto un viticoltore e gli abbiamo chiesto come si ottengono i vini bianchi, rossi e rosati.

Il periodo della vendemmia varia tra fine agosto e ottobre, ma dipende da molti fattori: condizioni climatiche e zona di produzione, tipo d’uva e tipo di vino che si vuole ottenere.

La vendemmia dovrebbe cominciare quando l’uva esprime il perfetto equilibrio di zuccheri e aromi”.

Si sente dire che il buon vino si fa in vigne, è vero?

Anticamente schiacciavamo i grappoli d’uva nei mastelli a piedi nudi, oggi la procedura si avvale di macchinari che permettono l’eliminazione dei raspi. La vinificazione in bianco può essere realizzata con uve bianche e rosse: le uve vengono pigiate delicatamente con presse. Il mosto ottenuto viene fatto fermentare eliminando raspi, bucce e vinaccioli. Comincia, poi, la fermentazione vera e propria, che viene avviata con l’aggiunta di lieviti selezionati, ad una temperatura di 18,20°C. Molto spesso, però, la vinificazione del vino bianco prevede anche la permanenza, brevissima, delle vinacce nel mosto con alcune tecniche particolari. Si ottengono, così, dei vini dal gusto più ricco, che generalmente vano bevuti entro tre anni.

Quanti tipi di vinificazione esistono?

“Esistono tre tipi di vinificazione. La vinificazione in rosso è il processo che permette la produzione di vini rossi, Dopo la diraspatura, la separazione del raspo legnoso dal mosto per evitare la cessione di sostanze tanniche che conferirebbero un sapore amarognolo al vino. La vinificazione del rosso prevede che le bucce rimangano a macerare nel mosto per tempi che possono variare da 4-6 giorni fino a 20-30 giorni. Fondamentale, nella fase di fermentazione, sarà il mantenimento della temperatura ottimale per favorire lo sviluppo dei lieviti. Terminata la fermentazione, si entra nella fase di svinatura, cioè di separazione del vino dalle vinacce”.


Come avviene la vinificazione del rosato?

La vinificazione del rosato si ottiene da uve bianche e rosse. Il tempo di macerazione delle vinacce nel mosto è brevissimo, non più di 36 ore. Questo consente la cessione da parte delle vinacce di una ridotta quantità di tannini che danno un colore leggermente rosato al vino. Quando, poi, si parla di uva c’è quella da tavola, destinata al consumo fresco e quella da vinificazione. I cicli vegetativi dei vari tipi di uva sono all’incirca gli stessi per tutte le specie, anche se, nel caso delle uve da tavola, noi viticoltori aspettiamo la maturazione piena degli acini.”

Quanti tipi di vini produciamo nella nostra penisola?

“In Italia pullulano vitigni e qualità di vini, il Piemonte produce il Bosco, in Valtellina è famoso il Nebbiolo, nel Veneto l’Amarone. Il Trentino è famoso per gli spumanti  come il Ferrari Spumante, diventato l’ambasciatore degli spumanti, mentre in Toscana primeggia il Brunello di Montalcino. Da noi, nel Sud, si producono vini famosi come il Taurasi, la Falanghina e, in Sicilia, la deliziosa Malvasia delle Lipari”.

A questo punto, prima di salutarci, gli abbiamo fatto una domanda provocatoria: “Ma il vino si fa anche con l’uva…?” ed egli, molto ironicamente, ci ha risposto : “No,  anche con fichi secchi e mele marce…”.

(Novembre 2019)

L’INGIUSTIZIA ITALIANA

UN PERMESSO VERGOGNOSO

 

di Luigi Rezzuti

 

Il 13 marzo del 2018 un branco di ragazzini uccisero la guardia giurata Francesco Della Corte davanti alla stazione della metropolitana di Piscinola a Napoli.

Il branco pur di impossessarsi della pistola lo massacrò a bastonate riducendolo in fin di vita fino a procurargli la morte.

A distanza di appena un anno e sei mesi ad uno dei tre ragazzi, condannati a 16 anni e mezzo di reclusione per l’omicidio di Francesco Della Corte è stata concessa l’autorizzazione a lasciare il carcere minorile di Airola in provincia di Benevento per festeggiare il compleanno.

Le immagini della festa di compleanno sono finite sui social scatenando l’indignazione della gente ma soprattutto della famiglia della guardia giurata.

Sono state scene di una festa, due tavole imbandite, il ragazzo che si bacia con la fidanzata, un gruppo di amici che sorride e quant’altro.

Lo sdegno e la rabbia della famiglia di Francesco Della Corte è stata enorme, la figlia ha dichiarato: “Mi fa stare male il solo fatto che quel ragazzo, dopo aver ucciso un uomo, possa aver pensato di festeggiare tranquillamente il suo compleanno. Significa che non hanno capito nulla, né lui né chi lo circonda. Trovo assurdo, vergognoso che gli sia stata concessa l’autorizzazione. Come famiglia ci siamo sempre affidati alla giustizia, adesso però comincio ad aver paura. È una reazione inevitabile, quando vedi che persone condannate per un delitto così grave ottengono un permesso dopo così poco tempo. Non c’è niente di rieducativo in tutto questo, il nostro sistema è troppo morbido nei confronti dei minori, non è più adatto al contesto in cui viviamo”.

Gli aggressori coinvolti nell’uccisione di Francesco Della Corte, secondo quanto sostiene la vedova, non hanno mai mostrato un minimo di pentimento per l’atroce delitto commesso ai danni di un padre di famiglia.

Si uniscono in protesta le guardie giurate di Napoli dopo il permesso premio di uno dei tre delinquenti artefici dell’omicidio del loro collega.

In tanti si sono recati sul posto di lavoro con un cartello di protesta appeso al collo sul quale si leggeva “In ricordo del collega Francesco Della Corte, io non ci sto alla scarcerazione per un permesso premio”.

La cosa che più mi indigna – racconta un collega di Francesco – è che questo balordo ha pubblicato le foto del festeggiamento sui social, infischiandosene di ciò che ha fatto. tutto ciò ci fa capire che il ragazzo non è ancora pronto per essere inserito nella società in quanto non ha compreso la gravità delle sue azioni”.

(Settembre 2019)

Inquinamento marino

 

di Luigi Rezzuti

 

Con l’avvicinarsi dell’estate si ripresenta il problema dell’inquinamento marino.

Il mar Mediterraneo rappresenta un campanello d’allarme per il suo inquinamento da microplastiche.

Secondo i dati, sono 1,2 milioni le microplastiche presenti nel Mediterraneo per chilometro quadrato, una concentrazione che è tra le più alte del mondo e che ha lo stesso livello di quelle dei grandi vortici oceanici.


Le microplastiche impattano sulla biodiversità marina. Possomo, infatti, essere ingerite dai pesci, che la scambiano per alimento, con grave danno per la salute dell’uomo, che si nutre anche di pesce.

Per quanto riguarda l’inquinamento del litorale campano, sono diciannove i luoghi che perdono punti per la balneazione e, tra questi, Giugliano e Bacoli, mentre, guarda caso, il mare è pulito solo nelle isole (Capri, Ischia e Procida), nella costiera sorrentina e in quella amalfitana.

Dopo l’allarme inquinamento della scorsa estate, che ha colpito, oltre il litorale partenopeo, la costa flegrea e quella domizia, i depuratori continuano a risultare  non funzionanti e ciò accade anche  per l’impianto di Cuma.

Ad inquinare ci sono gli scarichi abusivi delle fabbriche e la stabilizzazione della bolla africana, che ha peggiorato il clima e influito sulle acque del mediterraneo.

I rifiuti sono una delle principali minacce agli ecosistemi marini e rappresentano un rischio crescente, con effetti devastanti sulla biodiversità, l’ambiente, l’economia e la salute.

La stragrande maggioranza dei rifiuti, trovati in spiaggia e sui fondali marini, è costituita dalla plastica e la quantità è destinata ad aumentare.

Col tempo la plastica si frammenta, senza mai dissolversi del tutto e questa polvere di plastica è un pericolo ancor più insidioso.

Discariche abusive e mancanza di depuratori  sono i responsabili dell’accumulo di rifiuti in mare, ma siamo anche noi responsabili dell’inquinamento marino abbandonando bottigliette di plastica, contenenti bevande, tappi, flaconi, buste, mozziconi di sigarette, sacchetti della spazzatura e assorbenti igienici.

A volte inquiniamo senza rendercene conto, come quando abbandoniamo quel mozzicone di sigaretta, gettato senza pensare, sepolto sotto la sabbia o gettato per terra, prima di entrare in un locale. Sono gesti, all’apparenza innocui, ma che contribuiscono all’inquinamento dell’ambiente.

A volte bastano piccoli gesti a fare la differenza.

I frammenti di plastica sono segno che molti di questi rifiuti hanno già iniziato a disgregarsi. Sui fondali, poi, si trovano anche oggetti molto isoliti come computer, televisori, telefoni, asciugacapelli, schede telefoniche, copertoni di ruote d’auto e addirittura vecchie carcasse d’auto.

E una cosa è certa: la maggior parte dei rifiuti, ritrovati sui fondali e sulle coste, è di provenienza italiana e spesso locale, come dimostrano le scritte presenti su molti oggetti rinvenuti.

(Giugno 2019)

PREVISIONI PER L’ESTATE 2019

 

di Luigi Rezzuti

 


Arrivano sempre più conferme su quella che sarà un’estate bollente, con caldo insopportabile,  caratterizzato dalla presenza costante del massiccio anticiclone africano sull’Italia, non solo nei mesi estivi di Giugno, Luglio ed Agosto, ma anche intorno alla fine del mese di Maggio.

È questa la sorprendente analisi, che emerge dallo studio dei meteorologi, i quali   confermano l’arrivo di una  stagione molto calda, a tratti da record, per cause certe, come il ritorno de “El Nino”, il riscaldamento delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico, il minimo solare e l’aumento generale della temperatura terrestre.

Le prime masse d’aria calda, di origine desertica, arriveranno, secondo gli scienziati del clima, durante l’ultima decade di Maggio.

Si prevede una partenza estiva prematura, soprattutto nelle regioni dell’Italia peninsulare e nelle isole, anche con picchi di 30°.

Il caldo, poi, continuerà a Giugno, con un lento ma progressivo aumento termico fino a 34° -35°, non solo al sud, ma anche al centro-Nord.

Il peggio, però, arriverà tra metà luglio e poco prima di ferragosto: in questo periodo soffriremo la calura estiva con punte insopportabili, fino a 44° al sud Italia.

Al nord, invece, regnerà l’afa che non permetterà alle temperature di scendere nemmeno durante le ore notturne.

Dopo ferragosto, poi, l’attenzione è puntata sull’arrivo di fenomeni violenti per l’ingresso, da ovest e da est, di venti più freschi, che determineranno tornado, trombe d’aria, alluvioni, piogge intense con lampi e grandine.

Insomma, un’estate da record, soprattutto per la calura intensa e continua.

Questo autunno-inverno 2018 2019 si è presentato in modo insolito e strano. Abbiamo assistito a piogge superiori alle medie stagionali, soprattutto al centro sud, mentre il nord ha vissuto momenti di siccità, alternati a rovesci temporaleschi di fortissima intensità.

È caduta  la neve a bassa quota, le temperature si sono alzate e si sono abbassate da un giorno all’altro, ci sono stati venti molto forti, quindi la domanda di rito è, purtroppo, sempre la stessa: “L’autunno-inverno 2018 – 2019 sarà lo specchio della prossima estate 2019?”

Ad oggi le notizie che riguardano le previsioni meteo estate 2019, come abbiamo detto,  sono davvero preoccupanti.

Quale potrebbe essere l’andamento di Giugno, Luglio, Agosto e Settembre?

Quello preannunciato è da considerare attendibile?

Il Modello Climatico Europeo ECMWF, che è uno dei più affidabili per quanto riguarda le previsioni meteo a lungo termine, prevede che la prossima estate 2019 sia caratterizzata da prolungati periodi di anticiclone africano che si dovrebbe alternare con l’anticiclone delle Azzorre, già a partire dalla seconda decade di Giugno.

Le temperature potranno superare tranquillamente i 40° e potranno verificarsi addirittura fenomeni come tornado.

Mancano poco più di quattro mesi  all’inizio della cosiddetta “bella stagione” e quasi tutti i meteorologi prevedono una estate bollente. Comunque, anche se sono in molti gli scienziati del clima a darci tali disastrose previsioni, noi restiamo in attesa, speranzosi  che esse possano migliorare notevolmente.

(Maggio 2019)

La tarantina - L’ultimo femminiello

 

di Luigi Rezzuti

 


Fu cacciato di casa all’età di nove anni e la sua unica scuola fu il marciapiede.

Per le strade della Roma bene guadagnava poco più di centocinquanta lire e girava spesso con Fellini, che non credeva che fosse un uomo, fino a quando la Tarantina non gli fece vedere il suo membro, e ancora con Moravia, che egli definisce “un gran cafone”, con  Parisi, amico storico di Moravia, “una persona meravigliosa”, con Laura Botti “una pazza, bonariamente parlando.”

Tra gli altri suoi amici, anche Marina Ripa di Meana, “una gran bellissima donna.”

La Tarantina è stata la “musa” della scandalosa pittrice, Novella Parigini, ma posava anche per altri artisti, all’Accademia di Belle Arti di Roma.

Oggi Carmelo Cosma, alias la Tarantina, l’ultimo “femminiello” rimasto, ha 82 anni, vive di una pensione minima e di “Tombolate scostumate” ai Quartieri Spagnoli di Napoli, un dedalo di vicoli e stradine, abbarbicate tra via Roma e Corso Vittorio Emanuele, da sempre rifugio delle prostitute e dei “femminielli”.

Quello dei femminielli è un fenomeno particolarissimo e tutto napoletano, un fenomeno ormai al tramonto, almeno nelle forme folkloristiche del passato.

Uno degli ultimi femminielli, che potete ancora incontrare a Napoli, è proprio la Tarantina (al secolo, come si è appena detto, Carmelo Cosma, nato il 22 marzo del 1936).  Lo potete incontrare fuori alla sua abitazione, mentre sorseggia il caffè al mattino, insieme agli altri abitanti del vicolo, o mente passeggia per via Toledo, con gli amici.

Oppure capita che lo incontriate seguito da una troupe televisiva, magari straniera, incuriosita da quel che è il fenomeno dei femminielli.

Da qualche mese è possibile saperne di più sulla Tarantina, grazie ad un film documentario, realizzato dal regista Fortunato Calvino e prodotto dall’Università degli studi di Napoli “Federico II”. Si tratta di un documentario, che Fortunato Calvino dedica alla vita di questo personaggio e che racconta del suo arrivo a Napoli, del suo avvio alla prostituzione, delle retate e delle botte prese dalla polizia e poi della vita a Roma, con tanti protagonisti di quei fantastici anni ’50.

Oggi la Tarantina, quasi ottantenne è una figura storico-popolare, ancora lucida e vivace nel mettere insieme le tessere della sua vita rocambolesca, dei suoi amori appassionati ma quasi mai duraturi, della sua generosa gioia di vivere.

Di lei/lui si sono interessati la scrittrice Gabriella Romano in “Tarantina e la sua “dolce vita”, un racconto/biografia della Tarantina, corredato da alcune strepitose foto di repertorio del femminiello, da giovane.

La letteratura napoletana è piena di femminielli. Basti pensare a Giuseppe Patroni Griffi, con il personaggio di Rosalinda Sprint in “Scende giù per Toledo” o ad Annibale Ruccello, con la sua Jennifer, protagonista del dramma “Le cinque rose”, fino ad arrivare ai casi recentissimi di Maurizio De Giovanni, che introduce il personaggio di Bambinella nel romanzo “Il posto di ognuno”, o di Antonella Ossorio  che, nel romanzo “La Mammana”, crea il personaggio di Lucina, femminiello e madre amorevole, coraggiosissima eroina nella Napoli feroce e popolare della metà del 1800.

Ma non solo. Tra l’altro, la Tarantina sarà al Teatro Off di Roma dal 27 al 31 marzo e dice: “Mi racconterò in tre atti: nella prima parte verrà mostrata una parte del mio documentario, girato e diretto da Fortunato Calvino, nella seconda ci sarò io, fisicamente, dove racconterò cose belle, brutte e aneddoti sulla mia vita, mentre nella terza, con il pubblico in sala farò la “Tombola scostumata”. Però – conclude – non provate a darmi della trans o gay, io sono un femminiello. Questi nomignoli, non fanno altro che generare distacco, discriminazioni e nuove e inutili etichette”.

(Marzo 2019)

Venghino signori, ecco il borgo dove le case si vendono ad un euro

 

di Luigi Rezzuti

 


Comprare una casa, o meglio un rudere, a 1 euro, da oggi, è possibile.

L’iniziativa è stata lanciata da diversi comuni italiani e sta avendo un enorme successo.

Intanto come casa si intende un rudere, fatto di mattoni e pietre, magari con camino al centro stanza, il tetto a volte, la stalla e l’aia, dove una volta scorazzavano galline e caprette.

Sono tanti i comuni, da nord a sud dell’Italia, che hanno deciso di mettere in atto un’iniziativa estremamente innovativa, per salvare questi ruderi dal rischio di distruzione e abbandono.

La vendita dei ruderi ad 1 euro avviene con alcune regole, che gli acquirenti sono obbligati a rispettare per non vedersi strappare, in seguito, la proprietà dell’immobile.

Infatti, chi acquista un rudere,  a questo prezzo, ha l’obbligo di avviare un piano di ristrutturazione che sia finalizzato alla ripresa e alla messa a nuovo del rudere.

Ogni Comune ha delle condizioni precise ma, in  generale, il senso è quello di provvedere a recuperare questi ruderi, che rischiano di diventare delle catapecchie abbandonate.

Il primo Comune in cui è stato possibile avviare quest’iniziativa  è Lecce nei Marsi, una piccola cittadina abruzzese in provincia de L’Aquila, in cui il numero dei ruderi abbandonati era piuttosto elevato.

Parecchie le richieste venute anche dall’estero in particolar modo dagli inglesi e dai tedeschi.

Il primo paese a lanciare questa iniziativa fu Salemi, Comune siciliano in provincia di Trapani, che ha pensato a questo progetto ben otto anni fa, recuperando alcuni ruderi abbandonati all’interno del centro storico e dando ad essi vita e dignità.

Sempre in Sicilia, poi, c’è un paese in cui l’iniziativa ha funzionato bene e ha portato ad assegnare ben cento ruderi.

Si tratta di Gangi, Comune in provincia di Palermo, che ha un futuro radioso davanti a sé, grazie alla ristrutturazione di questi ruderi venduti.

Gli acquirenti hanno l’obbligo di creare un piano di ristrutturazione in un periodo di tempo che va dai sei mesi ai due anni.

Questa opzione è molto conveniente per le coppie giovani in quanto possono accedere ai finanziamenti europei, che permettono di ristrutturare il rudere senza spendere un patrimonio; in generale bisogna considerare che i costi si aggirano intorno ai trentamila euro.

Oltre alle spese di ristrutturazione, gli acquirenti devono accollarsi anche tutte le spese notarili e di registrazione.

Nonostante queste spese necessarie, l’acquisto dei ruderi a un euro continua ad essere un’iniziativa che riscuote un notevole successo e che è pronta a diffondersi a macchia d’olio.

Il comune di Ollolai, in provincia di Nuoro, ha utilizzato questo metodo per combattere lo spopolamento e riportare i cittadini e i giovani a vivere all’interno del paese.

Questo comune è uno degli ultimi ad aver attuato tale iniziativa e, dopo la prima vendita al prezzo simbolico di un euro, è arrivato un gran numero di richieste per altri ruderi disponibili. E ciò permette di prevedere un futuro roseo per la cttadina sarda.

Infine a Carrega Ligure, in provincia di Alessandria, i costi per la ristrutturazione sembrano abbastanza alti, ma in realtà esistono fondi e finanziamenti per la  riqualificazione energetica a cui possono accedere tutti i cittadini e che consentiranno di ridurre notevolmente il prezzo dei lavori.

(Febbraio 2019)

I HAVE A DREAM

 

di Sergio Zazzera

 

“I have a dream”. Sì, senza volermi paragonare a Martin Luther King, e soprattutto senza volergli mancare di rispetto, devo dire che anch’io ho un sogno. Sicuramente più piccolo del suo, ma una proporzione fra sogni e fra sognatori deve pur esistere.

“I have a dream”. Io sogno una Napoli senza auto in sosta in doppia e tripla fila, senza guardamacchine abusivi, senza veicoli che marciano contromano, con vigili che controllano tutte queste cose.

“I have a dream”. Io sogno una Napoli con servizi di trasporto efficienti, dotati di personale onesto e responsabile, utilizzati da passeggeri regolarmente paganti e da giovani pronti a cedere il posto alle signore, soprattutto se anziane o incinte.

“I have a dream”. Io sogno una Napoli non invasa da montagne di rifiuti gettati a caso nei cassonetti, o addirittura per terra, senza curarsi di differenziarli; da rifiuti che non stazionano per le strade, perché non ritirati dagli addetti al servizio di raccolta; con sistemi di smaltimento moderni ed efficienti, come quelli in uso altrove, anche da anni.

“I have a dream”. Io sogno una Napoli, nella quale i professionisti fatturino le loro prestazioni, i commercianti emettano lo scontrino fiscale, gli ambulanti non ingombrino i marciapiedi con le loro merci.

“I have a dream”. Io sogno una Napoli amministrata da politici consapevoli dell’importanza della loro funzione; una Napoli non oppressa dalla criminalità organizzata e dai suoi traffici illegali.

Sì, lo so che questo mio è destinato a rimanere soltanto un sogno, ma almeno la libertà di sognare, vi prego, lasciatemela.

(Gennaio 2019)

Anno nuovo. Tasse e adempimenti fiscali

 

di Antonio Esposito

 

Inizia un nuovo anno, buoni propositi, oroscopo, mille incognite, una sola certezza non ci abbandona mai: il Fisco ha sempre una scadenza per noi …un versamento o una dichiarazione da rendere.

Non serve essere un imprenditore per aver bisogno del commercialista, anche il privato cittadino ha tanti obblighi fiscali.

Ecco lo scadenzario di gennaio per i privati cittadini.

Entro il 10 gennaio tutti coloro che hanno bisogno di un aiuto per le faccende domestiche o di  assistenza per le persone  non autosufficienti sono tenute a versare i contributi per lavoratori domestici  e badanti, relativi al IV trimestre 2018. 

Al 16 gennaio scade il termine per il ravvedimento dell’IMU, non versata a dicembre e, anche se non riguarda proprio tutti, è opportuno segnalare che, entro la stessa data  scade anche il termine per il pagamento della Tobin Tax, la tassa sulle operazioni finanziarie, relative al mese di dicembre .

Entro il 29 gennaio possiamo pagare la sanzione ridotta e procedere  al ravvedimento ed alla presentazione “tardiva” nei termini del MOD UNICO 2018 per tutti i contribuenti e per gli eredi delle persone decedute nel 2017 o entro il 30 giugno 2018.

Dal 16 gennaio possiamo preoccuparci per elaborare il nuovo MOD ISEE  per valutare la possibilità  di  rientrare nei limiti di valore previsti per aderire al “saldo e stralcio” delle cartelle esattoriali o, nell’ipotesi della rottamazione,  da richiedere entrambe  entro il 30 aprile, per fare la “pace con il Fisco”. Questo per tutti coloro che hanno qualcosa da pagare in arretrato.  

Entro il 31 gennaio possiamo esercitare l’opzione per opporci alla trasmissione telematica delle spese sanitarie, sostenute nell’anno 2018, per l’elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata.

Entro la stessa  data, se  proprio  odiamo la TV o se sussistono i casi previsti dalla legge, dobbiamo comunicare di non detenere alcun apparecchio televisivo in   nessuno  degli immobili in cui abbiamo in essere un contratto di fornitura di energia elettrica e per nessuno dei componenti della famiglia, per evitare che ci venga addebitato il canone TV nella fattura della fornitura di energia elettrica.

Entro fine mese è dovuto anche  il pagamento del bollo auto.

Come vedete l’anno nuovo è, per noi tutti, ancora da scoprire. Una sola certezza, però, possiamo averla: l’Agenzia delle Entrate ha sempre un pensiero per noi…

(Gennaio 2019)

I PONTI DEL 2019

 

di Ilaria Rezzuti

 

Un nuovo anno è arrivato e vogliamo divertirci a suggerire ai lettori de “ILVOMERESE” qualche accattivante weekend o vacanza breve.

GENNAIO. La prima settimana dell’anno, che va da martedì 1 a domenica 6 gennaio, comprende sei giorni nei quali si può optare per la classica settimana bianca. Chi invece  preferisce qualcosa di più esotico può optare per Marrakech.

FEBBRAIO E MARZO. Questi mesi non offrono particolari opportunità di staccare dal lavoro. In mancanza di ponti e festività, si possono sfruttare i fine settimana per godere delle divertenti sfilate di Carnevale, da nord a sud del nostro paese.

APRILE. La Pasqua arriva molto tardi rispetto all’equinozio di primavera. Cade dunque domenica 21 aprile 2019, quando, almeno sulla carta, la stagione dovrebbe garantire temperature piacevoli. La vicinanza   del 25 aprile, festa della Liberazione, invoglia a prendere qualche giorno di ferie e a ritagliarsi, quindi, otto giorni di vacanza, da sabato 20 a domenica 28 aprile.

MAGGIO. Appena rientrati al lavoro è già tempo di ripartire … il 1° maggio cade di mercoledì, per cui attaccando questo giorno al successivo fine settimana si possono avere fino a cinque giorni di vacanza. Dove andare? Scegliere le isole del golfo; Capri, Ischia e Procida e iniziare a prendere la prima tintarella.

GIUGNO – LUGLIO. L’unica festa di questi mesi è quella del 2 giugno (Festa della Repubblica) che, purtroppo quest’anno cade di domenica. Niente ponte, quindi, ma i due giorni si possono sfruttare per andare al mare.

AGOSTO. Tutti al mare a mostrar le c……. chiare.

SETTEMBRE – OTTOBRE – NOVEMBRE. Non ci sono festività particolari, ma ogni fine settimana è ricco di stimoli per quanto riguarda la tradizione italiana: per due mesi ininterrotti si susseguono, in ogni regione, le sagre dei funghi porcini, del tartufo e delle castagne,. Si arriva così a novembre: la festa di Tutti i Santi, il 1° novembre, cade di venerdì. Weekend,   dunque, con tre giorni per fare un viaggetto.

DICEMBRE. L’anno si chiude, come sempre, con le  festività natalizie: si comincia l’8 dicembre (festa dell’Immacolata Concezione) che è l’ideale per visitare i mercatini di Natale. La festa più attesa è però il Natale: nel 2019  il 24, 25, 26 sono rispettivamente un  martedì, un mercoledì e un giovedì, che, con il ponte del venerdì, si possono unire al fine settimana ed avere, così, cinque giorni di festa.

(Gennaio 2019)

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