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LA NUOVA SCUOLA   di Annamaria Riccio   O meglio, la scuola che vorremmo. Il titolo, che la dice tutta sulla surroga a quella attuale, cioè la Buona...
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Un gioiellino sconosciuto: S. Maria della Purità dei Notai   di Antonio La Gala   Via Salvator Rosa, dopo l'incrocio con Via Battistello...
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Illustri illustratori: i Matania   di Antonio La Gala   Càpita spesso di incontrare, fra gli artisti figurativi napoletani, vere dinastie. Fra i...
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Miti napoletani di oggi.58 IL CORTEO FUNEBRE   di Sergio Zazzera   Un mattino qualsiasi di un giorno qualsiasi, in una strada qualsiasi di un...
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INDRO MONTANELLI, TRA “MONUMENTI” E “FACCETTE NERE”   di Sergio Zazzera   Premetto che con Indro Montanelli ho avuto, da una cinquantina d’anni a...
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Miti napoletani di oggi.67 SAN GREGORIO ARMENO   di Sergio Zazzera G. e M. Ferrigno, Procidana (coll. priv.) Il Natale è vicino e in ogni casa...
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IL MIRACOLO DI SAN GENNARO di Henry Weedall   di Luigi Alviggi   Maurizio de Giovanni, prefatore, sottolinea la differenza tra sentimento religioso...
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CHAMPIONS  LEAGUE “Le vie del Signore sono infinite”   di Luigi Rezzuti   Il Napoli guidato da Sarri è giudicato la migliore squadra che esprime...
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L'ARTICOLO 21 DELLA COSTITUZIONE     (Marzo 2019)
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Chiude il complesso Damiani

 

di Luigi Rezzuti

 


A Pozzuoli, il mitico Club dei Damiani ha chiuso i battenti. Un triste segno un po' per tutti, sia per i giovani che per i diversamente anziani.

Chi, fra i giovani, non ricorda i tuffi in piscine, alimentate da una sorgente naturale di acqua termale, le piste di pattinaggio, il campo di pallavolo, di pallacanestro, di calcetto, i quattro campi da tennis e la discoteca?

E, fra i diversamente giovani, chi può dimenticare gli impianti termali, i concerti, le serate in musica, il piano bar, il ristorante-pizzeria, i balli a luci soffuse, gli amori sbocciati al chiaro di luna, sotto le stelle?

I Damiani hanno segnato la storia del tempo libero, fin dagli anni ’50. Nel 1934 la famiglia Damiani acquistò questo vasto appezzamento di terra per realizzare un’attività agricola e andarvi ad abitare.


Successivamente i due fratelli, Enzo e Lucio, organizzarono delle feste da ballo tra amici e così nacque l’idea di formare il Circolo degli amici, Poi, negli anni, il circolo diventa un’impresa, nasce un ristorante e si festeggiano matrimoni e cerimonie varie.

Purtroppo, a partire dagli anni ’80, prima per il bradisismo, poi per il sorgere di tante piccole trattorie, muta pian piano il volto del locale dei Damiani, che accusa il colpo della concorrenza spicciola.

La chiusura dei Damiani, quest’estate, ha avuto un sapore amaro e non è solo colpa del bradisismo, del Covid e della piccola concorrenza. Nel novembre scorso è mancato Enzo Damiani e nel 2007 Lucio, i due fratelli che sono stati il motore di questa struttura.

Ho frequentato il mitico complesso dei Damiani per oltre 55 anni. Da giovane non perdevo un fine settimana. Elemento tipico del locale erano “i balli della mattonella”, che permettevano alla ragazza di turno di valutare le proposte che venivano avanzate, mentre, stretti, stretti, guancia a guancia, si seguivano le note musicali.

Negli ultimi tempi ho continuato a frequentare il complesso ma unicamente attratto dalla piscina termale, capace, in egual misura, di farmi rilassare e di lenire gli acciacchi di una giovinezza, che ormai confina con la vecchiaia.

L’augurio, la speranza di noi tutti è che il mitico club riapra i battenti per far rivivere, sia ai giovani che ai diversamente anziani, quei dolci ricordi di un tempo.

(Settembre 2021)

‘O PAESE ‘E MASTU RAFELE

 

di Sergio Zazzera

 

Nel 1869 Antonio Petito diede alle stampe il testo di un suo lavoro teatrale, intitolato So Masto Rafaele e non te ne ncarricà, il cui protagonista è un personaggio che risolve tutti i problemi, sia propri, che altrui, con modalità assolutamente originali e fuori da tutti gli schemi: da lui ha tratto origine la proverbiale definizione di Napoli come ‘o paese ‘e Mastu Rafèle.

Tale modo di essere della città si è manifestato, per l’ennesima volta, proprio in questi ultimi giorni. Dal numero del 6 giugno del quotidiano Il Mattino, infatti, a p. 22, sotto il titolo «Chiaia, Madonna trafugata» ma l’opera torna al suo posto, si rende noto che il dipinto raffigurante la Madonna di Piedigrotta, sparito diversi mesi fa dall’edicola posta in piazza Santa Caterina da Siena e sostituito da una stampa della Madonna di Pompei, è tornato al suo posto, dopo essere stato sottoposto a un intervento di restauro.

Nell'articolo stesso sono espresse le felicitazioni verso tutti coloro che avrebbero partecipato all'operazione; felicitazioni che potrebbero anche rivelarsi fuori luogo. In tale articolo, infatti, non si specifica se il restauro sia stato eseguito sotto la vigilanza della competente Soprintendenza, come dovrebbe avvenire per qualsiasi opera sottoposta a un tal genere d'intervento; tanto più, poi, che il dipinto era stato eseguito da Ferdinando Ferrajoli (allievo di Raimondo d'Aronco e sicuramente non l'ultimo arrivato), che abitava nel palazzo attiguo (con ingresso da vico S. M. a Cappella Vecchia), le cui opere sono presenti, fra l'altro, nella Galleria del Circolo Artistico Politecnico. Senza dire che, nel momento in cui il dipinto è stato rimosso dall'edicola, non sarebbe stato superfluo lasciare nella stessa un avviso con i motivi dell'asportazione, come si suole fare per le opere esposte in musei e chiese.

Purtroppo, però, Napoli continua a essere 'o paese 'e Mastu Rafèle, dove ognuno decide in autonomia il proprio modo di comportarsi e le regole sono, forse, anche poco meno che un optional.

(Giugno 2021)

…QUEL CH’E’ DI CESARE

 

di Sergio Zazzera

 



La Costituzione della Repubblica italiana afferma, all’articolo 7, comma 1°, il principio secondo cui «lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani».

A sua volta, fra i cardini della dottrina cristiana è annoverato il principio, affermato da Gesù, secondo cui bisogna dare «a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio», riferito dai Vangeli sinottici (Mt. 22,21; Mc. 12,17; Lc. 20,25) e perfino dall’Apocrifo Vangelo di Tommaso (100,2-3).

Lo Stato italiano e la Chiesa cattolica concordano, dunque, sul concetto, coniato dal pastore calvinista francese Alexandre Vinet e introdotto in Italia da Cavour, espresso dalla formula «libera Chiesa in libero Stato».

Ho adoperato l’indicativo presente – “concordano” –, ma sarebbe stato preferibile l’uso del condizionale – “concorderebbero” –, poiché, a ben guardare, le cose vanno, talvolta, in maniera diversa.

Di recente, la Diocesi di Napoli, retta fino a qualche mese fa dal cardinale Crescenzio Sepe, è stata affidata, dopo l’accoglimento delle sue dimissioni, alla guida di monsignor Domenico Battaglia. E sembrava che l’aria fosse cambiata, ma, poi, qualcosa che non va ha cominciato a manifestarsi, poiché

egli, in un suo intervento recentissimo, ha esortato le autorità italiane ad astenersi dall’eseguire demolizioni di costruzioni realizzate abusivamente, già decise con provvedimenti, divenuti definitivi, provenienti “da Cesare”.

Ma, allora, ferma restando la sostanziale coincidenza tra il principio evangelico e quello costituzionale, sopra ricordati, c’è da domandarsi se sia legittimo che l’autorità ecclesiastica si arroghi la competenza di stabilire che cosa sia “di Cesare” e che cosa sia “di Dio”.

(Giugno 2021)

SOTTO AL TAPPETO

 

di Sergio Zazzera

 

“Città segreta”, nell’immaginario di Corrado Augias, Napoli ha costituito il tema della trasmissione televisiva da lui stesso condotta, sabato 17 aprile, su Rai3; e lo spazio da lui dedicato alla figura e alla vicenda di Raffaele Cutolo ha sollevato l’indignazione di numerosi benpensanti, che, sia in forma pubblica (lettere ai giornali), sia in forma privata (discorsi tra amici), hanno stigmatizzato la scelta del giornalista, sostenendo che di Cutolo non si sarebbe dovuto parlare.

Da un siffatto atteggiamento non posso – giornalisticamente – non dissociarmi. In primo luogo, infatti (e purtroppo!), “don Raffaele” E' stato Napoli; una Napoli negativa, ma anche le negatività hanno, da sempre, un loro posto nella storia: si pensi al nazifascismo. E qui vengo al “secondo luogo”: con grande professionalità, Augias ha costruito il discorso mediante una serie di passaggi, cominciata con la presentazione del “fenomeno Maradona”, del quale, dopo le positività (rivitalizzazione del Napoli, scudetti vinti, azioni di beneficenza), ha posto in evidenza le negatività, vale a dire, l’avvicinamento agli stupefacenti e il conseguente rapporto stretto con il clan familiare dei Giuliano. A questo punto, presentata questa famiglia come quella che ha espresso più collaboratori di giustizia (vulgo, “pentiti”: “Loigino”, Salvatore, Guglielmo), ha introdotto il discorso sulla N.C.O. di Raffaele Cutolo, sottolineando come, viceversa, questi abbia conservato la sua mentalità criminale fino all’ultimo giorno della sua esistenza terrena.

Augias, dunque, ha delineato, in maniera estremamente corretta, un frammento di storia della società napoletana, che – purtroppo – è esistito, e perciò non può essere “spazzato e nascosto sotto al tappeto”.

Altrimenti, dovremmo negare diritto di cittadinanza nel mondo della storia anche a quanto sulla camorra hanno scritto Marc Monnier, Abele de Blasio, Ferdinando Russo, Paolo Ricci, e chi più ne ha, più ne metta. Con la grave conseguenza che di essa non sapremmo niente.

(Aprile 2021)

Una passeggiata nel quartiere Sanità

 

di Luigi Rezzuti

 


Napoli ha tanto da offrire. Ogni volta scopro qualcosa di nuovo, che magari era lì da secoli, ma io non ci avevo mai prestato attenzione.

È stato questo il motivo di una passeggiata nel Rione Sanità, un quartiere per anni additato come pericoloso, malfamato, da evitare assolutamente.

Mi è sempre stato detto: “Tieniti lontano dai quartieri Spagnoli, dalla Sanità e da Forcella”, ma io non sempre l’ho fatto.

E non me ne pento perchè questi quartieri stanno cambiando, si stanno aprendo al turismo, mostrando la loro allegria, la loro arte e la loro storia.

Sono stato fortunato, lo ammetto, ho visitato la Sanità più volte e questa volta, però, è stata un’interessante passeggiata, grazie alla quale ho potuto apprendere molte storie, leggende e aneddoti su questo quartiere.

Visitare un luogo con qualcuno che ne conosce la storia è assolutamente un valore aggiunto ed io l’ho visitato con un amico molto preparato sul piano della storia napoletana.

Questa è la passeggiata, alla quale mi sono dedicato una domenica mattina. Il tragitto non è stato lunghissimo, ma c’era da fermarsi tante volte per guardarsi intorno ed osservare.

Il nome Sanità viene dalla salubrità della zona, un tempo incontaminata, e dal fatto che qui, nelle sue catacombe, si verificavano miracolose guarigioni.

Voce di popolo sostiene che il nome provenga anche dalle frequenti alluvioni, causate dal torrente che scendeva da Capodimonte, purificando il Rione.

Il Rione Sanità parte, infatti,  dal quartiere Stella, si trova a nord del centro storico di Napoli, adiacente la collina di Capodimonte.

La visita al Rione Sanità parte dalla Porta San Gennaro, che si trova su via Foria, di fronte piazza Cavour. Era l’unico punto di accesso, dal lato nord della città, e l’unico che portasse alle catacombe.

A differenza delle altre porte di Napoli, questa non ha i due torrioni laterali, ma è circondata dai palazzi che vi sono stati costruiti intorno.

Attraversando la strada ci si immette in via Vergini, una strada allegra e festosa, ricca di negozietti e bancarelle del mercato, con i commercianti che si mettono in posa non appena vedono comparire una macchina fotografica.

Il mercato è aperto tutti i giorni fino alle 20, la domenica fino all’ora di pranzo.

Passeggiando, non si può fare a meno di notare i colori dei vicoli: artisti ignoti ma anche altri ben conosciuti, lo hanno colorato e fatto oggetto dei loro dipinti.

Subito dopo la pizzeria “Concettina ai 3 Santi”, sulla destra, c’è un bel palazzo a pianta ottagonale e doppia scalinata: è il palazzo Sanfelice, costruito nel 1728, dove sono state girate alcune scene di Gomorra ed altre fiction.

Arrivo a piazza Sanità. Proprio di fronte alla Basilica, “Sants Maria alla Sanità”,  sulla facciata di un edificio, è stato realizzato un grande murales.

La chiesa sorge al centro della piazza ed è stata eretta nel 1600 sulle catacombe di San Gaudioso.

La cosa che mi ha più colpito, che non avevo mai visto nelle altre chiese, è che il presbiterio è rialzato rispetto alla navata, raggiungibile attraverso una bella scalinata di marmo, sotto cui si sviluppa la cripta.

All’interno della Basilica c’è una statua di San Vincenzo, detto “‘O Munacone”, che il quartiere ha eletto come proprio protettore.

Fino al 1978, il 5 luglio, si celebrava la festa della Sanità, “Festa d’ò munacone”, appunto, cui venivano invitati anche cantanti famosi.

Quando poi la camorra si è introdotta, con richieste di pizzo, la festa è stata sospesa.

La Basilica è quindi conosciuta anche come “ ‘a chiesa e San Vincenzo”.


Il Ponte della Sanità sovrasta il rione unendo due strade, Santa Teresa degli Scalzi e Corso Amedeo di Savoia, per collegare la Reggia di Capodimonte alla città. Successivamente nacque l’idea di un ascensore che permette di salire, da Materdei, sulla parte alta della città.

È curioso vedere come alcune case sono state costruite proprio sotto il ponte.

Passeggiando per questi luoghi, mo sono imbattuto nella sagoma di Totò, una delle tante installazioni, dedicate  all’attore, che abbelliscono il suo quartiere natio.

A pochi metri dal Ponte della Sanità ho trovato l’opera che mi è piaciuta di più in questa passeggiata  “Speranza nascosta” con il volto di un senzatetto rimasto in negativo sul muro.

Cammino tra graffiti, bassi e panni stesi ad asciugare. I bassi sono quelle case al piano terra degli edifici, la cui unica apertura è fonte di luce. Un tempo erano sgabuzzini o botteghe di artigiani.

Sono arrivato su via Fontanelle, che prende il nome dalle sorgenti e fonti d’acqua che caratterizzavano, un tempo, questa zona.


Arrivo, quindi, al Cimitero delle Fontanelle, uno dei luoghi più suggestivi del Rione Sanità e di tutta Napoli.

Impregnato di storia, fede, riti e leggende, il cimitero delle Fontanelle è un antico ossario, scavato nella roccia di tufo della collina di Materdei.

Inizialmente era destinato a seppellire i corpi che non trovavano posto nelle chiese, poi, le vittime della grande peste del 1656 e del colera del 1836.

Il cimitero, ad oggi, accoglie circa 40,000 resti ed è anche famoso perché vi si è svolto, per tanti anni, un particolare rito detto delle “anime pezzentelle”.

Il rito prevedeva l’adozione, in cambio di una grazia, di un cranio anonimo (a capuzzella) al quale corrispondeva un’anima abbandonata (detta perciò “pezzentella”.

I fedeli sostenevano che l’identità delle anime, con il loro nome e la loro storia, veniva svelata loro in sogno.

I teschi delle anime avevano bisogno di cura ed attenzione e, per questo, i fedeli pulivano e lucidavano il cranio prescelto, lo adornavano con fazzoletti ricamati, cuscini e rosari. Se la grazia veniva concessa, il teschio veniva riposto in una scatola o in una teca protettiva, sulla quale veniva scritto “per grazia ricevuta” Il nome del fedele, altrimenti, veniva abbandonato e sostituito con un altro. La maggior parte dei teschi sono anonimi, ma ce ne sono anche alcuni diventati famosi e sui quali si narrano misteriose leggende. Uno di questi appartiene a donna Concetta, conosciuta come  “A capa che suda”.

Il cranio di donna Concetta è posto in una  teca di vetro in una cavità che raccoglie meglio l’umidità, per questo sembra sudare, secondo i fedeli, a causa delle fatiche e sofferenze a cui è sottoposta nell’aldilà.

Poco dopo, in un’altra cavità scarsamente illuminata, l’inquietante statua decapitata del Monacone San Vincenzo Ferreri, vestito con il tipico abito domenicano bianco e nero.
Alla destra delle tre croci ho trovato un altro teschio ricoperto di fiori, monetine e candele, è quello del Capitano, sul quale si raccontano due versioni della stessa leggenda.

Pare che un giovane sposo avesse suscitato l’ira dell’anima del Capitano prendendosi gioco di lui, dicendogli di non aver paura di un morto ed invitandolo ironicamente al suo matrimonio.

Fatto sta che il Capitano al matrimonio ci andò davvero, travestito da un personaggio in abito scuro, silenzioso e severe, Questi, rivelando la sua vera identità, fece morire di paura la giovane coppia di sposi.

Sono uscito dal cimitero delle Fontanelle alle 13,30, giusto in orario di pranzo.

Sono quindi tornato indietro per fermarmi alla pizzeria ai Tre Santi. La folla che aspettava di entrare era numerosa, ma io, per fortuna, avevo lasciato il mio nome tre ore prima e sono riuscito ad avere un tavolo, aspettando solo una ventina di minuti.

Quando poi ho mangiato quella pizza ho realizzato che sarebbe valsa la pena aspettare anche un’ora.

Ho preso una classica margherita, soffice, leggera e buonissima ed ho assaggiato una fetta di dolce.

Uscito dalla pizzeria, sazio e soddisfatto, ho imboccato il vicolo che si apre proprio di fronte via Santa Maria Antesecula.

È qui che si trova la casa in cui, nel febbraio del 1989, è nato il Principe Antonio De Curtis, in arte Totò.

La casa è contraddistinta da un bellissimo ritratto sui muri esterni.

Tornando verso l’inizio del Rione ho visitato l’ultimo palazzo denominato “dello Spagnolo” perché appartenuto ad una nobile famiglia spagnola nel XIX secolo, anche questo molto simile al palazzo Sanfelice, ma tenuto meglio.

La mia bella passeggiata nel quartiere della Sanità è terminata.

Sono stato contento nel vedere gruppi di turisti, soli o accompagnati da guide, visitare il Rione Sanità, fotografarlo ed ascoltando talune storie, narrate dalle guide, mi sono sentito orgoglioso di essere napoletano.

(Aprile 2021)

VACCINARE I MAGISTRATI

 

di Sergio Zazzera

 

Potrebbe sembrare l’ottava opera di misericordia, e forse lo è. I magistrati – e, in maniera particolare, quelli napoletani – hanno fatto sentire la loro voce, attraverso gli organismi associativi locali, chiedendo di essere sottoposti a vaccinazione anti-SarsCov2 al più presto.

Premesso – e senza offesa per nessuno – che il convergere sul Governo delle richieste di numerose categorie professionali (tutte?) sta finendo per assumere la fisionomia di una guerra tra poveri, devo dire, però, che soltanto chi non ha mai messo piede in un’aula di Giustizia – soprattutto, ma non soltanto, civile – può stigmatizzare in maniera negativa una richiesta siffatta; ma mi spiego.

Anzi, per spiegarmi meglio, comincio con un episodio personale. Sono stato giudice dell’esecuzione civile per diciassette anni e, una volta, un mio parente mi telefonò a casa, dicendomi di essersi trovato per motivi suoi nella Pretura di Napoli e di essere passato per il mio ufficio, per salutarmi. «Ma non ti ho visto», concluse. Gli spiegai che, se fosse riuscito a farsi largo tra il nugolo di avvocati (una cinquantina, all’incirca) che affollava la mia aula, avrebbe avuto discrete probabilità di vedermi (ma non di più di tanto).

Questo, per dare un’idea delle condizioni nelle quali si svolgono – e non soltanto a Napoli – le udienze civili, benché quelle penali non siano messe, poi, tanto meglio. Ora, se si considera l’elevato rischio di diffusione del contagio in ambienti particolarmente affollati, che non è detto – come i media ci hanno consentito di apprendere – che le mascherine riducano fino a un massimo del 2 o 3%, non credo che ci sia da strapparsi le vesti se i magistrati – ma anche gli avvocati e tutti gli altri frequentatori più o meno abituali delle aule di Giustizia – invochino che sia loro praticata la vaccinazione. Altrimenti, sarebbe più che giustificato che fossero essi a strapparsi di dosso le toghe.

(Marzo 2021)

HADDA  FERNI’  STA  PANDEMIA

 

di Luigi Rezzuti

 

Appena potrò, metterò le scarpe più comode che ho e farò tanti di quei chilometri a piedi che conoscerò di nuovo Napoli.

Salirò la collina di Posillipo, passando per Trentaremi, poi andrò a fare un saluto alla tomba di Virgilio, a quella di Leopardi e alla Crypta Neapolitana.

Quindi entrerò a palazzo donn’Anna, non dall’ingresso principale, bensì passando dalla casa di una signora, che ha l’accesso diretto a mare. Prima, però, lei mi farà la solita bella “tazzulella” ’e café.

Intanto mi sarà venuta fame sicuramente: è mezzogiorno e trenta e mangerò una pizza margherita.

Poi continuerò, sempre a piedi, dal circolo Posillipo al porto di Napoli.

Entro un secondo al Maschio Angioino e poi vado al San Carlo.

Degusto un bel babà in galleria e subito un altro caffè e ne lascio più di uno in sospeso, perché nessuno a Napoli dovrà rimanere con la voglia di una tazzina di caffè.

Mi perderò, con la testa rivolta verso l’alto, per tutti i  “vicarielli” di Napoli e farò il giro delle 7 chiese, passando per Santa Chiara.

Dopodiché vado a trovare Totò alla Sanità e cammino fino a Capodimonte!

Se faccio in tempo passo per il cimitero delle fontanelle, poi prendo la metro e la funicolare e me ne vado alla Certosa perché devo vedere Napoli che si colora al calar del sole, mentre piango di gioia per aver riacquistato la mia libertà.

Il giorno dopo me ne vado a Pozzuoli, a Baia, a Cuma, a Monte di Procida e aspetto che il cielo si faccia nuovamente arancione al calar del sole sulla terra più bella  che abbia mai conosciuto.

Io resto a casa per il momento….

(Marzo 2021)

Il mandato

 

di Alfredo Imperatore

 

Che cosa è un mandato? Un contratto con cui una persona (mandatario) si obbliga a compiere una o più attività di pubblico interesse per conto di un’altra (mandante).

L’articolo 67 della Costituzione italiana recita: <Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato>.

Tale articolo mira a garantire la libertà di espressione e non l’inquadramento in un Mandato imperativo, che può mutare di volta in volta, sulla base dell’evolversi dei vari eventi.

Meno che mai questo articolo fu scritto dai nostri “Padri costituendi” (e tra essi mi piace ricordare Enrico De Nicola, Alcide De Gasperi, Benedetto Croce e Piero Calamandrei), affinché facesse da copertura e giustificazione a quei parlamentati che effettuano il “salto della quaglia”, da un partito ove sono stati eletti a un altro, persino di idee contrarie!

Qual era l’intendimento degli Autori di quell’articolo?

A mio modesto avviso, per rispondere a questa domanda, per prima cosa si deve dare alla parola mandato un “significato più restrittivo”.

Lo scopo era di non vincolare un parlamentare a “tutte” le proposte di legge del partito di appartenenza. In poche parole, se il direttivo del proprio partito fa una proposta politica che un singolo parlamentare non condivide, questi non è “vincolato” a votarla, ma può astenersi o, addirittura, votare contro.

Abiurare il proprio partito, tramite il quale si è stati eletti, e trasferirsi in un altro gruppo parlamentare, magari con un programma opposto a quello del precedente partito, è un tradimento che si effettua principalmente verso il proprio elettorato.

Questo tradimento non può avvenire in alcun modo nel nome e nel rispetto dell’art. 67, che “svincola” il parlamentare solo ed esclusivamente da singole proposte di legge da qualunque parte esse provengano e null’altro.

 

                                                                      ***

L’origine di questa controversa parola è lat. mandatu(m)= affidare, di provenienza indoeuropea. Il lat. mando, as, avi, atum, mandare= affidare, deriva da “man(um) dare equivalente alla locuzione “mettere nelle mani”. 

(Marzo 2021)

GLI  SCAVI  DI  POMPEI

 

di Luigi Rezzuti


La storia degli scavi archeologici di Pompei è iniziata nel 1748 per protrarsi fino ai giorni nostri.

Questa colossale opera archeologica ha permesso di riportare alla luce l’antica città di Pompei, seppellita dall’eruzione del Vesuvio, del ’79.

L’anfiteatro è stato uno dei primi edifici ad essere ritrovato.

Pompei è una sorpresa per qualunque visitatore: strade strette. casette, templi, ville, simili più a modellini e a case di bambole che  a vere case, ma tutto è dipinto nei più vivaci colori.

Arabeschi con figure di bimbi, di ninfe e, in altri punti, di animali domestici.

Nel 2020 nuovi cantieri stanno portando alla luce altri reperti come quelli di due vittime della grande eruzione: un uomo avvolto in un mantello e il suo giovane schiavo.

E’ stato possibile individuare la presenza di resti umani in quanto, sotto gli strati che li coprivano, si sentivano dei vuoti.

Una scoperta importante anche perché è stato possibile realizzare dei calchi di gesso con una tecnica, inventata più di 150 anni fa.

L’ultima volta lo si era provato a fare negli anni novanta, ma il tentativo era fallito.


Una nuova scoperta eccezionale è rappresentata dal ritrovamento, nella Regio V, di un antico Termopolio intatto: è riaffiorato un bancone da ristoro, adibito alla distribuzione di cibo e bevande, calde e fredde, a mezza strada fra una bottega alimentare ed un bar odierno, che fa pensare ad un’attività di street food, con pietanze di vario tipo, all’epoca molto in voga.,

Sul bancone, sono riaffiorate nuove decorazioni di nature morte, accanto a rinvenimenti di resti alimentari, ossa di animali e di vittime dell’eruzione del vulcano.

Davanti al Termopolio, nella  piazzetta antistante, erano già state rinvenute una cisterna, una fontana e una torre piezometrica, per la distribuzione dell’acqua, collocate a poca distanza dalla bottega.

Le decorazioni del bancone presentano sul fronte anche l’immagine di una Nereide a cavallo in un ambiente marino.

Nella fase di scavo, sull’ultimo braccio del bancone, sono tornate alla luce ulteriori scene di nature morte con rappresentazioni di animali.

Inoltre, nel Termopolio è stato rinvenuto vario materiale da dispensa e da asporto: nove anfore, una paténa di bronzo, due fiasche, un’oliera di ceramica .

I resti sono stati trovati all’interno della villa suburbana di Civita Giuliana, una tenuta nobiliare affacciata sul mare dove, nel 2018, erano stati trovati i resti di tre cavalli, uno dei quali bardato con una sella di legno e bronzo: per questo ora la villa è nota come “Villa del sauro bardato”.

Tutti questi rinvenimenti dimostrano come, all’epoca, il popolo di Pompei era all’avanguardia, un popolo moderno, dove già esistevano botteghe alimentari, gli odierni ristoranti, con l’attuale usanza del cibo da asporto. Un vasto ed interessante materiale che offrirà molti spunti agli studiosi di varie discipline, come antropologia, archeologia, geologia, vulcanologia, chimica, fisica etc. I materiali rinvenuti nei dolia (contenitori in terracotta) del bancone, analizzati nei laboratori, forniranno dati di grande interesse per indagare sugli usi e sui  costumi, anche alimentari, del tempo.

(Febbraio 2021)

SANTO SUBITO!

 

di Sergio Zazzera

 

La vigente normativa della Chiesa in materia di canonizzazione prevede un procedimento particolarmente complesso, che richiede, per lo più – e salvo eccezioni comprensibili, benché non proprio giustificabili (si vedano gli ultimi tre pontefici proclamati santi) –, tempi …biblici. Viceversa, nei primi tempi del Cristianesimo, quando la canonizzazione avveniva a furor di popolo, era sufficiente che da quest’ultimo si levasse il grido: «Santo subito!», perché qualcuno divenisse tale.


Ebbene, su questa antica modalità sembra essersi plasmata la recente esaltazione del fenomeno Maradona: fiori, palloncini e gadget davanti allo stadio, il giorno stesso della sua morte; intitolazione  dello stadio medesimo a lui – novello santo laico –, cancellandovi la memoria di Paolo di Tarso – lui, sì, santo a tutto tondo –, pochi giorni dopo; ipotesi, quasi contemporanea, di ribattezzare col suo nome il piazzale dello stadio – dopo che quella d’intitolarlo all’Apostolo delle genti fu ritenuta, a suo tempo, inammissibile –. E ora si progetta la realizzazione di un vero e proprio monumento, da collocare su quel piazzale, con corollario d’interventi di polizia attuati nel timore d’insurrezioni terroristico-popolari, qualora l’operazione dovesse essere (Dio ne scampi, per carità) accantonata: pare, addirittura, che qualcuno volesse prendersela con Giuseppe Garibaldi (almeno in questo caso, innocente), abbattendo la sua statua nell’omonima piazza e sostituendola con quella del mitico “numero 10”.

Allora, la domanda che “sorge spontanea” (mi perdoni il mio amico Antonio Lubrano, se prendo in prestito il suo motto) è questa: ma vuoi fare che per Napoli, dopo Nicola Amore – che credo sia stato l’ultimo, in ordine di tempo, a vedersi dedicare una statua (a parte il brutto Totò del Rione Alto e l’altrettanto brutta Madre Teresa di via Tasso) –, non è passato più nessuno meritevole di memoria marmorea o bronzea, né prima, né dopo del Pibe de oro? A immaginare soltanto tutto ciò che sta accadendo dopo la sua morte, ogni volta che mi è occorso di nominarlo avrei aggiunto, alla napoletana, “ca pòzza campà’ ciént’anne”.

(Febbraio 2021)

BRADISISMO A POZZUOLI

 

di Luigi Rezzuti

 


L’area dei Campi Flegrei è caratterizzata dal fenomeno del bradisismo, legato all’attività vulcanica. In particolar modo ne è colpito il comune di Pozzuoli.

Il bradisismo consiste in una variazione del livello del suolo che talvolta può essere negativa, e quindi comportare un  abbassamento, talvolta, invece, positiva, con conseguente innalzamento della costa e degli edifici. Nella zona del Porto di Pozzuoli il suolo si è innalzato a partire dagli anni ’80 e, tra il 1982 e il 1984, il bradisismo a Pozzuoli ha determinato un considerevole sollevamento del suolo (di circa due metri).

La prima scossa raggiunse i 4,2 gradi della scala Mercalli, ma durante l’intero periodo nessun dato ha mai evidenziato un movimento nella camera magmatica tale da far pensare ad una eruzione imminente.

Molti edifici, sia a Pozzuoli che nei dintorni, furono danneggiati dalle continue sollecitazioni sismiche ed anche il manto stradale subì delle spaccature.

In questo periodo una parte della popolazione di Pozzuoli venne evacuata per il rischio di crolli.

Fu identificata la zona di Monteruscello come più sicura e adatta ad accogliere gli sfollati.

La crisi bradisismica si concluse alla fine del 1984, quando iniziò una fase lenta di bradisismo discendente, che permise una riqualificazione urbanistica con la  ristrutturazione degli edifici danneggiati ed il ripopolamento di quelle aree ove c’era stato l’esodo forzato.

Oggi,  ad alimentare le preoccupazioni dei Puteolani, già alle prese con il Covid e le sue nefaste conseguenze a tutti i livelli, ci si mette anche il bradisismo.

Come apprendiamo, infatti, dall’ultimo bollettino ufficiale dell’Osservatorio Vesuviano, a partire da settembre, il sollevamento del suolo a Pozzuoli è del  valore  medio di 1 centimetro al mese.

Per fortuna non ci sono segnali di allarme da parte degli scienziati, che considerano nella norma l’andamento del fenomeno ed anche i parametri geochimici delle fumarole sono costantemente monitorati.

L’unica. e non trascurabile fonte di inquietudine, resta il timore delle scosse che,  come è noto, accompagnano il bradisismo, con sempre maggiore forza e frequenza quando aumenta la velocità di sollevamento.

Se la vulcanologia non mente, con la situazione attuale, purtroppo, dobbiamo aspettarcene altre, anche della stessa potenza.

E’ giusto esserne consapevoli, così come è altrettanto giusto sapere che le scosse,  che accompagnano il bradisismo, per quanto forti possano essere e per quanto spavento possano creare, non hanno di per sé molta forza distruttiva, stando a quanto qualche persona beu informata sostiene. Su questo, però, noi non siamo in grado di fare pronostici, non essendo materia di nostra specifica competenza. C’è da augurarsi soltanto che non avvengano mai più di notte, quando tutte le paure si amplificano a dismisura.

Un’altra scossa è stata registrata all’alba del 20 dicembre 2020, con epicentro sempre a Pozzuoli e  di magnitudo 2,7.

Anche in questo caso è stata avvertita dalla popolazione residente a Pozzuoli, a Napoli e nei paesi limitrofi.

Non si sono registrati danni a cose né a persone, ma è stata forte la paura, visto che la scossa è stata avvertita nitidamente nell’area della Solfatara.

L’evento è stato preceduto da uno sciame sismico di circa 20 scosse, verificatesi nell’area dell’Accademia Aeronautica e della Solfatara ed accompagnate da un boato, avvertito dagli abitanti dell’area, prossima all’epicentro.

Il Dipartimento Nazionale di Protezione ha elevato il livello di allerta vulcanica dei Campi Flegrei da verde a gialla.

L’innalzamento del livello di allerta ha comportato il rafforzamento del monitoraggio scientifico e delle attività di pianificazione e prevenzione.

(Gennaio 2021)

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