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Maggio dei monumenti 2020 a Napoli

 

a cura di Luigi Rezzuti

 


Si rinnova il fantastico appuntamento del “Maggio dei Monumenti”, un evento che giunge ormai alla sua 26esima edizione e che quest’anno si svolge in maniera particolare a causa della pandemia da Coronavirus.

L’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli ha promosso un confronto di idee sul tema “Giordano Bruno 20/20: la visione contro le catastrofi.”

Il fine è quello di declinare il pensiero e la parola di Giordano Bruno, sviluppando un programma di attività artistico-culturali che diano risalto e valore ai beni monumentali della città, anche a quelli meno conosciuti, come da tempo è obiettivo del Maggio dei Monumenti.

Il Comune ha organizzato circa 100 performance e rassegne che si terranno nell’arco del mese di maggio.

Le performance dureranno da un minimo di 5 minuti ad un massimo di 30 minuti ciascuna. Gli artisti e le associazioni che parteciperanno offriranno le loro proposte esclusivamente su piattaforme Web e in streaming live.

Tutti i contributi presentati dovranno dare risalto  e valore al patrimonio materiale ed immateriale della città, nello spirito del “Maggio dei Monumenti”.

Un modo per continuare a coltivare, anche in un periodo particolare come questo, la conoscenza del nostro grande patrimonio culturale.

Giordano Bruno è nato a Nola nel 1548 e deceduto il 17 febbraio 1600 a Campo dei Fiori a Roma.

All’età di 17 anni entrò nel convento di S. Domenico a Napoli. Sospettato di eresia (la chiesa non tollerava le menti libere e sagge), riparò a Roma. Di qui, deposto l’abito ecclesiastico, andò peregrinando di città in città.

A Ginevra, per alcuni mesi abbracciò il calvinismo. Nel 1582 pubblicò il De umbris idearum e la commedia Candelaio.

In Inghilterra, per alcuni mesi insegnò a Oxford e pubblicò la “Cena de le ceneri”.

Dopo un breve soggiorno a Parigi, passò, nell’agosto del 1586, in Germania e, tra il 1590 e il 1591, a Francoforte, pubblicò i poemi latini De minimo, De monade, De immenso et innumerabilibus.

Nel 1591, accogliendo l’invito del Doge Giovanni Mocenigo, si  recò a Venezia, dove fu denunciato come eretico dallo stesso Mocenigo.

Fu trasferito a Roma e sottoposto a nuovo processo dinanzi al tribunale dell’Inquisizione che lo condannò al rogo. Affrontò impavido questa orribile morte in Campo de’ Fiori, a Roma.

(Maggio 2020)

LA STORIA DEL CORONAVIRUS

 

di Luigi Rezzuti

 

 

Già a novembre e forse anche ad ottobre il coronavirus aveva iniziato a circolare in Cina, in particolare a Wuhan.

Inizialmente, però, non si pensava ad un virus in quanto venivano registrate soltanto delle polmoniti anomale.

La prima data ufficiale in cui inizia la storia del coronavirus è il 31 dicembre e, ai primi di gennaio del 2020, la Cina riscontrava, come si è appena detto, decine di casi di polmoniti anomaale e, successivamente,  centinaia di persone venivano poste sotto osservazione.

Le prime ipotesi furono che il contagio potesse essere stato causato da qualche animale.

Il 10 gennaio la Cina chiudeva Wuhan, dove erano concentrati tutti i casi, ed impediva drasticamente ogni contatto tra le persone.

E in Italia?

Sul finire del dicembre del 2019 noi pensavamo ai buoni propositi per l’anno nuovo ed eravamo del tutto ignari dell’emergenza sanitaria che si sarebbe determinata anche da noi: un nuovo virus, altamente contagioso e completamente sconosciuto al nostro sistema immunitario, nonché ai maggiori responsabili delle organizzazioni sanitarie, cominciava a circolare anche da noi.

Non avremmo mai pensato, allora, che questo virus, ritenuto inizialmente molto contagioso ma di scarsa letalità, avrebbe potuto causare, invece, tanti problemi, a livello individuale e collettivo, per la salute e per i sistemi sanitari, sfociando anche in una tra le più gravi crisi economiche che siano state registrate dal dopoguerra in poi.

In pochi mesi lo scenario globale è cambiato radicalmente e tutti gli Stati hanno dovuto far fronte alle nuove esigenze.

L’11 marzo l’epidemia si trasforma in pandemia, ma questo non cambia di fatto le cose, almeno non per l’Italia, che mette  in atto le migliori misure possibili.

Da noi, all’inizio, i casi erano pochissimi e tutti provenienti dalla Cina. Infatti, a partire dal 29 gennaio, viene lanciato l’allarme per due turisti cinesi di Wuhan, contagiati e ricoverati a Roma,  allo Spallanzani, uno degli ospedali italiani per il coronavirus.   

C’era, poi, un ricercatore italiano positivo al virus e, proveniente dalla Cina, un diciassettenne, rimasto bloccato a lungo a Wuhan, a causa di sintomi simil-influenzali, risultato, alla fine, non positivo al coronavirus, ma ugualmente tenuto sotto osservazione e ricoverato allo Spallanzani. Oggi tutte queste persone sono guarite e sono state dimesse.

Il 30 gennaio l’Oms dichiarava l’emergenza sanitaria di interesse internazionale e l’Italia bloccava i voli da e per la Cina, unica in Europa.

Ma la situazione in Cina stava già migliorando. Pochi giorni dopo, 8 febbraio, l’Oms scriveva che i contagi in Cina si stavano stabilizzando, ovvero che il numero di nuovi casi giornalieri sembrava andare progressivamente calando.

L’11 febbraio veniva reso noto il nome del nuovo coronavirus, scelto dall’Oms: Covid-19.

Venerdì, 21 febbraio 2020, è una data centrale per la vicenda italiana, legata al Covid-19.

In questa data emergevano diversi casi di coronavirus nel Lodigiano, in Lombardia, un focolaio di cui non si conosceva  ancora l’estensione.

Alcuni dei paesi colpiti (Codogno, Castiglione d’Adda, Casalpusterlengo ed altri) venivano,  di fatto, chiusi perché il  numero di contagiati era diventato molto alto.

Ma l’epidemia si estendeva anche ad altre regioni ed il governo, sulla base dei suggerimenti del Comitato scientifico,  decretava il distanziamento sociale in casa, la chiusura di scuole ed università, nonché la sospensione di tutte le attività non essenziali.

Domenica 8 marzo subentrava il decreto che prevedeva l’isolamento della  Lombardia, in assoluto la più colpita, e di 14 province, che diventavano “zona rossa”.

Lunedì, 9 marzo, intorno alle 22, il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, annunciava, in conferenza stampa, attraverso la Tv, la necessità di estendere a tutto il paese le misure già prese per la Lombardia, per cui tutta l’Italia veniva dichiarata “zona protetta”.

Attraverso la televisione e i giornali si invitava la popolazione a rimanere in casa, a non uscire se non per procurarsi beni di prima necessità, come generi alimentari e medicinali, ad evitare contatti, ad osservare la massima pulizia, lavando  spesso e scrupolosamente le mani, a premunirsi di  mascherine, divenute, intanto, irreperibili. Si assiste, infatti, ad un vero e proprio  mercato nero delle mascherine, che raggiungono prezzi triplicati e fuori controllo (sempre se si è fortunati a trovarle!) .

Da pochi giorni ci siamo lasciati la Pasqua alle spalle, una Pasqua triste, vissuta, quasi da tutti, in solitudine. In Cina, dove sembrava tutto risolto, con il ritorno ad una quasi normalità di vita, ci sono stati, invece, alcuni casi di ricadute, mentre in Italia i contagi e i decessi  stanno leggermente diminuendo.

Lo scienziato, Prof. Burioni, raccomanda di non abbassare la guardia perché il Covid-19 potrebbe avere fasi di ritorno anche in autunno.

Purtroppo, fino a quando non sarà stato scoperto un vaccino, sarà difficile distruggere questo virus, che si è esteso a macchia d’olio in tutto il mondo.

La domanda viene spontanea: “Ma è veramente un virus o potrebbe essere sfuggito qualcosa durante esperimenti per la preparazione di un’arma chimica?

(Aprile 2020)

I marittimi tornino a casa. Restiamo umani

 

Riceviamo dall’assessore del Comune di Procida, Rossella Lauro, e pubblichiamo il seguente comunicato:

 

La nave Diadema della società Costa naviga nei mari della penisola in cerca di un porto da ormeggiare con i suoi 1200 membri di equipaggio.

- Inammissibile che il Governo non si adoperi per mettere in sicurezza questi lavoratori del mare, che lavorano lontani dalle proprie famiglie - protesta duramente l’amministrazione comunale di Procida - abbiamo un marittimo nostro concittadino a bordo, ma la questione riguarda tutti i marittimi coinvolti - Stiamo facendo squadra con le altre amministrazioni che hanno concittadini membri dell'equipaggio. Faremo di tutto per riportarli a casa. Altre navi – in giro per i mari del mondo – attendono di potersi fermare per far rientrare il personale di bordo alle proprie case.

Per tutti questi uomini e donne esponiamo alle nostre finestre, balconi, terrazze o portoni un drappo bianco.

In tanti faremo più rumore, perché “Siamo tutti sulla stessa barca” e nessuno deve essere lasciato indietro e solo.

(Marzo 2020)

LA CASA DI TOTO’ CADE A PEZZI

 

di Luigi Rezzuti

 


Scatta di nuovo l’allarme a Napoli: la casa in cui visse Totò sta cadendo a pezzi.

L’allarme sull’appartamento situato al civico 109, in via Santa Maria Antesaecula, era stato già lanciato nel 2017, a causa di finestre e imposte del balcone mancanti, pavimenti rotti, polvere, calcinacci e fili penzoloni della luce.

Ora, a distanza di anni, la situazione non appare migliorata.

La casa dove visse Totò, nel rione Sanità, è stata acquistata, anni fa, dalla signora Canoro e dal figlio Giuseppe De Chiara.

L’abitazione apre soltanto il 15 di febbraio e il 15 di Aprile di ogni anno, rispettivamente nell’anniversario della nascita e della morte del “Principe della risata”.

Il palazzo, nel quale si trova l’appartamento, però, resta sempre visibile durante tutto l’anno, mostrando gli evidenti segni del tempo e dell’incuria, tra cassonetti della spazzatura, facciate senza intonaco, pareti imbrattate e balconi fatiscenti.

Proprio in questo appartamento, collocato al primo piano, Totò ha mosso i suoi primi passi e ha iniziato ad imitare i passant, dopo averli osservati dal balcone, guadagnandosi il nomignolo di “’o spione”.

Una lapide ricorda che al civico 109 nacque Totò, ma si tratterebbe di un falso storico: l’artista è nato in una casa al civico 107, il palazzo accanto a quello della lapide e, quando aveva pochi mesi di vita, la madre si è trasferita nell’appartamento al primo piano che De Chiara e sua madre hanno, poi, acquistato all’asta giudiziaria.

L’acquisto all’asta per poco più di quindicimila euro, dopo 11 battute andate a vuoto, aveva scatenato diverse polemiche per il timore che gli acquirenti volessero ridurre l’appartamento a bed and breakfast, tanto che la Soprintendenza decise di mettere un vincolo demo-etno-antropologico alla casa di Totò.

De Chiara e sua madre hanno anche fondato l’Associazione “Il principe dei sogni”, con l’obbiettivo di fare della casa un ritrovo culturale.

Nel corso degli anni, però, si sono trovati a “combattere” con le conseguenze di un’occupazione abusiva e con la burocrazia.

Nel 2008, la casa di Totò è stata riaperta al pubblico per 106 giorni, proiettando nell’appartamento, ogni sera, un film del “Principe della risata” . Il film cambiava ogni settimana.

Nel 2010 è stato restaurato il portone di ingresso, sono stati acquistati i pavimenti ed è stata data un’intonacata.

Poi, però, si sono aperte delle fessure e da lì sono ricominciati i problemi.

Ora, è scattato nuovamente l’allarme: la casa di Totò sta cadendo a pezzi.

(Febbraio 2020)

La violenza sulle donne

 

di Luigi Rezzuti

 


Si sente, purtroppo, parlare molto spesso di violenza sulle donne.

Sui giornali, in TV, alla radio, sui social, tutti parlano di questo fenomeno che spesso vede coinvolte, come vittime, giovani donne che vengono uccise, perseguitate e sfigurate dai propri mariti, fidanzati o ex.

La violenza sulle donne solo da pochi anni è diventato tema e dibattito pubblico. Mancano politiche di contrasto alla violenza, ricerche, progetti di sensibilizzazione e di formazione.

Quelle poche ricerche, compiute negli ultimi anni, dimostrano che la violenza contro le donne è endemica, nei paesi industrializzati come in quelli in via di sviluppo.

Le vittime e i loro aggressori appartengono a tutte le classi sociali o culturali e a tutti i ceti economici.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, almeno una donna su cinque ha subito abusi fisici o sessuali da parte di un uomo, nel corso della sua vita.

E il rischio maggiore è rappresentato dai familiari, mariti e padri, seguiti dagli amici, vicini di casa, conoscenti e colleghi di lavoro o di studio.

La Camera dei deputati ha celebrato la giornata internazionale contro la violenza sulle donne,  per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema.

Una panchina rossa è stata installata nel cortile d’onore di Montecitorio.

I dati delle violenze hanno ormai raggiunto livelli di allarme: ogni 72 ore in Italia una donna viene uccisa da una persona di sua conoscenza, solitamente il suo partner.

La violenza non ha passaporto né classe sociale, ma spesso ha le chiavi di casa.

Dati confermati anche dalla Polizia: da essi emerge che vittime e carnefici sono per lo più italiani.

Tali dati, relativi alla violenza fisica e sessuale contro le donne, mettono a fuoco il numero rilevante di episodi registrati in Italia negli ultimi anni e mostrano come essi siano cresciuti di intensità.

I numerosi casi di stalking, di violenza psicologica o economica, di molestie sul luogo di lavoro lo dimostrano, suggerendo a tutti di non abbassare la guardia su un fenomeno che è ancora molto diffuso nel nostro Paese.

Il coordinamento Donne Acli, che in questi anni ha contribuito ad accendere i riflettori su questo tema, intende mantenere alta l’attenzione sulla violenza di genere, questione prioritaria, che espone le donne al rischio della propria incolumità.

Negli ultimi anni questo Coordinamento, come altre realtà simili. ha promosso momenti di  riflessione e iniziative specifiche di sensibilizzazione.

Per questo riteniamo sia giunto il momento di fare un bilancio per valutare il cammino compiuto e quanto resta da fare per interrompere la spirale di violenza, un problema che affonda le sue  radici nella mancanza di  una cultura di valorizzazione della donna,  cosa indegna per un Paese civile.

Purtroppo molte donne, che hanno subito violenza, per svariati motivi, come la timidezza, la vergogna, la paura, non denunciano queste aggressioni.

Ogg, invece, dovrebbero capire che, per combattere queste violenze, sempre più frequenti,  occorre denunciare, denunciare e denunciare sempre.

Solo così si possono reprimere, una volta per tutte, queste vili forme di aggressività, questi insani tentativi di subordinazione della donna.

(Gennaio 2020)

È tempo di vendemmia

 

di Luigi Rezzuti

 


Abbiamo conosciuto un viticoltore e gli abbiamo chiesto come si ottengono i vini bianchi, rossi e rosati.

Il periodo della vendemmia varia tra fine agosto e ottobre, ma dipende da molti fattori: condizioni climatiche e zona di produzione, tipo d’uva e tipo di vino che si vuole ottenere.

La vendemmia dovrebbe cominciare quando l’uva esprime il perfetto equilibrio di zuccheri e aromi”.

Si sente dire che il buon vino si fa in vigne, è vero?

Anticamente schiacciavamo i grappoli d’uva nei mastelli a piedi nudi, oggi la procedura si avvale di macchinari che permettono l’eliminazione dei raspi. La vinificazione in bianco può essere realizzata con uve bianche e rosse: le uve vengono pigiate delicatamente con presse. Il mosto ottenuto viene fatto fermentare eliminando raspi, bucce e vinaccioli. Comincia, poi, la fermentazione vera e propria, che viene avviata con l’aggiunta di lieviti selezionati, ad una temperatura di 18,20°C. Molto spesso, però, la vinificazione del vino bianco prevede anche la permanenza, brevissima, delle vinacce nel mosto con alcune tecniche particolari. Si ottengono, così, dei vini dal gusto più ricco, che generalmente vano bevuti entro tre anni.

Quanti tipi di vinificazione esistono?

“Esistono tre tipi di vinificazione. La vinificazione in rosso è il processo che permette la produzione di vini rossi, Dopo la diraspatura, la separazione del raspo legnoso dal mosto per evitare la cessione di sostanze tanniche che conferirebbero un sapore amarognolo al vino. La vinificazione del rosso prevede che le bucce rimangano a macerare nel mosto per tempi che possono variare da 4-6 giorni fino a 20-30 giorni. Fondamentale, nella fase di fermentazione, sarà il mantenimento della temperatura ottimale per favorire lo sviluppo dei lieviti. Terminata la fermentazione, si entra nella fase di svinatura, cioè di separazione del vino dalle vinacce”.


Come avviene la vinificazione del rosato?

La vinificazione del rosato si ottiene da uve bianche e rosse. Il tempo di macerazione delle vinacce nel mosto è brevissimo, non più di 36 ore. Questo consente la cessione da parte delle vinacce di una ridotta quantità di tannini che danno un colore leggermente rosato al vino. Quando, poi, si parla di uva c’è quella da tavola, destinata al consumo fresco e quella da vinificazione. I cicli vegetativi dei vari tipi di uva sono all’incirca gli stessi per tutte le specie, anche se, nel caso delle uve da tavola, noi viticoltori aspettiamo la maturazione piena degli acini.”

Quanti tipi di vini produciamo nella nostra penisola?

“In Italia pullulano vitigni e qualità di vini, il Piemonte produce il Bosco, in Valtellina è famoso il Nebbiolo, nel Veneto l’Amarone. Il Trentino è famoso per gli spumanti  come il Ferrari Spumante, diventato l’ambasciatore degli spumanti, mentre in Toscana primeggia il Brunello di Montalcino. Da noi, nel Sud, si producono vini famosi come il Taurasi, la Falanghina e, in Sicilia, la deliziosa Malvasia delle Lipari”.

A questo punto, prima di salutarci, gli abbiamo fatto una domanda provocatoria: “Ma il vino si fa anche con l’uva…?” ed egli, molto ironicamente, ci ha risposto : “No,  anche con fichi secchi e mele marce…”.

(Novembre 2019)

L’INGIUSTIZIA ITALIANA

UN PERMESSO VERGOGNOSO

 

di Luigi Rezzuti

 

Il 13 marzo del 2018 un branco di ragazzini uccisero la guardia giurata Francesco Della Corte davanti alla stazione della metropolitana di Piscinola a Napoli.

Il branco pur di impossessarsi della pistola lo massacrò a bastonate riducendolo in fin di vita fino a procurargli la morte.

A distanza di appena un anno e sei mesi ad uno dei tre ragazzi, condannati a 16 anni e mezzo di reclusione per l’omicidio di Francesco Della Corte è stata concessa l’autorizzazione a lasciare il carcere minorile di Airola in provincia di Benevento per festeggiare il compleanno.

Le immagini della festa di compleanno sono finite sui social scatenando l’indignazione della gente ma soprattutto della famiglia della guardia giurata.

Sono state scene di una festa, due tavole imbandite, il ragazzo che si bacia con la fidanzata, un gruppo di amici che sorride e quant’altro.

Lo sdegno e la rabbia della famiglia di Francesco Della Corte è stata enorme, la figlia ha dichiarato: “Mi fa stare male il solo fatto che quel ragazzo, dopo aver ucciso un uomo, possa aver pensato di festeggiare tranquillamente il suo compleanno. Significa che non hanno capito nulla, né lui né chi lo circonda. Trovo assurdo, vergognoso che gli sia stata concessa l’autorizzazione. Come famiglia ci siamo sempre affidati alla giustizia, adesso però comincio ad aver paura. È una reazione inevitabile, quando vedi che persone condannate per un delitto così grave ottengono un permesso dopo così poco tempo. Non c’è niente di rieducativo in tutto questo, il nostro sistema è troppo morbido nei confronti dei minori, non è più adatto al contesto in cui viviamo”.

Gli aggressori coinvolti nell’uccisione di Francesco Della Corte, secondo quanto sostiene la vedova, non hanno mai mostrato un minimo di pentimento per l’atroce delitto commesso ai danni di un padre di famiglia.

Si uniscono in protesta le guardie giurate di Napoli dopo il permesso premio di uno dei tre delinquenti artefici dell’omicidio del loro collega.

In tanti si sono recati sul posto di lavoro con un cartello di protesta appeso al collo sul quale si leggeva “In ricordo del collega Francesco Della Corte, io non ci sto alla scarcerazione per un permesso premio”.

La cosa che più mi indigna – racconta un collega di Francesco – è che questo balordo ha pubblicato le foto del festeggiamento sui social, infischiandosene di ciò che ha fatto. tutto ciò ci fa capire che il ragazzo non è ancora pronto per essere inserito nella società in quanto non ha compreso la gravità delle sue azioni”.

(Settembre 2019)

Inquinamento marino

 

di Luigi Rezzuti

 

Con l’avvicinarsi dell’estate si ripresenta il problema dell’inquinamento marino.

Il mar Mediterraneo rappresenta un campanello d’allarme per il suo inquinamento da microplastiche.

Secondo i dati, sono 1,2 milioni le microplastiche presenti nel Mediterraneo per chilometro quadrato, una concentrazione che è tra le più alte del mondo e che ha lo stesso livello di quelle dei grandi vortici oceanici.


Le microplastiche impattano sulla biodiversità marina. Possomo, infatti, essere ingerite dai pesci, che la scambiano per alimento, con grave danno per la salute dell’uomo, che si nutre anche di pesce.

Per quanto riguarda l’inquinamento del litorale campano, sono diciannove i luoghi che perdono punti per la balneazione e, tra questi, Giugliano e Bacoli, mentre, guarda caso, il mare è pulito solo nelle isole (Capri, Ischia e Procida), nella costiera sorrentina e in quella amalfitana.

Dopo l’allarme inquinamento della scorsa estate, che ha colpito, oltre il litorale partenopeo, la costa flegrea e quella domizia, i depuratori continuano a risultare  non funzionanti e ciò accade anche  per l’impianto di Cuma.

Ad inquinare ci sono gli scarichi abusivi delle fabbriche e la stabilizzazione della bolla africana, che ha peggiorato il clima e influito sulle acque del mediterraneo.

I rifiuti sono una delle principali minacce agli ecosistemi marini e rappresentano un rischio crescente, con effetti devastanti sulla biodiversità, l’ambiente, l’economia e la salute.

La stragrande maggioranza dei rifiuti, trovati in spiaggia e sui fondali marini, è costituita dalla plastica e la quantità è destinata ad aumentare.

Col tempo la plastica si frammenta, senza mai dissolversi del tutto e questa polvere di plastica è un pericolo ancor più insidioso.

Discariche abusive e mancanza di depuratori  sono i responsabili dell’accumulo di rifiuti in mare, ma siamo anche noi responsabili dell’inquinamento marino abbandonando bottigliette di plastica, contenenti bevande, tappi, flaconi, buste, mozziconi di sigarette, sacchetti della spazzatura e assorbenti igienici.

A volte inquiniamo senza rendercene conto, come quando abbandoniamo quel mozzicone di sigaretta, gettato senza pensare, sepolto sotto la sabbia o gettato per terra, prima di entrare in un locale. Sono gesti, all’apparenza innocui, ma che contribuiscono all’inquinamento dell’ambiente.

A volte bastano piccoli gesti a fare la differenza.

I frammenti di plastica sono segno che molti di questi rifiuti hanno già iniziato a disgregarsi. Sui fondali, poi, si trovano anche oggetti molto isoliti come computer, televisori, telefoni, asciugacapelli, schede telefoniche, copertoni di ruote d’auto e addirittura vecchie carcasse d’auto.

E una cosa è certa: la maggior parte dei rifiuti, ritrovati sui fondali e sulle coste, è di provenienza italiana e spesso locale, come dimostrano le scritte presenti su molti oggetti rinvenuti.

(Giugno 2019)

PREVISIONI PER L’ESTATE 2019

 

di Luigi Rezzuti

 


Arrivano sempre più conferme su quella che sarà un’estate bollente, con caldo insopportabile,  caratterizzato dalla presenza costante del massiccio anticiclone africano sull’Italia, non solo nei mesi estivi di Giugno, Luglio ed Agosto, ma anche intorno alla fine del mese di Maggio.

È questa la sorprendente analisi, che emerge dallo studio dei meteorologi, i quali   confermano l’arrivo di una  stagione molto calda, a tratti da record, per cause certe, come il ritorno de “El Nino”, il riscaldamento delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico, il minimo solare e l’aumento generale della temperatura terrestre.

Le prime masse d’aria calda, di origine desertica, arriveranno, secondo gli scienziati del clima, durante l’ultima decade di Maggio.

Si prevede una partenza estiva prematura, soprattutto nelle regioni dell’Italia peninsulare e nelle isole, anche con picchi di 30°.

Il caldo, poi, continuerà a Giugno, con un lento ma progressivo aumento termico fino a 34° -35°, non solo al sud, ma anche al centro-Nord.

Il peggio, però, arriverà tra metà luglio e poco prima di ferragosto: in questo periodo soffriremo la calura estiva con punte insopportabili, fino a 44° al sud Italia.

Al nord, invece, regnerà l’afa che non permetterà alle temperature di scendere nemmeno durante le ore notturne.

Dopo ferragosto, poi, l’attenzione è puntata sull’arrivo di fenomeni violenti per l’ingresso, da ovest e da est, di venti più freschi, che determineranno tornado, trombe d’aria, alluvioni, piogge intense con lampi e grandine.

Insomma, un’estate da record, soprattutto per la calura intensa e continua.

Questo autunno-inverno 2018 2019 si è presentato in modo insolito e strano. Abbiamo assistito a piogge superiori alle medie stagionali, soprattutto al centro sud, mentre il nord ha vissuto momenti di siccità, alternati a rovesci temporaleschi di fortissima intensità.

È caduta  la neve a bassa quota, le temperature si sono alzate e si sono abbassate da un giorno all’altro, ci sono stati venti molto forti, quindi la domanda di rito è, purtroppo, sempre la stessa: “L’autunno-inverno 2018 – 2019 sarà lo specchio della prossima estate 2019?”

Ad oggi le notizie che riguardano le previsioni meteo estate 2019, come abbiamo detto,  sono davvero preoccupanti.

Quale potrebbe essere l’andamento di Giugno, Luglio, Agosto e Settembre?

Quello preannunciato è da considerare attendibile?

Il Modello Climatico Europeo ECMWF, che è uno dei più affidabili per quanto riguarda le previsioni meteo a lungo termine, prevede che la prossima estate 2019 sia caratterizzata da prolungati periodi di anticiclone africano che si dovrebbe alternare con l’anticiclone delle Azzorre, già a partire dalla seconda decade di Giugno.

Le temperature potranno superare tranquillamente i 40° e potranno verificarsi addirittura fenomeni come tornado.

Mancano poco più di quattro mesi  all’inizio della cosiddetta “bella stagione” e quasi tutti i meteorologi prevedono una estate bollente. Comunque, anche se sono in molti gli scienziati del clima a darci tali disastrose previsioni, noi restiamo in attesa, speranzosi  che esse possano migliorare notevolmente.

(Maggio 2019)

La tarantina - L’ultimo femminiello

 

di Luigi Rezzuti

 


Fu cacciato di casa all’età di nove anni e la sua unica scuola fu il marciapiede.

Per le strade della Roma bene guadagnava poco più di centocinquanta lire e girava spesso con Fellini, che non credeva che fosse un uomo, fino a quando la Tarantina non gli fece vedere il suo membro, e ancora con Moravia, che egli definisce “un gran cafone”, con  Parisi, amico storico di Moravia, “una persona meravigliosa”, con Laura Botti “una pazza, bonariamente parlando.”

Tra gli altri suoi amici, anche Marina Ripa di Meana, “una gran bellissima donna.”

La Tarantina è stata la “musa” della scandalosa pittrice, Novella Parigini, ma posava anche per altri artisti, all’Accademia di Belle Arti di Roma.

Oggi Carmelo Cosma, alias la Tarantina, l’ultimo “femminiello” rimasto, ha 82 anni, vive di una pensione minima e di “Tombolate scostumate” ai Quartieri Spagnoli di Napoli, un dedalo di vicoli e stradine, abbarbicate tra via Roma e Corso Vittorio Emanuele, da sempre rifugio delle prostitute e dei “femminielli”.

Quello dei femminielli è un fenomeno particolarissimo e tutto napoletano, un fenomeno ormai al tramonto, almeno nelle forme folkloristiche del passato.

Uno degli ultimi femminielli, che potete ancora incontrare a Napoli, è proprio la Tarantina (al secolo, come si è appena detto, Carmelo Cosma, nato il 22 marzo del 1936).  Lo potete incontrare fuori alla sua abitazione, mentre sorseggia il caffè al mattino, insieme agli altri abitanti del vicolo, o mente passeggia per via Toledo, con gli amici.

Oppure capita che lo incontriate seguito da una troupe televisiva, magari straniera, incuriosita da quel che è il fenomeno dei femminielli.

Da qualche mese è possibile saperne di più sulla Tarantina, grazie ad un film documentario, realizzato dal regista Fortunato Calvino e prodotto dall’Università degli studi di Napoli “Federico II”. Si tratta di un documentario, che Fortunato Calvino dedica alla vita di questo personaggio e che racconta del suo arrivo a Napoli, del suo avvio alla prostituzione, delle retate e delle botte prese dalla polizia e poi della vita a Roma, con tanti protagonisti di quei fantastici anni ’50.

Oggi la Tarantina, quasi ottantenne è una figura storico-popolare, ancora lucida e vivace nel mettere insieme le tessere della sua vita rocambolesca, dei suoi amori appassionati ma quasi mai duraturi, della sua generosa gioia di vivere.

Di lei/lui si sono interessati la scrittrice Gabriella Romano in “Tarantina e la sua “dolce vita”, un racconto/biografia della Tarantina, corredato da alcune strepitose foto di repertorio del femminiello, da giovane.

La letteratura napoletana è piena di femminielli. Basti pensare a Giuseppe Patroni Griffi, con il personaggio di Rosalinda Sprint in “Scende giù per Toledo” o ad Annibale Ruccello, con la sua Jennifer, protagonista del dramma “Le cinque rose”, fino ad arrivare ai casi recentissimi di Maurizio De Giovanni, che introduce il personaggio di Bambinella nel romanzo “Il posto di ognuno”, o di Antonella Ossorio  che, nel romanzo “La Mammana”, crea il personaggio di Lucina, femminiello e madre amorevole, coraggiosissima eroina nella Napoli feroce e popolare della metà del 1800.

Ma non solo. Tra l’altro, la Tarantina sarà al Teatro Off di Roma dal 27 al 31 marzo e dice: “Mi racconterò in tre atti: nella prima parte verrà mostrata una parte del mio documentario, girato e diretto da Fortunato Calvino, nella seconda ci sarò io, fisicamente, dove racconterò cose belle, brutte e aneddoti sulla mia vita, mentre nella terza, con il pubblico in sala farò la “Tombola scostumata”. Però – conclude – non provate a darmi della trans o gay, io sono un femminiello. Questi nomignoli, non fanno altro che generare distacco, discriminazioni e nuove e inutili etichette”.

(Marzo 2019)

Venghino signori, ecco il borgo dove le case si vendono ad un euro

 

di Luigi Rezzuti

 


Comprare una casa, o meglio un rudere, a 1 euro, da oggi, è possibile.

L’iniziativa è stata lanciata da diversi comuni italiani e sta avendo un enorme successo.

Intanto come casa si intende un rudere, fatto di mattoni e pietre, magari con camino al centro stanza, il tetto a volte, la stalla e l’aia, dove una volta scorazzavano galline e caprette.

Sono tanti i comuni, da nord a sud dell’Italia, che hanno deciso di mettere in atto un’iniziativa estremamente innovativa, per salvare questi ruderi dal rischio di distruzione e abbandono.

La vendita dei ruderi ad 1 euro avviene con alcune regole, che gli acquirenti sono obbligati a rispettare per non vedersi strappare, in seguito, la proprietà dell’immobile.

Infatti, chi acquista un rudere,  a questo prezzo, ha l’obbligo di avviare un piano di ristrutturazione che sia finalizzato alla ripresa e alla messa a nuovo del rudere.

Ogni Comune ha delle condizioni precise ma, in  generale, il senso è quello di provvedere a recuperare questi ruderi, che rischiano di diventare delle catapecchie abbandonate.

Il primo Comune in cui è stato possibile avviare quest’iniziativa  è Lecce nei Marsi, una piccola cittadina abruzzese in provincia de L’Aquila, in cui il numero dei ruderi abbandonati era piuttosto elevato.

Parecchie le richieste venute anche dall’estero in particolar modo dagli inglesi e dai tedeschi.

Il primo paese a lanciare questa iniziativa fu Salemi, Comune siciliano in provincia di Trapani, che ha pensato a questo progetto ben otto anni fa, recuperando alcuni ruderi abbandonati all’interno del centro storico e dando ad essi vita e dignità.

Sempre in Sicilia, poi, c’è un paese in cui l’iniziativa ha funzionato bene e ha portato ad assegnare ben cento ruderi.

Si tratta di Gangi, Comune in provincia di Palermo, che ha un futuro radioso davanti a sé, grazie alla ristrutturazione di questi ruderi venduti.

Gli acquirenti hanno l’obbligo di creare un piano di ristrutturazione in un periodo di tempo che va dai sei mesi ai due anni.

Questa opzione è molto conveniente per le coppie giovani in quanto possono accedere ai finanziamenti europei, che permettono di ristrutturare il rudere senza spendere un patrimonio; in generale bisogna considerare che i costi si aggirano intorno ai trentamila euro.

Oltre alle spese di ristrutturazione, gli acquirenti devono accollarsi anche tutte le spese notarili e di registrazione.

Nonostante queste spese necessarie, l’acquisto dei ruderi a un euro continua ad essere un’iniziativa che riscuote un notevole successo e che è pronta a diffondersi a macchia d’olio.

Il comune di Ollolai, in provincia di Nuoro, ha utilizzato questo metodo per combattere lo spopolamento e riportare i cittadini e i giovani a vivere all’interno del paese.

Questo comune è uno degli ultimi ad aver attuato tale iniziativa e, dopo la prima vendita al prezzo simbolico di un euro, è arrivato un gran numero di richieste per altri ruderi disponibili. E ciò permette di prevedere un futuro roseo per la cttadina sarda.

Infine a Carrega Ligure, in provincia di Alessandria, i costi per la ristrutturazione sembrano abbastanza alti, ma in realtà esistono fondi e finanziamenti per la  riqualificazione energetica a cui possono accedere tutti i cittadini e che consentiranno di ridurre notevolmente il prezzo dei lavori.

(Febbraio 2019)

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