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Città della Scienza rinasce dalle sue ceneri Corporea e il Planetario 3D   di Luciana Alboreto   Napoli, come da ogni evento nefasto, rinasce...
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Donne e Madonne   Al via la quarta edizione della Mostra Concorso "Mare Mota", che avrà per oggetto il tema intrigante "Donne e Madonne" e si terrà...
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ATTUALITA' DEL PENSIERO CRITICO DI ROCCO MONTANO (Dicembre 2017)
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ANTICHI SAPORI

 

di Luigi Rezzuti

 


Con l’avvicinarsi della stagione invernale mi sono tornati alla mente gli antichi sapori di una volta, tra cui la tazza del “ ‘O bror ‘e purpo” che, con poche lire, permetteva alla povera gente di riscaldarsi nelle giornate rigide.

Ricordo che a Porta Capuana c’era il famoso chioschetto “ ‘O Luciano” . Al solo avvicinarsi si sentiva l’odore del polpo bollito che era una delizia del palato.

Al nord c’è il “bianchetto” e il “Punch” a Napoli c’è “ ‘O bror ’e purpo.

Il brodo veniva servito caldo,in una tazza dove c’era anche un piccolo pezzetto di tentacolo che in napoletano si chiama “ranfetella”.


Tipica tradizione napoletana. Oggi sono scomparse le bancarelle dei venditori ambulanti della tazza di brodo di polpo per comparire nei menù di qualche taverna nei quartieri spagnoli, in cui la cucina napoletana la fa da padrona.

Secondo la tradizione il pepe rende il brodo di polpo un ottimo ingrediente contro il raffreddore.

La “tazzulella” di brodo di polpo è citata anche da Matilde Serao che, ne “Il ventre di Napoli” parla del commercio del brodo di polpo, fatto per strada e venduto per pochi spiccioli.

Questa usanza è scomparsa (o quasi) perché è stata vietata dalle norme   igieniche di Bruxselles, che non sempre collimano con i cibi della tradizione.

Il brodo di polpo è un must della cucina napoletana: tazza calda, pentola bollente, tentacolo che spunta mentre si beve. È il cibo per eccellenza dell’inverno, tutto sapore napoletano.

Esso ha origini antichissime. Le notizie sul suo consumo, infatti, risalgono alla metà del XIV secolo e Giovanni Boccaccio racconta che in occasione della nascita di un bambino, i compari avevano comprato un bel polpo e lo avevano inviato alla “puerpera”.


Altro antico mestiere è quello del “ ‘O carnacuttaro”.

Questo cibo viene servito su un foglio di carta pesante ed oleato, il tutto avvolto a cono.

Il venditore afferra un corno di bue, forato alla punta, contenente sale fino, e lo sparge nel “coppetiello” con l’aggiunta di una spruzzatina di limone e la trippa è servita.

Il venditore ambulante, oltre alla trippa, vende anche “ ‘ O pere e ‘o musso”

(piede e muso di maiale) e centopelle.

Quello de “ ‘O trippaiuolo” è anch’esso, un mestiere di origini antiche. Alcuni di questi possedevano anche una piccola bottega in cui si poteva gustare trippa e frattaglie servite di solito con una salsa fatta con peperoncini piccanti.

Questo mestiere, anche se oggi e meno diffuso, è tutt’ora presente a Napoli in alcune storiche “tripperie” ancora aperte e anche molto frequentate.

A Napoli sono presenti nel centro storico, sul lungomare di Mergellina e all’angolo di piazza Sannazaro.

Le voci dei venditori si levano alte : “Tengo ‘o musso, ‘o pere ‘e puorco, ‘o callo e trippa e ‘o centopelle”.

A Napoli le ricette più conosciute per preparare la trippa sono al sugo e a zuppa, piatto antico e poverissimo, condito con pepe nero e parmigiano.

La zuppa va servita caldissima in un’ampia ciotola e accompagnata da un buon bicchiere di vino rosso.

Questo piatto rappresentò per anni, specie nei mesi invernali, il gustoso piatto della gente povera.

Anche i cuochi francesizzati gridavano, rivolgendosi ai passanti : “E voilà, les entrailles, magnatavelle”.

(Novembre 2017)

L’OSSESSIONE DELLE VACANZE ALL’ESTERO

 

di Luigi Rezzuti

 

La vacanza è un diritto inalienabile. Una volta, tanti anni fa, era un lusso solo per pochi, andare in villeggiatura nei mesi più caldi.

In Italia le ferie si prendono solo nei mesi di luglio e agosto, mentre negli altri paesi del mondo le vacanze si possono scegliere o avere durante tutto l’anno.

Gli Italiani vanno in vacanza solo nel periodo estivo per poi conservare qualche settimana per andare, anche senza sciare, sulla neve.

Oggi è di gran moda visitare Matera, città della cultura, mentre fino a qualche anno fa le sue bellezze erano ai più sconosciute.

E’ di moda adesso andare all’estero per le vacanze ed anche in viaggio di nozze, quelo che una volta si faceva visitando solo le più importanti città italiane. Ora, invece, il viaggio di nozze all’estero fa più scic, è più in.

Ci domandiamo ma perché prenotare un viaggio ai Caraibi, fare un volo intercontinentale di oltre 10 ore per poi restare chiusi in un villaggio per intere settimane?

Alla fine qualche curioso domanda: “Comm’erano i Caraibi? Com’era Cuba? E le spiagge? E sentiamo rispondere : “Non erano male, le spiagge belle, bianche, il villaggio bello, immerso nel verde.” Poi vediamo le centinaia di foto scattate durante il soggiorno, tutte uguali che riprendono quasi sempre la camera da letto, la sala ristorante durante la prima colazione a buffet o nell’ora di pranzo o la sera a cena, un piatto particolare, un mare cristallino.

L’importante per queste persone, però, è raccontare agli amici e ai parenti di essere stati molto lontano e di aver visitato mete esotiche.

Molte volte chi fa queste vacanze non sa nemmeno da che parte del mondo si trova e cosa si può visitare.

Non sarebbe altrettanto bello andare in un villaggio turistico italiano senza troppe ore di volo e senza incognite?.

Negli ultimi anni, poi, con l’avvento dei viaggi low cost e delle offerte last minute il mondo è diventato a portata di mano e andare all’estero  un’ossessione.

L’argomento vacanza è sempre lo stesso: “Andiamo a Sharm quest’anno? Ho sentito che è molto bello e che fa caldo praticamente sempre!”.

(Luglio 2017)

AUSTERITA’

 

di Luigi Rezzuti

 

Non ho vergogna ad ammettere che di politica non capisco niente e di conseguenza non sono simpatizzante di nessuna corrente politica. Se sento in TV Salvini, mi sembra che abbia ragione,  altrettanto se sento Berlusconi, D’Alema e qualcun altro, come Gentiloni, che ripete quello che a quattr’occhi gli ha detto Renzi.

Insomma penso, come dice l’attore Paolo Caiazzo, in arte Tonino Cardamone : “ ‘a capa... ‘a capa mia nun è bona… ‘a capa… ‘a capa… io nun capisco…”. Certo è che da un po’ di tempo siamo tutti più infelici, abbiamo scoperto che son finiti i tempi belli per tutti, i grandi sogni degli anni Settanta e Ottanta. Nell’89 Raf cantava: “Cosa resterà/ di questi anni Ottanta?”. Non è rimasto niente o, almeno, molto poco. Anzi, a dirla tutta, sono convinto che l’unica cosa positiva di quegli anni stia nel fatto che, sebbene la Nazione abbia al suo attivo minori speranze, in compenso ha un popolo che sa di più, che è più scolarizzato, più globalizzato e più capace di guardare alla realtà in modo critico e disincantato.

Abbiamo vissuto anni in cui abbiamo creduto che tutto sarebbe stato vicino e possibile, la luna, la pace, la fratellanza, la libertà, il benessere.

Poi ci sono state le Torri Gemelle … la Cina … la crisi finanziaria strisciante, profonda, mondiale e il conseguente crollo di miti e prospettive. Ci troviamo a vivere una nuova “austerità” e riparliamo di risparmio, di necessità, di nuova povertà, di insicurezza.

Non siamo alla vera indigenza, ma la percezione collettiva è di profondo cambiamento e di incertezza per il futuro e per le prospettive che si offrono alle nostre giovani generazioni.

Anche il vaso di Pandora delle virtù civili si è aperto e abbiamo verificato con i nostri occhi che la politica è “la più sporchissima di tutte le cose”, rendendoci conto che Machiavelli non parlava per caso e che la frase non era una delle tante banalità mandate a memoria per compiacere insegnanti barbosi e pignoli.

Abbiamo imparato sul campo la differenza tra la predica e il modo di razzolare, abbiamo maturato una sfiducia nelle istituzioni, rappresentate da individui che difendono i diritti acquisiti con unghie e denti acuminati.

Adesso noi li chiamiamo “la casta” e quelli di casto non hanno niente. Imperterriti avanzano sul viale della convinzione che tanto ce ne dimenticheremo,  perché la folla ha memoria corta ed è incapace, anzi, non ha gli strumenti per annullare una macchina di privilegi, così ben consolidata e articolata.

Nel frattempo, tra i malumori ormai espressi apertamente e ovunque dalle persone comuni e persino da coloro che appartengono alla classe che una volta era borghese e ormai non è quasi più nulla, tutti ci andiamo adattando al nuovo senso di “mancanza” di sostanze, di lavoro, di futuro.

Qualche stupido vuol far passare la cosa come lamento sulla gravità del fatto che anche i poveri saranno più tassati, ma in breve tutti comprendiamo che i poveri sono tanti, i ricchi meno … meglio tassare i poveri e costringerli al piccolo contributo che tassare i ricchi che sostengono la partita.

In televisione, “Bibbia” del sapere collettivo, impazzano i programmi di alimentazione al risparmio, si recuperano ricette della tradizionale cucina povera a base di fagioli, pasta e pane raffermo. L’orticello sul balcone è un must. Non ho, però, ancora visto rubriche di taglio e cucito casalingo, perché la concorrenza dei magliari cinesi è pur sempre imbattibile.

Si moltiplicano, invece, i consigli spiccioli su come risparmiare la benzina: camminare fa bene, migliora il tono muscolare, abbatte il colesterolo e rallenta l’osteoporosi; andare in bicicletta dà un nuovo sapore alla vita.

Intanto, però, chi è obbligato a servirsi dell’auto fa tesoro dei consigli degli esperti e nel Paese della Ferrari, tutti sono meno Nuvolari e meno amanti dello scatto al semaforo.

Le strade provinciali e comunali vedono colonne ordinate di autisti che non superano 50 o 70 Km. orari, in fila paziente e nel rispetto dei limiti, con tanto di autovelox assassini che non ammettono sgarri e così tutti vanno max a 70 all’ora.

(Luglio 2017)

Abolizione delle monete da 1 e 2 centesimi di euro

 

di Luigi Rezzuti

 


Qualche anno fa, avemmo modo di denunciare lo spreco di danaro da parte dello Stato Italiano per la coniazione di quelle inutili monetine da 1 e 2 centesimi di euro, che costano più del valore delle stesse. Per fare 1 centesimo, infatti,  si spendono 4, 5 centesimi di euro e per fare la monetina da 2 centesimi 5, 2 centesimi di euro.

Il risparmio che si potrebbe ottenere, sospendendo questo conio, è di 21 milioni di euro l’anno.

Non è la prima volta che si tenta questa iniziativa. Tre anni fa la Camera dei deputati aveva approvato una mozione che impegnava il Governo a sospendere il conio delle monete da 1 e 2 centesimi di euro.

La proposta, presentata in Commissione Bilancio della Camera, questa volta, prevede che gli eventuali risparmi, quantificati in almeno 20 milioni di euro ogni anno, potrebbero essere destinati al “Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato.”


Col decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, dal primo settembre del 2017, sarà da adottarsi un arrotondamento, per pagamenti in contanti.

In Finlandia non aspettarono l’arrivo delle monetine da 1 e 2 centesimi di euro. Già nel gennaio del 2002 decisero per l’arrotondamento dei prezzi ai 5 centesimi più vicini.

Seguirono, poi, l’Olanda, l’Irlanda, il Belgio e il Canada. Adesso il prossimo paese sarà l’Italia.

Alcuni di questi centesimi, però, valgono una fortuna, almeno 2.500 euro. Questa, infatti, la base d’asta che “Bolaffi”, azienda italiana della numismatica, farà partire per le monete con facciata da 1 centesimo, coniate dall’Italia per errore con il diametro e l’immagine, sul diritto della moneta da 2 centesimi, della Mole Antonelliana .

Al momento gli esperti stimano un censimento di monete in circolazione ma è plausibile pensare che dopo questa notizia altre ne seguiranno.

(Giugno 2017)

La scatola di latta

 

di Bernardina Moriconi

 

Guardavo stamattina una scatola di latta che, fino ad ieri, conteneva biscotti e ora è in attesa di essere buttata secondo i dettami del riciclo.

Mi ha ricordato altri tempi, quello in cui, a me, bambina, le scatole di latta con biscotti o caramelle venivano regalate in occasioni di festività varie, in genere dalle nonne o dalle zie anziane.

Le zie di media età si orientavano verso abitini o pigiami e quelli più giovani verso i giocattoli (sempre benedetti gli zii giovani!).

Quelle scatole di latta, però, anche se,  quanto ai biscotti alla  fine si mangiavano solo quelli al cioccolato e le caramelle non si è mai capito che fine facessero, avevano poi un’altra vita; esaurito il contenuto, diventavano loro il vero regalo.

Scatole ovali, rettangolari, tonde, decorate con fiori, arabeschi, animali; nessuno era sfiorato dall’idea che potessero essere buttate tra i rifiuti.

Diventavano contenitori di tutto: matite, conchiglie, cianfrusaglie di ridotte dimensioni, collane, doppioni di figurine e molto altro ancora.

Mio fratello, dopo il terremoto del Friuli, con una scatola alta e stretta, riempita di biglie, posizionata quasi in bilico su una mensola, creò un improbabile sismografo, tranquillizzandomi col dire che, di notte, in caso di una minima scossa, sarebbe subito caduto e ci avrebbe permesso di affrontare, preparati, l’eventuale scossa successiva e distruttiva.

Una notte, effettivamente cadde, con un gran fracasso che udii solo io… Corsi da mio fratello, avvisandolo dell’accaduto, in attesa fiduciosa di grandi strategie antisismiche, messe in campo dal maggiore di noi.

Egli in effetti mi tranquillizzò. “Non preoccuparti”, mi disse. E, mezzo addormentato, andò a rialzare lo scatolo, collocandolo più all’interno in modo che, in caso di altri movimenti, non sarebbe ricaduto….

A casa dei miei ho ancora stipate, in qualche cassetto, un paio di quelle scatolo; aprendole come se fossero antiche reliquie e osservando i numerosi e stravaganti oggettini conservati, riflettevo su quanto essenziale e fantasiosa, in una parola, felice, fosse la nostra infanzia che coltivava il piacere di conservare e trasformare con la fantasia. Qualità che si stanno perdendo!

Mi rendo conto che queste mie divagazioni sono un po’ da anziana signora di quelle della serie: “Ai miei tempi…” Ma, a ben pensarci, io sono un’anziana signora… E comunque, io quella scatola adesso me la vado a recuperare. A costo di tenerla vuota. Che avrebbe poi un bel significato metaforico…

(Maggio 2017)

PASQUA 2017

 

di Luigi Rezzuti

 


La Santa Pasqua, che celebra la resurrezione di Gesù, nel terzo giorno dopo la crocifissione, è considerata la più importante ricorrenza della religione cristiana.

La data in cui cade varia di anno in anno, in base al calendario annuale: viene, infatti, celebrata la domenica successiva al primo plenilunio di primavera.

Oltre alle pratiche liturgiche, anche a Pasqua come a Natale, entrano nel rito tante tradizioni laiche, molto amate e seguite da tutti, la maggior parte delle quali si svolgono a tavola.

Le ricette tipiche, che si preparono nel periodo pasquale, variano da regione a regione, ma con  un forte punto in comune, ovvero il valore simbolico dei piatti, che alludono sempre al sacrificio compiuto da Gesù o, ancor più spesso, alla sua resurrezione.

Ecco che allora avremo carne di agnello o capretto, uova, come ingrediente principe di moltissime ricette e tutte le primizie primaverili: fave, piselli, carciofi, a costituire piatti ricchi e deliziosi, perfetti, dopo  il lungo digiuno della Quaresima.

A richiamare la simbologia della “rinascita” troviamo anche la tradizione dell’uovo di Pasqua, tanto amato dai bambini, in parte per il cioccolato di cui è fatto, ma ancor di più per la sorpresa che cela al suo interno.

A tavola il giorno di Pasqua è caratterizzato innanzitutto dalla fellata e dal casatiello.

La fellata comprende salame Napoli, capicollo, provolone fresco o caciocavallo e ricotta romana.

Il casatiello si arricchisce di vari tipi di formaggi, sugna, cicoli, uova e pepe.

Per primo piatto, la minestra maritata a base di varie verdure e carne di pollo e di maiale. Essa è stata a lungo la pietanza del Regno di Napoli, prima di essere sostituita dai maccheroni.

Per secondo, agnello alla brace o al forno, con piselli. È uno dei più importanti simboli di Pasqua.


Per contorno, carciofi arrostiti e, infine, non può mancare uno dei dolci tipici e gustosi della cucina napoletana, la pastiera.

 

’O CASATIELLO

 

(…)Rotunno, gruosso, grasso e sapurito,

’o vide, e te rinasce l’appetito.

Che d’è, te ne vuò fa sulo ’na fetta?

Cu chella ce può fa Pasqua e Pasquetta.

Salame, pepe, ’nzogna, acqua e farina,

e nu sacco ’e formaggio pecorino,

ce vonno pur ’e cicole ’e maiale,

ca so’ pesante, ma nun fann male.

Pe copp’o casatiello stanno ll’ova,

ma comm’o po’ capi, chi nunn’o prova.

(Versi tratti dal sito Pulcinella.291 forum free.it) 

(Aprile 2017)

Spigolature

 

di Luciano Scateni

 

2017: il discorso agli Ateniesi, rivisitato

A Pericle (“circondato dalla gloria”), nato circa 500 anni a.C., politico e  oratore prestigioso, si deve il discorso agli Ateniesi, che i saggi del nostro tempo propongono ai giovani perché facciano propri i fondamenti essenziali della democrazia. Se rinascesse in questa indigesta stagione del mondo e pronunciasse il suo discorso agli Italiani, il testo di quello, declamato a suo tempo, diventerebbe altro: quello scritto in corsivo e in grassetto dopo ogni paragrafo dell’originale:  

Qui ad Atene noi facciamo così.

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

Qui in Italia facciamo così

Qui il nostro governo favorisce i pochi invece dei molti: per questo svilisce la democrazia.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui in Italia noi facciamo così

Le leggi non assicurano una giustizia uguale per tutti e noi ignoriamo sempre i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso non sarà chiamato a servire lo Stato come atto di ingiustizia e negazione del merito. La povertà costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.

Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.

Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

Qui in Italia noi facciano così

Non godiamo della libertà nella vita quotidiana; siamo sospettosi l’uno dell’altro e infastidiamo il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.

Non siamo liberi di vivere come ci piace e non siamo pronti  a fronteggiare qualsiasi pericolo.

Un cittadino italiano trascura i pubblici affari e attende alle proprie faccende private, ma soprattutto si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private 

Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.

E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

Qui in Italia facciano così.

Non ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, di rispettare le leggi, di proteggere coloro che ricevono offesa. Non ci è stato insegnato di rispettare le leggi non scritte, che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso. 

Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e poiché in molti danno vita ad una politica, qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.

Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.

Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.

Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni Ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

Qui in Italia noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi lo consideriamo innocuo, utile; e poiché in pochi sono in grado di dare vita a una politica seria,  tutti qui in Italia non siamo in  grado di giudicarla.

Noi non crediamo che la felicità sia frutto della libertà, che la libertà sia frutto del valore.

Insomma, ogni Italiano non cresce sviluppando in sé  una felice versatilità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che l’Italia non è aperta al mondo  e che una sua parte vuole cacciare gli stranieri.

(Aprile 2017)

LA PRIMAVERA  E’ ALLE PORTE

 

di Luigi Rezzuti

 


Se qualcuno ci chiede “Quando inizia la primavera” siamo abituati a rispondere il 21 marzo, ma non sempre diamo la risposta corretta, o meglio precisa. Perché?

L’arrivo della primavera dipende dalla posizione della Terra rispetto al sole.

Secondo alcune culture, la primavera è il simbolo della rinascita, della felicità e della fertilità.

Questo momento speciale varia ogni anno ma si verifica sempre, per quanto riguarda la primavera, il 20 marzo e non il 21 come comunemente si crede, e ad orari diversi.

La variazione, a volte  di poche ore, è dovuta al graduale scarto che c’è tra il tempo solare e il nostro calendario.

Uno scarto che ha portato, come conseguenza, gli anni bisestili.

Perché, allora, già dalle elementari, ci hanno insegnato che l’inizio della primavera è il 21 marzo, il 21 giugno per l’estate, il 21 settembre per l’autunno e il 22 dicembre per l’inverno? I nostri maestri, dunque, hanno sempre sbagliato?


Anche su Google, sullla pagina di Wikipedia, si afferma che la primavera inizia il 20 marzo e se lo dicono loro… Sarà uno scherzo? Una bufala? Sarà colpa dei Maja? No. La colpa di tutto questo è  di Gregorio XIII…

Comunque, quando i primi fiori degli alberi da frutto cominciano a sbocciare sui rami, è in arrivo la primavera.

Il mandorlo è il primo a regalarci i suoi fiori bianchi iridati, che compaiono già a febbraio.

Gli tien dietro l’albicocco, con  i suoi fiori profumati, seguito dal pesco, riconoscibile per i suoi colori rosa, poi tocca al susino e al melo, che fioriscono verso aprile-maggio e, infine, matura il ciliegio.

Riguardo al clima, secondo i sapientoni, ovvero i meteorologi, la primavera 2017 sarà molto calda, già a partire dal mese di marzo. Sono previste, infatti, su tutta l’Italia, temperature superiori di 2 gradi, e oltre,  rispetto alla media stagionale.


Durante i mesi primaverili le precipitazioni, sempre secondo i sapientoni, dovrebbero essere regolari al nord e sulle Alpi, alquanto scarse, invece, sul basso Tirreno, sulla  Sicilia e sulla Sardegna, a causa dell’aumento anomalo della temperatura.

Dicevamo che la primavera è il simbolo della rinascita. Infatti si ripongono negli armadi giacche, cappotti e indumenti di lana e si indossano abiti più leggeri, scarpe primaverili, magliette di cotone, camicette scollate, minigonne, pullover di filo e quant’altro. E poi, finalmente, si aspetta l’arrivo dell’estate.

(Marzo 2017)

Tanto va la gatta al lardo…

Giro di boia per il Santone Samuele

 

di Luigi Rezzuti

 

Sulle pagine de “IL VOMERESE” del mese di marzo 2016, pubblicammo un articolo-denuncia sulla storia del Bambin Gesù di Gallinaro.

Oggi, a distanza di quasi un anno, per il “Santone”, alias Samuele, all’anagrafe Mario Samuele Morcia, le cose si sono messe male.

Scomunicato da Papa Francesco, è indagato, per riciclaggio,  dalla Procura della Repubblica. Il procuratore capo di Cassino, infatti, vuole vederci chiaro in questa storia della setta di Gallinaro. Samuele, il “sant’uomo”, ancorché si dica  “prescelto” a salvare il mondo dall’Apocalisse, deve rispondere di gravi reati.

A mettere il naso sui conti e sul mondano giro d’affari di Samuele sono stati  il Commissariato di Sora e la Guardia di Finanza, che hanno indagato su un giro di milioni di euro, transitati  su conti correnti, in  Italia e all’estero.

Messo alla porta dalla Chiesa cattolica, il signor Samuele è stato scomunicato insieme al folto gruppo dei suoi seguaci, sparsi, in prevalenza, a Sud della Campania.

Da questi gruppi arrivavano generose donazioni, un business milionario, per  il santone.

La scomunica vaticana sbugiarda predicazioni e baggianate dottrinarie dell’abile Samuele, “impegnato a diffondere, in diverse località, dottrine falsamente religiose”.

L’avvenuta scomunica è stata resa nota con un documento della Diocesi di Sora, letto in tutte le chiese del circondario.

Samuele, incurante, è passato al contrattacco e,  sul sito web della setta, ha fatto pubblicare un comunicato in cui il Papa Francesco è accusato di essere lui l’eretico,  a capo di una chiesa diventata “un corvo di vipere, in preda a passioni immonde e impure”, laddove nel disegno divino c’era lui, il profeta, finito sotto inchiesta, ad essere il prescelto per traghettare, sull’arca della salvezza, una umanità, perduta nel peccato e corrotta dal “truce” Bergoglio.

Si  racconta di famiglie sfasciate, coppie divise, matrimoni distrutti: sono stati, infatti, parecchi che al profeta hanno donato, non solo la propria anima, ma anche danaro, appartamenti e terreni.

Carisma e potere non mancano evidentemente al “profeta” della Ciociaria, genero di Giuseppina Norcia, la veggente di Gallinaro, morta nel 2008.

Da allora il santone dice di aver ereditato, per via parentale indiretta, (aveva sposato la figlia di Giuseppina) virtù e super poteri dalla defunta Giuseppina anche lei, a suo tempo, sbugiardata dal Vaticano: le sue visioni e i prodigi che le venivano attribuiti non avevano nulla di soprannaturale, stabili la Congregazione per la Dottrina della Fede, allora presieduta da Joseph Ratzinger.

Animato da spirito, più imprenditoriale che santo, il “profeta” è riuscito, con i lauti  lasciti  “guadagnati” dalla setta, ad edificare un gigantesco tempio, detto “L’Arca” con cinquecentocinquanta posti a sedere.

La setta si riuniva, fino a qualche tempo fa, al Palazzetto dello Sport di Cercola, ora gli incontri si svolgono nel capannone di una palestra, ad Orta di Atella.

In occasione degli incontri il “santone” preannuncia  l’Apocalisse imminente, sbeffeggia Papi e sacerdoti, chiamandoli “corvi neri” e chiede a tutti di diffondere il verbo, il suo. Nel corso delle riunioni, pianti e grida di isteria collettiva non mancano.

Intanto, era da tempo che le vicende spirituali e le imprese finanziarie di questo predicatore erano tenute sotto osservazione dal Gris (Gruppo di ricerca sociale e religiosa) di Frosinone.

Voluminosi dossier erano stati inviati in Vaticano per raccontare di che pasta fosse fatto il “santone” e in che cosa consistesse la predicazione della sua sedicente “Chiesa Cristiana Universale della Nuova Gerusalemme”.

Adesso Samuele, che gira a bordo di una lussuosa Mercedes, è indagato dalla Procura e scomunicato dal Vaticano.

Che Dio l’assista. O, almeno, un buon avvocato…

(Marzo 2017)

Spigolature

 

di Luciano Scateni

 

Odio -Amore e nel mezzo Trump

Non è vero che l’incredibile Trump rischi il linciaggio politico globalizzato, ma  i prodromi  ci sono tutti. Una quota non rilevante del mondo sta dalla sua parte e occupa il panorama variegato di populismo, razzismo e simili congiunzioni con il capitolo generale che si riconosce nel nazifascismo. Dalle  nostre parti non ne fanno mistero l’accozzaglia regressiva che mette insieme Salvini, la Meloni, neo rigurgiti della destra nostalgica del ventennio, ovvero la neo accoppiata Alemanno-Storace, pezzi di Forza Italia e qualche frangia inconsulta dei 5Stelle. Ma immediatamente preoccupante è quanto accade in Canada. Alexandre Bissonnette, il giovane autore della strage nella moschea di Quebec non sarebbe un terrorista indottrinato dal Califfato. È  uno studente di Scienze politiche che non nasconde apprezzamenti per Trump, la neofascista francese Le Pen e gli Israeliani, non proprio tolleranti nei confronti del mondo musulmano. Detto di chi gongola per la svolta antidemocratica degli States, che Obama teme possa privarli dei valori fondamentali,  è chiaro che mister Trump ha rapidamente conquistato un imbattibile record di contestazioni. Gli sono contro molti Paesi democratici anti tycoon, con i quali gli Stati Uniti hanno costruito uno storico status di alleanze ed è esplicita, netta, la condanna di Germania, Francia, Inghilterra, dei vertici europei, dell’Onu, di scrittori, registi, intellettuali. Conta di più la certezza che esplode anche l’opposizione interna. Cortei oceanici, imponente quello delle donne in rosa, hanno riscontro nei settori vitali del Paese, antagonisti dei primi provvedimenti firmati dal neo presidente contro l’immigrazione. La Casa Bianca è sommersa di fax, telegrammi e messaggi di indignazione. Protestano i consolati Usa, moltissimi sindaci, magistrati  e procuratori generali. Grandi imprese fanno sentire la loro voce di dissenso ed è aperta la gara di potenti multinazionali, che rispondono all’ostracismo nei confronti dei musulmani con l’impegno ad assumerne migliaia. La famosa catena di caffetterie Starbucks assumerà 10.000 rifugiati in tutto il mondo nei prossimi cinque anni, in risposta al decreto anti-immigrazione del presidente americano. GOOGLE  stanzia un fondo di 4 milioni di dollari , integrati da donazioni dei dirigenti, per immigrati  e rifugiati. Contributi di 3 milioni per la difesa legale, dalla Uber, di un milione, per i prossimi quattro anni, dalla Lyft. I vicini del Canada accolgono temporaneamente quanti sono bloccati negli aeroporti dal diktat di Trump. Il despota Trump risponde con accertata protervia. Silura la ministra della giustizia ad interim nominata da Obama, contraria al bando degli immigrati, rimuove anche il direttore ad interim dell’ufficio Immigrazione e frontiere e accompagna le epurazioni con la minaccia: “Dissenso? Chi non aderisce al programma, può andare”. L’alto commissario dell’Onu per i diritti umani commenta duramente che il blocco dell’emigrazione è un atto illegale, meschino e malvagio.

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In breve: il neo garantismo del “comico” e della sua diletta Raggi, riceve uno schiaffo in faccia dal Campidoglio che si appresterebbe a riesumare  gli incentivi per i vigili urbani della capitale, proporzionali alle multe erogate, sistema già in vigore, contestatissimo nel 2006. In  pratica, più fai verbali di contravvenzione,  più guadagni. Insorge la Federconsumatori: la trovata grillina serve a compensare i tagli agli stipendi dei vigili e il loro noto assenteismo,  a scapito degli automobilisti.

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Il precedente è di Sorrento che impose un ticket d’ingresso nella cittadina costiera, ma il più illustre esempio spetta alla city di Londra dove, per accedere, bisogna sborsare dieci sterline. Ora è la volta di Barcellona, dove la sindaca, Ada Colau, trasforma il pedaggio in numero chiuso, collegato al limite dei posti-letto disponibili. Motivo? L’invasione dei turisti che, in alcuni periodi dell’anno, superano di 4 volte il numero degli abitanti. L’invidia del sindaco di Napoli è assicurata. Magari il problema toccasse la città che governa.

(Febbraio 2017)

“SPUTAZZE” E “LIR’ÂRGIENTO”

 

di Sergio Zazzera

 

Per la seconda volta, la cittadina di Ercolano ha perso l’occasione di essere proclamata “Capitale italiana della cultura”. Peraltro, già quando ciò è accaduto per la prima volta, la commissione preposta alla selezione delle città candidate aveva spiegato, a chiare lettere, che l’esistenza di un parco archeologico, di un museo virtuale e di tutte le attrattive turistiche, delle quali eventualmente si disponga, non è sufficiente, perché si sia selezionati, qualora manchino tutte quelle infrastrutture (collegamenti efficienti con il capoluogo e con le altre località turistiche circostanti, rete viaria urbana funzionale, aree di parcheggio sufficienti, strutture alberghiere e di ristorazione di buona qualità), delle quali – diciamolo pure, con tutta franchezza – Ercolano è alquanto carente.

Ebbene, intervistato dalla televisione generalista, il sindaco della cittadina ha dichiarato che non si sarebbe arreso e che avrebbe ripresentato la candidatura, senza fare minimamente parola delle iniziative che sarebbero state adottate per rimuovere gli ostacoli al suo accoglimento, posti in evidenza nelle occasioni di bocciatura.

Che dire? i Romani, con la loro saggezza, avrebbero affermato che errare humanum est, perseverare diabolicum; viceversa, io, nel mio piccolo, mi permetto di dirla alla napoletana: Pulicenella ‘e sputazze ‘e ppigliava pe’ llir’ârgiento.

(Febbraio 2017)

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