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Parlanno ’e Poesia 9 Ferdinando Russo   di Romano Rizzo   Conoscere alcuni aneddoti sulla vita di un grande della poesia napoletana può...
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E  POI ... Rio, inferno e paradiso di Raffaele Calafiore   di Luigi Alviggi   Copacabana, Ipanema, sono nomi che rievocano immagini prestigiose di...
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LABORATORIO PUBBLICO DI POESIA   Mercoledì 1 febbraio 2017 presso la libreria L’Altracittà di Roma, via Pavia, 106 inizio ore 18:00 - termine ore...
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Andiamo a teatro a cura di Marisa Pumpo Pica   Al Teatro Trianon Viviani di Napoli Zappatore Tiziana De Giacomo in scena con Francesco Merola - Regia...
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OEDIPUS     Fisciano, mercoledì 8, ore 15,00, Università degli studi di Salerno, Incontri tra letteratura e matematica presso il Dipartimento di...
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Le lettere di Sua Maestà   di Antonio La Gala   La corrispondenza che Ferdinando I Borbone  indirizzava alla seconda moglie, Lucia Migliaccio,...
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La tarantina - L’ultimo femminiello

 

di Luigi Rezzuti

 


Fu cacciato di casa all’età di nove anni e la sua unica scuola fu il marciapiede.

Per le strade della Roma bene guadagnava poco più di centocinquanta lire e girava spesso con Fellini, che non credeva che fosse un uomo, fino a quando la Tarantina non gli fece vedere il suo membro, e ancora con Moravia, che egli definisce “un gran cafone”, con  Parisi, amico storico di Moravia, “una persona meravigliosa”, con Laura Botti “una pazza, bonariamente parlando.”

Tra gli altri suoi amici, anche Marina Ripa di Meana, “una gran bellissima donna.”

La Tarantina è stata la “musa” della scandalosa pittrice, Novella Parigini, ma posava anche per altri artisti, all’Accademia di Belle Arti di Roma.

Oggi Carmelo Cosma, alias la Tarantina, l’ultimo “femminiello” rimasto, ha 82 anni, vive di una pensione minima e di “Tombolate scostumate” ai Quartieri Spagnoli di Napoli, un dedalo di vicoli e stradine, abbarbicate tra via Roma e Corso Vittorio Emanuele, da sempre rifugio delle prostitute e dei “femminielli”.

Quello dei femminielli è un fenomeno particolarissimo e tutto napoletano, un fenomeno ormai al tramonto, almeno nelle forme folkloristiche del passato.

Uno degli ultimi femminielli, che potete ancora incontrare a Napoli, è proprio la Tarantina (al secolo, come si è appena detto, Carmelo Cosma, nato il 22 marzo del 1936).  Lo potete incontrare fuori alla sua abitazione, mentre sorseggia il caffè al mattino, insieme agli altri abitanti del vicolo, o mente passeggia per via Toledo, con gli amici.

Oppure capita che lo incontriate seguito da una troupe televisiva, magari straniera, incuriosita da quel che è il fenomeno dei femminielli.

Da qualche mese è possibile saperne di più sulla Tarantina, grazie ad un film documentario, realizzato dal regista Fortunato Calvino e prodotto dall’Università degli studi di Napoli “Federico II”. Si tratta di un documentario, che Fortunato Calvino dedica alla vita di questo personaggio e che racconta del suo arrivo a Napoli, del suo avvio alla prostituzione, delle retate e delle botte prese dalla polizia e poi della vita a Roma, con tanti protagonisti di quei fantastici anni ’50.

Oggi la Tarantina, quasi ottantenne è una figura storico-popolare, ancora lucida e vivace nel mettere insieme le tessere della sua vita rocambolesca, dei suoi amori appassionati ma quasi mai duraturi, della sua generosa gioia di vivere.

Di lei/lui si sono interessati la scrittrice Gabriella Romano in “Tarantina e la sua “dolce vita”, un racconto/biografia della Tarantina, corredato da alcune strepitose foto di repertorio del femminiello, da giovane.

La letteratura napoletana è piena di femminielli. Basti pensare a Giuseppe Patroni Griffi, con il personaggio di Rosalinda Sprint in “Scende giù per Toledo” o ad Annibale Ruccello, con la sua Jennifer, protagonista del dramma “Le cinque rose”, fino ad arrivare ai casi recentissimi di Maurizio De Giovanni, che introduce il personaggio di Bambinella nel romanzo “Il posto di ognuno”, o di Antonella Ossorio  che, nel romanzo “La Mammana”, crea il personaggio di Lucina, femminiello e madre amorevole, coraggiosissima eroina nella Napoli feroce e popolare della metà del 1800.

Ma non solo. Tra l’altro, la Tarantina sarà al Teatro Off di Roma dal 27 al 31 marzo e dice: “Mi racconterò in tre atti: nella prima parte verrà mostrata una parte del mio documentario, girato e diretto da Fortunato Calvino, nella seconda ci sarò io, fisicamente, dove racconterò cose belle, brutte e aneddoti sulla mia vita, mentre nella terza, con il pubblico in sala farò la “Tombola scostumata”. Però – conclude – non provate a darmi della trans o gay, io sono un femminiello. Questi nomignoli, non fanno altro che generare distacco, discriminazioni e nuove e inutili etichette”.

(Marzo 2019)

Venghino signori, ecco il borgo dove le case si vendono ad un euro

 

di Luigi Rezzuti

 


Comprare una casa, o meglio un rudere, a 1 euro, da oggi, è possibile.

L’iniziativa è stata lanciata da diversi comuni italiani e sta avendo un enorme successo.

Intanto come casa si intende un rudere, fatto di mattoni e pietre, magari con camino al centro stanza, il tetto a volte, la stalla e l’aia, dove una volta scorazzavano galline e caprette.

Sono tanti i comuni, da nord a sud dell’Italia, che hanno deciso di mettere in atto un’iniziativa estremamente innovativa, per salvare questi ruderi dal rischio di distruzione e abbandono.

La vendita dei ruderi ad 1 euro avviene con alcune regole, che gli acquirenti sono obbligati a rispettare per non vedersi strappare, in seguito, la proprietà dell’immobile.

Infatti, chi acquista un rudere,  a questo prezzo, ha l’obbligo di avviare un piano di ristrutturazione che sia finalizzato alla ripresa e alla messa a nuovo del rudere.

Ogni Comune ha delle condizioni precise ma, in  generale, il senso è quello di provvedere a recuperare questi ruderi, che rischiano di diventare delle catapecchie abbandonate.

Il primo Comune in cui è stato possibile avviare quest’iniziativa  è Lecce nei Marsi, una piccola cittadina abruzzese in provincia de L’Aquila, in cui il numero dei ruderi abbandonati era piuttosto elevato.

Parecchie le richieste venute anche dall’estero in particolar modo dagli inglesi e dai tedeschi.

Il primo paese a lanciare questa iniziativa fu Salemi, Comune siciliano in provincia di Trapani, che ha pensato a questo progetto ben otto anni fa, recuperando alcuni ruderi abbandonati all’interno del centro storico e dando ad essi vita e dignità.

Sempre in Sicilia, poi, c’è un paese in cui l’iniziativa ha funzionato bene e ha portato ad assegnare ben cento ruderi.

Si tratta di Gangi, Comune in provincia di Palermo, che ha un futuro radioso davanti a sé, grazie alla ristrutturazione di questi ruderi venduti.

Gli acquirenti hanno l’obbligo di creare un piano di ristrutturazione in un periodo di tempo che va dai sei mesi ai due anni.

Questa opzione è molto conveniente per le coppie giovani in quanto possono accedere ai finanziamenti europei, che permettono di ristrutturare il rudere senza spendere un patrimonio; in generale bisogna considerare che i costi si aggirano intorno ai trentamila euro.

Oltre alle spese di ristrutturazione, gli acquirenti devono accollarsi anche tutte le spese notarili e di registrazione.

Nonostante queste spese necessarie, l’acquisto dei ruderi a un euro continua ad essere un’iniziativa che riscuote un notevole successo e che è pronta a diffondersi a macchia d’olio.

Il comune di Ollolai, in provincia di Nuoro, ha utilizzato questo metodo per combattere lo spopolamento e riportare i cittadini e i giovani a vivere all’interno del paese.

Questo comune è uno degli ultimi ad aver attuato tale iniziativa e, dopo la prima vendita al prezzo simbolico di un euro, è arrivato un gran numero di richieste per altri ruderi disponibili. E ciò permette di prevedere un futuro roseo per la cttadina sarda.

Infine a Carrega Ligure, in provincia di Alessandria, i costi per la ristrutturazione sembrano abbastanza alti, ma in realtà esistono fondi e finanziamenti per la  riqualificazione energetica a cui possono accedere tutti i cittadini e che consentiranno di ridurre notevolmente il prezzo dei lavori.

(Febbraio 2019)

I HAVE A DREAM

 

di Sergio Zazzera

 

“I have a dream”. Sì, senza volermi paragonare a Martin Luther King, e soprattutto senza volergli mancare di rispetto, devo dire che anch’io ho un sogno. Sicuramente più piccolo del suo, ma una proporzione fra sogni e fra sognatori deve pur esistere.

“I have a dream”. Io sogno una Napoli senza auto in sosta in doppia e tripla fila, senza guardamacchine abusivi, senza veicoli che marciano contromano, con vigili che controllano tutte queste cose.

“I have a dream”. Io sogno una Napoli con servizi di trasporto efficienti, dotati di personale onesto e responsabile, utilizzati da passeggeri regolarmente paganti e da giovani pronti a cedere il posto alle signore, soprattutto se anziane o incinte.

“I have a dream”. Io sogno una Napoli non invasa da montagne di rifiuti gettati a caso nei cassonetti, o addirittura per terra, senza curarsi di differenziarli; da rifiuti che non stazionano per le strade, perché non ritirati dagli addetti al servizio di raccolta; con sistemi di smaltimento moderni ed efficienti, come quelli in uso altrove, anche da anni.

“I have a dream”. Io sogno una Napoli, nella quale i professionisti fatturino le loro prestazioni, i commercianti emettano lo scontrino fiscale, gli ambulanti non ingombrino i marciapiedi con le loro merci.

“I have a dream”. Io sogno una Napoli amministrata da politici consapevoli dell’importanza della loro funzione; una Napoli non oppressa dalla criminalità organizzata e dai suoi traffici illegali.

Sì, lo so che questo mio è destinato a rimanere soltanto un sogno, ma almeno la libertà di sognare, vi prego, lasciatemela.

(Gennaio 2019)

Anno nuovo. Tasse e adempimenti fiscali

 

di Antonio Esposito

 

Inizia un nuovo anno, buoni propositi, oroscopo, mille incognite, una sola certezza non ci abbandona mai: il Fisco ha sempre una scadenza per noi …un versamento o una dichiarazione da rendere.

Non serve essere un imprenditore per aver bisogno del commercialista, anche il privato cittadino ha tanti obblighi fiscali.

Ecco lo scadenzario di gennaio per i privati cittadini.

Entro il 10 gennaio tutti coloro che hanno bisogno di un aiuto per le faccende domestiche o di  assistenza per le persone  non autosufficienti sono tenute a versare i contributi per lavoratori domestici  e badanti, relativi al IV trimestre 2018. 

Al 16 gennaio scade il termine per il ravvedimento dell’IMU, non versata a dicembre e, anche se non riguarda proprio tutti, è opportuno segnalare che, entro la stessa data  scade anche il termine per il pagamento della Tobin Tax, la tassa sulle operazioni finanziarie, relative al mese di dicembre .

Entro il 29 gennaio possiamo pagare la sanzione ridotta e procedere  al ravvedimento ed alla presentazione “tardiva” nei termini del MOD UNICO 2018 per tutti i contribuenti e per gli eredi delle persone decedute nel 2017 o entro il 30 giugno 2018.

Dal 16 gennaio possiamo preoccuparci per elaborare il nuovo MOD ISEE  per valutare la possibilità  di  rientrare nei limiti di valore previsti per aderire al “saldo e stralcio” delle cartelle esattoriali o, nell’ipotesi della rottamazione,  da richiedere entrambe  entro il 30 aprile, per fare la “pace con il Fisco”. Questo per tutti coloro che hanno qualcosa da pagare in arretrato.  

Entro il 31 gennaio possiamo esercitare l’opzione per opporci alla trasmissione telematica delle spese sanitarie, sostenute nell’anno 2018, per l’elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata.

Entro la stessa  data, se  proprio  odiamo la TV o se sussistono i casi previsti dalla legge, dobbiamo comunicare di non detenere alcun apparecchio televisivo in   nessuno  degli immobili in cui abbiamo in essere un contratto di fornitura di energia elettrica e per nessuno dei componenti della famiglia, per evitare che ci venga addebitato il canone TV nella fattura della fornitura di energia elettrica.

Entro fine mese è dovuto anche  il pagamento del bollo auto.

Come vedete l’anno nuovo è, per noi tutti, ancora da scoprire. Una sola certezza, però, possiamo averla: l’Agenzia delle Entrate ha sempre un pensiero per noi…

(Gennaio 2019)

I PONTI DEL 2019

 

di Ilaria Rezzuti

 

Un nuovo anno è arrivato e vogliamo divertirci a suggerire ai lettori de “ILVOMERESE” qualche accattivante weekend o vacanza breve.

GENNAIO. La prima settimana dell’anno, che va da martedì 1 a domenica 6 gennaio, comprende sei giorni nei quali si può optare per la classica settimana bianca. Chi invece  preferisce qualcosa di più esotico può optare per Marrakech.

FEBBRAIO E MARZO. Questi mesi non offrono particolari opportunità di staccare dal lavoro. In mancanza di ponti e festività, si possono sfruttare i fine settimana per godere delle divertenti sfilate di Carnevale, da nord a sud del nostro paese.

APRILE. La Pasqua arriva molto tardi rispetto all’equinozio di primavera. Cade dunque domenica 21 aprile 2019, quando, almeno sulla carta, la stagione dovrebbe garantire temperature piacevoli. La vicinanza   del 25 aprile, festa della Liberazione, invoglia a prendere qualche giorno di ferie e a ritagliarsi, quindi, otto giorni di vacanza, da sabato 20 a domenica 28 aprile.

MAGGIO. Appena rientrati al lavoro è già tempo di ripartire … il 1° maggio cade di mercoledì, per cui attaccando questo giorno al successivo fine settimana si possono avere fino a cinque giorni di vacanza. Dove andare? Scegliere le isole del golfo; Capri, Ischia e Procida e iniziare a prendere la prima tintarella.

GIUGNO – LUGLIO. L’unica festa di questi mesi è quella del 2 giugno (Festa della Repubblica) che, purtroppo quest’anno cade di domenica. Niente ponte, quindi, ma i due giorni si possono sfruttare per andare al mare.

AGOSTO. Tutti al mare a mostrar le c……. chiare.

SETTEMBRE – OTTOBRE – NOVEMBRE. Non ci sono festività particolari, ma ogni fine settimana è ricco di stimoli per quanto riguarda la tradizione italiana: per due mesi ininterrotti si susseguono, in ogni regione, le sagre dei funghi porcini, del tartufo e delle castagne,. Si arriva così a novembre: la festa di Tutti i Santi, il 1° novembre, cade di venerdì. Weekend,   dunque, con tre giorni per fare un viaggetto.

DICEMBRE. L’anno si chiude, come sempre, con le  festività natalizie: si comincia l’8 dicembre (festa dell’Immacolata Concezione) che è l’ideale per visitare i mercatini di Natale. La festa più attesa è però il Natale: nel 2019  il 24, 25, 26 sono rispettivamente un  martedì, un mercoledì e un giovedì, che, con il ponte del venerdì, si possono unire al fine settimana ed avere, così, cinque giorni di festa.

(Gennaio 2019)

NATALE A NAPOLI

 

di Luigi Rezzuti

 


Natale è alle porte e,  come ogni anno, si pone il dilemma: albero di Natale, con i suoi lampioncini, i nastri, i fili d’oro e d’argento, le luci colorate o il Presepe,  che ci fa rivivere i giorni più belli della nostra infanzia, con i Re Magi, Gesù Bambino, la Madonna, San Giuseppe, gli angioletti e gli altri personaggi, come lo zampognaro, il pescatore, le contadine, la lavandaia.

Natale col presepe è magia, è incanto, è poesia;  pensando, poi, allo scempio di teneri alberelli, sacrificati per addobbare le case durante le festività natalizie, i più saggi decidono per il presepe che, senz’altro, rende l’atmosfera di questi giorni di festa più calda, più familiare rispetto ad un semplice, freddo alberello di pino.

In questo periodo, senza accorgercene, diventiamo più frenetici, si fa shopping per acquistare regalini, giocattoli per i bambini, addobbi natalizi e tant’altro.

Già con largo anticipo i negozi dei cinesi propongono i loro articoli natalizi.


Un gran bazar di luci, decori, abeti finti, piccoli “babbo Natale” palline colorate, rami luminosi, pastori. Il tutto a prezzi assolutamente competitivi a differenza, per esempio, dei pastori di San Gregorio Armeno, che sono, senz’altro,  più belli ma molto costosi.

È superfluo dire che le botteghe dei commercianti dagli occhi a mandorla,  anche   se non ci sono molte novità rispetto agli anni scorsi, sono già peni di acquirenti e  di commercianti, dediti a fare scorta di luci intermittenti, palline colorate, decori , per poi, a loro volta, rivenderli nei propri negozi.

Napoli: una città dai mille volti. In occasione del Natale, tutto il centro storico della città partenopea si anima e si veste “a festa”, offrendo l’opportunità di scoprire i suoi tradizionali mercatini di Natale.

La maggiore affluenza si ha nel Decumano Maggiore e nei vicoletti, ma è a via San Gregorio Armeno che si deve andare per assaporare appieno lo spirito del Natale napoletano.

È questa, infatti, la famosa via degli artigiani del presepe, dove si trovano le principali botteghe, che realizzano elaborazioni scenografiche dei personaggi del presepe, realizzati rigorosamente a mano.

Una caratteristica di via San Gregorio Armeno è quella di essere aperta tutto l’anno alla preparazione delle statuine.

Ai pensierini da mettere sotto l’albero, invece, ci pensano i Mercatini di Natale, esclusivamente durante l’Avvento, con la produzione artigianale d’eccellenza.

Se diciamo Mercatini di Natale il pensiero corre a delle vie piene di bancarelle, che espongono oggettistica di ogni tipo.

A Napoli i Mercatini di Natale sono da visitare almeno una volta nella vita perché regalano uno spaccato della città.

I personaggi del presepe napoletano, che si possono trovare in giro per i mercatini, non rappresentano soltanto i classici componenti del presepe, come Gesù Cristo, la Madonna, i Magi, i pastori ma anche personaggi che sono al limite del profano: grandi calciatori, divi dello spettacolo e, ovviamente, anche tutti i nostri politici.

Però, nei giorni che precedono il Natale, durante tutta la settimana, di solito ci si dedica solo ed esclusivamente alla spesa del cenone: pesce, capitone o anguille, frutti di mare etc.

Questa festività è tutta un’esplosione di gioia, che riesce, per qualche giorno, a farci dimenticare i problemi quotidiani.

(Dicembre 2018)

Il governo migliore è la speranza

 

di Annamaria Riccio

 

Affidiamo i nostri desideri agli eventi del futuro. Viviamo pensando che il dopo sarà la soluzione a tutti i problemi: dopo il Natale, dopo le vacanze, dopo il matrimonio, dopo le elezioni…dopo…dopo…dopo…

Siamo sul filo della decisione di una manovra economica, che finora ha dato parvenza di un radicale  stravolgimento dell’intero sistema pensionistico e lavorativo. Il tutto guardato a distanza da un’Europa scettica e bacchettante.

L’attuale governo è criticato, contestato, apprezzato o biasimato, ma un po' tutti vorremmo crederci, perché rappresenta una sorta di chimera in un deserto di insoddisfazioni ed oasi mancate, che mai vedranno la luce.

Le precedenti legislature hanno lasciato l’amaro in bocca restringendo esponenzialmente non solo i  privilegi, ma soprattutto i diritti  dei cittadini. Ma l’entusiasmante ondata di rinnovamento si sta gradualmente affievolendo sconfessando le illusioni che hanno alimentato le nostre aspettative.

Una bolla di sapone, dunque, guardata a distanza e un po' anche con malcelata soddisfazione, da partiti che retrospettivamente hanno riempito la scena negli anni appena trascorsi.

Politici che sono politicanti, forze giovani che seminano solo delusioni e iniziative che evidenziano inesperienza, doppie facce, interessi personali: è questo il quadro attuale.

E’ vero, i miracoli li fa solo Dio, ma la logica, l’intelligenza, l’equilibrio e un po' di onestà, dovrebbero appartenerci?

Dove girare il capo? Forse solo in noi stessi e convincerci che l’unico sistema, l’unico valore in cui credere è, purtroppo, soltanto  uno: la speranza.

(Novembre 2018)

LA SAGRA DELLA CASTAGNA

 

di Luigi Rezzuti

 

Ottobre e novembre sono i mesi delle castagne e la nostra Regione offre l’imbarazzo della scelta per assaporare i sapori autunnali che la terra offre in questo bellissimo periodo.


Quale occasione migliore per prendere la macchina e incamminarsi verso questi luoghi, questi borghi per visitarli, gustando castagne, tartufi, vino e… acculturarsi anche.

Sono tantissime le sagre dedicate alla regina di questo periodo, la castagna. Le belle giornate dell’ avvio dell’ autunno in  tutta la Campania ci invitano a festeggiare questo bel frutto della natura di un bel colore marrone.

Partendo dall’alta Irpinia, culla della castagna, l’appuntamento da non perdere non poteva essere che Montella per la 36* edizione della sagra, organizzata dal Comune.


Piazze e strade diventano il set della festa che vede l’allestimento di numerosi stand gastronomici con le varie tipicità del territorio, oltre al prodotto principe nelle sue forme più ricercate.

E allora spazio a ravioli con ricotta e tartufo, scialatielli con porcini, salsicce e tartufo, parmigiana di melanzane e caciocavallo, torretta di maialino con porcini, polenta e cannolo croccante al cioccolato con impasto di castagne.

La 36° Sagra della castagna di Montella nasce nel 1977 con l’intento di far conoscere e degustare la castagna.

Anche quest’anno il paese apre le sue porte ai visitatori che potranno vedere tutti i luoghi di interesse, grazie anche ad un nutrito programma di visite guidate, come quella al Convento di San Francesco a Folloni, con una migliore accoglienza ai tantissimi visitatori che ogni anno raggiungono questo borgo, trovandolo sempre più gradevole e interessante.


La sagra della castagna non è un evento solo di Montella (patria della castagna), ma anche di tante altre località campane come Ospedaletto dove, nel centro storico, ai piedi del Santuario di Montevergine, si svolge la sagra della “castagna del prete” e dove si può gustare la zuppa di fagioli, castagne e porcini, oppure panino con salsiccia e porcini, caciocavallo impiccato al tartufo, caldarroste, dolci, castagne e funghi impanati e fritti, schiacciatine di patate novelle con funghi porcini, mozzarelline impanate al tartufo e tante altre specialità. Il tutto innaffiato con ottimo vino locale e birra alla castagna.

Sempre ad Avellino, a Serino, si festeggia la 41* edizione della prima sagra d’Irpinia dedicata alla castagna, nella frazione di Rivottoli.

Ed ancora a Cassano Irpino la sagra della castagna per assaporare le castagne IGP, quindi, a pochi chilometri e più precisamente a Bagnoli Irpino, troviamo la sagra della castagna e del tartufo.

Nella splendida cornice del  Borgo Castello di Cervinara la sagra della castagna enzeta dove i vicoli del borgo saranno arricchiti da stand dedicati alla castagna, preparata in mille modi.

Infine c’è la sagra della castagna e del vino a Sorbo Serpico. Il paese vede, da un lato la montagna (Monte Serpico), da cui attinge la castagna che, nel tempo, ha acquistato la Denominazione di Origine Protetta (DOP), e dall’altro lato le grandi distese di vigneti con produzione di varietà DOC e Dogc.

Adesso immaginate come sia piacevole, in un freddo pomeriggio di una domenica d’inverno, dopo pranzo, possibilmente davanti allo scoppiettare di un camino, assaporare  delle ottime castagne, sorseggiando un  buon bicchiere di vino.

(Novembre 2018)

UNA SORGENTE DI ACQUA DOLCE IN MEZZO AL MARE

 

di Luigi Rezzuti

 


Nella splendida costa orientale della Sardegna, tra le splendide calette del Golfo di Orosei, sorge la spiaggia meglio conosciuta come Cala Mariolu.

Una fantastica insenatura che i visitatori hanno indicato come la spiaggia più bella d’Italia.

Al largo della spiaggia, in certi periodi dell’anno, si può assistere a un fenomeno eccezionale: una sorgente di acqua dolce sgorga nel bel mezzo del mare salato, acqua potabile che si può dunque anche bere.

Per poterla ammirare bisogna nuotare un po’ o raggiungerla con una barca/gommone che parte da Albatax.

La sorgente di acqua dolce, ha origine dai ruscelli che, durante l’inverno, per via delle forti piogge, si gonfiano e la rendono rigogliosa e quindi ben visibile a occhio nudo, grazie soprattutto all’incredibile trasparenza dell’acqua e al fondale basso.

La spiaggia di Cala Mariolu appartiene al Comune di Baunei e deve il suo nome alla foca monaca che viveva in questa zona.

I pescatori, infatti, utilizzavano la grotta che si affaccia su questa insenatura per conservare il pesce appena pescato, che puntualmente veniva rubato dalla foca.

Per questo motivo i pescatori avevano apostrofato la foca con l’appellativo di “mariolu” che, in dialetto, significava “ladra”.

La spiaggia è conosciuta anche con il nome di “Ispuligidenie” che in dialetto baunese significa “pulce di neve”.

Questo secondo nome è dovuto ai sassolini bianchi caratteristici di questa incantevole baia. 

Non esistono sulla spiaggia servizi di ristorazione o bar per cui bisogna organizzarsi da soli. 

(Luglio 2018)

La luce del mito

 

di Gabriella Pagnotta

 

I recenti avvenimenti, accaduti a Bardonecchia e a Mentone, hanno diviso l’opinione pubblica e hanno portato all’attenzione di chi si è soffermato a riflettere sulla legittimità o meno di alcune azioni della polizia francese l’eterno conflitto, mai risolto, tra l’ordine reale e l’ordine ideale delle cose. Legge e giustizia, infatti, per quanto sembri assurdo, a volte, sono in contrasto tra loro.

Partiamo dal racconto dei fatti. Lo scorso 30 marzo, alcuni poliziotti francesi, a Bardonecchia, in territorio italiano, fanno irruzione nel Centro per migranti, Rainbow Africa, e costringono un cittadino nigeriano a sottoporsi ad un esame delle urine. Pochi giorni dopo, alcuni gendarmi francesi salgono su un treno proveniente da Ventimiglia alla stazione di Mentone e, al rifiuto di esibire i documenti, costringono una famiglia di migranti a scendere dal treno e trascinano, tra le proteste e le urla, la donna che è incinta. Il senso di umanità nell’affrontare la questione migranti sembra aver abbandonato la polizia francese.

Rispetto della dignità umana o rispetto di un protocollo? Affermazione del sentimento morale o di una legge che mira al buon funzionamento di un ingiusto ordine reale? Ius soli o ius sanguinis? Chi può aiutarci nel cammino della comprensione? Proviamo ad interrogare Antigone, per tentare di dare risposta alle nostre inquiete domande, Antigone che ha vissuto sulla propria pelle, fino all’estrema scelta, la lotta tra etica e potere temporale, tra persona e stato.

Sofocle, l’inventore del mito a cui ci rivolgiamo in questa epoca di conflitti irrisolti, racconta la storia di Eteocle e Polinice che, combattendosi per salire al trono di Tebe, trovano la morte in battaglia. Il nuovo re della città, Creonte, decide di lasciare insepolto il corpo di Polinice, fratello di Antigone, la quale sfida l’ordine del re e compie il rito funebre, contravvenendo alla legge della polis, ma rispettando un ordine superiore a quello di Creonte, l’ordine degli dei. Antigone viene esiliata e condannata a vivere in una grotta, lontana da tutti. Prima che arrivi l’ordine del re, illuminato dai consigli di Tiresia, di scagionarla, ella si è già tolta la vita, impiccandosi. Creonte e Antigone: due entità contrapposte l’una all’altra: il primo vuol salvare la patria dai nemici, la seconda compie un gesto che sente come dovere supremo. Antigone risponde ad un bisogno di giustizia universale, al di sopra della contingenza, un bisogno di pietas e trova il coraggio di affermare il bene in sé, la forza morale, di fronte al degrado della polis, restituendo la cittadinanza al valore della dignità umana, troppo spesso esiliato, con il quale rifondare una nuova etica della comunità.

(Maggio 2018)

L’isolotto di Megaride tra mito e realtà

 

di Luigi Rezzuti

 


E’ di una decina di giorni fa la notizia che un gruppo di archeologi subacquei si sono immersi nelle acque del golfo di Napoli e hanno portato alla luce i resti di tre gallerie, larghe poco più di un metro e lunghe circa 4 /5 metri.

Le gallerie si trovano ad una profondità di 6/7 metri circa, lungo il lato occidentale di Castel dell’Ovo. 

L’ipotesi principale, è che le gallerie servissero per il trasporto di pozzolana (cenere vulcanica usata per la costruzione).

L’archeologo Filippo Avilla spiega: “ Queste gallerie, finora ignote, si trovano su un fondale che va dai cinque ai sette metri di profondità e, quindi, collegavano le due quote del dislivello. Hanno un taglio trapezoidale, come quello che si trova in tutti i banchi di tufo presenti a Posillipo, definiti genericamente di epoca greca ma utilizzati anche successivamente. Di qui la datazione ancora incerta, perché potrebbero appartenere a cave greche, ma essere state sfruttate pure in età romana, visto il grande utilizzo della pozzolana, attestato in tale periodo.”

A questo punto un piccolo ricorso alla mitologia ci sembra d’obbligo.


E’ proprio su quest’isola di Megaride, infatti, secondo un antico mito, già noto nella  Grecia orientale, che Napoli ebbe origine.

Tra i miti antichi, legati alla città di Napoli, troviamo, appunto,  quello dell’isolotto di Megaride, l’isola minore del golfo di Napoli su cui sorge il Castel dell’Ovo. In origine essa era separata dalla terra ferma da un breve braccio di mare, ma oggi è unita al continente grazie ad una serie di riempimenti  in mare.

Megaride è uno dei luoghi di culto più sacri dell’antichità campana, a cui è legato il mito della sirena Partenope.

Si vuole, infatti, che Il corpo della sirena Partenope, morta di dolore a seguito del rifiuto da parte di Ulisse, sia stato sepolto a Megaride.

Il mito antico di Megaride parte evocando il luogo del mare più tempestoso del Chiatamone, come scrisse nel suo “Leggende napoletane” Matilde Serao.

L’isola era ricoperta da una superficie fiorita, costituita da aranceti, canneti e bellissimi arbusti, tipici della macchia mediterranea. Fu agli albori, giaciglio delle Nereidi e delle Driadi, le figure mitologiche rappresentate dalle ninfe marine e campestri. Ma, secondo la leggenda, Lucullo, un forte guerriero dell’età imperiale romana, fece edificare una Villa-fortezza su  Megaride.

La villa ospitava una tra le più ricche e selezionate biblioteche private dell’antichità, allevamenti di murene, alberi di ciliegie e quant’altro.

Lucullo sistemò le sue bellissime schiave in giardini degni di un imperatore, murene nei vivai delle grotte di coralli e di alghe  verdi, i più rari esotici volatili nelle uccelliere,  i più colti e raffinati musicisti negli archi a tutto sesto.

La Villa di Megaride fu nota per le sue feste, per le sue luminarie, per i suoi banchetti, (trasformatisi, talvolta, in veri baccanali) per le sue scenografie teatrali, ma, ancor di più, per la bellezza di Servilia, sorella di Catone, la bellissima moglie del mecenate, nota per le sue capacità letterarie, ma anche per la sua sfrenata mondanità, spinta all’eccesso, al punto tale da far disperare non solo poeti ed artisti, ma tutti gli ospiti della villa, dai garzoni ai nobili romani e… perfino gli dei…

Oggi l’isolotto di Megaride è divenuto più che altro un basamento di tufo e piperno, diviso tra ciò che è un borgo di ristoranti e locali notturni e il più antico castello napoletano, il Castel dell’Ovo.

(Aprile 2018)

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