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SEGNALBRO   a cura di Marisa Pumpo Pica   Frammenti di vita, di Salvatore Bova, Cosmopolis Edizioni Napoli La lunga consuetudine con la produzione...
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Buongiorno mezzanotte, torno a casa   Il tempo del vino e delle rose - Caffè letterario - piazza Dante 44/45, Napoli - Info 081 014 5940 Mercoledì 18...
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ULTIMISSIME NOTIZIE SUL CALCIO NAPOLI   di Luigi Rezzuti   Quando l’allenatore Sarri lasciò il Calcio Napoli, per andare ad allenare il Chelsea, il...
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"Una legge per i matti: quarantanni dopo Basaglia". Presentati i Colloqui di Salerno a cura di Vincenzo Esposito e Francesco G. Forte   di Claudia...
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Associazione lucana “Giustino Fortunato” - Incontro con l’autore e reading   Segnaliamo la presentazione del libro di Antonio Giambersio, Odissea....
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Riceviamo e pubblichiamo   L’ Associazione lucana “Giustino Fortunato” è lieta di comunicare che, in occasione della collocazione del proprio...
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Pittura nel Seicento al Vomero   di Antonio La Gala   Quando si parla di pittori "vomeresi" il pensiero va subito ai protagonisti del mondo artistico...
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La tarantina - L’ultimo femminiello   di Luigi Rezzuti   Fu cacciato di casa all’età di nove anni e la sua unica scuola fu il marciapiede. Per le...
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E’ arrivato l’autunno

 

di Luigi Rezzuti

 

L’autunno è la stagione che ci accompagna verso l’inverno.

Ufficialmente inizia con l’Equinozio d’Autunno il 23 settembre. Quest’anno ha un po’ tardato. Infatti è arrivato solo verso la fine di settembre portando con sè pioggia e freddo.

Dopo mesi di sole, mare e sabbia tra i capelli, l’arrivo dell’autunno segna per molti la fine dei sandali, della minigonna e delle giornate in spiaggia.

La stagione delle foglie al suolo, però, non deve essere motivo di tristezza in quanto, dopo mesi passati a mangiare insalate, ghiaccioli, gelati, granite, pasta fredda e prosciutto con il melone, possiamo tornare ai cibi ipercalorici.

Ricominciamo ad utilizzare il forno, ci prepariamo per le cene a base di zuppe.

Ora che il freddo torna a farci visita, non possiamo rinunciare a un thè caldo con qualche biscotto e un amaro, la sera.

Diciamo, purtroppo, addio all’odore di salsedine e crema solare, ma facciamoci consolare dall’autunno che presenta una serie di profumi, accoglienti e caldi, sorprendenti, come quello della legna, bruciata nel camino, l’effluvio delle caldarroste, che penetra nelle narici, la fragranza del muschio, l’aroma della terra bagnata e, soprattutto, l’inconfondibile odore di foglie che cominciano a decomporsi.

Ogni stagione ha i suoi colori predominanti e quelli dell’autunno sono bellissimi.

Le foglie degli alberi sono pigmenti di un quadro a toni caldi, dove il giallo, arancione e il rosso si sposano perfettamente con il marrone e il grigio dei tronchi degli alberi.

I tramonti più intensi e la tonalità plumbea del cielo sono la cornice perfetta per l’opera d’arte autunnale.

Se abitate in città, concedetevi un weekend per evadere e andate a godere delle tinte e delle sfumature di questi mesi di ottobre e novembre.

Smettiamo di odiare il vicino di ombrellone con la tartaruga scolpita sull’addome, ci teniamo il nostro airbag nella pancia.

Finalmente possiamo smettere di farci una doccia ogni 20 minuti per il terrore dell’odore sgradevole, a causa delle troppe sudate.

L’autunno è il fischio d’inizio del nuovo anno. Gli inizi sono quasi sempre piacevoli.

Certo, bisogna fare i conti con la sveglia, alzarsi presto al mattino per andare al lavoro, ma ci si ritrova con gli amici e con i colleghi, magari perchè in giro per le vacanze.

La sera ci adagiamo sul divano e riprendiamo il frenetico movimento delle dita per decidere da quale programma, film o serie televisiva ci faremo accompagnare verso l’ora della buona notte.

Fuori piove e tira vento, ma godiamo nel sapere di essere al caldo, davanti al nostro programma preferito.

Alterniamo le serate con gli amici, giocando al Monopoli, Risiko o al Mercante in Fiera, sgranocchiando qualcosa, oppure c’è la serata con il libro sotto le coperte: intramontabile.

Potete essere la persona più gelida e cinica di questo mondo, ma non potete non riconoscere quanto sia piacevole riscaldarsi, abbracciati al proprio partner, sotto il piumone, o con un buon calice di vino, davanti a un fuocherello.

Siamo in casa, ma senza annoiarci: beviamo cioccolata calda mentre fuori piove e stiamo insieme a un nostro amico o amica, giochiamo, sereni, con i nostri figli o riposiamo con il gatto sulla pancia.

Le coccole sono la cura ideale per scacciare il primo freddo, che penetra nelle ossa.

(Ottobre 2020)

Per la dipartita di Marta Rezzuti

 

di Marisa Pumpo Pica

 

È venuta a mancare all'affetto dei suoi cari Marta Rezzuti, sorella di Luigi, direttore editoriale del nostro giornale.

Donna di esemplari virtù, sempre dedita alle cure amorose dei figli e del marito, il compianto poeta umbro, ma napoletano di adozione, Alberto Mario Moriconi, lascia un vuoto incolmabile nel cuore di quanti l'hanno conosciuta ed amata. Spesso presenza silenziosa e solerte accanto al marito, ha preso parte anche agli incontri del Centro culturale Cosmopolis, di cui Moriconi era socio onorario.

Dopo la morte del marito, avvenuta dieci anni or sono, si era chiusa in un suo mondo di dolore e di ricordi.  Oggi la sua anima è volata in cielo per ricongiungersi a quella dell'amato sposo, compagno di una vita. 

Al fratello Luigi Rezzuti, ai figli e ai familiari tutti l'accorato cordoglio, mio personale e dell'intera redazione de "Il Vomerese". Con un fraterno abbraccio.

(Luglio 2020)

INDRO MONTANELLI, TRA “MONUMENTI” E “FACCETTE NERE”

 

di Sergio Zazzera

 

Premetto che con Indro Montanelli ho avuto, da una cinquantina d’anni a questa parte, una questioncina in sospeso, per un attacco gratuito che mi rivolse sul suo giornale (e uso volutamente l’iniziale minuscola), quando, in quella mia precedente esistenza, esercitavo le funzioni di pretore a Milano; aggiungo subito, però, che scriverei queste stesse cose, anche se quell’episodio non fosse accaduto. Ma vengo al tema.

La furia iconoclasta che si è scatenata, in questi ultimissimi tempi, un po’ dappertutto nel mondo, ha determinato, fra l’altro, l’imbrattamento e la richiesta di rimozione della statua che i milanesi gli dedicarono, nel 2006, nei giardini a lui stesso intitolati.

In proposito, manifesto immediatamente la mia contrarietà a un tal genere, sia di atti, che di richieste. È vero, Montanelli, da giovane, prese in moglie una bambina dodicenne in Etiopia, nel 1936, quando era militare in quella colonia italiana, e alle critiche che gli sono state ripetutamente mosse ha sempre risposto che, in fondo, presso le popolazioni africane quello era un comportamento normale; e, ancora oggi, molti dei suoi estimatori hanno ripetuto e ripetono quella giustificazione. Dunque, qualora gli fosse accaduto di essere invitato a pranzo da una tribù di cannibali, Montanelli non avrebbe esitato a cibarsi di un proprio simile, perché anche quello è un comportamento normale presso quelle genti. E mi piacerebbe sapere che cosa avrebbero pensato di me Montanelli stesso e quei suoi estimatori, qualora (periodo ipotetico di terzo tipo) fossi stato io a prendere per moglie una bambina, anche se africana.

Viceversa, credo che ciascuno di noi debba applicare alle proprie condotte (e a quelle altrui) i criteri di valutazione tipici della collettività umana di rispettiva appartenenza, ovvero, un italiano(/europeo) non dovrebbe nutrirsi di carne umana, né congiungersi con una bambina; comportamento, quest’ultimo, che dalle parti nostre mi sembra che sia definito con l’appellativo di “pedofilia”.

Tuttavia, come ritengo giusto che sulla facciata del Palazzo delle Poste, in piazza Matteotti, figurino ancora i fasci littori, a perpetua memoria della tragedia che afflisse l’Italia per un ventennio, così considero parimenti giusto che la statua di Montanelli continui a stare dove si trova, soprattutto dopo che anche chi non conosceva l’episodio che ha scatenato la furia iconoclasta, ora lo conosce e così può avere di fronte a sé l’immagine di colui al quale esso dev’essere ricondotto. Semmai, sarebbe stato più coerente con il sentire comune evitare proprio la collocazione di quel monumento; ma questo è tutt’altro discorso.

(Luglio 2020)

MAURO CORONA. Un uomo difficile da gestire

 

di Luigi Rezzuti

 

Mauro Corona è uno scrittore, alpinista e scultore italiano.

È autore di svariati libri, alcuni dei quali best seller. Risiede a Erto e Casso, comune in provincia di Pordenone. Nasce a Baselga di Piné il 9 agosto del 1950.

Proprio su questi monti comincia ad affiorare in lui la passione per la montagna e per l’alpinismo.

Altra sua passione, la lettura. Legge Tolstoj, Dostoevskij e Cervantes, i suoi scrittori preferiti e, contemporaneamente, impara l’arte della scultura lignea dal nonno intagliatore.

Alcuni insegnanti salesiani rafforzano il suo amore per la letteratura e lo incoraggiano nello studio.

Dopo alcuni anni, però, viene ritirato dalla scuola, visto che, per ribellione, non seguiva più le lezioni.

Corona, da giovane, andò a lavorare nella cava di marmo del monte Buscada ma fu costretto a sospendere questo lavoro durante il periodo del servizio militare.

Si congeda con un mese di ritardo a causa di trenta giorni di cella per punizioni   accumulate per le sue numerose intemperanze durante l’espletamento del servizio.

Il 9 ottobre cambiò radicalmente la sua vita quando l’ondata del Vajont spazzò letteralmente via la parte bassa della cittadina bellunese causando oltre 2000 morti.

La carriera di scrittore inizia nel 1997 quando un amico giornalista pubblica alcuni suoi racconti sul quotidiano Il Gazzettino Da allora ha pubblicato svariati libri.

Nei suoi romanzi e nei suoi racconti Corona porta il lettore a contatto con un mondo, quasi del tutto scomparso: quello della vita e delle tradizioni dei paesi della Valle del Vajont.

Vari anni dopo racconterà quanto era accaduto nella Valle del Vajont nel romanzo “Aspro e dolce”.

Personaggi ed echi del passato riaffiorano nei suoi scritti, nei quali egli affronta, con uno sguardo appassionato e un po’ malinconico, tematiche come il rapporto dell’uomo con la natura, con le proprie radici e con l’incombente progresso economico e tecnologico.

Corona continua ad alternare momenti di scrittura e scultura a conferenze, incontri e manifestazioni varie.

Partecipa alla realizzazione di alcuni documentari sulla sua vita.

Nel 2002 lo scrittore, Paolo Cossi, pubblica il libro “Corona – L’uomo del bosco di Erto”.

Il 17 luglio Corona pubblica il libro “La fine del mondo storto” vincendo il premio Bancarella e dichiara: “Per me questo premio ha un grande valore. Quando questa sera tornerò a casa e mi guarderò allo specchio, mi dirò che forse ce l’ho fatta a uscire dall’inferno”.

Ci piace ricordare, tra le altre sue opere, “Nel legno e nella pietra” e “La casa dei sette ponti”, Edizioni Mondadori.

Le sue opere sono state tradotte in varie lingue: Tedesco, Spagnolo e Cinese.

Dall’11 settembre del 2018 è ospite fisso, nel programma di Rai 3, in prima serata, “Cartabianca” condotto da Bianca Berlinguer.

(Luglio 2020)

Maggio dei monumenti 2020 a Napoli

 

a cura di Luigi Rezzuti

 


Si rinnova il fantastico appuntamento del “Maggio dei Monumenti”, un evento che giunge ormai alla sua 26esima edizione e che quest’anno si svolge in maniera particolare a causa della pandemia da Coronavirus.

L’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli ha promosso un confronto di idee sul tema “Giordano Bruno 20/20: la visione contro le catastrofi.”

Il fine è quello di declinare il pensiero e la parola di Giordano Bruno, sviluppando un programma di attività artistico-culturali che diano risalto e valore ai beni monumentali della città, anche a quelli meno conosciuti, come da tempo è obiettivo del Maggio dei Monumenti.

Il Comune ha organizzato circa 100 performance e rassegne che si terranno nell’arco del mese di maggio.

Le performance dureranno da un minimo di 5 minuti ad un massimo di 30 minuti ciascuna. Gli artisti e le associazioni che parteciperanno offriranno le loro proposte esclusivamente su piattaforme Web e in streaming live.

Tutti i contributi presentati dovranno dare risalto  e valore al patrimonio materiale ed immateriale della città, nello spirito del “Maggio dei Monumenti”.

Un modo per continuare a coltivare, anche in un periodo particolare come questo, la conoscenza del nostro grande patrimonio culturale.

Giordano Bruno è nato a Nola nel 1548 e deceduto il 17 febbraio 1600 a Campo dei Fiori a Roma.

All’età di 17 anni entrò nel convento di S. Domenico a Napoli. Sospettato di eresia (la chiesa non tollerava le menti libere e sagge), riparò a Roma. Di qui, deposto l’abito ecclesiastico, andò peregrinando di città in città.

A Ginevra, per alcuni mesi abbracciò il calvinismo. Nel 1582 pubblicò il De umbris idearum e la commedia Candelaio.

In Inghilterra, per alcuni mesi insegnò a Oxford e pubblicò la “Cena de le ceneri”.

Dopo un breve soggiorno a Parigi, passò, nell’agosto del 1586, in Germania e, tra il 1590 e il 1591, a Francoforte, pubblicò i poemi latini De minimo, De monade, De immenso et innumerabilibus.

Nel 1591, accogliendo l’invito del Doge Giovanni Mocenigo, si  recò a Venezia, dove fu denunciato come eretico dallo stesso Mocenigo.

Fu trasferito a Roma e sottoposto a nuovo processo dinanzi al tribunale dell’Inquisizione che lo condannò al rogo. Affrontò impavido questa orribile morte in Campo de’ Fiori, a Roma.

(Maggio 2020)

LA STORIA DEL CORONAVIRUS

 

di Luigi Rezzuti

 

 

Già a novembre e forse anche ad ottobre il coronavirus aveva iniziato a circolare in Cina, in particolare a Wuhan.

Inizialmente, però, non si pensava ad un virus in quanto venivano registrate soltanto delle polmoniti anomale.

La prima data ufficiale in cui inizia la storia del coronavirus è il 31 dicembre e, ai primi di gennaio del 2020, la Cina riscontrava, come si è appena detto, decine di casi di polmoniti anomaale e, successivamente,  centinaia di persone venivano poste sotto osservazione.

Le prime ipotesi furono che il contagio potesse essere stato causato da qualche animale.

Il 10 gennaio la Cina chiudeva Wuhan, dove erano concentrati tutti i casi, ed impediva drasticamente ogni contatto tra le persone.

E in Italia?

Sul finire del dicembre del 2019 noi pensavamo ai buoni propositi per l’anno nuovo ed eravamo del tutto ignari dell’emergenza sanitaria che si sarebbe determinata anche da noi: un nuovo virus, altamente contagioso e completamente sconosciuto al nostro sistema immunitario, nonché ai maggiori responsabili delle organizzazioni sanitarie, cominciava a circolare anche da noi.

Non avremmo mai pensato, allora, che questo virus, ritenuto inizialmente molto contagioso ma di scarsa letalità, avrebbe potuto causare, invece, tanti problemi, a livello individuale e collettivo, per la salute e per i sistemi sanitari, sfociando anche in una tra le più gravi crisi economiche che siano state registrate dal dopoguerra in poi.

In pochi mesi lo scenario globale è cambiato radicalmente e tutti gli Stati hanno dovuto far fronte alle nuove esigenze.

L’11 marzo l’epidemia si trasforma in pandemia, ma questo non cambia di fatto le cose, almeno non per l’Italia, che mette  in atto le migliori misure possibili.

Da noi, all’inizio, i casi erano pochissimi e tutti provenienti dalla Cina. Infatti, a partire dal 29 gennaio, viene lanciato l’allarme per due turisti cinesi di Wuhan, contagiati e ricoverati a Roma,  allo Spallanzani, uno degli ospedali italiani per il coronavirus.   

C’era, poi, un ricercatore italiano positivo al virus e, proveniente dalla Cina, un diciassettenne, rimasto bloccato a lungo a Wuhan, a causa di sintomi simil-influenzali, risultato, alla fine, non positivo al coronavirus, ma ugualmente tenuto sotto osservazione e ricoverato allo Spallanzani. Oggi tutte queste persone sono guarite e sono state dimesse.

Il 30 gennaio l’Oms dichiarava l’emergenza sanitaria di interesse internazionale e l’Italia bloccava i voli da e per la Cina, unica in Europa.

Ma la situazione in Cina stava già migliorando. Pochi giorni dopo, 8 febbraio, l’Oms scriveva che i contagi in Cina si stavano stabilizzando, ovvero che il numero di nuovi casi giornalieri sembrava andare progressivamente calando.

L’11 febbraio veniva reso noto il nome del nuovo coronavirus, scelto dall’Oms: Covid-19.

Venerdì, 21 febbraio 2020, è una data centrale per la vicenda italiana, legata al Covid-19.

In questa data emergevano diversi casi di coronavirus nel Lodigiano, in Lombardia, un focolaio di cui non si conosceva  ancora l’estensione.

Alcuni dei paesi colpiti (Codogno, Castiglione d’Adda, Casalpusterlengo ed altri) venivano,  di fatto, chiusi perché il  numero di contagiati era diventato molto alto.

Ma l’epidemia si estendeva anche ad altre regioni ed il governo, sulla base dei suggerimenti del Comitato scientifico,  decretava il distanziamento sociale in casa, la chiusura di scuole ed università, nonché la sospensione di tutte le attività non essenziali.

Domenica 8 marzo subentrava il decreto che prevedeva l’isolamento della  Lombardia, in assoluto la più colpita, e di 14 province, che diventavano “zona rossa”.

Lunedì, 9 marzo, intorno alle 22, il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, annunciava, in conferenza stampa, attraverso la Tv, la necessità di estendere a tutto il paese le misure già prese per la Lombardia, per cui tutta l’Italia veniva dichiarata “zona protetta”.

Attraverso la televisione e i giornali si invitava la popolazione a rimanere in casa, a non uscire se non per procurarsi beni di prima necessità, come generi alimentari e medicinali, ad evitare contatti, ad osservare la massima pulizia, lavando  spesso e scrupolosamente le mani, a premunirsi di  mascherine, divenute, intanto, irreperibili. Si assiste, infatti, ad un vero e proprio  mercato nero delle mascherine, che raggiungono prezzi triplicati e fuori controllo (sempre se si è fortunati a trovarle!) .

Da pochi giorni ci siamo lasciati la Pasqua alle spalle, una Pasqua triste, vissuta, quasi da tutti, in solitudine. In Cina, dove sembrava tutto risolto, con il ritorno ad una quasi normalità di vita, ci sono stati, invece, alcuni casi di ricadute, mentre in Italia i contagi e i decessi  stanno leggermente diminuendo.

Lo scienziato, Prof. Burioni, raccomanda di non abbassare la guardia perché il Covid-19 potrebbe avere fasi di ritorno anche in autunno.

Purtroppo, fino a quando non sarà stato scoperto un vaccino, sarà difficile distruggere questo virus, che si è esteso a macchia d’olio in tutto il mondo.

La domanda viene spontanea: “Ma è veramente un virus o potrebbe essere sfuggito qualcosa durante esperimenti per la preparazione di un’arma chimica?

(Aprile 2020)

I marittimi tornino a casa. Restiamo umani

 

Riceviamo dall’assessore del Comune di Procida, Rossella Lauro, e pubblichiamo il seguente comunicato:

 

La nave Diadema della società Costa naviga nei mari della penisola in cerca di un porto da ormeggiare con i suoi 1200 membri di equipaggio.

- Inammissibile che il Governo non si adoperi per mettere in sicurezza questi lavoratori del mare, che lavorano lontani dalle proprie famiglie - protesta duramente l’amministrazione comunale di Procida - abbiamo un marittimo nostro concittadino a bordo, ma la questione riguarda tutti i marittimi coinvolti - Stiamo facendo squadra con le altre amministrazioni che hanno concittadini membri dell'equipaggio. Faremo di tutto per riportarli a casa. Altre navi – in giro per i mari del mondo – attendono di potersi fermare per far rientrare il personale di bordo alle proprie case.

Per tutti questi uomini e donne esponiamo alle nostre finestre, balconi, terrazze o portoni un drappo bianco.

In tanti faremo più rumore, perché “Siamo tutti sulla stessa barca” e nessuno deve essere lasciato indietro e solo.

(Marzo 2020)

LA CASA DI TOTO’ CADE A PEZZI

 

di Luigi Rezzuti

 


Scatta di nuovo l’allarme a Napoli: la casa in cui visse Totò sta cadendo a pezzi.

L’allarme sull’appartamento situato al civico 109, in via Santa Maria Antesaecula, era stato già lanciato nel 2017, a causa di finestre e imposte del balcone mancanti, pavimenti rotti, polvere, calcinacci e fili penzoloni della luce.

Ora, a distanza di anni, la situazione non appare migliorata.

La casa dove visse Totò, nel rione Sanità, è stata acquistata, anni fa, dalla signora Canoro e dal figlio Giuseppe De Chiara.

L’abitazione apre soltanto il 15 di febbraio e il 15 di Aprile di ogni anno, rispettivamente nell’anniversario della nascita e della morte del “Principe della risata”.

Il palazzo, nel quale si trova l’appartamento, però, resta sempre visibile durante tutto l’anno, mostrando gli evidenti segni del tempo e dell’incuria, tra cassonetti della spazzatura, facciate senza intonaco, pareti imbrattate e balconi fatiscenti.

Proprio in questo appartamento, collocato al primo piano, Totò ha mosso i suoi primi passi e ha iniziato ad imitare i passant, dopo averli osservati dal balcone, guadagnandosi il nomignolo di “’o spione”.

Una lapide ricorda che al civico 109 nacque Totò, ma si tratterebbe di un falso storico: l’artista è nato in una casa al civico 107, il palazzo accanto a quello della lapide e, quando aveva pochi mesi di vita, la madre si è trasferita nell’appartamento al primo piano che De Chiara e sua madre hanno, poi, acquistato all’asta giudiziaria.

L’acquisto all’asta per poco più di quindicimila euro, dopo 11 battute andate a vuoto, aveva scatenato diverse polemiche per il timore che gli acquirenti volessero ridurre l’appartamento a bed and breakfast, tanto che la Soprintendenza decise di mettere un vincolo demo-etno-antropologico alla casa di Totò.

De Chiara e sua madre hanno anche fondato l’Associazione “Il principe dei sogni”, con l’obbiettivo di fare della casa un ritrovo culturale.

Nel corso degli anni, però, si sono trovati a “combattere” con le conseguenze di un’occupazione abusiva e con la burocrazia.

Nel 2008, la casa di Totò è stata riaperta al pubblico per 106 giorni, proiettando nell’appartamento, ogni sera, un film del “Principe della risata” . Il film cambiava ogni settimana.

Nel 2010 è stato restaurato il portone di ingresso, sono stati acquistati i pavimenti ed è stata data un’intonacata.

Poi, però, si sono aperte delle fessure e da lì sono ricominciati i problemi.

Ora, è scattato nuovamente l’allarme: la casa di Totò sta cadendo a pezzi.

(Febbraio 2020)

La violenza sulle donne

 

di Luigi Rezzuti

 


Si sente, purtroppo, parlare molto spesso di violenza sulle donne.

Sui giornali, in TV, alla radio, sui social, tutti parlano di questo fenomeno che spesso vede coinvolte, come vittime, giovani donne che vengono uccise, perseguitate e sfigurate dai propri mariti, fidanzati o ex.

La violenza sulle donne solo da pochi anni è diventato tema e dibattito pubblico. Mancano politiche di contrasto alla violenza, ricerche, progetti di sensibilizzazione e di formazione.

Quelle poche ricerche, compiute negli ultimi anni, dimostrano che la violenza contro le donne è endemica, nei paesi industrializzati come in quelli in via di sviluppo.

Le vittime e i loro aggressori appartengono a tutte le classi sociali o culturali e a tutti i ceti economici.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, almeno una donna su cinque ha subito abusi fisici o sessuali da parte di un uomo, nel corso della sua vita.

E il rischio maggiore è rappresentato dai familiari, mariti e padri, seguiti dagli amici, vicini di casa, conoscenti e colleghi di lavoro o di studio.

La Camera dei deputati ha celebrato la giornata internazionale contro la violenza sulle donne,  per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema.

Una panchina rossa è stata installata nel cortile d’onore di Montecitorio.

I dati delle violenze hanno ormai raggiunto livelli di allarme: ogni 72 ore in Italia una donna viene uccisa da una persona di sua conoscenza, solitamente il suo partner.

La violenza non ha passaporto né classe sociale, ma spesso ha le chiavi di casa.

Dati confermati anche dalla Polizia: da essi emerge che vittime e carnefici sono per lo più italiani.

Tali dati, relativi alla violenza fisica e sessuale contro le donne, mettono a fuoco il numero rilevante di episodi registrati in Italia negli ultimi anni e mostrano come essi siano cresciuti di intensità.

I numerosi casi di stalking, di violenza psicologica o economica, di molestie sul luogo di lavoro lo dimostrano, suggerendo a tutti di non abbassare la guardia su un fenomeno che è ancora molto diffuso nel nostro Paese.

Il coordinamento Donne Acli, che in questi anni ha contribuito ad accendere i riflettori su questo tema, intende mantenere alta l’attenzione sulla violenza di genere, questione prioritaria, che espone le donne al rischio della propria incolumità.

Negli ultimi anni questo Coordinamento, come altre realtà simili. ha promosso momenti di  riflessione e iniziative specifiche di sensibilizzazione.

Per questo riteniamo sia giunto il momento di fare un bilancio per valutare il cammino compiuto e quanto resta da fare per interrompere la spirale di violenza, un problema che affonda le sue  radici nella mancanza di  una cultura di valorizzazione della donna,  cosa indegna per un Paese civile.

Purtroppo molte donne, che hanno subito violenza, per svariati motivi, come la timidezza, la vergogna, la paura, non denunciano queste aggressioni.

Ogg, invece, dovrebbero capire che, per combattere queste violenze, sempre più frequenti,  occorre denunciare, denunciare e denunciare sempre.

Solo così si possono reprimere, una volta per tutte, queste vili forme di aggressività, questi insani tentativi di subordinazione della donna.

(Gennaio 2020)

È tempo di vendemmia

 

di Luigi Rezzuti

 


Abbiamo conosciuto un viticoltore e gli abbiamo chiesto come si ottengono i vini bianchi, rossi e rosati.

Il periodo della vendemmia varia tra fine agosto e ottobre, ma dipende da molti fattori: condizioni climatiche e zona di produzione, tipo d’uva e tipo di vino che si vuole ottenere.

La vendemmia dovrebbe cominciare quando l’uva esprime il perfetto equilibrio di zuccheri e aromi”.

Si sente dire che il buon vino si fa in vigne, è vero?

Anticamente schiacciavamo i grappoli d’uva nei mastelli a piedi nudi, oggi la procedura si avvale di macchinari che permettono l’eliminazione dei raspi. La vinificazione in bianco può essere realizzata con uve bianche e rosse: le uve vengono pigiate delicatamente con presse. Il mosto ottenuto viene fatto fermentare eliminando raspi, bucce e vinaccioli. Comincia, poi, la fermentazione vera e propria, che viene avviata con l’aggiunta di lieviti selezionati, ad una temperatura di 18,20°C. Molto spesso, però, la vinificazione del vino bianco prevede anche la permanenza, brevissima, delle vinacce nel mosto con alcune tecniche particolari. Si ottengono, così, dei vini dal gusto più ricco, che generalmente vano bevuti entro tre anni.

Quanti tipi di vinificazione esistono?

“Esistono tre tipi di vinificazione. La vinificazione in rosso è il processo che permette la produzione di vini rossi, Dopo la diraspatura, la separazione del raspo legnoso dal mosto per evitare la cessione di sostanze tanniche che conferirebbero un sapore amarognolo al vino. La vinificazione del rosso prevede che le bucce rimangano a macerare nel mosto per tempi che possono variare da 4-6 giorni fino a 20-30 giorni. Fondamentale, nella fase di fermentazione, sarà il mantenimento della temperatura ottimale per favorire lo sviluppo dei lieviti. Terminata la fermentazione, si entra nella fase di svinatura, cioè di separazione del vino dalle vinacce”.


Come avviene la vinificazione del rosato?

La vinificazione del rosato si ottiene da uve bianche e rosse. Il tempo di macerazione delle vinacce nel mosto è brevissimo, non più di 36 ore. Questo consente la cessione da parte delle vinacce di una ridotta quantità di tannini che danno un colore leggermente rosato al vino. Quando, poi, si parla di uva c’è quella da tavola, destinata al consumo fresco e quella da vinificazione. I cicli vegetativi dei vari tipi di uva sono all’incirca gli stessi per tutte le specie, anche se, nel caso delle uve da tavola, noi viticoltori aspettiamo la maturazione piena degli acini.”

Quanti tipi di vini produciamo nella nostra penisola?

“In Italia pullulano vitigni e qualità di vini, il Piemonte produce il Bosco, in Valtellina è famoso il Nebbiolo, nel Veneto l’Amarone. Il Trentino è famoso per gli spumanti  come il Ferrari Spumante, diventato l’ambasciatore degli spumanti, mentre in Toscana primeggia il Brunello di Montalcino. Da noi, nel Sud, si producono vini famosi come il Taurasi, la Falanghina e, in Sicilia, la deliziosa Malvasia delle Lipari”.

A questo punto, prima di salutarci, gli abbiamo fatto una domanda provocatoria: “Ma il vino si fa anche con l’uva…?” ed egli, molto ironicamente, ci ha risposto : “No,  anche con fichi secchi e mele marce…”.

(Novembre 2019)

L’INGIUSTIZIA ITALIANA

UN PERMESSO VERGOGNOSO

 

di Luigi Rezzuti

 

Il 13 marzo del 2018 un branco di ragazzini uccisero la guardia giurata Francesco Della Corte davanti alla stazione della metropolitana di Piscinola a Napoli.

Il branco pur di impossessarsi della pistola lo massacrò a bastonate riducendolo in fin di vita fino a procurargli la morte.

A distanza di appena un anno e sei mesi ad uno dei tre ragazzi, condannati a 16 anni e mezzo di reclusione per l’omicidio di Francesco Della Corte è stata concessa l’autorizzazione a lasciare il carcere minorile di Airola in provincia di Benevento per festeggiare il compleanno.

Le immagini della festa di compleanno sono finite sui social scatenando l’indignazione della gente ma soprattutto della famiglia della guardia giurata.

Sono state scene di una festa, due tavole imbandite, il ragazzo che si bacia con la fidanzata, un gruppo di amici che sorride e quant’altro.

Lo sdegno e la rabbia della famiglia di Francesco Della Corte è stata enorme, la figlia ha dichiarato: “Mi fa stare male il solo fatto che quel ragazzo, dopo aver ucciso un uomo, possa aver pensato di festeggiare tranquillamente il suo compleanno. Significa che non hanno capito nulla, né lui né chi lo circonda. Trovo assurdo, vergognoso che gli sia stata concessa l’autorizzazione. Come famiglia ci siamo sempre affidati alla giustizia, adesso però comincio ad aver paura. È una reazione inevitabile, quando vedi che persone condannate per un delitto così grave ottengono un permesso dopo così poco tempo. Non c’è niente di rieducativo in tutto questo, il nostro sistema è troppo morbido nei confronti dei minori, non è più adatto al contesto in cui viviamo”.

Gli aggressori coinvolti nell’uccisione di Francesco Della Corte, secondo quanto sostiene la vedova, non hanno mai mostrato un minimo di pentimento per l’atroce delitto commesso ai danni di un padre di famiglia.

Si uniscono in protesta le guardie giurate di Napoli dopo il permesso premio di uno dei tre delinquenti artefici dell’omicidio del loro collega.

In tanti si sono recati sul posto di lavoro con un cartello di protesta appeso al collo sul quale si leggeva “In ricordo del collega Francesco Della Corte, io non ci sto alla scarcerazione per un permesso premio”.

La cosa che più mi indigna – racconta un collega di Francesco – è che questo balordo ha pubblicato le foto del festeggiamento sui social, infischiandosene di ciò che ha fatto. tutto ciò ci fa capire che il ragazzo non è ancora pronto per essere inserito nella società in quanto non ha compreso la gravità delle sue azioni”.

(Settembre 2019)

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