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…QUEL CH’E’ DI CESARE   di Sergio Zazzera   La Costituzione della Repubblica italiana afferma, all’articolo 7, comma 1°, il principio secondo cui...
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LA CASA DI TOTO’ CADE A PEZZI   di Luigi Rezzuti   Scatta di nuovo l’allarme a Napoli: la casa in cui visse Totò sta cadendo a pezzi. L’allarme...
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Miti napoletani di oggi. 77 LA “SANT'ORSOLA” DI CARAVAGGIO   di Sergio Zazzera   Fiore all’occhiello della sede napoletana delle “Gallerie...
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Siamo degli sconfitti           di Mariacarla Rubinacci    I “favolosi anni Sessanta” coprono un arco storico abbastanza ampio che comprende...
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DAKAR  IL  RALLY  DELLA  MORTE   di Luigi Rezzuti     Il Rally Dakar o La Dakar e, precedentemente,  Parigi –Dakar  è uno dei rally di automobilismo...
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IL NAPOLI. Sorpresa del campionato di calcio di Serie A       di Luigi Rezzuti   Già dall’inizio del campionato di calcio di Serie A 2021 – 2022, si...
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Attilio Pratella, la vita.   di Antonio La Gala   Attilio Pratella è uno fra i più noti pittori che hanno operato a Napoli negli ultimi anni...
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TUTTA L’ITALIA TREMA   di Luigi Rezzuti   Tutta l’Italia trema, da Nord a Sud, dal Mar Tirreno all’Adriatico e non solo, anche in Turchia c’è stato un...
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I cannibali del sentimento   di Alfredo Imperatore   Antonio Pietraverde adorava l’onestà al di sopra d’ogni cosa. Riteneva la sua vita una missione e...
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GLI ILLECITI DELLA “SIGNORA”   di Luigi Rezzuti   A partire dal processo di calciopoli dove la Juventus se la cavò con una retrocessione in Serie B,...
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L’ultima chance

 

di Gilda Rezzuti

 


Era circa l’inizio dei primi anni 2000 quando sulla scena politica nazionale e Regionale, dopo un apparente rimescolare di carte e cambio di nomi, si iniziò a parlare di svolta sostanziale, di rinnovamento anche nel panorama politico della città di Potenza e della regione Basilicata. I politici del tempo di destra, sinistra centro e quant’altro, dopo gli scandali ereditati dalla prima repubblica, facevano a gara per guadagnare fiducia e credibilità da parte dei cittadini. Iniziarono nuovi fermenti, speranze, proposte, nacquero movimenti, gruppi, partiti, tutti in primissima linea e super motivati. Forse era arrivato davvero il tempo della consapevolezza e del cambiamento. A livello locale si iniziò a lavorare a vari programmi, come, ad esempio, un piano strategico per la valorizzazione di Potenza capoluogo di regione, la città delle reti, l’infrastrutturazione territoriale, la modernizzazione dell’economia, il rafforzamento della coesione sociale, la promozione del turismo regionale, la crescita equilibrata e sostenibile, l’individuazione degli obiettivi prioritari di sviluppo, per interventi mirati. In poche parole, con lo slogan “La Basilicata che vuole farcela”, allora era stata messa in campo tutta una serie di dinamiche per permettere di far uscire dalla depressione questa parte del sud Italia dimenticato e sfruttato. In più di vent’anni ne è passata di acqua sotto i ponti e fiumi di parole. A parte i proclami, nella sostanza non è accaduto nulla di significativo, niente di ciò che era stato previsto, anzi, se in questi anni c’è stato un cambiamento, esso è rappresentato da una costante involuzione e un accentuato oscurantismo. La città integrata, lo sviluppo territoriale, l’innovazione, gli assi prioritari, gli obiettivi strategici, l’occupazione, la qualità della vita, dei servizi e il rispetto dei diritti, sono rimasti inafferrabili miraggi. Praticamente il documento strategico di inizio millennio è stato un bel progetto ad effetto e un gran fallimento. Ora siamo in attesa di accogliere un’ennesima sfida e giocarci un’altra partita con i recovery fund, annessi e connessi. Sembra una storia infinita. Ancora una volta si spera di correggere il tiro e creare ricchezza. Voi, non so, ma io ho qualche dubbio, soprattutto considerando che non si riesce ancora bene a capire cosa ne è stato di tutti i precedenti finanziamenti europei e dei piani operativi regionali degli anni passati.

Comunque, malgrado le tante delusioni, è prepotente il bisogno, soprattutto in questo triste periodo, di sperare e crederci ancora, ma, per non continuare ad illudersi e poter ottenere davvero un reale, visibile, progressivo cambiamento, sarà il caso di cambiare metodo e mettersi seriamente in discussione.

(Maggio 2024) 

 

“La mappa non è il territorio”

 

di Gilda Rezzuti

 

L’essere umano, per sua natura, non può vivere in solitudine, ma deve, lungo il corso della sua esistenza, costantemente interagire con gli altri. Purtroppo, può capitare in questo percorso e in più circostanze di non riuscire sempre a comprendere gli altri, né tanto meno essere in grado di farci capire. Pertanto, l’incapacità di comunicare in modo funzionale nelle relazioni interpersonali, innesca una serie di meccanismi di autodifesa e attacco, che finiscono col catapultare i soggetti coinvolti in una spirale degenerativa, fatta di malessere, rancori, delusioni, ferite, conflitti. Tutto questo malessere viene poi alimentato dal disagio, percepito e vissuto, nel non riuscire ad ottenere risposte convincenti ai tanti interrogativi. Si innesca così un circolo vizioso, che allontana dalla ricerca di soluzioni soddisfacenti e accentua il senso di inadeguatezza, generando tensioni, difficili poi da gestire. Per contrastare condizioni di conflitto, che rischiano di cronicizzarsi, è fondamentale imparare a rispettare il punto di vista degli altri e provare a comprendere la realtà soggettiva di ciascuno, cercando contestualmente di fare accettare al nostro interlocutore la nostra diversa visione delle cose. Chi si occupa di programmazione neurolinguistica, conosce molto bene la frase di Alfred Korzybski “La mappa non è il territorio”, il cui significato è appunto quello di considerare che il soggettivo modo di vedere il mondo non è il mondo. Questo per dire che non sempre quello che appare è, e non sempre quello che è, è così come appare. A parte il gioco di parole, questo significa semplicemente, che esiste un territorio reale e uno personale, interpretato in base a valori, aspettative, convinzioni, apprendimento, educazione, che creano le individuali percezioni ed interpretazioni della realtà. Si può, quindi, affermare che come la mappa è la raffigurazione verosimile di un territorio, così anche la realtà di ogni individuo è verosimile. Per cui ciascuno ha una sua “mappa” concettuale diversa, ma queste diversità, se accettate in modo pacifico, piuttosto che rappresentare condizioni di disagio e generare incomprensioni e conflitti, potrebbero essere, invece, elementi di ricchezza e di apertura mentale, in grado  di unire, permettendo il rispetto dei personali punti di vista ed insegnando a guardare insieme in una più giusta, condivisa direzione.

(Aprile 2024)

Napoli città gruviera

 

di Luigi Rezzuti

 


Il sottosuolo di Napoli è sempre a rischio crolli. Milioni di metri quadrati di vuoto, che attraversano,  con diversa profondità, quasi tutti i quartieri. Un’incredibile sequenza di vuoti. Si calcola che almeno il 50% dei napoletani vive ed opera sul vuoto. Solo nel quartiere Stella, ad esempio, c’è un vuoto quasi di quattro metri quadri per abitante. Altri vuoti sono stati rilevati nell’area di San Carlo all’Arena, e ancora all’Avvocata, a San Ferdinando a Chiaia, a San Lorenzo, a Posillipo, al Rione Sanità, ai Vergini, al Vomero, all’Arenella, a Capodimonte e nell’area tra il Corso Vittorio Emanuele e Chiaia.


E‘ lungo l’elenco delle voragini e sprofondamenti che si sono verificati negli ultimi anni a Napoli, da Posillipo a Secondigliano, da Fuorigrotta al Vomero: Ospedale Incurabili (2019), Vicoletto Sn Carlo a Miradois, Ospedale del Mare (2021), Via Orsi, Secondigliano, Posillipo, Via Campagna (2023), Via Solimena, Via Morghen (2024). Si tratta, per la maggior parte dei casi, di cedimenti causati da infiltrazioni d’acqua, per perdite della rete idrica, ma soprattutto della rete fognaria in quanto, secondo fonti attendibili, sono decenni che non è stata effettuata alcuna manutenzione. A tutto questo si aggiungano i vuoti per lo scavo della metrò, come quello del 2013 quando, per lavori  sbagliati  della metrò, si ebbe il crollo di Palazzo Gulvara di Bovino alla Riviera di Chiaia. Dulcis in fundo (si fa per dire) a San Martino c’è uno spazio oscuro nel sottosuolo, oscuro perché si conosce poco dell’intero cammino dell’acqua che attraversa il sottosuolo.

(Marzo 2024)

Il Vomero, il salotto di Napoli

 

di Luigi Rezzuti

 

Il Vomero, a fine 800, nel corso del risanamento, fu trasformato in una zona residenziale, pronta ad accogliere il ceto borghese. Quello che era un quartiere rurale, con le sue campagne, popolate da contadini, divenne agli inizi del 900 un riferimento di eleganza e di interesse culturale. Il Vomero e, in particolare Via Scarlatti, si presentavano come un’elegante zona residenziale, con bellissimi palazzi, ville, vie alberate, per il passeggio, e caffè. Nel tempo, poi, il quartiere collinare partenopeo si è trasformato anche in una delle aree commerciali più importanti della città. Infatti, negli ultimi cinquant’anni, è diventato meta degli appassionati dello shopping e di tutti gli amanti della moda e delle boutique ricercate. Via Scarlatti, insieme a Via Luca Giordano, è senza dubbio una delle principali arterie del Vomero ed è, oggi più che mai, la regina incontrastata dello shopping vomerese. Ha ospitato atelier di prestigio, fin dagli anni 70, ma ha conosciuto un maggiore incremento da quando, durante l’amministrazione Bassolino, è diventata area pedonale. A rendere questa via ancora più frequentata, non solo dai Vomeresi, è stata anche l’inaugurazione, negli anni Novanta, della Linea 1 della metropolitana, con una delle sue stazioni nella vicinissima Piazza Vanvitelli. Via Scarlatti si estende dalla Funicolare di Montesanto, stazione di Via Morghen, per intenderci, fino al Ponte di Via Cilea. Nel suo percorso rettilineo, a prescindere dalla svolta verso Via Cilea, incrocia la bellissima Piazza Vanvitelli, da un lato, e Via Luca Giordano, dall’altro. Un lungo, piacevole passeggio, dove poter trovare negozi come i grandi store, quali Zara, Piombo, Ovs, Coin, Piazza Italia, Cisalfa, Tezenis, Intimissimi, Kiko e Sephora. E non vanno dimenticate le antiche boutique nè i piccoli negozi artigianali, che hanno resistito alle crisi, preservando il fascino di quei luoghi. Insomma si ha l’imbarazzo della scelta e non solo sul fronte moda.

Via Scarlatti, infatti, va vissuta a pieno e sono meta obbligatoria per gli acquisti anche tutte le piccole stradine limitrofe, dove ci sono negozi che soddisfano i gusti più ricercati. Per una sosta intellettuale c’è, in Via Luca Giordano, una mega-libreria Mondadori, disposta su due piani. In Via Merliani c’è lo storico Varzi, un negozio minuscolo, dove è possibile trovare qualunque articolo di cartoleria, soprattutto i più stravaganti ed originali.

Vi si incontrano anche piccole gioiellerie, che hanno accompagnato diverse generazioni nei momenti più felici della vita, proprio alla fine di Via Scarlatti, il negozio Lunaria. E, ancora, lo storico Martone, riferimento per l’abbigliamento per bambini che, insieme a Florida, in Via Merliani, è un pezzo di storia del Vomero. Chi passeggia per Via Scarlatti trova, tra l’altro, negozi di giocattoli, ii nuovissimo LEGO e Vespoli Giocattoli che, più che un negozio, potrebbe essere definito un toys megastore. un locale molto grande, dove è possibile trovare un assortimento pressoché unico per tantissime fasce di età.

Se credete, però, che Via Scarlatti sia affascinante solo quando si affolla, nel pomeriggio, di tante persone che si dedicano a shopping e ad aperitivi, provate ad andare a passeggio al mattino, mentre la città si sveglia lentamente e si prepara a correre e a diventare caotica. Ebbene, questa strada può regalarvi un momento di pace e di relax nel cuore della città. Alberi, silenzio, negozi chiusi, ma vetrine sfavillanti, da cui gli occhi sono attratti per sbirciare e curiosare, piccoli ritrovi, con tavolini all’aperto, dinanzi ai quali trattenervi per gustare un fragrante caffè napoletano e un cornetto appena sfornato. Via Scarlatti è anche questo, il ritrovo dei Vomeresi o di chi è di passaggio ma vuole cominciare la giornata nel migliore dei modi. Ci si sente, avvolti da eleganza e silenzio e si avverte il desiderio di ritornarvi. Il forte richiamo di persone di qualunque età in questa strada non poteva non generare un fiorire di bar, caffetterie, gelaterie, ristoranti, pub e street food.

Negli ultimi dieci anni abbiamo assistito, infatti, ad un vero e proprio boom di piccoli e grandi locali, pronti ad un’offerta variegata, per tutte le esigenze, e adatta anche ai gusti più particolari. Chi si trattiene solo per un aperitivo o vuole sedere un po’ con i bambini per mangiare un panino, chi non vuole rinunciare alla pizza, chi prende un toast, prima di andare al cinema o al teatro, chi desidera cibi esotici trova tutto questo al Vomero.

Le strade del Vomero sono tutte dedicate e intitolate a grandi musicisti, artisti e compositori, che hanno arricchito la storia italiana. Lo stesso vale per la via oggi famosa per lo shopping ma che, a suo tempo, fu legata al nome del più grande compositore della musica barocca, il palermitano Alessandro Scarlatti. Vissuto a cavallo tra il ‘600 e il ‘700, Scarlatti fu considerato dai musicologi come uno dei più importanti rappresentanti della scuola musicale napoletana. Compose quasi 700 cantate, di cui circa 600 per voce solista, nella maggior parte per soprano. Fu il maggiore compositore d’opera italiano tra la fine del XVII e l’inizia del XVIII secolo. È stato il compositore di musica barocca per eccellenza, particolarmente famoso per le sue opere. In campo operistico è considerato uno dei fondatori della grande scuola musicale napoletana. Ci piace immaginare che, nell’atmosfera magica, che si respira a Via Scarlatti, sarebbe suggestivo poter ascoltare le cantate del compositore, mentre si passeggia.

Poteva mai mancare, nel salotto di Napoli, un giornale, che sprizzasse da tutti i pori il sano orgoglio del bel quartiere residenziale? Di certo no, non sarebbe stato possibile ed è così che, dall’idea della giornalista Marisa Pumpo Pica e di chi scrive (Luigi Rezzuti ndr) nacque, con autorizzazione del Tribunale di Napoli, n 65 del 12/10/2005, il periodico “IL VOMERESE”, che trovò subito un largo consenso tra i Vomeresi. E non solo, in quanto, nelle intenzioni dei fondatori, il giornale doveva, come accadde, “aprirsi al quartiere, senza per questo escludere uno sguardo più ampio verso ciò che avviene intorno, nella città, nella regione, nel Paese, nel mondo. Doveva essere, con tutta l’umiltà di una piccola testata, una realtà, grazie alla quale ci si apre al mondo.“ (Cfr. IL VOMERESE, articoli del direttore responsabile, nel suo primo numero su stampa e nel primo numero on line.) 

Accanto a nomi “storici“ della cultura partenopea, e vomerese in particolare, come Sergio De Luca, Bruno De Vito, Alberto Del Grosso, Lorenzo Donadio, Peppe Iannicelli, Luciano Galassi, Antonio La Gala, Michele Nardelli, Donato Pica, Romano Rizzo, Luciano Scateni, Anna Maria Schiano, Sergio Scisciot, Renato Sinno, Sergio Zazzera, hanno fatto sentire la loro voce, tanti altri collaboratori, di non minore spessore. Tra questi, Luciana Alboreto, Francesca Bruciano, Fabio Casamassima, Valerio Esca, Umberto Farese, Gianfranco Lucariello, Gabriella Pagnotta, Loredana Pica, Ilaria Rezzuti, Anna Maria Riccio, Maria Carla Rubinacci. Con loro, anche tanti altri giovanissimi giornalisti, di cui non abbiamo dimenticato il valore e che non citiamo, solo per comprensibili motivi di spazio. Per questi giovani talentuosi IL VOMERESE ha rappresentato “una palestra di giornalismo e di vita”, stando a quanto uno di essi ci scrisse in una lettera, molto bella, che riscaldò il nostro cuore, come un dono indimenticabile. Molti di loro, oggi, scrivono sulle maggiori testate cittadine e nazionali.

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Si fa presente che gli esercizi commerciali sono qui indicati unicamente allo scopo di rendere evidente l’evoluzione del Vomero anche sotto il profilo commerciale.

(Gennaio 2024)

A NAPOLI UN NATALE SENZA LUMINARIE

 

di Luigi Rezzuti

 


A Napoli il Natale ha un’atmosfera magica. I vicoli, le strade, i presepi, gli odori, le voci, le luci, le luminarie… vedere Napoli al buio per la prima volta al ponte dell’Immacolata, senza luminarie natalizie, è una brutta immagine che si accompagna alla totale assenza del governo della città. Perché non sono state messe le luminarie di Natale? Mancano i soldi? No, le casse comunali sono abbondanti, con tutti i turisti venuti a Napoli la tassa di soggiorno ha portato molto soldi che debbono essere impiegati proprio per l’immagine della città. Perché, allora, non è stata programmata a tempo l’installazione delle luminarie? Per mancanza di amore ed impegno per la città? ma forse non solo. Come mai il comune di Napoli non ha impiegato la somma cospicua messa a disposizione tempestivamente dalla camera di Commercio di Napoli? Perché non è stata fatta la gara di appalto per l’affidamento del servizio visto che la somma messa a disposizione era cospicua che lo imponeva? Corrisponde al vero che si è arrivati sotto sotto al Natale per non spendere quelle somme? Sono forse maldicenze, ma sta di farro che le luminarie non sono state installate. Se questo lo si poteva accettare quando si “friggeva il esce con l’acqua” per mancanza di soldi, ai tempi del “grasso che cola” tutto ciò è inaccettabile. Ma basta camminare per Napoli per rendersi conto di una città con un doppio volto, senza armonia ed anima: da una parte, i napoletani, il popolo, i turisti che sull’onda del riscatto di Napoli animano le strade, dall’altra parte un governo locale inesistente da ogni punto di vista dei servizi. E’ come un’orchestra sinfonica senza direttore d’orchestra. Chi l’ha visto il direttore? Ormai sembra una partita persa, il potere non è al servizio della città e del popolo. C’è buio a San Giacomo, come nelle strade di Napoli.

Adda passà ‘a nuttata, direbbe il Maestro.

(Dicembre 2023)

MERCATINI DI NATALE

 

di Luigi Rezzuti

 


La magia dei mercatini di Natale, si sa, incanta grandi e piccini: non c’è niente di più bello che lasciarsi travolgere dall’atmosfera colma di luci, colori e profumi incredibili, che ci ricordano la nostra infanzia.

Ma per vivere un’esperienza ancora più speciale, ora alcuni mercatini si possono raggiungere in treno.

Il viaggio lento per eccellenza diventa così non soltanto un modo per   arrivare a destinazione, ma per iniziare a respirare l’aria magica natalizia ancor prima di scendere dal vagone.

Visto che il Natale si avvicina, il treno storico per i mercatini del Trentino diventa un’ottima idea per visitare questi posti tra le montagne innevate.

I mercatini di natale di Trento sono una vera istituzione: centinaia di bancarelle, ospitate all’interno delle tradizionali casette di legno, propongono prelibatezze tipiche natalizie, prodotti d’artigianato e tante idee regalo da cui lasciarsi conquistare.

Non mancano, poi, la Casa di Babbo Natale per intrattenere i più piccini e il Trenino di Natale, che attraversa il centro storico illuminato con mille festoni colorati.

Quest’anno abbiamo profittato della possibilità di andare alla scoperta dei mercatoni di Trento, senza bisogno di raggiungerli in auto.

Abbiamo raggiunto Milano on treno e dalla stazione di Milano Centrale siamo saliti a bordo di un convoglio costituito da carrozze anni ’60 e ’70, che ci hanno condotto alla scoperta di paesaggi naturali meravigliosi.

 E’ impossibile non rimanere stupefatti davanti ai meravigliosi colori della natura e con l’inverno e delle prime nevicate il panorama si fa decisamente affascinante e l’atmosfera più magica.

Ecco dunque il treno ci porta tra i più bei mercatini natalizi della zona, con oltre 200 espositori provenienti da ogni angolo della regione che in occasione del Natale, si veste a festa e diventa un paradiso per grandi e piccini che affollano le vie del centro storico tra 160 casette dal tettuccio rosso che propongono migliaia di articoli e di prodotti enogastronomico da assaporare, ma anche tanti spettacoli e concerti.

(Dicembre 2023) 

LOTTA AL GIOCO PATOLOGICO

AL VIA L’OSSERVATORIO REGIONALE IN CAMPANIA

EGP-FIPE: “BENE COINVOLGERE GLI OPERATORI DELLA FILIERA NELL’ATTIVITÀ DI PREVENZIONE. RIBADIAMO IL NOSTRO IMPEGNO ANCHE A LIVELLO NAZIONALE”

 

di ANNAMARIA RICCIO

 

Formulare indirizzi e proposte alle istituzioni regionali per prevenire e curare il Disturbo da Gioco d’Azzardo, chiamando in causa per la prima volta a livello nazionale tutti gli attori coinvolti: delegati degli organi di Governo e consiliari, ASL regionali, ANCI, terzo settore sociale, concessionari e operatori dei giochi pubblici. Nasce con questo obiettivo l’Osservatorio regionale dedicato allo specifico tema, insediatosi in questi giorni presso il Consiglio Regionale della Campania come previsto dalla L.R. 2 del 2020.

“La Legge regionale Campania colma finalmente un vuoto, quello della partecipazione degli operatori di filiera nella programmazione di politiche attive e nella definizione di strumenti efficaci per la prevenzione e il contrasto delle dipendenze e del gioco minorile.” – dichiara il Presidente di EGP-FIPE, Emmanuele Cangianelli, rappresentante nell’Osservatorio delle organizzazioni di filiera di Confcommercio

“Con l’avvio dei lavori dell’Osservatorio e l’azione della Giunta regionale – prosegue Cangianelli – confidiamo in un miglioramento complessivo dell’offerta di gioco, mantenendo un solido perimetro di legalità nel settore e diffondendo, tra consumatori e operatori, la cultura del gioco responsabile e consapevole. Opportunità come questa, nate per mettere insieme diversi punti di vista e garantire un approccio multidisciplinare, sono fondamentali per ottenere risultati significativi.”

“Crediamo sia un segnale importante, che arriva proprio nel momento in cui, anche a livello nazionale, ci si appresta a riordinare il settore; – conclude il Presidente di EGP-FIPE –   È quanto mai prioritario rivedere gli attuali strumenti di prevenzione (come i distanziometri e le eccessive limitazioni orarie per alcuni prodotti di gioco) che, anche secondo autorevoli società scientifiche nazionali, non sembrano avere effetti positivi sui giocatori problematici. Dobbiamo orientarci su soluzioni nuove, come l’autoesclusione dal gioco. Solo così si possono valorizzare le responsabilità degli esercenti, creare opportunità di comunicazione sociale e supportare concretamente i soggetti problematici. Parallelamente, resta necessario mantenere sempre molto alta la guardia sul divieto di gioco ai minori.”

EGP (Associazione Italiana Esercenti Giochi Pubblici) è l’Associazione Nazionale di Categoria della FIPE, Federazione Italiana Pubblici Esercizi di Confcommercio-Imprese per l’Italia, che tutela gli interessi economici, professionali e morali degli esercenti specializzati nell’offerta dei giochi pubblici ed in particolare operanti in Gaming Hall, le sale specializzate per l’offerta del Bingo e degli altri giochi con vincita in denaro regolamentati. L’Associazione è controparte datoriale, con le Organizzazioni Sindacali nazionali più̀ rappresentative, dell’Accordo Nazionale di Lavoro per i dipendenti delle Gaming Hall, parte speciale del CCNL del settore dei Pubblici Esercizi: il più̀ esteso accordo di lavoro nel settore del gaming. Tra i suoi principali obiettivi: il contrasto al gioco illegale; la tutela dei circa 11.000 punti vendita «specializzati» (sale bingo, negozi scommesse, sale giochi), nei quali lavorano oltre 60.000 dipendenti; la promozione e la qualificazione, con FIPE, delle reti distributive dei giochi pubblici nei punti vendita non specializzati (bar, ristoranti, stabilimenti balneari ed altri luoghi di intrattenimento), ad oggi oltre 35.000 in Italia; l’impegno a elevare gli standard di qualità̀ e professionalità̀ in tutti gli esercizi, quali presidi di legalità̀, promuovendo la cultura di un gioco responsabile per prevenire lo sviluppo di dipendenze patologiche e contrastare efficacemente il gioco illegale.

(Ottobre 2023)

Summit su intelligenza artificiale a Pollica

 

di Annamaria Riccio

 

 Al via la quarta edizione del “pollica summer workshop”: 150 fisici teorici provenienti da tutto il mondo si confrontano su intelligenza artificiale e materia oscura

Un mese di appuntamenti nel Comune cilentano, sede del Pollica Physics Centre

Ventuno i Paesi partecipanti. Il progetto è supportato da Regione Campania, Comune di Pollica, Università degli Studi di Napoli Federico II, Università degli Studi di Salerno e INFN - Istituto Nazionale di Fisica Nucleare

Martone (Presidente PPC): “La nostra iniziativa cresce anno dopo anno, anche grazie al supporto dei nostri partner. Il Mezzogiorno sempre più punto di riferimento per la fisica teorica, la disciplina che indaga sui misteri dell’Universo”

 

Torna l’appuntamento con il Pollica Summer Workshop, promosso e organizzato dal neocostituito Pollica Physics Centre. Nel Comune cilentano, dalla fine di maggio, si riuniranno circa 150 fisici teorici, provenienti da ventuno Paesi del mondo, per confrontarsi e studiare i misteri dell’Universo, con occhi ben aperti su uno dei principali temi di attualità: l’intelligenza artificiale e i suoi risvolti sul mondo degli studi fisici e matematici.

Tre le sessioni di studio in programma presso il Castello dei Principi Capano: At the interface of Physics, Mathematics and Artificial Intelligence" (29 maggio - 2 giugno), New connections between Physics and Number Theory (5-26 giugno) e Self-Interacting Dark Matter: Models, Simulations and Signals (19-30 giugno).

L’evento, supportato da Regione Campania, Comune di Pollica, Università degli Studi di Napoli Federico II, Università degli Studi di Salerno e INFN- Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, vedrà la partecipazione di studiosi provenienti da varie parti del mondo

Obiettivo dell’iniziativa è far incontrare fisici teorici e sperimentali che condividano una tendenza all'interdisciplinarità, nonché l'intenzione di investigare le connessioni tra teoria ed esperimento per riuscire a risolvere alcuni dei principali misteri dell’Universo.

“Siamo molto orgogliosi del progetto che stiamo costruendo, grazie al supporto di una straordinaria rete di partner – commenta Mario Martone, presidente del Pollica Physics Centre e docente di Fisica TeoricaKing’s College di Londra -. Anno dopo anno, il Pollica Summer Workshop cresce e si afferma quale evento di rilievo tra gli studiosi di tutto il mondo, basti confrontare i numeri 2023 con quelli dello scorso anno con 80 partecipanti e 15 Paesi coinvolti. 

Pollica consolida il ruolo di Comune a vocazione internazionale, aperto al confronto e alle scienze. Una scelta, quella di portare nel Mezzogiorno un centro specializzato sulla fisica teorica, che si sta dimostrando vincente e ci incoraggia a fare sempre di più e meglio”.

Modellato sulle esperienze internazionali dell’Aspen Center For Physics in Colorado e del Kavli Institute for Theoretical Physics in California, l’idea del Pollica Physics Centre prende vita nel 2015 dall’idea di tre giovani fisici italiani che hanno ideato il ciclo di conferenze e il progetto del Centro Studi: Martone, Angelo Esposito, professore presso La Sapienza, e Chiara, ricercatrice ad Harvard. Oggi il Comitato Direttivo si completa con le esperienze di Mauro, docente presso La Sapienza, e Pietro, che insegna al King’s College di Londra.

“Torna il Pollica Summer Workshop, portando in Campania il dibattito scientifico mondiale su temi di grande attualità e interesse per le future applicazioni industriali e gli scenari di sviluppo.

Un appuntamento unico e strategico che attrae 150 fisici teorici provenienti da oltre 20 paesi, agendo da catalizzatore per la diffusione della scienza e la valorizzazione della ricerca campana, che vede la “fisica” posizionarsi tra le aree di eccellenza” commenta Valeria Fascione, assessore Ricerca, Innovazione e Startup della Regione Campania.

“Il Pollica Summer Workshop è un appuntamento scientifico di grandissimo rilievo – aggiunge il sindaco di Pollica, Stefano Pisani – che insieme ad altri momenti di ricerca e studio che stabilmente ospitiamo a Pollica, stanno trasformato la nostra terra in un laboratorio naturale che da culla degli studi sulla longevità e patria della dieta mediterranea prova a diventare un modello di futuro delle aree marginali. Siamo felici di essere diventati un punto di riferimento internazionale per gli scienziati di tutto il mondo, che qui troveranno numerosi stimoli per alimentare le loro ricerche e studi”.

"Nell’ambito della Fisica Teorica si è assistito negli ultimi decenni al nascere di nuove istituzioni scientifiche che si pongono come un “superamento” dell’affiliazione a uno specifico Ateneo e si configurano come luoghi “neutri” che consentono a fisici teorici di ritrovarsi per discutere di temi attuali della fisica fondamentale in una modalità “aperta” e “dialogante”, come accade presso il Galileo Galilei Institute dell’INFN. – spiega Franco Pezzella, Ricercatore INFN, sezione di Napoli - In questo contesto si inserisce il Pollica Physics Centre che si propone di realizzare questa finalità nel cuore del Mezzogiorno, a Pollica. L’impatto di tale iniziativa sulle comunità scientifiche locali, ad esempio Federico II, Università degli Studi di Salerno, INFN, è indiscutibile Sono stato onorato di aver fatto parte del Comitato Organizzatore relativo al primo dei workshop di quest’anno e sono grato al Presidente del Pollica Physics Centre per tale coinvolgimento. Il titolo del workshop “At the interface of Physics, Mathematics and Artificial Intelligence” denota un ulteriore obiettivo del Centro studi: connotare le attività promosse con un carattere di interdisciplinarietà. Promuovere nuove direzioni inesplorate costituisce una delle più avvincenti prerogative del PPC".

Riconoscere che il Mezzogiorno continua ad essere una fucina di talenti riempie di orgoglio ma ancora una volta fa riflettere sulla fuga di cervelli dalle aree meridionali verso strutture più idonee a incrementare lo studio e le potenzialità di queste menti.

(Giugno 2023)

LA LUNGA STORIA DEL PONTE SULLO STRETTO

 

 a cura di Luigi Rezzuti

 

Il Ponte sullo Stretto ancora non c’è ma è già costato 300 milioni di euro. Sono i soldi spesi per tenere in vita lo stretto di Messina S.p.A., nata 42 anni fa per costruire la grande opera mai realizzata. Una società partecipata tra Stato e Anas messa in liquidazione, ma mai definitivamente chiusa, che l’esecutivo vuole risvegliare con il recupero del progetto del 2012, per collegare la Sicilia e la Calabria con il rinomato ponte. Malgrado le promesse del governo Craxi, lo scoppio di Tangentopoli fa accantonare il progetto, fino a quando non viene recuperato dal leader di Forza Italia: nel 2005, la costruzione dell’opera è affidata a Impregilo, che vince la gara con un’offerta di 3,88 miliardi di euro e nel 2006 firma il contratto. Berlusconi perderà, però, le elezioni a vantaggio di Romano Prodi, che dichiarerà il ponte “inutile e dannoso”. L’esecutivo cade dopo soli due anni e, nonostante il ritorno a Palazzo Chigi del Cavaliere, il progetto subisce un altro stop per la crisi dei debiti sovrani, fino ad essere accantonato definitivamente dal governo tecnico di Mario Monti, che mette in liquidazione la Stretto di Messina S.p.A. Come ricordato da Repubblica, tra stipendi, contenziosi e manutenzioni, la partecipata è costata, ad oggi, 300 milioni di euro, più gli eventuali 700 milioni chiesti da consorzio Eurolink, guidato dall’ex Impregilo, per il risarcimento danni dopo la cancellazione del progetto. Quello recuperato oggi, dal governo Meloni, dovrebbe prevedere la costruzione di una sola campata di 3,3 chilometri di lunghezza, per un costo complessivo di 7 miliardi di euro. Ma per trovare il punto d’origine del percorso non basta spingersi agli anni del dominio politico berlusconiano e nemmeno alla lunga era della Prima Repubblica, bensì – e potrebbe sembrare incredibile – agli anni delle guerre puniche. Lo storico Strabone narra, infatti, che il primo ad avere realizzato un collegamento per l’attraversamento dello Stretto di Messina fu il console romano Lucio Cecilio Metello nel 250 a.C., con l’obiettivo di agevolare il trasferimento sulla penisola di un centinaio di elefanti, catturati e sottratti dalle legioni romane ai Cartaginesi di Asdrubale nella battaglia di Palermo. Secondo Strabone, Lucio Cecilio Metello “radunate a Messina un gran numero di botti vuote le fece disporre in linea sul mare, legate a due a due, in maniera che non potessero toccarsi o urtarsi. Sulle botti formò un passaggio di tavole, coperte da terra e da altro materiale e fissò parapetti di legno ai lati affinché gli elefanti non avessero a cascare in mare.”

Il 16 marzo 2023 via libera al Ponte sullo Stretto “E’ una giornata storica non solo per la Sicilia e per in la Calabria ma per tutta l’Italia, il via libera del Consiglio dei ministri al decreto per il Ponte sullo Stretto che unisce la Sicilia al resto d’Italia e all’Europa, un’opera che verrà certificata dai più grandi ingegneri delle migliori università italiane e internazionali. Stiamo sbloccando cantieri ovunque, avremo l’alta velocità in Sicilia e in Calabra, avremo il ponte a campata unica più bello, sicuro e green del mondo” ha commentato il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini. A decreto approvato ci sono stati gli annunci festanti del leader di Forza Italia, Berlusconi, uno dei principali sponsor del progetto.

Il testo, che ha ottenuto l’ok in Consiglio dei ministri, consente l’immediato riavvio dell’iter di progettazione e realizzazione dell’opera. Si ripartirà dal progetto definitivo che venne approvato nel 2011, quello del ponte sospeso più lungo al mondo (3,2 chilometri), che verrà aggiornato e adattato alle nuove norme in materia tecnica, ambientale e di sicurezza. Il ruolo cardine lo avrà lo Stretto di Messina S.p.A., partecipata da Rfi, Anas, le Regioni Sicilia e Calabria e il Ministero dell’economia. Il ministro, leader leghista, Matteo Salvini, ha dichiarato che “si tratta di un’opera fortemente green: consentirà di ridurre l’inquinamento di anidride carbonica, oltre a permettere un consistente risparmio di tempo e denaro a tutti coloro che devono attraversare lo stretto. Infine, sarà motivo di grande attrazione turistica”. “Già 20 anni fa, con il mio governo, avevamo pronto il progetto” ha scritto il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi sulle sue pagine social – un’opera strategica che si sarebbe realizzata se la sinistra non fosse intervenuta con la politica dei no. Questa volta non ci fermeranno, sarà un ponte che collegherà la Sicilia non solo alla Calabria, ma anche all’Italia e all’Europa intera; con il nuovo collegamento si metterà in moto un volano per l’economia siciliana che garantirà occupazione a più di centomila persone e la Sicilia potrà così diventare una base per la logistica dei trasporti internazionali in arrivo dal Mediterraneo. E’ un’altra promessa agli italiani che siamo finalmente in grado di mantenere”.

Ed effettivamente, basta riavvolgere il nastro della storia per constatare come il dibattito sulla costruzione del Ponte sullo Stretto non nasca certo oggi.

(Maggio 2023 - Gli articoli vengono riprodotti quali ci sono pervenuti)

TUTTA L’ITALIA TREMA

 

di Luigi Rezzuti

 

Tutta l’Italia trema, da Nord a Sud, dal Mar Tirreno all’Adriatico e non solo, anche in Turchia c’è stato un forte terremoto che ha provocato migliaia di feriti e morti. Il nostro paese, a differenza degli altri, è geologicamente giovane, quindi pi soggetto a tutti i rischi sismici, idrogeologici e vulcanici. Nel corso del nuovo anno, sono state registrate nuove scosse di terremoto, a distanza di poche ore l’una dall’altra e, soprattutto in diverse zone del nostro paese. La situazione potrebbe apparire piuttosto seria e preoccupante. Cosa sta succedendo? Ma soprattutto dove sono avvenute le altre scosse? Una scossa di terremoto di magnitudo 3.7 è stata avvertita in alcune città delle Marche e dell’Emilia-Romagna intorno alle 8 del mattino di giovedì 12 gennaio, dopo quella di magnitudo 2.4 avvenuta 10 minuti prima. La terra ha poi tremato anche in Puglia, in provincia di Foggia. Un terremoto di magnitudo 3.1 era stato registrato nella notte nel Cesenatico, avvertito fino a Firenze. Il 9 marzo, con magnitudo 5.3, è stato avvertito in provincia di Perugia e, nello steso giorno, un’altra scossa è stata avvertita a Campobasso e in Grecia. Complessivamente nel 2023 sono stati registrati 437 eventi sismici con magnitudo tra 2.0 e 5.0. Per questo il Cng ha tenuto una conferenza stampa dal titolo “Rischio sismico e dissesto idrogeologico: quali inadempienze, quali criticità, quali soluzioni? Un incontro che ha voluto fare il punto sulla situazione, in relazione a ciò che sta succedendo in tutta Italia. Il presidente del Cng auspica di imboccare con decisione la strada della prevenzione civile: “Dobbiamo garantire la messa in sicurezza del nostro Paese, non possiamo avere un territorio sicuro se non sappiamo cosa abbiamo sotto i piedi” In particolare, sul completamento della Carta geologica d’Italia, il cosiddetto progetto Carg, avviato nel 1988 e mai portato a termine. Ma veniamo a noi, la terra trema quasi tutti i giorni nei Campi Flegrei. Negli ultimi mesi le scosse sono aumentate e preoccupano la popolazione residente. Gli ultimi eventi di un certo rilievo hanno svegliato i cittadini di Pozzuoli, Pianura e quartieri limitrofi. L’attenzione è massima e la situazione sismica è costantemente monitorata. In un’intervista il prof. Mauro Antonio Di Vito, direttore dell’Osservatorio Vesuviano, autore di diverse ricerche sulla geologia dei Campi Flegrei e del Vesuvio, ha dichiarato: “I segnali che registriamo sono molti, ancor più di quelli che si avvertono. Addirittura c’è un arretramento della linea di costa che avviene con la velocità di quindici millimetri al mese, le aree maggiormente interessate sono quelle dal Rione Terra ed il lungomare di Via Napoli” Nelle ultime settimane si sono susseguiti diversi eventi, avvertiti in maniera forte dai residenti. Gli eventi sono di bassa energia ma molto superficiali per cui sono amplificati appunto dalla vicinanza e sono maggiormente avvertiti dalla popolazione. Data la sismicità superficiale, alcuni fenomeni addirittura si verificano ad un centinaio di metri sotto le case e questo genera sicuramente maggiore percezione. L’attuale fase bradisismica può essere paragonabile a quella avuta nel biennio 1982-84 che pure generò molte preoccupazioni. In quel periodo il suolo si alzò di un metro e ottanta in soli due anni e fu necessaria una seconda banchina per l’attracco dei traghetti. I Campi Flegrei sono ad un livello di attenzione giallo, secondo il piano preparato dalla Protezione civile. Il problema è far capire che i puteolani sono su un vulcano con attività evidente. Ci preoccupa, però, anche e soprattutto il Vesuvio. Infatti, durante il mese di febbraio 2023, l’attività del Vesuvio ha registrato 43 terremoti con magnitudo 1.7. Di questi 4 eventi hanno avuto una magnitudo minore di 1.0, confermando un livello di attività sismica generalmente di bassa energia. Nel complesso, è stato possibile localizzare 33 terremoti, ubicati prevalentemente in area craterica, con profondità fortemente concentrate nel primo chilometro e una profondità massima di cira 3.0 Km. Le misure termografiche effettuate in area craterica hanno mostrato un andamento stazionario della temperatura massima. Le analisi geochimiche, effettuate sul bordo del cratere, non evidenziano variazioni. Tuttavia, come mi diceva un mio amico geologo, non dobbiamo preoccuparci più di tanto della lava, dei lapilli e del fumo, ma di un probabile scoppio del Vesuvio in quanto la bocca è totalmente ostruita.

(Aprile 2023)

I GIOVANI SI DIMETTONO DAL LAVORO

 

di Annamaria Riccio

 

LAVORO, È ALLARME “QUIET QUITTING” TRA I GIOVANI: IL 74% VUOLE CAMBIARE AZIENDA. DAGLI ESPERTI ECCO I 7 CONSIGLI PER TRATTENERE I TALENTI

“Da grande voglio fare il posto fisso” diceva il piccolo Zalone in un suo noto film. E la trama verteva tutta sul tenerselo ben stretto da adulto, il suo posto di lavoro, a costo di qualsiasi sacrificio. Attualmente i sondaggi sembrano sovvertire quello che è stato l’obiettivo dei tanti o per lo meno, la maggior parte della generazione Boomer.

“.È davvero questo il posto giusto per la mia crescita professionale?” Quante volte in tempi recenti abbiamo sentito o ci siamo posti questa domanda. I dati diramati dal Ministero del Lavoro confermano che la percentuale di chi ha risposto “No” sta continuando a crescere: in Italia nei primi 9 mesi del 2022 le dimissioni volontarie sono aumentate del 22% rispetto all’anno precedente, arrivando a 1,66 milioni. Ancor più recente, ma altrettanto importante, è il fenomeno del “Quiet Qutting”, una sorta di abbandono necessario motivazionale da parte dei dipendenti verso il proprio incarico che consiste nel lavorare nei tempi e nei modi indicati dal contratto, senza coinvolgimento emotivo e senza assumersi responsabilità che vadano oltre l’essenzialità delle mansioni.

È evidente che anche per le imprese italiane ripensare i processi di assunzione e trattenere i talenti è diventata la priorità principale: in qual modo è possibile offrire ai dipendenti un’opportunità di sviluppo professionale così da farli rimanere più a lungo all'interno di un'organizzazione? Secondo gli esperti del settore una soluzione può essere rappresentata da nuovi trend internazionali grazie ai quali le aziende riescono a ricollocare al proprio interno, con diversi compiti e responsabilità, risorse che avevano intenzione di abbandonare l’azienda per “nuovi lidi” tramite programmi di upskilling e formazione.

Diversi studi confermano, infatti, che i dipendenti a cui viene data la possibilità di un nuovo incarico all’interno dell’organizzazione hanno una probabilità 3,5 volte maggiore di rimanere in azienda. Se, prima della pandemia, solo il 16% dei processi di selezione si concludeva con la riqualificazione di una risorsa interna, a partire dal 2021 la “talent mobility” aziendale è arrivata a pesare quasi il 20% delle selezioni. Si tratta di una piccola crescita (+25%) ma è il segnale che qualcosa sta cambiando.

Occorre però anche fare attenzione a quelli che potrebbero essere gli aspetti negativi della mobilità interna. C’è la possibilità, infatti, che si verifichino dei malumori interni danneggiando il morale del team: altri dipendenti potrebbero sentirsi tagliati fuori dall’azienda per il fatto che sia stato scelto un altro candidato o, peggio ancora, potrebbero pensare che si tratti di favoritismo. Per questo è importante, nella dinamica della selezione, avere dei criteri di valutazione il più possibile chiari e trasparenti, favorendo quanto più possibile l’engagement dei dipendenti: 2 aziende su 3 (63%) affermano che mantenere i dipendenti è, in realtà, più difficile che assumerli. I numeri non sono migliori anche in merito al coinvolgimento dei dipendenti nelle aziende, visto che solo 2 su 10 si sentono coinvolti nel proprio lavoro, costando alle organizzazioni circa 500 miliardi di dollari all’anno. Emerge altresì che i lavoratori avvertono il timore di non rimanere competitivi nel mercato del lavoro restando a lungo all’interno della stessa azienda.

Vediamo allora quali sono i 7 consigli secondo gli esperti di Zeta Service Individua per valorizzare la mobilità all’interno delle aziende: è importante notare che questi suggerimenti non sono validi per tutte le organizzazioni, ma occorre adattarli alle esigenze e alla cultura specifica di ogni azienda.

  1. YOUR PATH – Ogni ruolo, all'interno dell'organizzazione, dovrebbe avere percorsi chiari verso lo sviluppo futuro delle proprie competenze professionali. I dipendenti dovrebbero essere in grado d’identificare le loro prossime opportunità all'inizio della loro carriera per creare piani di sviluppo con i manager.
  2. ASSESSMENT – È una valutazione del personale sul potenziale presente in azienda, sulle competenze e sulle carenze all’interno dell’organizzazione. Questa particolare metodologia può includere interviste con dipendenti e leader aziendali, valutazioni dei processi e dei prodotti e altre attività.
  3. SUCCESS STORY E SUCCESSION PLAN – Riconoscere e premiare i dipendenti che sono riusciti positivamente a ricoprire nuovi ruoli all'interno dell'azienda e condividere le loro storie per ispirare gli altri: evidenziare questi successi permette di creare motivazione sviluppando una cultura inclusiva.
  4. HUMAN & TECH MANAGEMENT – Sfruttare la tecnologia e lo storytelling per facilitare la mobilità interna: utilizzare i processi di job posting interno trasparenti ed efficaci, portali self-service e altri strumenti digitali per aiutare i dipendenti a trovare e candidarsi. Proporre eventi in presenza e momenti di informazione e di confronto, rispetto alle nuove posizioni aperte in azienda. 
  5. PROGRAMMI DI FORMAZIONE E UPSKILLING– Costruire un programma di formazione e sviluppo delle competenze per le risorse presenti in azienda Così sarà possibile migliorare le prestazioni dei dipendenti, acquisendo nuove conoscenze e accrescere l’engagement nei confronti dell’organizzazione.
  6. TALENT MOBILITY CULTURE – Comunicare l'importanza della mobilità interna: assicurarsi che i dipendenti siano consapevoli delle opportunità a loro disposizione all'interno dell'azienda e che comprendano i vantaggi (sia finanziari, sia altre tipologie di benefit) per perseguire tali opportunità.
  7. START FROM THE TOP – Occorre assicurarsi che i manager siano consapevoli delle capacità e dell'esperienza dei membri del loro team e cerchino attivamente opportunità per sfruttare quel talento all'interno dell'organizzazione: la spinta verso la mobilità interna deve venire dall'alto.

(Marzo 2023)

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