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Ma da un presagio d'ali   All'Aleph, Roma, venerdì 7 aprile, alle ore 17.30,  presentazione del libro di Donatella Costantina Giancaspero Ma da un...
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SALUTE E BENESSERE  Con Iasa a lezione di stile di vita sano tra alimentazione corretta e sport   di Claudia Bonasi   Continuano gli appuntamenti...
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GIUSEPPE ANTONELLO LEONE   Giuseppe Antonello Leone, pittore scultore ceramista e poeta, è nato il 6 luglio 1917 a Pratola Serra ed è morto a Napoli...
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GENNARINO DERUBATO DA UN BAMBINO   di Luigi Rezzuti   Gennarino sperava di godersi una stupenda mattinata sugli scogli di Mergellina, accompagnando la...
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 SPIGOLATURE   di Luciano Scateni   I “no” degli omofobi   Il becero ribellismo della Lega Nord carica Salvini di odio sociale e non ci vuole il...
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SERGIO ZAZZERA, Broccolincollina. Fatti, figure e luoghi della collina vomerese (Napoli, Cuzzolin, 2016), pp. 200, €. 13,00.   recensione di Mimmo...
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LA SAGRA DELLA CASTAGNA   di Luigi Rezzuti   Ottobre e novembre sono i mesi delle castagne e la nostra Regione offre l’imbarazzo della scelta per...
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I PONTI DEL 2019

 

di Ilaria Rezzuti

 

Un nuovo anno è arrivato e vogliamo divertirci a suggerire ai lettori de “ILVOMERESE” qualche accattivante weekend o vacanza breve.

GENNAIO. La prima settimana dell’anno, che va da martedì 1 a domenica 6 gennaio, comprende sei giorni nei quali si può optare per la classica settimana bianca. Chi invece  preferisce qualcosa di più esotico può optare per Marrakech.

FEBBRAIO E MARZO. Questi mesi non offrono particolari opportunità di staccare dal lavoro. In mancanza di ponti e festività, si possono sfruttare i fine settimana per godere delle divertenti sfilate di Carnevale, da nord a sud del nostro paese.

APRILE. La Pasqua arriva molto tardi rispetto all’equinozio di primavera. Cade dunque domenica 21 aprile 2019, quando, almeno sulla carta, la stagione dovrebbe garantire temperature piacevoli. La vicinanza   del 25 aprile, festa della Liberazione, invoglia a prendere qualche giorno di ferie e a ritagliarsi, quindi, otto giorni di vacanza, da sabato 20 a domenica 28 aprile.

MAGGIO. Appena rientrati al lavoro è già tempo di ripartire … il 1° maggio cade di mercoledì, per cui attaccando questo giorno al successivo fine settimana si possono avere fino a cinque giorni di vacanza. Dove andare? Scegliere le isole del golfo; Capri, Ischia e Procida e iniziare a prendere la prima tintarella.

GIUGNO – LUGLIO. L’unica festa di questi mesi è quella del 2 giugno (Festa della Repubblica) che, purtroppo quest’anno cade di domenica. Niente ponte, quindi, ma i due giorni si possono sfruttare per andare al mare.

AGOSTO. Tutti al mare a mostrar le c……. chiare.

SETTEMBRE – OTTOBRE – NOVEMBRE. Non ci sono festività particolari, ma ogni fine settimana è ricco di stimoli per quanto riguarda la tradizione italiana: per due mesi ininterrotti si susseguono, in ogni regione, le sagre dei funghi porcini, del tartufo e delle castagne,. Si arriva così a novembre: la festa di Tutti i Santi, il 1° novembre, cade di venerdì. Weekend,   dunque, con tre giorni per fare un viaggetto.

DICEMBRE. L’anno si chiude, come sempre, con le  festività natalizie: si comincia l’8 dicembre (festa dell’Immacolata Concezione) che è l’ideale per visitare i mercatini di Natale. La festa più attesa è però il Natale: nel 2019  il 24, 25, 26 sono rispettivamente un  martedì, un mercoledì e un giovedì, che, con il ponte del venerdì, si possono unire al fine settimana ed avere, così, cinque giorni di festa.

(Gennaio 2019)

NATALE A NAPOLI

 

di Luigi Rezzuti

 


Natale è alle porte e,  come ogni anno, si pone il dilemma: albero di Natale, con i suoi lampioncini, i nastri, i fili d’oro e d’argento, le luci colorate o il Presepe,  che ci fa rivivere i giorni più belli della nostra infanzia, con i Re Magi, Gesù Bambino, la Madonna, San Giuseppe, gli angioletti e gli altri personaggi, come lo zampognaro, il pescatore, le contadine, la lavandaia.

Natale col presepe è magia, è incanto, è poesia;  pensando, poi, allo scempio di teneri alberelli, sacrificati per addobbare le case durante le festività natalizie, i più saggi decidono per il presepe che, senz’altro, rende l’atmosfera di questi giorni di festa più calda, più familiare rispetto ad un semplice, freddo alberello di pino.

In questo periodo, senza accorgercene, diventiamo più frenetici, si fa shopping per acquistare regalini, giocattoli per i bambini, addobbi natalizi e tant’altro.

Già con largo anticipo i negozi dei cinesi propongono i loro articoli natalizi.


Un gran bazar di luci, decori, abeti finti, piccoli “babbo Natale” palline colorate, rami luminosi, pastori. Il tutto a prezzi assolutamente competitivi a differenza, per esempio, dei pastori di San Gregorio Armeno, che sono, senz’altro,  più belli ma molto costosi.

È superfluo dire che le botteghe dei commercianti dagli occhi a mandorla,  anche   se non ci sono molte novità rispetto agli anni scorsi, sono già peni di acquirenti e  di commercianti, dediti a fare scorta di luci intermittenti, palline colorate, decori , per poi, a loro volta, rivenderli nei propri negozi.

Napoli: una città dai mille volti. In occasione del Natale, tutto il centro storico della città partenopea si anima e si veste “a festa”, offrendo l’opportunità di scoprire i suoi tradizionali mercatini di Natale.

La maggiore affluenza si ha nel Decumano Maggiore e nei vicoletti, ma è a via San Gregorio Armeno che si deve andare per assaporare appieno lo spirito del Natale napoletano.

È questa, infatti, la famosa via degli artigiani del presepe, dove si trovano le principali botteghe, che realizzano elaborazioni scenografiche dei personaggi del presepe, realizzati rigorosamente a mano.

Una caratteristica di via San Gregorio Armeno è quella di essere aperta tutto l’anno alla preparazione delle statuine.

Ai pensierini da mettere sotto l’albero, invece, ci pensano i Mercatini di Natale, esclusivamente durante l’Avvento, con la produzione artigianale d’eccellenza.

Se diciamo Mercatini di Natale il pensiero corre a delle vie piene di bancarelle, che espongono oggettistica di ogni tipo.

A Napoli i Mercatini di Natale sono da visitare almeno una volta nella vita perché regalano uno spaccato della città.

I personaggi del presepe napoletano, che si possono trovare in giro per i mercatini, non rappresentano soltanto i classici componenti del presepe, come Gesù Cristo, la Madonna, i Magi, i pastori ma anche personaggi che sono al limite del profano: grandi calciatori, divi dello spettacolo e, ovviamente, anche tutti i nostri politici.

Però, nei giorni che precedono il Natale, durante tutta la settimana, di solito ci si dedica solo ed esclusivamente alla spesa del cenone: pesce, capitone o anguille, frutti di mare etc.

Questa festività è tutta un’esplosione di gioia, che riesce, per qualche giorno, a farci dimenticare i problemi quotidiani.

(Dicembre 2018)

Il governo migliore è la speranza

 

di Annamaria Riccio

 

Affidiamo i nostri desideri agli eventi del futuro. Viviamo pensando che il dopo sarà la soluzione a tutti i problemi: dopo il Natale, dopo le vacanze, dopo il matrimonio, dopo le elezioni…dopo…dopo…dopo…

Siamo sul filo della decisione di una manovra economica, che finora ha dato parvenza di un radicale  stravolgimento dell’intero sistema pensionistico e lavorativo. Il tutto guardato a distanza da un’Europa scettica e bacchettante.

L’attuale governo è criticato, contestato, apprezzato o biasimato, ma un po' tutti vorremmo crederci, perché rappresenta una sorta di chimera in un deserto di insoddisfazioni ed oasi mancate, che mai vedranno la luce.

Le precedenti legislature hanno lasciato l’amaro in bocca restringendo esponenzialmente non solo i  privilegi, ma soprattutto i diritti  dei cittadini. Ma l’entusiasmante ondata di rinnovamento si sta gradualmente affievolendo sconfessando le illusioni che hanno alimentato le nostre aspettative.

Una bolla di sapone, dunque, guardata a distanza e un po' anche con malcelata soddisfazione, da partiti che retrospettivamente hanno riempito la scena negli anni appena trascorsi.

Politici che sono politicanti, forze giovani che seminano solo delusioni e iniziative che evidenziano inesperienza, doppie facce, interessi personali: è questo il quadro attuale.

E’ vero, i miracoli li fa solo Dio, ma la logica, l’intelligenza, l’equilibrio e un po' di onestà, dovrebbero appartenerci?

Dove girare il capo? Forse solo in noi stessi e convincerci che l’unico sistema, l’unico valore in cui credere è, purtroppo, soltanto  uno: la speranza.

(Novembre 2018)

LA SAGRA DELLA CASTAGNA

 

di Luigi Rezzuti

 

Ottobre e novembre sono i mesi delle castagne e la nostra Regione offre l’imbarazzo della scelta per assaporare i sapori autunnali che la terra offre in questo bellissimo periodo.


Quale occasione migliore per prendere la macchina e incamminarsi verso questi luoghi, questi borghi per visitarli, gustando castagne, tartufi, vino e… acculturarsi anche.

Sono tantissime le sagre dedicate alla regina di questo periodo, la castagna. Le belle giornate dell’ avvio dell’ autunno in  tutta la Campania ci invitano a festeggiare questo bel frutto della natura di un bel colore marrone.

Partendo dall’alta Irpinia, culla della castagna, l’appuntamento da non perdere non poteva essere che Montella per la 36* edizione della sagra, organizzata dal Comune.


Piazze e strade diventano il set della festa che vede l’allestimento di numerosi stand gastronomici con le varie tipicità del territorio, oltre al prodotto principe nelle sue forme più ricercate.

E allora spazio a ravioli con ricotta e tartufo, scialatielli con porcini, salsicce e tartufo, parmigiana di melanzane e caciocavallo, torretta di maialino con porcini, polenta e cannolo croccante al cioccolato con impasto di castagne.

La 36° Sagra della castagna di Montella nasce nel 1977 con l’intento di far conoscere e degustare la castagna.

Anche quest’anno il paese apre le sue porte ai visitatori che potranno vedere tutti i luoghi di interesse, grazie anche ad un nutrito programma di visite guidate, come quella al Convento di San Francesco a Folloni, con una migliore accoglienza ai tantissimi visitatori che ogni anno raggiungono questo borgo, trovandolo sempre più gradevole e interessante.


La sagra della castagna non è un evento solo di Montella (patria della castagna), ma anche di tante altre località campane come Ospedaletto dove, nel centro storico, ai piedi del Santuario di Montevergine, si svolge la sagra della “castagna del prete” e dove si può gustare la zuppa di fagioli, castagne e porcini, oppure panino con salsiccia e porcini, caciocavallo impiccato al tartufo, caldarroste, dolci, castagne e funghi impanati e fritti, schiacciatine di patate novelle con funghi porcini, mozzarelline impanate al tartufo e tante altre specialità. Il tutto innaffiato con ottimo vino locale e birra alla castagna.

Sempre ad Avellino, a Serino, si festeggia la 41* edizione della prima sagra d’Irpinia dedicata alla castagna, nella frazione di Rivottoli.

Ed ancora a Cassano Irpino la sagra della castagna per assaporare le castagne IGP, quindi, a pochi chilometri e più precisamente a Bagnoli Irpino, troviamo la sagra della castagna e del tartufo.

Nella splendida cornice del  Borgo Castello di Cervinara la sagra della castagna enzeta dove i vicoli del borgo saranno arricchiti da stand dedicati alla castagna, preparata in mille modi.

Infine c’è la sagra della castagna e del vino a Sorbo Serpico. Il paese vede, da un lato la montagna (Monte Serpico), da cui attinge la castagna che, nel tempo, ha acquistato la Denominazione di Origine Protetta (DOP), e dall’altro lato le grandi distese di vigneti con produzione di varietà DOC e Dogc.

Adesso immaginate come sia piacevole, in un freddo pomeriggio di una domenica d’inverno, dopo pranzo, possibilmente davanti allo scoppiettare di un camino, assaporare  delle ottime castagne, sorseggiando un  buon bicchiere di vino.

(Novembre 2018)

UNA SORGENTE DI ACQUA DOLCE IN MEZZO AL MARE

 

di Luigi Rezzuti

 


Nella splendida costa orientale della Sardegna, tra le splendide calette del Golfo di Orosei, sorge la spiaggia meglio conosciuta come Cala Mariolu.

Una fantastica insenatura che i visitatori hanno indicato come la spiaggia più bella d’Italia.

Al largo della spiaggia, in certi periodi dell’anno, si può assistere a un fenomeno eccezionale: una sorgente di acqua dolce sgorga nel bel mezzo del mare salato, acqua potabile che si può dunque anche bere.

Per poterla ammirare bisogna nuotare un po’ o raggiungerla con una barca/gommone che parte da Albatax.

La sorgente di acqua dolce, ha origine dai ruscelli che, durante l’inverno, per via delle forti piogge, si gonfiano e la rendono rigogliosa e quindi ben visibile a occhio nudo, grazie soprattutto all’incredibile trasparenza dell’acqua e al fondale basso.

La spiaggia di Cala Mariolu appartiene al Comune di Baunei e deve il suo nome alla foca monaca che viveva in questa zona.

I pescatori, infatti, utilizzavano la grotta che si affaccia su questa insenatura per conservare il pesce appena pescato, che puntualmente veniva rubato dalla foca.

Per questo motivo i pescatori avevano apostrofato la foca con l’appellativo di “mariolu” che, in dialetto, significava “ladra”.

La spiaggia è conosciuta anche con il nome di “Ispuligidenie” che in dialetto baunese significa “pulce di neve”.

Questo secondo nome è dovuto ai sassolini bianchi caratteristici di questa incantevole baia. 

Non esistono sulla spiaggia servizi di ristorazione o bar per cui bisogna organizzarsi da soli. 

(Luglio 2018)

La luce del mito

 

di Gabriella Pagnotta

 

I recenti avvenimenti, accaduti a Bardonecchia e a Mentone, hanno diviso l’opinione pubblica e hanno portato all’attenzione di chi si è soffermato a riflettere sulla legittimità o meno di alcune azioni della polizia francese l’eterno conflitto, mai risolto, tra l’ordine reale e l’ordine ideale delle cose. Legge e giustizia, infatti, per quanto sembri assurdo, a volte, sono in contrasto tra loro.

Partiamo dal racconto dei fatti. Lo scorso 30 marzo, alcuni poliziotti francesi, a Bardonecchia, in territorio italiano, fanno irruzione nel Centro per migranti, Rainbow Africa, e costringono un cittadino nigeriano a sottoporsi ad un esame delle urine. Pochi giorni dopo, alcuni gendarmi francesi salgono su un treno proveniente da Ventimiglia alla stazione di Mentone e, al rifiuto di esibire i documenti, costringono una famiglia di migranti a scendere dal treno e trascinano, tra le proteste e le urla, la donna che è incinta. Il senso di umanità nell’affrontare la questione migranti sembra aver abbandonato la polizia francese.

Rispetto della dignità umana o rispetto di un protocollo? Affermazione del sentimento morale o di una legge che mira al buon funzionamento di un ingiusto ordine reale? Ius soli o ius sanguinis? Chi può aiutarci nel cammino della comprensione? Proviamo ad interrogare Antigone, per tentare di dare risposta alle nostre inquiete domande, Antigone che ha vissuto sulla propria pelle, fino all’estrema scelta, la lotta tra etica e potere temporale, tra persona e stato.

Sofocle, l’inventore del mito a cui ci rivolgiamo in questa epoca di conflitti irrisolti, racconta la storia di Eteocle e Polinice che, combattendosi per salire al trono di Tebe, trovano la morte in battaglia. Il nuovo re della città, Creonte, decide di lasciare insepolto il corpo di Polinice, fratello di Antigone, la quale sfida l’ordine del re e compie il rito funebre, contravvenendo alla legge della polis, ma rispettando un ordine superiore a quello di Creonte, l’ordine degli dei. Antigone viene esiliata e condannata a vivere in una grotta, lontana da tutti. Prima che arrivi l’ordine del re, illuminato dai consigli di Tiresia, di scagionarla, ella si è già tolta la vita, impiccandosi. Creonte e Antigone: due entità contrapposte l’una all’altra: il primo vuol salvare la patria dai nemici, la seconda compie un gesto che sente come dovere supremo. Antigone risponde ad un bisogno di giustizia universale, al di sopra della contingenza, un bisogno di pietas e trova il coraggio di affermare il bene in sé, la forza morale, di fronte al degrado della polis, restituendo la cittadinanza al valore della dignità umana, troppo spesso esiliato, con il quale rifondare una nuova etica della comunità.

(Maggio 2018)

L’isolotto di Megaride tra mito e realtà

 

di Luigi Rezzuti

 


E’ di una decina di giorni fa la notizia che un gruppo di archeologi subacquei si sono immersi nelle acque del golfo di Napoli e hanno portato alla luce i resti di tre gallerie, larghe poco più di un metro e lunghe circa 4 /5 metri.

Le gallerie si trovano ad una profondità di 6/7 metri circa, lungo il lato occidentale di Castel dell’Ovo. 

L’ipotesi principale, è che le gallerie servissero per il trasporto di pozzolana (cenere vulcanica usata per la costruzione).

L’archeologo Filippo Avilla spiega: “ Queste gallerie, finora ignote, si trovano su un fondale che va dai cinque ai sette metri di profondità e, quindi, collegavano le due quote del dislivello. Hanno un taglio trapezoidale, come quello che si trova in tutti i banchi di tufo presenti a Posillipo, definiti genericamente di epoca greca ma utilizzati anche successivamente. Di qui la datazione ancora incerta, perché potrebbero appartenere a cave greche, ma essere state sfruttate pure in età romana, visto il grande utilizzo della pozzolana, attestato in tale periodo.”

A questo punto un piccolo ricorso alla mitologia ci sembra d’obbligo.


E’ proprio su quest’isola di Megaride, infatti, secondo un antico mito, già noto nella  Grecia orientale, che Napoli ebbe origine.

Tra i miti antichi, legati alla città di Napoli, troviamo, appunto,  quello dell’isolotto di Megaride, l’isola minore del golfo di Napoli su cui sorge il Castel dell’Ovo. In origine essa era separata dalla terra ferma da un breve braccio di mare, ma oggi è unita al continente grazie ad una serie di riempimenti  in mare.

Megaride è uno dei luoghi di culto più sacri dell’antichità campana, a cui è legato il mito della sirena Partenope.

Si vuole, infatti, che Il corpo della sirena Partenope, morta di dolore a seguito del rifiuto da parte di Ulisse, sia stato sepolto a Megaride.

Il mito antico di Megaride parte evocando il luogo del mare più tempestoso del Chiatamone, come scrisse nel suo “Leggende napoletane” Matilde Serao.

L’isola era ricoperta da una superficie fiorita, costituita da aranceti, canneti e bellissimi arbusti, tipici della macchia mediterranea. Fu agli albori, giaciglio delle Nereidi e delle Driadi, le figure mitologiche rappresentate dalle ninfe marine e campestri. Ma, secondo la leggenda, Lucullo, un forte guerriero dell’età imperiale romana, fece edificare una Villa-fortezza su  Megaride.

La villa ospitava una tra le più ricche e selezionate biblioteche private dell’antichità, allevamenti di murene, alberi di ciliegie e quant’altro.

Lucullo sistemò le sue bellissime schiave in giardini degni di un imperatore, murene nei vivai delle grotte di coralli e di alghe  verdi, i più rari esotici volatili nelle uccelliere,  i più colti e raffinati musicisti negli archi a tutto sesto.

La Villa di Megaride fu nota per le sue feste, per le sue luminarie, per i suoi banchetti, (trasformatisi, talvolta, in veri baccanali) per le sue scenografie teatrali, ma, ancor di più, per la bellezza di Servilia, sorella di Catone, la bellissima moglie del mecenate, nota per le sue capacità letterarie, ma anche per la sua sfrenata mondanità, spinta all’eccesso, al punto tale da far disperare non solo poeti ed artisti, ma tutti gli ospiti della villa, dai garzoni ai nobili romani e… perfino gli dei…

Oggi l’isolotto di Megaride è divenuto più che altro un basamento di tufo e piperno, diviso tra ciò che è un borgo di ristoranti e locali notturni e il più antico castello napoletano, il Castel dell’Ovo.

(Aprile 2018)

Spigolature

 

di Luciano Scateni

 

Audience tv: tutto si fa per te

Ma datevi una regolata. Il potere di condurre talk show, seguiti da qualche milione di teleutenti, non autorizza a derogare dalla coerenza professionale personaggi che si sono giovati di etichette di sinistra per acquisire popolarità e ingaggi milionari, erogati da emittenti pubbliche e private. Il monito è rivolto ai conduttori di noti programmi di prima serata. Archiviati dall’incalzare di altri eventi il colloquio di Fazio piegato in due con l’ex cavaliere, le interviste dell’Annunziata, di Mentana e di Formigli al vice presidente neofascista di Casa Pound. Merita la segnalazione l’ospitalità dello stesso Formigli che, a “Piazza Pulita”, ha interloquito con Domenico Spada dell’omonimo clan mafioso di Ostia.

Offrite un dito alle falangi dell’estrema destra e ci prenderanno tutta la mano. Che altro è la sparata di Alessandra Mussolini, che scomoda il nonno dalla tomba e proclama che il Duce, in pochi mesi, a Ostia metterebbe ogni cosa a posto, o la sortita di Sgarbi (“Claretta Petacci, l’amante di Mussolini è stata vittima di un femminicidio partigiano”) e la farneticazione di Berlusconi, che, prima di ritrattare, ha proposto un generale alla guida del Paese (soluzione in voga nelle dittature centro e sudamericane)?

Sintomo di cosa ci aspetta

Sono i commenti dei partiti di destra, in parte imbarazzati, in parte propensi a considerare folclore goliardico le oramai frequenti incursioni squadriste di scalmanati neofascisti. L’Italia sottovaluta le considerazioni che banalizzano il rigurgito di nostalgici del ventennio. Lo stesso Berlusconi disse che il Duce fece bene, tranne le leggi razziali. Al Msi, che ha partorito Fratellli d’Italia, Storace e Alemanno, fu concesso il saluto romano, che viene esibito in ogni dove dai neofascisti di Casa Pound e Forza Nuova. La Meloni (sulla questione Ostia, in lode di Casapound: “Siamo diversi ma con loro abbiamo un rapporto sereno”) evita accuratamente di condannare gli episodi tipici dello squadrismo che esonda dai confini in cui lo ha ricacciato la Costituzione e si presenta con la spavalderia violenta dei manganellatori d’un tempo in minacciosi giubbotti neri, teste rasate, insulti alla democrazia. Dice Alemanno che questi soggetti fanno il gioco del Pd e Storace gli fa eco: “Al popolo italiano non gliene frega niente degli skinheads”. 

Che brutta storia

A chi addebitare l’idea balsana della cronotappa di Gerusalemme, al via del prossimo giro d’Italia? Appunto, del Giro d’Italia. Gerusalemme e Israele c’entrano come cavoli a merenda, ma neppure si contentano di esultare per lo spot gratuito di politica internazionale. Protestano perché si è specificato che la prima tappa del Giro avverrà in Gerusalemme Ovest. “Non se ne farà niente”, ha urlato il governo di Tel Aviv, “se non cancellerete la parola ovest. Gerusalemme è tutta nostra e c’è chi potrebbe osare di non ritenere nostra anche Gerusalemme Est. Sospettiamo che siano intervenute ingerenze filo palestinesi. Azzeratele o niente Giro in Israele.”

Capito perché non c’è pace da quelle parti?

(Dicembre 2017)

ANTICHI SAPORI

 

di Luigi Rezzuti

 


Con l’avvicinarsi della stagione invernale mi sono tornati alla mente gli antichi sapori di una volta, tra cui la tazza del “ ‘O bror ‘e purpo” che, con poche lire, permetteva alla povera gente di riscaldarsi nelle giornate rigide.

Ricordo che a Porta Capuana c’era il famoso chioschetto “ ‘O Luciano” . Al solo avvicinarsi si sentiva l’odore del polpo bollito che era una delizia del palato.

Al nord c’è il “bianchetto” e il “Punch” a Napoli c’è “ ‘O bror ’e purpo.

Il brodo veniva servito caldo,in una tazza dove c’era anche un piccolo pezzetto di tentacolo che in napoletano si chiama “ranfetella”.


Tipica tradizione napoletana. Oggi sono scomparse le bancarelle dei venditori ambulanti della tazza di brodo di polpo per comparire nei menù di qualche taverna nei quartieri spagnoli, in cui la cucina napoletana la fa da padrona.

Secondo la tradizione il pepe rende il brodo di polpo un ottimo ingrediente contro il raffreddore.

La “tazzulella” di brodo di polpo è citata anche da Matilde Serao che, ne “Il ventre di Napoli” parla del commercio del brodo di polpo, fatto per strada e venduto per pochi spiccioli.

Questa usanza è scomparsa (o quasi) perché è stata vietata dalle norme   igieniche di Bruxselles, che non sempre collimano con i cibi della tradizione.

Il brodo di polpo è un must della cucina napoletana: tazza calda, pentola bollente, tentacolo che spunta mentre si beve. È il cibo per eccellenza dell’inverno, tutto sapore napoletano.

Esso ha origini antichissime. Le notizie sul suo consumo, infatti, risalgono alla metà del XIV secolo e Giovanni Boccaccio racconta che in occasione della nascita di un bambino, i compari avevano comprato un bel polpo e lo avevano inviato alla “puerpera”.


Altro antico mestiere è quello del “ ‘O carnacuttaro”.

Questo cibo viene servito su un foglio di carta pesante ed oleato, il tutto avvolto a cono.

Il venditore afferra un corno di bue, forato alla punta, contenente sale fino, e lo sparge nel “coppetiello” con l’aggiunta di una spruzzatina di limone e la trippa è servita.

Il venditore ambulante, oltre alla trippa, vende anche “ ‘ O pere e ‘o musso”

(piede e muso di maiale) e centopelle.

Quello de “ ‘O trippaiuolo” è anch’esso, un mestiere di origini antiche. Alcuni di questi possedevano anche una piccola bottega in cui si poteva gustare trippa e frattaglie servite di solito con una salsa fatta con peperoncini piccanti.

Questo mestiere, anche se oggi e meno diffuso, è tutt’ora presente a Napoli in alcune storiche “tripperie” ancora aperte e anche molto frequentate.

A Napoli sono presenti nel centro storico, sul lungomare di Mergellina e all’angolo di piazza Sannazaro.

Le voci dei venditori si levano alte : “Tengo ‘o musso, ‘o pere ‘e puorco, ‘o callo e trippa e ‘o centopelle”.

A Napoli le ricette più conosciute per preparare la trippa sono al sugo e a zuppa, piatto antico e poverissimo, condito con pepe nero e parmigiano.

La zuppa va servita caldissima in un’ampia ciotola e accompagnata da un buon bicchiere di vino rosso.

Questo piatto rappresentò per anni, specie nei mesi invernali, il gustoso piatto della gente povera.

Anche i cuochi francesizzati gridavano, rivolgendosi ai passanti : “E voilà, les entrailles, magnatavelle”.

(Novembre 2017)

L’OSSESSIONE DELLE VACANZE ALL’ESTERO

 

di Luigi Rezzuti

 

La vacanza è un diritto inalienabile. Una volta, tanti anni fa, era un lusso solo per pochi, andare in villeggiatura nei mesi più caldi.

In Italia le ferie si prendono solo nei mesi di luglio e agosto, mentre negli altri paesi del mondo le vacanze si possono scegliere o avere durante tutto l’anno.

Gli Italiani vanno in vacanza solo nel periodo estivo per poi conservare qualche settimana per andare, anche senza sciare, sulla neve.

Oggi è di gran moda visitare Matera, città della cultura, mentre fino a qualche anno fa le sue bellezze erano ai più sconosciute.

E’ di moda adesso andare all’estero per le vacanze ed anche in viaggio di nozze, quelo che una volta si faceva visitando solo le più importanti città italiane. Ora, invece, il viaggio di nozze all’estero fa più scic, è più in.

Ci domandiamo ma perché prenotare un viaggio ai Caraibi, fare un volo intercontinentale di oltre 10 ore per poi restare chiusi in un villaggio per intere settimane?

Alla fine qualche curioso domanda: “Comm’erano i Caraibi? Com’era Cuba? E le spiagge? E sentiamo rispondere : “Non erano male, le spiagge belle, bianche, il villaggio bello, immerso nel verde.” Poi vediamo le centinaia di foto scattate durante il soggiorno, tutte uguali che riprendono quasi sempre la camera da letto, la sala ristorante durante la prima colazione a buffet o nell’ora di pranzo o la sera a cena, un piatto particolare, un mare cristallino.

L’importante per queste persone, però, è raccontare agli amici e ai parenti di essere stati molto lontano e di aver visitato mete esotiche.

Molte volte chi fa queste vacanze non sa nemmeno da che parte del mondo si trova e cosa si può visitare.

Non sarebbe altrettanto bello andare in un villaggio turistico italiano senza troppe ore di volo e senza incognite?.

Negli ultimi anni, poi, con l’avvento dei viaggi low cost e delle offerte last minute il mondo è diventato a portata di mano e andare all’estero  un’ossessione.

L’argomento vacanza è sempre lo stesso: “Andiamo a Sharm quest’anno? Ho sentito che è molto bello e che fa caldo praticamente sempre!”.

(Luglio 2017)

AUSTERITA’

 

di Luigi Rezzuti

 

Non ho vergogna ad ammettere che di politica non capisco niente e di conseguenza non sono simpatizzante di nessuna corrente politica. Se sento in TV Salvini, mi sembra che abbia ragione,  altrettanto se sento Berlusconi, D’Alema e qualcun altro, come Gentiloni, che ripete quello che a quattr’occhi gli ha detto Renzi.

Insomma penso, come dice l’attore Paolo Caiazzo, in arte Tonino Cardamone : “ ‘a capa... ‘a capa mia nun è bona… ‘a capa… ‘a capa… io nun capisco…”. Certo è che da un po’ di tempo siamo tutti più infelici, abbiamo scoperto che son finiti i tempi belli per tutti, i grandi sogni degli anni Settanta e Ottanta. Nell’89 Raf cantava: “Cosa resterà/ di questi anni Ottanta?”. Non è rimasto niente o, almeno, molto poco. Anzi, a dirla tutta, sono convinto che l’unica cosa positiva di quegli anni stia nel fatto che, sebbene la Nazione abbia al suo attivo minori speranze, in compenso ha un popolo che sa di più, che è più scolarizzato, più globalizzato e più capace di guardare alla realtà in modo critico e disincantato.

Abbiamo vissuto anni in cui abbiamo creduto che tutto sarebbe stato vicino e possibile, la luna, la pace, la fratellanza, la libertà, il benessere.

Poi ci sono state le Torri Gemelle … la Cina … la crisi finanziaria strisciante, profonda, mondiale e il conseguente crollo di miti e prospettive. Ci troviamo a vivere una nuova “austerità” e riparliamo di risparmio, di necessità, di nuova povertà, di insicurezza.

Non siamo alla vera indigenza, ma la percezione collettiva è di profondo cambiamento e di incertezza per il futuro e per le prospettive che si offrono alle nostre giovani generazioni.

Anche il vaso di Pandora delle virtù civili si è aperto e abbiamo verificato con i nostri occhi che la politica è “la più sporchissima di tutte le cose”, rendendoci conto che Machiavelli non parlava per caso e che la frase non era una delle tante banalità mandate a memoria per compiacere insegnanti barbosi e pignoli.

Abbiamo imparato sul campo la differenza tra la predica e il modo di razzolare, abbiamo maturato una sfiducia nelle istituzioni, rappresentate da individui che difendono i diritti acquisiti con unghie e denti acuminati.

Adesso noi li chiamiamo “la casta” e quelli di casto non hanno niente. Imperterriti avanzano sul viale della convinzione che tanto ce ne dimenticheremo,  perché la folla ha memoria corta ed è incapace, anzi, non ha gli strumenti per annullare una macchina di privilegi, così ben consolidata e articolata.

Nel frattempo, tra i malumori ormai espressi apertamente e ovunque dalle persone comuni e persino da coloro che appartengono alla classe che una volta era borghese e ormai non è quasi più nulla, tutti ci andiamo adattando al nuovo senso di “mancanza” di sostanze, di lavoro, di futuro.

Qualche stupido vuol far passare la cosa come lamento sulla gravità del fatto che anche i poveri saranno più tassati, ma in breve tutti comprendiamo che i poveri sono tanti, i ricchi meno … meglio tassare i poveri e costringerli al piccolo contributo che tassare i ricchi che sostengono la partita.

In televisione, “Bibbia” del sapere collettivo, impazzano i programmi di alimentazione al risparmio, si recuperano ricette della tradizionale cucina povera a base di fagioli, pasta e pane raffermo. L’orticello sul balcone è un must. Non ho, però, ancora visto rubriche di taglio e cucito casalingo, perché la concorrenza dei magliari cinesi è pur sempre imbattibile.

Si moltiplicano, invece, i consigli spiccioli su come risparmiare la benzina: camminare fa bene, migliora il tono muscolare, abbatte il colesterolo e rallenta l’osteoporosi; andare in bicicletta dà un nuovo sapore alla vita.

Intanto, però, chi è obbligato a servirsi dell’auto fa tesoro dei consigli degli esperti e nel Paese della Ferrari, tutti sono meno Nuvolari e meno amanti dello scatto al semaforo.

Le strade provinciali e comunali vedono colonne ordinate di autisti che non superano 50 o 70 Km. orari, in fila paziente e nel rispetto dei limiti, con tanto di autovelox assassini che non ammettono sgarri e così tutti vanno max a 70 all’ora.

(Luglio 2017)

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